Attacchi di panico

Dopo aver mangiato è come se non riuscissi a digerire

sergio

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Buongiorno, ho 47 anni e i primi attacchi di panico li ho avuti all'età di 26 anni e per un lunghissimo periodo ho assunto del rivotril (dale 5 alle 15 gocce prima di dormire) poi 5 anni fà sono riuscito a smettere di assumere il rivotril e a parte l'insonnia è andato tutto abbastanza bene. Improvvisamente mi è capitato che subito dopo aver mangiato una mezza pizza in modo supersonico ha incominciato a battermi il cuore in modo molto veloce e avevo l'impressione di non aver abbastanza ossigeno ma si è aggiunta una cosa nuova è come se non riuscissi a digerire e con molta difficoltà nel ruttare, leggera nausea e totale inappetenza, il giorno dopo circa 19 ore dopo il fatto ho mangiato due fette biscottate con una fetta di prosciutto e mi è successa la stessa cosa ma in maniera più ridotta. Ho fatto per prima cosa una visita cardiologica visto che la pressione durante questi episodi è molto alta 110-170 il cardiologo mi ha assicurato che il cuore e a posto (normalmente la pressione minima è 75-85 e la massima 130-140)Il probblma è che devo mangiare micro porzioni di cibo e sono dimagrito quasi 8 chili nel giro di 2 mesi con forte inappetenza e comunque sempre con una gran tensione che è la classica degli attacchi di panico. Volevo sapere se ci pùò essere una connessione attacchi di panico e digestione cme nel mio caso specifico, grazie.

23 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Dott. Giorgio Ioimo Torino (TO)

Nel tuo caso si ha un doppio problema uno di respirazione che ti crea il panico il secondo si chiama patofobia infatti ho letto che hai fatto visite cardiologiche.

caro sergio, non credo che gli attacchi di panico siano da collegare con la cattiva digestione, quanto piuttosto farei una visita internistica per escludere un'ernia iatale.
Dalla sintomatologia che descrive sembrerebbe che l'organo principale interessato sia lo stomaco, organo che risente molto di stati di stress, di irritazione e di tensione psichici. Tuttavia è difficile dire se ci sia una connessione con gli attacchi di panico, tanto più che lei ha sofferto di questi ultimi per molti anni senza sintomi digestivi. Consiglio anzitutto di effettuare gli accertamenti e le cure mediche del caso e poi di esaminare e curare i fattori psicologici sottostanti agli attacchi di panico e quelli presumibilmente connessi alla sintomatologia gastrica, fattori che potrebbero comunque focalizzarsi su aspetti diversi del suo vissuto esistenziale.
Salve caro Signore di Forli, dal suo racconto mi viene in mente che all'interno della sua mente si è somatizzato un pensiero, un idea, un ricordo o qualcos'altro che non riesce a far scendere ovvero che non riesce a mandare giu e che non riesce a digerire a livello mentale prima e a livello corporeo dopo. Focalizzi l'attenzione su questo aspetto magari riuscirà a trovare la risposta. Salve
Salve Sergio, l'ansia e in particolare gli attacchi di panico hanno una fortissima componente fisica e fisiologica, tale da riuscire ad alterare alcune funzioni per noi abitualmente "automatiche", come il respiro, la digestione. In genere l'ansia colpisce parti del corpo che sono in quel dato momento più fragili o esposte di altre, ma una volta escluse causa organiche, ci si può concentrare su un percorso psicologico che riduca gli effetti fisici dell'ansia. Soprattutto quando questo stato è prolungato nel tempo infatti, gli squilibri fisiologici tendono a rimanere stabili nel tempo, come probabilmente le è successo. Un buon lavoro terapeutico può riportare la sua digestione alla normale funzionalità, agendo in modo diretto sull'ansia e sulle cause che l'hanno scatenata.
Buongiorno Sergio, parto dalla domanda sulla possibile connessione traattacchi di panico e digestione e le dico che pur non essendoci alcun nesso fisiologico ed organico, evidentemente è presente a livello psicologico. Lei cioè ha legato, associato, alla digestione il disagio che si è verificato proprio in quella situazione. Chiaramente, come lei saprà bene per esperienza, quello dell'attocco di panico o comunque dell'ansia è un circolo vizioso; ecco perchè adesso ogni volta che deve mangiare sente salire la tensione. Il mio consiglio è di consultare uno psicologo, magari della ASL così da farsi aiutare con un percorso di psicoterapia o con dei colloqui di supporto. La saluto augurandole una buona vita
È difficile stabilire una connessione senza approfondire il suo percorso di vita, ma quello che potrebbe accomunare l'attacco di panico alla difficoltà ad ingerire cibo, dal momento che anche la visita cardiologica l'ha rassicurata sul proprio stato di salute fisica, potrebbe essere uno stato di ansia che crea un blocco e rende impossibile "mandar giù e digerire" le cose. Sarebbe interessante capire se e cosa, a livello emotivo, è altrettanto difficile da mandar giù, accettare e digerire. Perché sia l'attacco di panico che la difficoltà nel digerire sembrano essere un'espressione corporea, fisica, di qualcosa che risulta indigesto a livello emotivo.
Sergio, ritengo che Lei possa avere avuto una leggera ricaduta dei suoi disturbi d'ansia da attacchi di panico. Le dico anche che é stato molto bravo (o fortunato) ad averli risolti solo con l'assunzione del rivotril. Forse sarebbe stato il caso di procedere anche con un programma di psicoterapia breve di tipo cognitivo/comportamnetale. Ora prima di vedere se é il caso di riprendere le gocce di rivotril e/o procedere ad un approccio psicoterapeutico Le consiglio di fare anche una accurata visita da un gastroenterologo il quale deciderà se prescriverLe ulteriori accertamenti clinici. Se tutto é ok si consulti con uno psicologo. La saluto cordialmente

Dott.ssa Gloria Monti Forli Cesena (FC)

Buongiorno Sergio, indubbiamente c'è un nesso fra attacchi di panico e difficoltà digestive, nel senso che il panico può coinvolgere qualsiasi distretto corporeo. Di solito si focalizza sul cosiddetto "organo bersaglio", cioè quello per noi più debole, ma può anche passare da un organo all'altro. L'aver affrontato il suo problema di panico insorto tanti anni fa solo attraverso una terapia farmacologica lo ha solo tamponato, ma non risolto, in quanto non è mai andato all'origine del fenomeno. Probabilmente una serie di circostanze, sia esterne che interne ha scatenato di nuovo gli attacchi, che hanno preso la forma di disturbi digestivi, in gran parte ora autoindotti, nel senso che si è innescata la cosiddetta "paura della paura" tipica del panico; in sostanza, il timore che riaccada quello che si è verificato durante il primo attacco, lo fa riaccadere, anche se non sussistono le condizioni oggettive per cui si verifichi di nuovo. Le consiglio di non trascurare ulteriormente il fenomeno, ma di affrontarlo per evitare che si cronicizzi e per permettere di migliorare la sua qualità di vita. Auguri e saluti cordiali

Dott. Alberto Mazzotti Forli Cesena (FC)

Buonasera Sergio, premetto che effettuare consulenze on-line comporta spesso una attendibilità relativa da parte dello specialista data dal fatto di avere a disposizione una quantità di informazioni relativamente scarsa ed unilaterale, ossia esclusivamente riferita dal paziente. Detto questo, sarebbe infatti importante riuscire ad approfondire le origini e/o i "meccanismi automatici" della sua sindrome da attacchi di panico e quindi, come questa possa essere legata alla fase alimentare e digestiva. Per quanto questi due elementi possano essere interconnessi, difficilmente infatti può esserci una connessione diretta digestione-attacchi di panico, in termini di causa-effetto. Allo stesso tempo però il mangiare-digerire, nel suo caso, può essere collegato ad un "momento critico", durante il quale evidentemente la tensione aumenta, portando quindi a vivere nella continua paura di avere un attacco o viceversa sono l'ansia e il panico a causare un rallentamento della digestione. Visti gli sviluppi in termini di dimagrimento sarebbe comunque opportuno che lei se ne interessasse, per lo meno per cercare, attraverso una opportuna psicoterapia, di "sganciare" il panico dalla normale alimentazione. Il rischio, a quanto dice, potrebbe anche essere quello di ritrovarsi a diminuire progressivamente sempre più le porzioni assunte. Eventualmente, psicoterapia a parte, potrebbe effettuare ulteriori esami diagnostici, rivolti a stomaco e intestino, lasciando però spazio alla possibilità di scoprire che, anche quella parte del suo corpo, gode in ottima salute. Cordiali saluti

Dott. Gianni Savron Ravenna (RA)

Gent. sig. Sergio, l'intestino e lo stomaco sono apparati che reagiscono prontamente agli stati emotivi, poi bisogna vedere come lei ha vissuto e interpretato queste sensazioni. Inoltre, bisogna verificare se lei ha già sofferto in passato di problemi digestivi e quali controlli e cure ha effettuato al riguardo. Infine, da quanto ha riportato, la sua cura del panico è stata farmacologica e non mirata alla gestione del panico stesso o alla gestione dell'ansia. Sperando dia ver risposto al suo quesito Le porgo i miei saluti

Prof. Giampaolo Falasca Alessandria (AL)

I sintomi fisici sono meglio accettati dalla nostra società, rispetto alla comune nozione di malattia mentale, infatti ci si sente più compresi se si ha un semplice " mal di testa ", piuttosto che non se " si è giù di morale " , ecco perchè spesso ci si costruisce un buon alibi per evitare di affrontare i problemi della vita quotidiana e la depressione mascherata, se fosse così espressa, potrebbe rappresentare una reazione alle repressioni, inibizioni e rimozioni della nostra vita, potrebbe rappresentare, in altre parole, una soluzione atta ad evitare che i nostri problemi reali vengano dibattuti e messi in discussione nel contesto della vita stessa del paziente. Mi esprimo in questi termini, perchè quando veniamo a trovarci di fronte ad una variazione ponderale piuttosto importante e, cioè, del dieci per cento circa rispetto al peso normale, modificazione verificatasi in un periodo relativamente breve di tempo e, con questo, voglio significare, qualche mese, và valutata correttamente l'eventualità di una forma depressiva, in quanto la conseguenza del disturbo da attacchi di panico, è la disforia, opposto dell'euforia, ovvero il senso di negazione nei confronti della vita e non di certo una qualsiasi forma depressiva mentre, per ciò che concerne il discorso meramente sintomatico inerente il panico, bisogna dire che alcuni sintomi sono più frequenti di altri e possono dar luogo a complessi sindromici tra cui ricordiamo la sindrome vertiginosa psicosomatica, la cefalea di tipo tensivo, la sindrome premestruale, alcuni disturbi gastrointestinali e sessuali. La dispepsia funzionale ed il colon irritabile sono i disturbi che interessano specificatamente l'apparato gastroenterico e sono caratterizzati da alterazioni della funzionalità gastrica e/o intestinale e, in assenza di alterazioni anatomo-patologiche, sono la conseguenza di disturbi emotivi caratterizzati dalla presenza di ansia, depressione o sintomi che rivelano uno stile di vita disfunzionale, in cui vi è una gestione inadeguata dello stress quotidiano. La sintomatologia della dispepsia funzionale è caratterizzata da disturbi vari quali il senso di ripienezza postprandiale, la presenza di bruciore o dolore allo stomaco, le frequenti eruttazioni, la presenza di nausea o di rigurgiti acidi mentre, nel colon irritabile, i sintomi principali sono, invece, caratterizzati da irregolarità dell'alvo e da dolori addominali e questi pazienti possono presentare diarrea o stipsi persistente, oppure possono presentare periodi di stipsi, alternati a periodi di diarrea, secondo modalità e frequenza variabili da soggetto a soggetto, ed è quasi sempre presente una sensazione di gonfiore e ripienezza addominale ed il dolore si presenta sotto forma di dolenzia diffusa o di crampi, naturalmente, però, la diagnosi di panico deve sempre escludere l'eventualità di patologie organiche.

Dott.ssa Arianna Scarpellini Forli Cesena (FC)

Gent.mo Sig. Sergio, da quanto mi riferisce il suo problema sembra strettamente correlato agli attacchi di panico. Nell'ambito della mia professione ho avuto modo di trattare numerosi casi di panico ed alcuni di questi riportavano sintomi simili al suo. Quello che può essere sicuramente confortante è che si sono ottenuti risultati soddisfacenti attraverso colloqui psicologici e, per chi era interessato anche il training autogeno e il supporto di rimedi naturali. Oltre ad essere psicologa-psicoterapeuta mi occupo anche di naturopatia per potermi prendere cura della persona a 360 gradi. Se desidera ricevere maggiori informazioni mi può contattare senza impegno Cordiali Saluti.
A mio parere potrebbe esserci, l'apparato gastro-digerente è uno dei maggiori bersagli dell'ansia e di molte malattie psicosomatiche (gastriti, coliti, ecc.). Ha fatto bene a farsi vedere da una cardiologo, ma le consigli oanche una visita da un grastroenterologo per escludere qualsiasi causa organica. Dopo se tutto sarà a posto, le consiglierei di rivolgersi ad uno psicologo-psicoterapeuta, anche in ASL, per considerare i suoi tratti ansiogeni che l'accompagnano da molto tempo e il significato di ciò nella sua vita:eventi in cui è insorta la prima volta e in seguito ecc., a quel punto potrà decidere se intraprendere un percorso di psicoterapia.
Nel tuo caso ripengo che sussista un collegamento tra attacchi di panico e processi digestivi. Ti consiglio innanzitutto di effettuare esami clinici dell'apparato digerente: fatti consigliare dal tuo medico di base. In un secondo momento, ritengo importante comprendere il senso psicologico di tale connessione. Vale a dire: perchè mai mangiare e digerire ti provocano attacchi di panico? Quali fantasie ti suggeriscono? Penso sia necessario approfondire questi aspetti. Consulta il mio sito e contattami per e-mail.
Buongiorno Sergio, Lei chiede se possa esistere una connessione fra gli attacchi di panico e la digestione. Sa, il nostro corpo, la nostra mente, la nostra anima o spirito sono tutt'uno, e quest'uno vuole solo inseguire la propria natura. Quando le nostre scelte di vita si allontanano dalla nostra natura allora il corpo, là mente ci mandano dei segnali di allarme che noi chiamiamo sintomi, che non sono altro che un adattamento mal riuscito alle scelte fatte, ma sempre un adattamento. Il non adattamento è la psicosi, la pazzia. Quindi questi suoi sintomi sono i suoi amici, paradossalmente. Loro gli vogliono parlare dire mandare un messaggio. Ora la domanda è:cosa vogliono dire? Cos'è successo nella sua vita all'età di 25-26 anni? Gli attacchi di panico esprimono il fatto che l'anima sta muorendo in quel ambiente! Poi si è aggiunta l'indigestione-lei non riesce più a mandare giù certi bocconi, non gli digerisce più! Se non cambia qualcosa nella sua situazione attuale, arriverà alla più totale autodistruzione! Magari si faccia accompagnare in questo percorso di cambiamento daun bravo psicologo.. Evidentemente leinon ha realizzati coscientemente di aver queste problematiche, perchè la soluzione che La sua mente le dà è di natura psicosomatica! ....Quindi c'è bisogno di un buon traduttore! Un saluto affettuoso,

Dott. Angelo Lofino Ravenna (RA)

Spett.le utente, rispondendo alla sua domanda le vorrei confermare le diverse forme attraverso le quali si può manifestare l'attacco di panico e tra queste vi sono dei nessi con disturbi del tratto respiratorio e digerente, tra i quali nausea, inappetenza, sensazione di vomito, difficoltà a digerire, difficoltà respiratoria, sensazione di avere un nodo alla gola e difficoltà anche a deglutire o assumere cibo come nel suo caso. Questi sintomi hanno spesso un legame che occorre trovare e cercare di risolvere attraverso un percorso di psicoterapia. Lei ha parlato di altri attacchi che si sono manifestati sotto altre diverse forme negli anni passati, che sono stati ridotti attraverso l'assunzione di rivotril. L'utilizzo di farmaci nel suo caso è abbastanza frequente, lo è meno invece il supporto di psicoterapia associata. L'attacco di panico in questi anni è stato silente per poi risvegliarsi sotto altre diverse forme e sintomi che si sono verificati. Occorrerebbe in questo caso affrontare il disturbo attraverso una nuova prospettiva ,cioè quella psicologica per lavorare in modo concreto sullla causa vere del disturbo e non solo sul sintomo come penso abbia fatto lei nell'assumere medicinali. Quello che le consiglio è di rivolgersi ad un terapeuta magari con approccio cognitivo comportamentale per uscire definitamente da tale problema, dal suo vissuto disfunzionale che continua comunque a farla stare male. Dall'attacco di panico si può guarire. Io lavoro a Ravenna se non è un problema per lei spostarsi potrà contattarmi.
Caro Sergio, la sua intuizione non è sbagliata; l'attacco di panico è di norma caratterizzato da forte ansia che da un punto di vista fisiologico comporta diversi sintomi tra cui: aumento della pressione sanguigna (per questo può raggiungere i valori da lei riportati) tachicardia e inibizione dell'apparato digestivo. Il corpo cioè si prepara ad una reazione di allarme in cui non può permettersi di sprecare energie per digerire. Nel suo caso bisognerebbe però chiedersi da cosa si sente minacciato questa volta, se si sono riattivati quei temi che l'avevano portato ad avere attacchi di panico già precedentemente o ci sono altri motivi di ansia. Tenga presente infine che l'entità e la variabilità dei sintomi, questa volta più concentrati più sull'apparato digerente, sono determinate dalla sua preoccupazione rispetto ad essi: più sarà in ansia per la sua digestione, più aumenterà la necessità di controllo su quello che mangia e sull'esito della digestione, rallentando la capacità di digerire! Io le consiglierei una terapia cognitivo-comportamentale. Cordiali saluti
Buongiorno a lei, in effetti la mia esperienza che collega psicologia e medicina cnese mi porta a pensare che ci siano decisamente dei collegamenti fra le due cose. Al di là dell'ovvio e dello scontato dei classici psicologi. Se ha la possibilità di consultare un bravo agopuntore nella sua zona potrebbe avere il suo parere. Se dovesse avere bisogno mi contatti pure. Auguri
Buongiorno, ciò che Lei ha descritto sono i sintomi di un attacco di panico, insorti durante un pasto, e quindi associati ad una determinata situazione e comportamento, da lei svolto. Più che una connessione con la digestione, si è verificato un conflitto tra la sua parte emotiva e una determinata situazione (momento del pasto/ deglutizione/digestione) le cui cause andrebbero indagate più nel dettaglio. Per fare ciò, le consiglierei un incontro, per valutare la situazione e, se necessario, intraprendere una psicoterapia che l'aiuti a capire le dinamiche di tali conflitti, causa di ansia e attacchi di panico. Spero di esserle stata di aiuti. Cordiali saluti,
Caro Sergio, i sintomi che descrive sembrerebbero riconducibili a un rallentamento digestivo in cui lo stress può avere il suo peso, ma probabilmente non direttamente legato agli attacchi di panico. Il disturbo che lei riporta potrebbe essere anche un effetto collaterale di alcuni farmaci. Mi rivolgerei a un gastroenterologo per approfondire. Cordiali saluti

Dott. Lorenzo Sartini Bologna (BO)

Buongiorno gentile sig. Sergio, se ha fatto tutti gli esami necessari per eliminare il dubbio rispetto all’esistenza di problematiche fisiche è senz’altro possibile una connessione con gli attacchi di panico. Se vuole potremmo dire che in ambedue i casi si ha a che fare con una problematica di digestione legata ad un’eccesiva pienezza: da una parte si rifiuta il cibo e dall’altra, probabilmente, “fatti psichici”. Provare a lavorare sulla modalità di digestione degli stimoli psichici che riceve ed ha ricevuto penso che potrebbe esserle di notevole aiuto. Cordalmente,
Sergio, le rispondo di sì. L'ansia può assumere varie forme e spostarsi e trasformarsi in vari modi. Nelle persone affette da attacchi di panico, l'ansia si manifesta prendendo come punto d'appoggio una zona del corpo, di solito la più sensibile per la persona. Un grande psichiatra francese, Henry Ey, definiva lo stato ansioso come "una nebulosa in via di organizzazione". Quando la "nebulosa" prende forma, va a interessare organi, apparati, situazioni relazionali, familiari, sociali. Perciò l'ansia può prendere varie forme, secondo la storia della persona, del momento evolutivo e manifestarsi in vari modi nel corso della vita e nei vari momenti sociali. Verso la fine del 1800, i primi psicoanalisti parlarono di "bolo isterico", oggi, con la modifica dei trattati e delle classificazioni nosografiche, si descrivono crisi di panico e disturbi del comportamento alimentare. Gentile Sergio, lei inconsapevolmente sta costruendo una storia di malattia, non è arrivato il momento di cercare di comprendere da dove proviene tutta quest'ansia?

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