Ansia

Ansia somatizzata con nausea e vomito

Luca

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Ciao a tutti. In pratica ogni volta che devo affrontare una situazione in cui sono sotto giudizio mi viene un forte senso di nausea alla gola che non mi permette di mangiare, pena vomito immediato, in queste situazioni: esami universitari, esposizione davanti a 100 persone, tuttavia, in queste situazioni è gestibile e ci può anche stare, ma il problema viene in modo MOLTO intenso quando devo uscire con una ragazza in quanto comincia a venirmi da vomitare già qualche giorno prima, quando sono con lei l'ansia cala e posso mangiare qualcosina ma sempre controvoglia. Ovviamente non è con tutte, dipende da quanto mi piace e dall'intimità della situazione, se la ragazza non mi piace e siamo all'università riesco a mangiare, se invece andiamo in un ristorante mi viene da vomitare.
Dietro questo problema si celano pensieri: mi definisco inferiore agli altri ragazzi in ambito sentimentale per 3 fattori, loro guidano la macchina io sto imparando ora, loro conoscono più luoghi ed escono sempre mentre io ho meno conoscenze e quindi mi chiedo dove poter portare una ragazza e, infine, il fatto che io sia vergine mi fa sentire con meno esperienza e mi chiedo come sarà imbarazzante la prima volta che andrò oltre il bacio. (Primi baci che ho dato per la prima volta quest'anno)
Il problema, però, parte da dentro casa, mia madre è iperprotettiva e tutto il nucleo familiare mi proietta una immagine di me debole, fragile, incapace e destinato a stare solo. Non me lo dicono direttamente ma frasi tipo "se non ti sposi questa casa rimane a te visto che i tuoi fratelli sono sposati". Inoltre queste cose che mi proiettano mi fanno credere che tutto sia pericoloso, mi proiettano paure e insicurezze che mi portano ad evitare situazioni, ad esempio un mio amico mi chiede di andare a mare? È una cosa che non ho mai fatto e sono propenso ad evitare ma non perchè a me mette ansia, ma perchè se lo dicessi a mia madre, cosi come è successo 1 settimana fa, comincia a dirmi che mi ustiono, che è meglio evitare e poi lo racconta ai miei fratelli come se fosse chissà che evento. Lo so perche 1 settimana fa capendo il meccanismo sono andato a mare, non avevo alcuna ansia se non il problema che poi mia madre un po' rompe. Tutto questo evitamento mi ha provocato carenza di esperienza con conseguente senso di inferiorità in ambito sentimentale rispetto agli altri ragazzi. La macchina, 3 mesi fa, dovevo solo metterla in moto e mia madre guardava spaventata per paura che mi partisse e tamponassi l'auto davanti e voleva farmi compagnia. Mi tratta come se avessi 10 anni e ne ho 23. Ovviamente questo mi porta a indossare una maschera fuori, perchè è come se avessi paura di essere smascherato di tutte queste mie insicurezze e inesperienze, con conseguente paura del giudizio e vomito, ecco perchè se la situazione è intima mi viene da vomitare, perchè in un ristorante non sono mai andato, ho paura di fare qualcosa di strano e si scopra tutta la mia inesperienza. Questo mi porta anche a scindere il mondo interno con quello di fuori, a casa non parlo mai di quello che faccio fuori e fuori non parlo mai della mia famiglia, se devo parlare al cell con un amico non deve esserci nessuno che sente ed è impensabile far venire un mio amico a casa mia. Fuori appaio socievole, simpatico. Un tempo ero fobico sociale, ma adesso onestamente parlando io riesco a parlare con sconosciuti, con ragazze, a fare esposizioni davanti a 100 persone. Dentro invece sono chiuso, timido, e rappresento le immagini che mi vengono date. Pensavo di partire dal fatto di NON evitare le situazioni nuove creandomi un bagaglio esperienzale, in primis, e poi ridurre questo gap che c'è tra dentro e fuori, facendo ad esempio venire amici a casa mia. Mi da fastidio questa cosa che sembra che fuori io debba indossare una maschera e abbia paura di essere smascherato.

1 risposta degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno Luca, in questa lettera che scrive ho colto la sua intelligenza a comprendere certo meccanismi ed alcuni tratti della sua famiglia. Sono proprio d'accordo sul fatto che la famiglia e sua madre in particolare le abbiano offerto una immagine di sé non realistica, ma che corrispondesse ad un figlio più piccolo, ad un figlio che non può crescere.  E questo perché la sua crescita comporterebbe a livello inconscio per sua madre una difficoltà, una paura sua inconsapevole. Pertanto il bisogno della mamma è quello di vederla piccolo, sempre da proteggere. È possibile che nella storia familiare di sua madre ci sia stata una perdita precoce di un suo genitore, della sua di madre? O che abbia avuto una madre molto controllante? Forse più una carenza di un genitore c'è stata per sua madre. Le dico questo per sottolineare quanto fosse importante per lei svincolarsi da queste dinamiche familiari generazionali, e credere nelle sua capacità, che sono molto valide. Provi ad accettare ad avere avuto questo vissuto, senza doversi preoccupare di nascondersi fuori. Anzi sa quale sarebbe il suo punto di forza? Quello di accogliere queste insicurezze, che poi sono solo esperienze rimandate, per vivere con curiosità le esperienze che oggi può fare, senza usare questo giudizio nei suoi confronti. Vedrebbe nel giro di poco tempo arrivare molte gratificazioni da se stesso e dagli altri. Nascondersi non fa che aumentare un inutile senso di imbarazzo, nascondersi è una protezione di cui non ha bisogno. Ne ha già avute troppe. Il vomito somatizzato rappresenta le emozioni piacevoli adulte (come il provare piacere per una ragazza ad es.) che rifiuta per la paura di crescere.


Un grosso augurio,


Dr. Cameriero Vittorio 

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