Attacchi di panico

Quando si mette in macchina inizia ad agitarsi

Jennifer

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Buon pomeriggio, scrivo perchè ho un pensiero costante che non mi da pace, è un problema che ha il mio moroso, da quasi due anni che stiamo insieme, lui non riesce ad allontanarsi da ravenna ancora da prima che ci conoscessimo...dice che è dovuto ad una serie di fatti che ha vissuto in casa, che gli hanno dato forti stress..e nel tempo gli si è manifestato in questa maniera: quando si mette in macchina, sia che guidi lui che guidi un'altra persona...ad un certo punto inizia ad agitarsi, sta male..e deve tornare verso casa...a ravenna..(e pensare che una volta girava moltissimo, lavorava anche in varie città d'Italia, nei locali, faceva sfilate a milano ecc..).il suo è un grande blocco psicologico, non so come aiutarlo, lo faccio parlare, cerco di fargli ricordare ciò che ha vissuto, cosa possa averlo bloccato, ma non serve molto...dice che ha bisogno di tempo, gli passerà..ma sono anni che ha questo problema...da solo son sicura che non riesce..ed io non so cosa fare...

10 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Jennifer,

è comprensibile la sua preoccupazione e credo molto adeguata la sua richiesta di aiuto. E' sempre complicato comprendere questi stati di malessere in modo indiretto, dato che variano a seconda del vissuto personale e delle caratteristiche individuali. Mi pare di capire che siete entrambi molto giovani ed è legittimo avere il desiderio di spostarsi, viaggiare e fare esperienze. Provate a contattare uno psicoterapeuta nella vostra zona che proporrà il percorso più adatto. A presto. 

Cara Jennifer,

Penso proprio che tu abbia ragione, c'è un vissuto ansiogeno che ha provocato questa sorta di paura ad allontanarsi dalla sua città, dalla sua casa. Un vissuto che probabilmente si collega ad esperienze precedenti e che ha generato convinzioni disfunzionali su se stesso e sul mondo. Il fatto che il tuo ragazzo tutto sommato lo accetti e aspetti passivamente che passi rivela la funzione protettiva del sintomo. Infatti spesso questi sintomi sono la strategia migliore che il soggetto crede di avere a sua disposizione contro l'angoscia. E' lui stesso che deve sentire la necessità di liberarsi da un sintomo che è oggettivamente limitante per la sua libertà personale e per la qualità della sua vita e delle persone che gli sono accanto. Probabilmente gli sembra una cosa troppo difficile da affrontare, nello stesso tempo come scrisse André Gide: “È estremamente raro che la montagna sia scoscesa da tutti i lati”. Consulti alcuni professionisti finché sente di aver trovato la persona giusta e scoprirà di avere risorse e capacità che gli consentiranno di riprendere il controllo della propria vita. Dott.ssa Emanuela Boille

Cara Jennifer, il blocco del suo fidanzato può avere molto probabilmente delle cause psicologiche. Andrebbero precisati alcuni elementi per rendere più chiaro il suo problema, ad esempio se è presente una situazione familiare critica per cui trova difficile se non impossibile, allontanarsi da casa per paura che accada qualcosa di spiacevole. Sarebbe inoltre importante sapere se in passato lui ha mai sofferto di disturbi d'ansia, quando e come ha avuto origine questo blocco e se sono presenti altri problemi che lo limitano o interferiscono nella sua quotidianità. Il suo problema potrebbere essere riconducibile a un disturbo d'ansia generalizzata o all'agorafobia o ancora a un trauma. Le ipotesi possono essere svariate e solo un colloquio psicologico e un accurato assessment può fornire un quadro completo, utile per un eventuale trattamento, ammesso però che lui desideri affrontare questo problema e quindi un cambiamento. Saluti,

Dott. Paolo Mazzone Ravenna (RA)

Buonasera Jennifer,

mi rendo conto della sua preoccupazione e del suo sentirsi impotente rispetto al disagio che che sta vivendo il suo compagno, anche perchè oltre ad essere invalidante per lui, risulta poi essere un disagio per entrambi in quanto riguarda la persona a cui lei vuole bene. Come immaginerà è difficile poter dare una risposta univoca, ovvero valida per il suo compagno come per qualsiasi altro, in quanto ognuno di noi è unico ed ha una storia unica ed irripetibile. Se il suo compagno desidera sono a disposizione per un consulto gratuito, poi sarà lui a decidere se eventualmente può essergli utile iniziare un percorso che lo possa aiutare a risolvere questo problema che col tempo potrebbe cronicizzarsi.

Ricevo a Ravenna e Lugo.

Cordialità.

Da ciò che descrive pare che il suo fidanzato sia affetto da un disturbo d'ansia. Tuttavia per essere certi di quale sia il suo problema sarebbe necessaria una valutazione psicologica. In ogni caso comprendo il suo senso di impotenza derivante dal fatto che, nonostante tutto il sostegno e l'aiuto che Lei gli offre, non pare essere sufficiente affinchè lui possa superare la sua problematica. Questo non significa che Lei non stia facendo tutto il possibile, però purtroppo certe situazioni richiedono l'intervento di una persona che abbia particolare competenze. Quindi credo che un ulteriore aiuto che possa dare al suo fidanzato possa essere quello di consigliargli di rivolgersi ad uno psicoterapeuta che possa aiutarlo ad affrontare quella problematica che da tempo si sta trascinando e che forse ad oggi ha aspettato fin troppo ad affrontare. Qualora volesse al riguardo ulteriori informazioni, mi può contattare. Cordiali saluti,

Dott.ssa Gloria Monti Forli Cesena (FC)

Buongiorno Jennifer,

credo che il problema del suo fidanzato andrebbe affrontato attraverso una psicoterapia che gli permetta, dapprima, di individuare la possibile origine della sua sintomatologia, poi di affrontarla e risolverla.

Da quello che scrive, pare di origine traumatica, anche perchè il problema è insorto ad un certo punto della vita, quindi presumibilmente è da ascrivere a qualcosa che ha destabilizzato un equilibrio raggiunto o ha fatto emergere un trauma pregresso che si è riattivato.

Quel che è certo, è che difficilmente vi sarà una remissione spontanea dei sintomi e che il tempo, da solo, non guarisce, per cui lo spinga ad intraprendere un percorso terapeutico che potrà aiutarlo a migliorare la qualità della sua vita.

Saluti cordiali

Dott.ssa Licia Crosato Forli Cesena (FC)

Gentile Jennifer,

da ciò che lei racconta sembra trattarsi di una forma di agorafobia, se le crisi di panico assalgono il suo ragazzo ogniqualvolta egli sale in auto e non in altre situazioni. Mi spiego meglio: gli attacchi di panico non sono mai patognomonici di una e una sola causa o psicopatologia. La causa potrebbe essere legata ad un'intensa paura pregressa legata all'uso, attivo o passivo, dell'automobile, ma più spesso la causa è inconscia, anche ben lontana dall'oggetto fobico in sè e per sè. Essendo inconscia, può risultare difficilmente identificabile dal soggetto stesso come a lei, Jennifer. Non basta farvi luce esortandolo a parlargliene, purtroppo, tant'è che il problema non è stato risolto neppure in un tempo così lungo. Gli aspetti razionali, mi passerà, vedrai, ho bisogno di qualche tempo ancora, manifestano soltanto l'estremo disagio del soggetto vittima di tali attacchi. In quanto vittima che si sente impotente a contrastarli direi che è addirittura inopportuna la sua sollecitudine, per quanto sicuramente amorevole, a tentare di venirne a capo da solo. Necessita la  consultazione di uno psicoterapeuta, il solo tecnicamente in grado di "far parlare il di lui inconscio". Data la vicinanza logistica, se ne ha piacere, lo accompagni a consultazione da me. Se non altro ciò potrebbe essergli utile a rafforzareil di lui desiderio di sconfiggere una volta per tutte il proprio disagio e, perchè no, a vincere nel contempo eventuali remore nei confronti degli "strizzacervelli" e affini.

Sono sicura che hai fatto del tuo meglio per aiutarlo, ma se non chiede aiuto ad un esperto il problema può cronicizzarsi ed essere sempre più difficile da risolvere. Se decide per una terapia comportamentale potrebbe anche esserci bisogno del tuo aiuto per allontanarsi gradualmente da casa. 

Saluto e mi rendo disponibile anche telefonicamente nel caso prenda questa decisione.

Dott.ssa Valeria Blarzino Forli Cesena (FC)

Cara Jennifer, per quanto mi è dato di capire dalla sua descrizione il suo fidanzato potrebbe soffrire di agorafobia oppure di una fobia specifica che riguarda la guida. Io le consiglierei, se lui è d'accordo, di fare un incontro (gratuito), presso il mio studio di Ravenna o di Cesenatico. Dopo il primo incontro, se vorrà, potrà proseguire un percorso terapeutico, di solito abbastanza breve. Mi auguro davvero di sentirvi e intanto le faccio un grande in bocca al lupo. Saluti cordiali

Dott. Luigi Carnicelli Bologna (BO)

Gent.ma Jennifer, ritengo che quanto ha descritto e che rende problematica, se non addirittura invalidante, la libera attività di spostamento del suo partner, possa essere da lui stesso chiarita e quasi certamente risolta tramite il ricorso di sedute di ipnosi. Sperando di avervi fornito indicazioni utili su cosa fare, in ogni caso auguro un sereno e costruttivo viaggio al vostro rapporto.

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