Trovo molto coraggioso il fatto che tu sia riuscita a mettere in parole un vissuto così complesso e opprimente.
A 18 anni, trovarti a gestire contemporaneamente la pressione di una prova importante come la maturità e le dinamiche familiari (che, percepisco, sono la ferita più dolorosa) è una sfida che richiederebbe una resilienza enorme a chiunque.
È del tutto normale, ed è una reazione umana comprensibile, che la tua mente sia costantemente rapita da quel pensiero.
Non sei "bloccata" perché sbagli qualcosa, sei bloccata perché il tuo sistema nervoso è in allerta per proteggerti da una sofferenza che percepisce come reale e presente.
Quando cerchi di non pensare alla situazione di casa o ai voti scolastici, finisci per consumare ancora più energie.
Prova invece a dirti: “Sono in un momento difficile, ho paura e la mia mente è preoccupata per ragioni legittime". Validare il tuo dolore, anziché scacciarlo, può ridurre leggermente il senso di soffocamento che provi.
Quando sei al bar o a scuola e senti che il peso sta prendendo il sopravvento, la tua mente si sta proiettando nel futuro (la maturità) o nel passato (le ferite familiari). Prova a riportarla al presente attraverso i sensi, ho fatto un video in merito a questo sui social: la tecnica del 5-4-3-2-1. Identifica 5 cose che vedi, 4 che puoi toccare, 3 che senti (suoni), 2 che puoi odorare e 1 che puoi gustare. Questo sforzo cognitivo aiuta a "sganciare" il pensiero intrusivo e ti riporta al tuo corpo, qui e ora.
È facile sentire che il tuo valore dipenda dai voti o dal giudizio degli insegnanti, specialmente quando a casa mancano la serenità e il supporto di cui avresti bisogno. Ricorda che la maturità è solo una tappa, non è il tribunale finale della tua vita. Se la tua performance non è brillante, non significa che tu non sia una persona brillante e capace. In questo momento, affrontare questa pressione è già di per sé un atto di estrema competenza.
Poiché la situazione familiare è pesante, cerca di ritagliare dei "momenti sacri" in cui quel tema è bandito. Anche solo mezz'ora al giorno in cui decidi che non penserai alla casa, ma ti dedicherai a qualcosa che ti piace, anche solo ascoltare musica o fare una passeggiata. Non è una fuga, è una necessaria manutenzione del tuo benessere psicologico.
Se senti che il peso sta diventando insostenibile e che il malessere fisico (nodo allo stomaco, ansia, senso di oppressione) non ti dà tregua, ti incoraggio vivamente a parlare di questa situazione con una figura di fiducia: un docente che senti vicino, un parente esterno al conflitto familiare o, se ne hai la possibilità, un professionista. Non devi attraversare questo momento di solitudine forzata da sola.