Agorafobia

Valerio

Salve, sono un ragazzo di 29 anni. Sei anni fa intrapresi un percorso di terapia cognitivo comportamentale per curare la mia agorafobia (che faceva il paio con l'eccessiva preoccupazione di poter stare male davanti a tutti): ottenni dei buoni risultati, dal non uscire più di casa passai a ritrovare una mia autonomia. Ora, forse complice la pandemia, forse complice anche un periodo stressante in famiglia, ci sono "ricascato", seppure non sia spaventato dai sintomi come lo ero sei anni fa. Li conosco, so ormai come funzionano, e tuttavia ciò non basta. Certamente non è questa la direzione che avevo immaginato per la mia vita, dover fare i conti con il pericolo che io vedo negli spazi aperti, nelle strade, nelle passeggiate (che non faccio più da anni), e quindi sono qui a chiedervi: qual è l'approccio terapeutico migliore da seguire? Vorrei provare la terapia breve strategica, ma ho come la sensazione che questi miei disagi siano da ricercare nel profondo e nel passato, come se lo spazio aperto, tutto ciò che è esterno alla "casa", diventasse qualcosa di simbolico e di pericoloso. Chissà, forse la soluzione già ce l'avrei, sarebbe quella di andarmene da casa, ma la considerazione che ho di me mi dice che non sarei in grado di badare a me stesso, tutt'altro. E ho anche la sensazione che il mio rapporto immaturo con la sessualità (mi definisco asessuale, ma non ci credo più molto) sia una concausa del problema. Vorrei sapere se tutti questi aspetti vengono affrontati durante una terapia breve strategica o ci si focalizza solo sui sintomi? E quali sono le differenze sostanziali fra la TCC e la TBS? Grazie.

1 risposta degli esperti per questa domanda

Salve Valerio, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa tornare a richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.

Non conosco la terapia breve strategica ma da quello che so è anch'essa molto valida.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL