Ansia e comunicazione

Fabrizio

A più di 60 anni mi sento davvero scemo per non riuscire più a parlare in pubblico. Mi blocco, un nodo alla gola mi impedisce di parlare e le lacrime quasi mi annebbiato la vista. Eppure una volta amavo parlare a qualsiasi pubblico esprimendo le emozioni più belle. La prima volta mi è successo in chiesa, quando sono stato chiamato a leggere la bibbia durante il matrimonio di una nipote a cui tengo tantissimo. Ho fatto una pessima figura non riuscendo nemmeno a leggere per l'emozione. Fino a quel momento avrei saputo parlare a braccio in scioltezza e senza nessun problema. Da allora non riesco nemmeno a leggere un biglietto d'auguri a tavola con la famiglia riunita.

11 risposte degli esperti per questa domanda

Caro Fabrizio,

leggendo le sue parole si sente quanto questa esperienza le pesi e quanto la faccia sentire mortificato. Però vorrei dirle subito una cosa molto importante: quello che le sta succedendo non ha nulla a che vedere con l’essere “scemo”. Anzi, spesso situazioni come quella che descrive accadono proprio a persone molto sensibili, che vivono le emozioni con grande intensità.
Mi colpisce molto il modo in cui racconta che un tempo parlare in pubblico le veniva naturale, addirittura le piaceva. Dice che riusciva a parlare a braccio, a esprimere emozioni belle davanti agli altri. Questo significa che quella capacità esiste dentro di lei, non è qualcosa che non ha mai avuto. È stata parte della sua storia, della sua personalità.
Il primo episodio di blocco è arrivato in un momento molto carico di significato: il matrimonio di una nipote a cui è profondamente legato, in chiesa, mentre doveva leggere un brano della Bibbia. Sono situazioni in cui l’emozione può diventare molto intensa. A volte succede che l’emozione sia talmente forte da “passare direttamente dal cuore al corpo”, senza riuscire più a trasformarsi in parole. Il nodo alla gola, la voce che non esce, le lacrime che arrivano, la vista che si annebbia… sono modi con cui il corpo esprime qualcosa che in quel momento è troppo pieno per essere detto.
Molte persone, quando vivono un episodio così davanti agli altri, provano una forte vergogna o il timore di aver fatto una brutta figura. Da lì può nascere una specie di attenzione costante: “E se succede di nuovo?”. E quella preoccupazione, quasi senza volerlo, finisce per mettere sotto pressione proprio la cosa che prima era spontanea. Non è una perdita della capacità di parlare, è come se quella situazione fosse diventata emotivamente molto delicata.
C’è anche un aspetto molto umano in quello che racconta. Lei non parlava semplicemente in pubblico: lei parlava mettendoci emozione, coinvolgimento, partecipazione. Quando le parole sono legate alle emozioni più profonde, basta un momento particolarmente intenso perché qualcosa dentro si blocchi, quasi come se una parte di noi diventasse improvvisamente troppo consapevole di essere esposta allo sguardo degli altri.
Il fatto che questo blocco sia rimasto nel tempo non significa che quella parte di lei sia scomparsa. Piuttosto sembra che, dopo quell’episodio, parlare davanti agli altri sia diventato un luogo emotivo molto sensibile, in cui il corpo si mette in allerta prima ancora che lei possa sentirsi tranquillo.
Eppure, dalle sue parole si percepisce anche altro: si sente quanto le manchi quella libertà di esprimersi, quanto le dispiaccia non riuscire più a leggere nemmeno un biglietto davanti alla famiglia. Questo dice molto della persona che è: qualcuno a cui importa delle parole, delle emozioni, della condivisione con gli altri.
Spesso, quando si ha la possibilità di parlarne con calma e senza giudizio, questi blocchi iniziano a diventare più comprensibili e, poco alla volta, meno potenti. Non perché si forzi la prestazione, ma perché si comincia a dare un senso a ciò che è accaduto.
Mi viene anche una curiosità, se le va di pensarci. Quando si è bloccato per la prima volta in chiesa, prima che arrivasse il nodo alla gola, che cosa ricorda di aver sentito dentro di sé? A volte proprio in quei primi istanti si nasconde l’emozione che ha dato origine a tutto il resto.

Avrei bisogno di inquadrare la sua problematica prima di fornire suggerimenti e strategie di intervento.

Dott.ssa Lucia Zamponi 

Dott.ssa Lucia Zamponi

Dott.ssa Lucia Zamponi

Fermo

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Evidentemente bisogna andare a ricercare le cause del suo blocco. Cause che a volte sono nelle "pieghe" emotive e sensoriali collegate a dei fatti. Le potrebbe giovare un breve percorso EMDR per capire appunto queste cause e una volta trovate elaborarle. 

Buongiorno, grazie per la condivisione: si sente quanto per lei sia frustrante e doloroso vivere questo blocco, soprattutto perché in passato sapeva gestire con grande naturalezza queste situazioni, con scioltezza e presenza.

Da queste righe emerge chiaramente quanto questo vissuto emotivo sia diventato preponderante e pervasivo, ma manca ancora un po’ di contesto per capire davvero cosa lo stia alimentando: ad esempio quando è ricominciato esattamente, se in quel periodo c’erano già preoccupazioni, stress, cambiamenti importanti, oppure se ci sono stati altri episodi simili prima o subito dopo. In generale, da come lo descrive sembra una reazione molto “fisiologica”: come se un’emozione, un pensiero o un evento avessero attivato una risposta talmente intensa da portare il corpo in una modalità di difesa (nodo alla gola, lacrime, blocco della voce), come se si accendesse un sistema d’allerta. Proprio per questo è importante capire il collegamento tra ciò che succede dentro (emozioni/pensieri) e ciò che succede nel corpo.

La buona notizia è che, una volta compreso il meccanismo, si può lavorare anche su strategie concrete di gestione di quei momenti: tecniche che aiutano sia la parte fisica (respiro, regolazione, radicamento) sia la parte psicologica (ridurre l’allarme, rimettere ordine nei significati che quel momento ha assunto, recuperare fiducia). Non è qualcosa “di cui vergognarsi”: l’esternazione delle emozioni non è un fallimento, e non dice nulla sul suo valore come persona. Può essere interessante, anzi, esplorare anche questo: perché oggi per lei “emozionarsi in pubblico” viene vissuto come qualcosa di cui provare vergogna, mentre un tempo era considerato un modo di esprimere il bello.

Un percorso di psicoterapia con strumenti specifici per la gestione dell’ansia e delle risposte corporee o anche un percorso di supporto psicologico per aiutarla ad indagare questi stati emotivi, potrebbero aiutarla a “sbrogliare la matassa” e a ritrovare gradualmente la sicurezza nel parlare davanti agli altri. Non è un lavoro dall’oggi al domani, ma è assolutamente fattibile e, soprattutto, reversibile.

Un caro saluto

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Udine

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Fabrizio, quello che descrivi non è affatto “scemo”, né raro: è qualcosa che può accadere anche a chi ha parlato in pubblico per una vita intera. A volte basta un singolo episodio emotivamente molto carico — come leggere in chiesa al matrimonio di una persona a cui tieni — perché il corpo reagisca in modo diverso dal solito. Da lì, la paura di rivivere quel momento prende il sopravvento e si crea un circolo che alimenta l’ansia: più temi di bloccarti, più il corpo si blocca davvero.

Il nodo alla gola, le lacrime, la voce che non esce non sono segni di debolezza, ma di un’emozione che ha trovato un varco improvviso. E quando succede in pubblico, la mente registra quell’episodio come “pericoloso”, anche se razionalmente sai che non lo è. Da quel momento, anche situazioni piccole come leggere un biglietto a tavola, diventano difficili perché il corpo anticipa il rischio e reagisce prima ancora che tu possa controllarlo.

La buona notizia è che questo tipo di ansia si può affrontare e migliorare molto. Lavorare su due aspetti aiuta spesso:

• normalizzare l’esperienza, ricordandoti che non è un fallimento ma una reazione umana a un momento emotivamente intenso
• esercitarti gradualmente, in contesti sicuri, a parlare o leggere ad alta voce, così da “insegnare” al corpo che non c’è alcun pericolo


Un percorso psicologico breve può darti strumenti pratici per gestire il nodo alla gola, la respirazione e l’attivazione emotiva, e spesso bastano pochi incontri per ritrovare sicurezza.

Non hai perso la tua capacità di parlare in pubblico: si è solo sovrapposta un’emozione forte che ora merita ascolto e un po’ di cura. Con il giusto supporto puoi tornare a esprimerti come hai sempre fatto.

Rimango a tua disposizione

Un caro saluto

Dottoressa Arianna Bagnini

Psicologa Clinica-del Lavoro

Organizzazioni - Risorse Umane

Ricevo online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Buongiorno, prima di tutto vorrei dirle che il fatto di sentirsi così non la rende affatto “scemo”. Le emozioni che descrive sono molto più comuni di quanto si pensi e, soprattutto, non cancellano la persona che è stata e le capacità che ha dimostrato per tanti anni nel parlare in pubblico.

Dal suo racconto emerge qualcosa di molto comprensibile: un episodio particolarmente carico di significato emotivo, la lettura durante il matrimonio di una nipote a cui è molto legato, in cui l’emozione è stata così intensa da bloccare la voce. Situazioni di questo tipo possono capitare anche a persone che per tutta la vita hanno parlato con naturalezza davanti agli altri. Quando accade un episodio vissuto come imbarazzante o doloroso, a volte la mente tende a ricordarlo con molta forza e può nascere la paura che possa ripetersi. Questa paura, a sua volta, può attivare reazioni fisiche molto intense: il nodo alla gola, la voce che non esce, gli occhi che si riempiono di lacrime. Sono reazioni del corpo legate all’emozione, non un segnale di incapacità o di perdita delle proprie abilità. È comprensibile che, dopo quell’esperienza, ogni situazione simile,anche qualcosa di semplice come leggere un biglietto di auguri davanti ai familiari, possa riattivare il ricordo di quel momento e generare la stessa tensione. In questi casi non è raro che si crei una sorta di circolo tra memoria dell’episodio, timore che accada di nuovo ed emozione intensa, che finisce per bloccare la spontaneità. Ci tengo però a sottolineare un aspetto importante: il fatto che lei per tanti anni abbia parlato con facilità davanti a qualsiasi pubblico racconta molto delle sue reali capacità. Quella competenza non scompare; può semplicemente essere coperta, per un periodo, da un’emozione molto forte che ha bisogno di essere compresa e rielaborata. Se questa difficoltà continua a pesare su di lei o a limitarla in momenti che vorrebbe vivere con serenità, potrebbe essere utile condividerla con uno psicologo. Anche pochi incontri possono aiutare a capire meglio cosa è successo in quel momento, a ridurre la paura associata a quelle situazioni e a ritrovare gradualmente sicurezza nell’esprimersi davanti agli altri. Nel frattempo provi a guardarsi con un po’ più di gentilezza: non è la difficoltà di oggi a definire la sua storia. Dal suo racconto emerge una persona che ha sempre saputo comunicare emozioni e parole agli altri, e questo è qualcosa che fa parte di lei e che può essere ritrovato con il tempo e con il giusto supporto.

Buongiorno Fabrizio, capisco quanto possa farla sentire a disagio, soprattutto perché non è “sempre stato così”. Quando si perde una capacità che prima veniva naturale, è facile pensare di essere cambiati in peggio o, come dice lei, di sentirsi “scemi”. In realtà, quello che descrive ha molto più a che fare con un blocco emotivo che con una perdita di capacità.
C’è un passaggio chiave nel suo racconto.
La prima volta è successo in un momento molto carico, il matrimonio di una nipote a cui è legato. Non era solo “parlare in pubblico”, era qualcosa di profondamente sentito. In situazioni così, può capitare che l’emozione salga oltre una certa soglia e il corpo reagisca bloccandosi. Nodo alla gola, voce che non esce, occhi che si riempiono: è una risposta molto umana.
Quello che spesso succede dopo è ancora più importante.
Non è tanto l’episodio in sé, ma il segno che lascia. Da quel momento, ogni volta che si trova in una situazione simile, può attivarsi una specie di allarme interno: “e se succede di nuovo?”. E questo, paradossalmente, aumenta proprio la probabilità che accada.
Non significa che ha perso la capacità di parlare. Quella è ancora lì.
È come se si fosse creata un’associazione tra “parlare davanti agli altri” ed “emozione che travolge”.

Le direi di partire da due direzioni, molto concrete.

La prima è togliere pressione alla prestazione.
Non si chieda di tornare subito a parlare come prima. Più si mette l’obiettivo di “devo farcela”, più il corpo si irrigidisce. Può iniziare in contesti molto piccoli, anche leggendo poche righe davanti a una sola persona di fiducia.

La seconda è cambiare il modo in cui guarda a quell’emozione.
Quel nodo alla gola non è un nemico da combattere, ma un segnale di coinvolgimento. Se prova, quando arriva, a rallentare, respirare e concedersi anche una pausa senza forzare subito la voce, spesso l’intensità scende.

Un passaggio delicato è anche questo.
Dopo quell’episodio, è possibile che sia rimasto un senso di vergogna o di figura “andata male”. Ma chi era presente, molto probabilmente, ha visto una persona emozionata, non incapace. Non si tratta di “tornare quello di prima” in modo identico.
Si tratta di ritrovare un modo suo di stare in quella situazione, magari più consapevole di quanto sente.
Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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Caro Fabrizio,

quello che descrivi è molto più comune di quanto si pensi, e non ha nulla a che vedere con l’essere “scemo”. Anzi, il fatto che tu in passato parlassi con naturalezza rende ancora più chiaro che qui non manca la capacità, ma si è inserito qualcosa di diverso: una risposta emotiva molto forte, probabilmente legata proprio a quel momento in chiesa, così importante per te.

A volte succede che un episodio particolarmente carico di significato (come il matrimonio di una persona cara) “segni” il nostro corpo. Da quel momento, ogni situazione simile viene percepita come una minaccia, anche se razionalmente sappiamo che non lo è. Il nodo alla gola, le lacrime, il blocco… sono tutte reazioni fisiche dell’ansia, non un limite tuo.

E c’è un dettaglio importante: tu non hai perso la capacità di parlare. Il fatto che ti succeda proprio quando conta emotivamente dimostra che senti molto, non che vali meno.

Non sei solo in questa esperienza, e soprattutto non sei “diventato incapace”: stai solo attraversando una fase in cui le emozioni hanno preso il sopravvento. E questo si può comprendere e anche superare.

Un passo alla volta.

Un caro saluto

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Dott.ssa Antonella Bellanzon

Massa-Carrara

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Carissimo Fabrizio,

Capisco quanto questo ti faccia soffrire, e voglio dirti subito una cosa importante: non sei “scemo” per quello che ti sta succedendo. Anzi, quello che descrivi è qualcosa che, quando compare, può essere molto intenso e anche spiazzante, soprattutto per chi – come te – ha sempre avuto familiarità e piacere nel parlare in pubblico.

Proprio questo contrasto rende tutto più difficile: non è solo il blocco in sé, ma anche il senso di perdita rispetto a una parte di te che conoscevi bene e che funzionava con naturalezza.

L’episodio che racconti, in chiesa, ha probabilmente avuto un forte impatto emotivo. Non solo per il contesto (carico di significato affettivo), ma anche perché è stato il primo momento in cui qualcosa “non è andato”. In queste situazioni può accadere che il corpo “memorizzi” quell’esperienza come un segnale di allarme, e da lì in poi si attivi automaticamente: nodo alla gola, voce che si blocca, occhi che si riempiono di lacrime.

Non è una mancanza di capacità, ma una reazione emotiva intensa che prende il sopravvento.

Spesso, dopo un primo episodio così, si crea un circolo vizioso che può impedire il ritorno alla normalità: il ricordo di quel momento (“la figuraccia”), la paura che possa riaccadere, l’attenzione sempre più focalizzata su di sé (“e se mi blocco?”) e il corpo che, sentendosi sotto pressione, reagisce proprio in quel modo. E più si cerca di “controllarsi”, più il blocco può aumentare.

Un aspetto che sento importante è questo: il fatto che succeda proprio in situazioni cariche di emozione e significato affettivo (il matrimonio di tua nipote, la famiglia…) fa pensare che non sia solo “ansia da prestazione”, ma qualcosa probabilmente di più profondo legato all’espressione dei sentimenti o una qualche insicurezza emotiva legata al “contesto famiglia” che magari è rimasta silente fino a quel momento e che ha trovato una sua espressione in quel momento. Ipotesi ovviamente da verificare.

La buona notizia è che questo tipo di difficoltà si può affrontare e sciogliere, con il giusto spazio di lavoro. Un percorso psicoterapico può aiutarti a:

  • comprendere meglio cosa si attiva dentro di te in quei momenti
  • lavorare su quella risposta emotiva che oggi prende il sopravvento
  • recuperare gradualmente sicurezza, senza forzarti, lavorando sulle tue risorse
  • tornare a vivere la parola non come un rischio, ma come una possibilità

Non si tratta di “tornare come prima” forzandoti, ma di ritrovare un modo tuo, oggi, di stare in quelle situazioni con più libertà.

Ti invito anche a guardarti con un po’ più di gentilezza: quello che ti sta succedendo è umano, e non cancella affatto la persona che sei stato e che, in fondo, sei ancora.

Un caro saluto.

Dott.ssa Sara Appoloni

Dott.ssa Sara Appoloni

Dott.ssa Sara Appoloni

Pesaro e Urbino

La Dott.ssa Sara Appoloni offre supporto psicologico anche online

Capisco quanto possa essere difficile e anche mortificante per lei.

Quello che descrive non è una perdita di capacità, ma un blocco emotivo legato a un episodio molto intenso. Da quel momento, il suo corpo associa situazioni simili a un’eccessiva attivazione (nodo alla gola, lacrime) e si “difende” bloccandola.

Due punti importanti:

  • non si giudichi: aumenta solo la pressione
  • la sua abilità di parlare è ancora presente, ma coperta dall’emozione

Può aiutarla ripartire gradualmente, in contesti piccoli e senza aspettative.

Se persiste, un breve supporto psicologico può sciogliere questo blocco. Non è cambiato “in peggio”: è qualcosa che si può lavorare e superare.

 Daniela Sasso

Daniela Sasso

Lecce

Daniela Sasso offre supporto psicologico anche online

Buongiorno,
da quanto racconta emerge una reazione intensa di ansia da prestazione, che ha modificato in modo significativo la sua capacità di parlare in pubblico e persino in contesti familiari. È comprensibile sentirsi frustrati, soprattutto se in passato parlare davanti agli altri le riusciva spontaneo e piacevole.
Questo cambiamento può essere legato a un episodio specifico che ha attivato paura, vergogna e tensione corporea, generando un blocco emotivo che si è consolidato nel tempo. Con il giusto supporto psicologico è possibile lavorare su queste sensazioni, imparare a riconoscere e gestire l’ansia, rielaborare l’episodio scatenante e recuperare fiducia nelle proprie capacità comunicative.
Ricevo online e in presenza a Verona.

Dott.ssa Francesca Cristina Quintiliano

Dott.ssa Francesca Cristina Quintiliano

Verona

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