Crisi di panico

Samanta

Buongiorno, mi chiamo Samanta e ho 43 anni. Soffro di ansia e attacchi di panico da quando di anni ne avevo 14. Per riassumere: ho perso mio padre a 8 anni, all'improvviso. Inizialmente tutti si sono concentrati su mamma e mio fratello, me compresa, mettendo un po' da parte la mia sofferenza. Poi, in età adolescenziale, ho iniziato a cercare le risposte, i perché, di quella perdita e ho iniziato a soffrire di ansia, agorafobia, attacchi di panico, disturbi di alimentazione.
Non sono stata in cura da nessuno, volevo farcela da sola e in parte ci sono anche riuscita. Sono passati gli anni, ho preso una laurea andando a vivere da sola a 18 anni, ho fatto tt le mie esperienze ma, in piccolissima parte, le ansie sono state mie compagne, le ho sempre avute ma le ho sempre gestite bene.
Questo mese, però, improvvisamente, è come se ho perso il controllo di loro e di me stessa dopo ben 25 anni. Ho iniziato ad avere la prima crisi di panico forte, seguita da altre due a distanza di mezz'ora, mentre portavo mio figlio a fare le terme. Mi sono sentita debole, un senso di vuoto allo stomaco come se volessi eruttare ma ero bloccata, mani e piedi con un senso di formicolio, tachicardia, tremore a tutto il corpo come se avessi la febbre, senso di svenimento.
Ho passato un anno molto stressante lavorativo, vorrei un altro figlio che purtroppo non arriva e, inconsciamente, inoltre, mi sento come se non lo meritassi. Ho avuto lo stesso disturbo oggi, meno forte xk c'ho ragionato un po', ma kmq sia limitante xk mi fa scappare improvvisamente dal luogo in cui mi trovo, come se stessi per impazzire.
Mi sento come se stesse venendo fuori tutta la mia fragilità, quella nascosta per anni, come se avessi perso la mia forza, tutta quella che ho avuto finora ad affrontare tt una intera vita. E non voglio perdere la mia indipendenza, che ho lottato tanto contro i miei limiti per averla.
Non pratico sport, non prendo farmaci, vorrei solo riavere e avere me stessa serena.
Cosa mi consigliate di fare? Grazie mille.

13 risposte degli esperti per questa domanda

Ciao Samanta,
per molti anni sei riuscita a convivere con ansia e paura senza rinunciare alla tua vita. Oggi qualcosa è cambiato e credo che questo meriti di essere compreso, non solo gestito.
Più che concentrarsi esclusivamente sugli attacchi di panico, può essere utile esplorare quali emozioni stiano sotto a questi episodi. Il panico è spesso la manifestazione di qualcosa di più profondo che fatica a trovare altre modalità di espressione. Comprendere e dare significato a quelle emozioni permette di lavorare non solo sul sintomo, ma su ciò che lo alimenta.

Se lo desideri, possiamo lavorare insieme in questa direzione.

Un caro saluto
Emanuele

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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Cara Samanta,

grazie per aver trovato la forza di condividere ciò che stai vivendo. Non è semplice raccontare parti così delicate della propria storia, e il fatto che tu lo abbia fatto dice molto del tuo desiderio di stare meglio.

Da ciò che descrivi emergono diversi aspetti significativi: il lutto per tuo padre e ciò che ha comportato nella tua vita affettiva, un periodo lavorativo molto impegnativo, la ricerca di una gravidanza e, nel tempo, la presenza di ansia, agorafobia, attacchi di panico e difficoltà legate all’alimentazione. Sono elementi che possono pesare molto quando si sommano, e non devono essere affrontati da soli.

Per questo, con rispetto e trasparenza, ti suggerirei di parlarne quanto prima con il tuo medico di base, così che la tua richiesta di aiuto possa essere inquadrata e, se necessario, indirizzata verso un percorso psicologico tramite il servizio sanitario.

Se invece preferissi rivolgerti privatamente, potresti contattare un collega del tuo territorio, qualora tu prediliga incontri in presenza, per fissare un primo colloquio.

Avere uno spazio sicuro e continuativo in cui essere accolta potrebbe offrirti sollievo e un sostegno concreto in questo momento così delicato.

Riconoscere il bisogno di aiuto è già un passo importante. Meriti di essere accompagnata con cura.

Qualora in futuro sentissi il bisogno di uno spazio di confronto anche online, rimango a disposizione.

Un cordiale saluto

Dott.ssa Angela Frattaruolo

Dott.ssa Angela Frattaruolo

Monza e della Brianza

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Gentile Samanta,

Voglio innanzitutto rassicurarla su un punto fondamentale: lei non sta perdendo la sua forza o la sua indipendenza, sta semplicemente esaurendo le energie dopo aver tenuto duro in solitudine per tutta la vita. Affrontare un lutto così precoce e costruire da sola la propria strada ha richiesto una resilienza straordinaria.

Dopo 25 anni di gestione autonoma, il suo sistema nervoso le sta inviando un segnale inequivocabile di sovraccarico emotivo e fisico. L'accumulo dello stress lavorativo, unito al profondo dolore per la seconda maternità che non arriva, ha fatto da detonatore. Tutto questo ha riattivato attraverso gli attacchi di panico quelle antiche ferite infantili, portando a galla la sua vulnerabilità e facendola sentire inconsciamente "non meritevole". I sintomi che sta vivendo non sono l'inizio di una perdita di controllo permanente, ma la naturale reazione di allarme di un corpo che ha disperatamente bisogno di allentare la tensione.

Per ritrovare la sua serenità, il passo più importante oggi è abbandonare l'idea di dovercela fare sempre da sola. Chiedere aiuto non è una sconfitta, ma il permesso che finalmente si concede di farsi accudire.

Le consiglio vivamente di intraprendere un percorso terapeutico, per elaborare i traumi passati e disinnescare rapidamente l'ansia.

Questa crisi non è un crollo, ma un'occasione preziosa: è la bambina di 8 anni dentro di lei che le sta chiedendo, dopo tanto tempo, di essere ascoltata.

 

Resto a disposizione,

Un caro saluto.

Dott.ssa Laura Corbelli

Dott.ssa Laura Corbelli

Reggio nell'Emilia

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Buongiorno Samanta. 

Ciò che ti è accaduto questo mese non significa che tu abbia "fallito" o perso la tua forza. Al contrario: il panico, dopo 25 anni di tregua, è il modo in cui il tuo corpo e la tua mente ti stanno dicendo che il serbatoio è esaurito. Un anno lavorativo molto stressante, il desiderio profondo e doloroso di un secondo figlio che non arriva, sommati a una fragilità rimasta inascoltata per decenni, hanno fatto saltare i fusibili. Il controllo che hai esercitato per anni non basta più, perché il corpo ha bisogno di essere ascoltato, non più arginato. Oggi la vera forza sta nel chiedere aiuto. Hai bisogno di uno spazio sicuro, preferibilmente con un orientamento a mediazione corporea o transpersonale/umanistico, che ti aiuti a elaborare quel lutto infantile rimasto in sospeso e ad accogliere quella "fragilità" che percepisci come una debolezza, ma che in realtà è solo una parte di te che chiede di essere finalmente vista e protetta. Hai specificato di non prendere farmaci. L'idea di affrontare tutto senza aiuto farmacologico è comprensibile, ma a volte, quando il sistema nervoso è così infiammato e le crisi limitano fortemente la tua vita, un supporto temporaneo, valutato insieme a uno psichiatra, può abbassare il livello di guardia del corpo. I farmaci non risolvono la causa, ma possono funzionare come un "salvagente" per darti la stabilità necessaria per lavorare serenamente in psicoterapia, senza il terrore costante della prossima crisi.

Quando arriva il panico, la mente urla "scappa" e il corpo si irrigidisce; hai paura di perdere l'indipendenza per cui hai lottato tanto. Ma la vera indipendenza emotiva non è l'autosufficienza coatta. La vera libertà è sapere di poter cadere, di avere momenti di profonda vulnerabilità, e sapere di poter contare su di te e su qualcuno che ti sostiene per rialzarti Con il giusto supporto professionale, questa crisi potrà trasformarsi non in una sconfitta, ma nell'occasione definitiva per integrare le tue parti ferite e trovare una serenità più profonda e autentica.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Cara Samanta,
leggendo le sue parole emerge una cosa molto importante: per tanti anni lei non ha smesso di vivere. Ha studiato, si è laureata, è andata a vivere da sola, ha costruito una famiglia e ha affrontato molte sfide nonostante l'ansia fosse sempre presente. Questo mi fa pensare a una persona con grandi risorse, non a una persona fragile.
A volte, però, quello che siamo riusciti a tenere sotto controllo per anni può riemergere quando il sistema è sottoposto a un carico molto elevato. Un lutto importante vissuto nell'infanzia, un anno lavorativo particolarmente stressante, il desiderio di un altro figlio che fatica a realizzarsi e i pensieri di non meritarlo possono rappresentare, insieme, un peso emotivo significativo.
Gli attacchi di panico sono esperienze molto intense e spaventose, ma non significano che si stia "impazzendo". Spesso rappresentano il modo con cui il nostro organismo segnala che le risorse utilizzate fino a quel momento non sono più sufficienti a contenere tutto ciò che sta vivendo.
Proprio perché lei scrive che per venticinque anni ha cercato di farcela da sola, oggi le direi che forse non è più il momento di affrontare tutto da sola. Chiedere un aiuto psicologico non significa aver fallito, ma concedersi finalmente uno spazio in cui elaborare ciò che è rimasto in sospeso e imparare nuovi strumenti per affrontare questa fase della vita.
Con un percorso adeguato è possibile comprendere che cosa abbia riattivato questa sofferenza, ridurre progressivamente la paura degli attacchi di panico e recuperare quella libertà che oggi sente minacciata.
Le auguro di poter considerare questo momento non come la perdita della sua forza, ma come un invito ad avere cura, finalmente, anche della parte di sé che per molti anni ha continuato ad andare avanti senza avere davvero lo spazio per essere ascoltata.
Le auguro di ritrovare presto quella serenità che desidera. Un caro saluto. Dott.ssa Federica Ciccia

Gentile Samanta,

comprendo profondamente cio' che ha vissuto.

Nelle sue parole ci sono molti punti significativi. Provo a trattarne qualcuno, nei limiti previsti da un consulto online. 

Ha perso suo padre e ha anche sentito di dover mettere da parte la propria sofferenza, perché sua madre e suo fratello apparivano più deboli o bisognosi, o forse più legittimati a esprimerla, perché le persone che vi circondavano si sono concentrati più sul loro dolore, suggerendole forse che doveva essere forte, o che il suo dolore non poteva essere retto o sopportato.

Gli attacchi di panico sembrano giungere in un momento della sua vita in cui non ha più bisogno di essere forte e reggere tutto. Quando è un'adulta, laureata, madre, con un' indipendenza che ha faticosamente conquistato.

Gli attacchi di panico potrebbero essere un modo attraverso il quale la sua mente e il suo corpo esprimono un dolore e una paura rimasti muti e inascoltati, ma anche un modo attraverso il quale pongono lei al centro. 

Lei, che da un lato porta dentro di sé profonde ferite, dall'altro si sente forse abbastanza al sicuro da poter esprimere smarrimento, incertezza, paura, dolore. C'è qualcosa che la sua mente e il suo corpo sanno e le stanno dicendo. Forse di fermarsi, di ascoltarsi, di autorizzarsi a star male come non si è autorizzata a fare anni fa. A volte si pensa di dover compiere comportamenti o azioni concrete, ma è importante e -per cominciare può anche essere sufficiente- iniziare ad ascoltarsi, a smettere di tradirsi e imporsi di essere forti, iniziando ad essere fedeli a cio' che si sente. Ora si può concentrare su sé stessa. Anche iniziare un percorso psicologico può essere un altro passo attraverso il quale trova uno spazio per sé e si autorizza ancora ad affidarsi, comunicando a sé stessa che a volte si può abbandonare la propria indipendenza e restare comunque al sicuro.

Scrive che inconsciamente sente di non meritare un figlio e ciò mi fa pensare che in un momento di dolore lei potrebbe diventare il suo bersaglio. Il termine meritare sembra introdurre il tema della colpa. Colpa del sopravvissuto? Colpa di essere riuscita ad andare avanti? Colpa di continuare a desiderare?

Mi colpisce anche che dica che "le ansie sono sempre state le sue compagne" dunque in quanto tali, per quanto dolorose, scomode, a volte insopportabili, le hanno fatto compagnia. Ma ora può esserci lei per sé stessa e tante altre possibilità e persone che può trovare al di là del suo dolore.

Forse potrebbe pensare che non deve cercare di far sparire gli attacchi di panico, o ritornare ad essere sempre quella forte che regge tutto, ma autorizzarsi ad essere anche fragile. Così pian piano potrà giungere ad essere una persona che non ha più bisogno dell'ansia e del panico per ricordarsi che merita ascolto, cura e protezione e i sintomi potranno gradualmente ridursi o scomparire.

 

Auguri di cuore.

 

Dott.ssa Mariateresa Di Taranto

Gentile Samanta,

la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità la sua storia. Dalle sue parole emerge una persona che, nonostante una perdita molto dolorosa avvenuta nell'infanzia, ha costruito negli anni una vita ricca di risorse, autonomia e capacità di affrontare le difficoltà. È comprensibile, quindi, che questo ritorno degli attacchi di panico la spaventi e le faccia sentire come se avesse perso qualcosa di sé.

In realtà, ciò che descrive non significa che abbia perso la sua forza o che stia tornando indietro. A volte, dopo periodi di forte stress o in momenti di particolare vulnerabilità emotiva, l'equilibrio che ci ha permesso di andare avanti per anni può temporaneamente incrinarsi. Questo non cancella tutto il percorso fatto, ma può rappresentare il segnale che alcune fatiche, rimaste a lungo sullo sfondo, stanno chiedendo di essere finalmente ascoltate.

Lei stessa individua diversi elementi che potrebbero aver contribuito a questa riacutizzazione: un anno lavorativo molto impegnativo, il desiderio di una nuova gravidanza con le difficoltà che sta incontrando e il peso di pensieri molto severi verso se stessa. Tutti questi aspetti meritano attenzione e spazio.

Il consiglio che mi sento di darle è di non affrontare questa fase da sola, come ha fatto in passato. Rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta non significa essere meno forti, ma scegliere di prendersi cura di sé con gli strumenti più adeguati. Un percorso terapeutico può aiutarla a comprendere il significato di questi sintomi, a ridurre la paura degli attacchi e a recuperare gradualmente quella serenità e quella libertà che oggi sente minacciate.

Parallelamente, può essere utile dedicare attenzione anche al benessere fisico, introducendo gradualmente attività come una camminata regolare, esercizi di respirazione o tecniche di rilassamento, sempre come supporto e non come unica soluzione.

Ha affrontato sfide molto importanti nella sua vita e ha dimostrato di possedere numerose risorse. Oggi non è il momento di dimostrare ancora una volta di farcela da sola, ma di concedersi il diritto di essere accompagnata. Con il giusto sostegno è possibile comprendere ciò che sta accadendo e tornare a vivere con maggiore serenità.

Le auguro di ritrovare presto fiducia nelle sue capacità e di prendersi cura di sé con la stessa attenzione che, da tanti anni, dedica agli altri.

Dott.ssa Beatrice Vignoli

Dott.ssa Beatrice Vignoli

Rimini

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Cara Samanta, quello che descrivi non è un “ritorno dell’ansia”.

È il momento in cui una vita intera di forza, di autonomia, di resistenza silenziosa… ha chiesto il conto. E quando il corpo chiede il conto, non lo fa con delicatezza: lo fa con un attacco di panico.

Tu non sei fragile.
Tu sei stanca.

Hai perso tuo padre da bambina, e quella perdita non è mai stata davvero vista. Hai fatto quello che fanno molti figli “forti”: ti sei messa da parte, hai protetto gli altri, hai costruito una vita indipendente, hai studiato, sei andata a vivere da sola, hai fatto tutto ciò che una persona resiliente fa. Ma la resilienza, quando non è accompagnata da cura, diventa un peso. Quel peso, dopo anni, si manifesta.

Gli attacchi di panico che hai avuto non sono un fallimento.
Sono un segnale.

Il corpo ti sta dicendo che non può più reggere tutto da solo: lo stress lavorativo, il desiderio di un figlio che non arriva, il senso di colpa che ti porti addosso senza motivo, la paura di non meritare ciò che desideri. Tutto questo non è “ansia” ma dolore antico che ha trovato una crepa per uscire.

La sensazione di vuoto allo stomaco, il tremore, il formicolio, la fuga improvvisa dal luogo in cui ti trovi, la paura di impazzire: sono esattamente le reazioni di un sistema nervoso che ha perso il suo equilibrio dopo anni di sovraccarico. Non significa che stai perdendo la tua indipendenza. Significa che la tua indipendenza ha bisogno di essere sostenuta, non difesa.

Qui c’è la parte più importante:
non devi farcela da sola.

Hai fatto da sola per 25 anni.
Hai retto da sola un lutto, un’adolescenza difficile, disturbi d’ansia, agorafobia, alimentazione, stress, maternità, lavoro. Non è debolezza chiedere aiuto ora ma maturità. È cura e rispetto verso te stessa.

Il primo passo è parlarne con un professionista della salute mentale: non perché tu sia “malata”, ma perché il tuo corpo sta usando il panico come linguaggio e quel linguaggio va tradotto, compreso, accompagnato. Uno psicologo può aiutarti a capire cosa si è riattivato, perché ora, perché così forte, e come ritrovare la stabilità che hai sempre avuto.

Il secondo passo è prenderti cura del corpo: movimento, respiro, routine. Non per “curare l’ansia”, ma per dare al sistema nervoso un appoggio. E se un medico dovesse suggerire un supporto farmacologico, non sarebbe una sconfitta: sarebbe un ponte, un aiuto temporaneo per permetterti di tornare a respirare.

Samanta, tu non stai perdendo la tua forza.
La stai finalmente ascoltando.

E la tua indipendenza non è in pericolo: è solo stanca.
E può tornare, più solida di prima.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Gentile Samanta,

dalle sue parole emerge una grande forza. Nonostante una perdita così importante vissuta da bambina e le difficoltà affrontate negli anni successivi, è riuscita a costruire la sua vita, a studiare, lavorare, rendersi indipendente e diventare madre. Questo racconta di risorse che non sono scomparse.

Proprio per questo, il ritorno di attacchi di panico così intensi può essere particolarmente spaventoso e farle pensare di aver perso tutto ciò che aveva conquistato. In realtà, ciò che descrive non significa necessariamente che sta tornando al punto di partenza. A volte periodi di forte stress, cambiamenti di vita o fatiche emotive protratte nel tempo possono ridurre le nostre capacità di far fronte alle difficoltà e riportare in primo piano debolezza che fino a quel momento erano rimasti ben compensati.

Nel suo racconto compaiono diversi aspetti che meritano attenzione, come l'anno lavorativo molto impegnativo, il desiderio di una nuova gravidanza che non arriva, i pensieri di non meritarla e una storia di perdita importante. Non è possibile stabilire da qui quanto ciascuno di questi elementi sta accadendo, ma è comprensibile che il loro insieme possa aver rappresentato un carico emotivo significativo.

Mi colpisce anche il fatto che per molti anni ha scelto di affrontare tutto da sola. Questa capacità probabilmente l'ha aiutata in molti momenti, ma oggi potrebbe non essere più necessario sostenere tutto il peso esclusivamente con le proprie forze. Chiedere un aiuto professionale non significa aver fallito, bensì concedersi uno spazio per comprendere ciò che sta accadendo e ritrovare gli strumenti per affrontarlo.

Considerata la comparsa di attacchi di panico così intensi dopo molto tempo, le suggerirei di rivolgersi a uno psicologo per una valutazione approfondita. Se non lo ha ancora fatto, potrebbe essere utile anche confrontarsi con il suo medico curante, soprattutto perché i sintomi fisici sono ricomparsi dopo molti anni, così da escludere eventuali condizioni mediche che possono contribuire al quadro.

Il fatto che oggi sia riuscito, almeno in parte, a riconoscere ciò che stava accadendo durante l'episodio è un segnale importante. Significa che una parte di lei è ancora capace di osservare l'esperienza senza esserne completamente travolta. È una risorsa preziosa da cui partire.

Le auguro di poter ritrovare presto quella serenità che desideri. Con il giusto supporto, è possibile comprendere il significato di questo momento e recuperare un senso di sicurezza, senza rinunciare all'autonomia che con tanta determinazione ha costruito negli anni.

Un cordiale saluto
Dott.ssa Silvia Boniolo

Buongiorno Samantha,
da ciò che racconta emerge un aspetto importante: per molti anni ha convissuto con ansia e attacchi di panico riuscendo comunque a costruire la sua vita, studiare, lavorare e affrontare numerose esperienze. I recenti episodi sembrano averla spaventata soprattutto perché le hanno fatto percepire di aver perso quella capacità di controllo che sentiva di avere acquisito.

Negli attacchi di panico può accadere proprio questo: dopo un episodio particolarmente intenso si comincia a prestare molta attenzione alle sensazioni del corpo e alla possibilità che possa ripetersi. Tachicardia, tremore, debolezza o altre normali variazioni corporee possono allora essere interpretate come segnali dell'arrivo di una nuova crisi. La paura dell'attacco può così diventare essa stessa uno dei fattori che mantiene il problema.

Il fatto che oggi si senta nuovamente fragile non significa necessariamente che abbia perso i progressi fatti negli anni o che debba tornare al punto di partenza.

Considerata però la lunga storia di ansia e la recente intensificazione degli episodi, anziché continuare ad affrontare tutto da sola potrebbe essere utile un percorso psicologico mirato. Non necessariamente per cercare a tutti i costi una causa nel passato, ma per comprendere come funziona oggi il problema, cosa accade nei momenti che precedono l'attacco e quali reazioni possono involontariamente alimentarlo.

Un altro aspetto importante è evitare, per quanto possibile, che la paura del panico inizi progressivamente a restringere la sua vita attraverso rinunce, evitamenti o il bisogno costante di sentirsi al sicuro.

Dopo tanti anni trascorsi cercando di gestire tutto autonomamente, chiedere un aiuto professionale può rappresentare semplicemente un modo diverso di affrontare questa fase e recuperare quella sensazione di autonomia e serenità che desidera.

Un cordiale saluto,
Dott. Giovanni Noè – Psicologo

Dott. Giovanni Noè

Dott. Giovanni Noè

Cosenza

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Gentile Samanta, ciò che sta vivendo non significa aver perso la sua forza: dopo anni di stress e di fatiche può essere utile fermarsi e chiedere supporto.
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico, per comprendere l’origine di questa riacutizzazione dell’ansia e imparare a gestire nuovamente gli attacchi di panico.
Può rivolgersi a uno psicologo della sua zona o qui on line per un primo colloquio, senza rinunciare alla sua autonomia ma prendendosi cura di sé. Buona ricerca!

Dott.ssa Antonella Socrate

Dott.ssa Antonella Socrate

Varese

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Buongiorno Samanta,
dal suo racconto emerge quanto sia importante per lei mantenere la propria autonomia e quanto queste nuove crisi possano averle fatto vivere la sensazione di aver perso quella forza che negli anni le ha permesso di affrontare molte difficoltà.
Vorrei però partire da un punto importante: avere nuovamente degli attacchi di panico non significa aver perso la propria forza né essere tornata al punto di partenza. Il fatto di aver gestito per molti anni l'ansia non significa che essa debba necessariamente scomparire per sempre; in alcuni periodi di particolare stress può riattivarsi o assumere forme più intense.
I sintomi che descrive possono comparire durante un attacco di panico. Tuttavia, considerando che si tratta di una sintomatologia fisica comparsa nuovamente dopo molti anni e che le crisi sono diventate limitanti, le consiglierei innanzitutto di parlarne con il medico di base, che potrà valutare se sia necessario effettuare accertamenti medici ed escludere eventuali cause organiche.

Parallelamente, credo che sarebbe importante non cercare nuovamente di affrontare tutto da sola. Lei ha già dimostrato di possedere molte risorse, ma chiedere un aiuto psicologico non significa perdere la propria indipendenza; al contrario, può essere un modo per recuperare strumenti che in questo momento sembrano meno accessibili.
Nel suo racconto ci sono diversi elementi che meritano di essere approfonditi: la perdita improvvisa di suo padre durante l'infanzia, il fatto che all'epoca la sua sofferenza sia rimasta in parte in secondo piano, gli anni caratterizzati da ansia e attacchi di panico, e l'attuale periodo di forte stress lavorativo e personale. Anche il desiderio di una nuova gravidanza e la sofferenza legata al fatto che non stia arrivando possono rappresentare un carico emotivo importante, soprattutto considerando il pensiero di “non meritarla” che riferisce.
Non è però necessario individuare un'unica causa. Spesso una crisi di panico si inserisce in un accumulo di stress e vulnerabilità, fino a quando il sistema di allarme diventa particolarmente sensibile.

Un percorso cognitivo-comportamentale potrebbe essere particolarmente utile per comprendere il ciclo del panico: la sensazione corporea viene interpretata come pericolosa, aumenta la paura, l'attivazione fisiologica cresce ulteriormente e compare il bisogno di fuggire. L'evitamento, pur dando sollievo nell'immediato, può però rafforzare nel tempo la convinzione che quel luogo o quella sensazione siano pericolosi.
L'obiettivo non sarebbe quindi semplicemente “non avere più attacchi”, ma imparare gradualmente a non interpretarli come una perdita di controllo o come il segnale che sta per accadere qualcosa di irreparabile, recuperando la possibilità di rimanere nelle situazioni senza dover fuggire.

Anche alcune semplici abitudini possono contribuire alla regolazione dell'ansia: attività fisica regolare e graduale, sonno adeguato, riduzione dell'eccesso di caffeina e momenti dedicati al recupero. Possono inoltre essere utili tecniche di respirazione e rilassamento, preferibilmente apprese all'interno di un percorso e utilizzate non come “via di fuga” dalle sensazioni, ma come strumenti di regolazione.
Soprattutto, non interpreti ciò che sta accadendo come la perdita della persona forte e indipendente che è stata finora. La forza non consiste nel non avere mai bisogno di aiuto, ma anche nel riconoscere quando è il momento di prendersi cura di sé.

Le suggerirei quindi un doppio percorso: un confronto medico per i sintomi fisici e un supporto psicologico, possibilmente con un professionista esperto nel trattamento dei disturbi d'ansia e del panico. Dopo tanti anni trascorsi a gestire tutto autonomamente, potrebbe essere proprio il momento di concedersi uno spazio in cui non debba necessariamente farcela da sola.

Un caro saluto,
Dott.ssa Grazia Melchiorre
Psicologa clinica

Dott.ssa Grazia Melchiorre

Dott.ssa Grazia Melchiorre

Pescara

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Cara Samanta 

La ringrazio per la condivisione sofferenza che sta vivendo, la accolgo con il massimo rispetto e trasparenza. 

Lei riferisce di avere attacchi di panico,ansia, agorafobia e di aver subito il lutto di suo padre all'età di 8 anni. 

La perdita di una figura di riferimento come quella del padre in una bambina di 8 anni se non elaborata in modo adeguato può ripresentarsi in età adulta. La crisi che sta vivendo non deve affrontarla da sola . Un percorso con un professionista della salute sarebbe utile per indagare i suoi bisogni e ritrovare la sua forza .

Resto a disposizione. Ricevo a Rimini e Online .

Un caro saluto 

Dottoressa Maria Alpino

Dott.ssa Maria Alpino

Dott.ssa Maria Alpino

Rimini

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