Come supero i sensi di colpa?

Tiziana

Una settimana fa ho perso il mio cagnolino in modo tragico. Aveva 18 anni e la demenza senile ha preso il sopravvento, non facendogli percepire il pericolo: è salito sulle piante ed è caduto dal balcone. Io avevo messo delle protezioni alla ringhiera in quel punto dove non arrivava il resto della rete, ma mentre ero in vacanza (con lui), mia mamma le ha tolte e, mentre portavo su i bagagli, lui è andato proprio lì, nell'unico punto che era scoperto. Non lo trovavo e, vedendo un vaso ribaltato, ho subito capito. Ho guardato giù e l'immagine non riesco a togliermela dalla testa. So che per la malattia e l'età non sarebbe vissuto ancora molto, ma non riesco ad accettare di averlo perso così. Ho fatto tanto per farlo arrivare a 18 anni e l'ho perso in un secondo per una dimenticanza neanche mia, ma che avrei potuto controllare. Non riesco a reagire, non esco di casa, non ho voglia e forza di fare nulla. Avevo dei progetti di rimettermi a studiare, ma ora non ho la testa per fare niente.

24 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Tiziana, voglio stringermi prima di tutto al suo dolore, per la perdita del suo compagno a quattro zampe. La scomparsa di un animale d'affezione può lasciare un vuoto profondo ed è normale ed umano che questo crei una profonda tristezza.

Questo lutto merita attenzione, ascolto e uno spazio dove offrire il supporto più adatto. Per garantirle continuità posso offrirle consulenza e supporto psicologico online, questo ci permetterà di prenderci cura del suo dolore e lavorare dal comfort della sua casa, se lo desidera.

Quando sente che è il momento giusto può contattarmi scrivendomi qui in Piattaforma o chiamando al numero che trova nel mio profilo e concordare il nostro primo appuntamento.

Un caro saluto

Dott.ssa Ursula Fortunato  

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

La Dott.ssa Ursula Fortunato offre supporto psicologico anche online

Gentilissima Tiziana, 

È più che normale quello che sta attraversando. Non importa quanti anni avesse il suo cane la mente fa fatica ad accettare una sofferenza così. È comprensibile quello che sta provando. 

Suggerisco di parlarne all'interno di un percorso. Gli animali che sono con noi diventano dei veri e propri membri della nostra famiglia. 

Resto a disposizione online

Dott.ssa Simona Ilardo

Dott.ssa Simona Ilardo

Napoli

La Dott.ssa Simona Ilardo offre supporto psicologico anche online

Buongiorno Tiziana, desidero innanzitutto esprimerle la mia vicinanza per la perdita del suo amato cagnolino.

La perdita di un animale così importante può lasciare un vuoto profondo, e il dolore che sta vivendo merita ascolto, attenzione e uno spazio in cui poter essere accolto.

Quando una perdita avviene in modo così traumatico, può essere molto difficile riuscire a pensare ad altro, riprendere le proprie abitudini o ritrovare le energie per i progetti che prima sembravano importanti. Forse, in questo momento, può essere importante provare ad ascoltarsi e a dare un senso al dolore che sta vivendo, concedendosi tutto il tempo di cui ha bisogno.

Quando si sentirà pronta, potrebbe essere utile trovare uno spazio tutto suo in cui poter elaborare questa perdita, senza dover affrontare tutto da sola.

Un caro saluto.

Dr.ssa Giulia Novara

Dott.ssa Giulia Novara

Dott.ssa Giulia Novara

Torino

La Dott.ssa Giulia Novara offre supporto psicologico anche online

Buongiorno Tiziana,

il fatto che lei abbia messo delle protezioni alla ringhiera dice, peraltro, qualcosa di importante: il pericolo lo aveva riconosciuto e aveva cercato di prevenirlo. L’evento che è accaduto non cancella tutte le precauzioni che aveva preso negli anni, né le cure che gli ha dedicato per 18 anni. In questo momento, però, è come se la sua mente avesse concentrato tutta la storia della vostra relazione sull’ultimo istante, quello più terribile, facendolo diventare una sorta di prova della sua responsabilità. Ma un evento finale non può raccontare da solo diciotto anni di relazione.
Anche il fatto che non riesca a togliersi dalla testa l’immagine che ha visto può essere compreso in questa prospettiva. Più cerchiamo di scacciare un’immagine dolorosa, più spesso finiamo per controllare se è ancora lì, e così la manteniamo involontariamente attiva. Potrebbe quindi essere utile, almeno inizialmente, non cercare di costringersi a "non pensarci", ma imparare gradualmente a riconoscere quella memoria come ciò che è: il ricordo di un evento terribile, non qualcosa che sta accadendo nuovamente nel presente.

Allo stesso modo, capisco che in questo momento non abbia voglia di uscire, studiare o riprendere i progetti che aveva. Non credo però che debba aspettare di stare meglio per ricominciare a vivere: spesso, soprattutto quando il dolore porta al ritiro, è proprio un minimo di attività quotidiana a contribuire lentamente alla ripresa. Non significa distrarsi dal lutto o dimenticare il suo cane. Significa continuare, per quanto possibile, a prendersi cura di sé mentre attraversa il dolore.
Per questo, invece di chiedersi "quando tornerò quella di prima?", potrebbe essere più utile procedere per passi molto piccoli: una doccia, un pasto, una breve uscita, una telefonata, qualche minuto dedicato a qualcosa che prima le dava senso. Anche lo studio può aspettare, se oggi non ha le risorse per affrontarlo. I suoi progetti non sono perduti: sono semplicemente messi in pausa.
E c’è una cosa che forse è importante concedersi: non deve necessariamente "accettare" adesso quello che è successo. Può essere arrabbiata, disperata, sentirsi in colpa e contemporaneamente sapere razionalmente che il suo cane aveva 18 anni ed era gravemente compromesso dalla demenza. Le due cose possono coesistere.

Con il tempo, il lavoro potrebbe essere proprio quello di aiutare la sua mente a passare dal continuo tentativo di ricostruire "come avrei potuto impedirlo?" alla possibilità di ricordare anche tutto ciò che c’è stato prima di quel momento. Perché la sua storia con lui non è la storia della sua morte. È una storia di diciotto anni, e dentro quei diciotto anni c’è molto di più dell’ultimo minuto.
Se le immagini dell’accaduto continuano a essere molto intrusive, se l’evitamento e il ritiro persistono o se il funzionamento quotidiano rimane fortemente compromesso, potrebbe essere importante affrontare anche questa componente traumatica con un percorso psicologico. Non perché il suo dolore sia eccessivo o "sbagliato", ma perché un lutto e un’esperienza traumatica possono sovrapporsi e richiedere attenzione su entrambi i piani.

 

Un caro saluto,

Dott.ssa Grazia Melchiorre
Psicologa clinica

Dott.ssa Grazia Melchiorre

Dott.ssa Grazia Melchiorre

Pescara

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Buongiorno Tiziana,

Da amante e proprietario di cani, comprendo pienamente il tuo sentire. Diciotto anni insieme sono una vita intera: un legame profondo, fatto di sguardi, di cure quotidiane, di dedizione totale. Averlo accompagnato con tanto amore fino a quell'età significa che hai fatto tutto il possibile per lui, e la sua lunghissima vita è la prova più grande di quanto sia stato amato. Quella che stai vivendo non è una semplice tristezza, una ferita acuta. La mente si aggrappa a quel "se", a quell'unico dettaglio fuori posto, nel tentativo disperato di trovare un senso a una fatalità crudele, di riprendere il controllo su qualcosa che è sfuggito in un secondo. La rabbia, il senso di colpa, anche quando razionalmente sai di non aver commesso tu la distrazione e l'impotenza sono tappe strazianti ma inevitabili di questo lutto. È normale che i progetti, lo studio, qualsiasi stimolo esterno ora ti appaiano lontani, privi di senso, impossibili da raggiungere. La tua energia è interamente assorbita dal tentativo di sopravvivere a questo dolore e da quell'immagine che continua a riaffacciarsi. Non cercare di "reagire" per forza adesso, e non pretendere da te stesso di avere la forza di andare avanti come se niente fosse. Dandoti il permesso di crollare, di piangere e di stare male, stai rispettando la grandezza dell'amore che provavi per lui. Se senti che il peso di quell'immagine e il trauma di questa perdita diventano troppo pesanti da sostenere da solo, concediti la possibilità di parlarne con qualcuno che sappia accogliere questo dolore senza giudizio, aiutandoti a elaborare il trauma prima ancora del lutto stesso. Ti sono vicino in questo momento, ho perso la mia Penny dopo 18 anni assieme da poco più di un anno. Prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno per respirare, un giorno, o anche solo un'ora, alla volta.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Salve Tiziana, perdere un animale domestico in un modo così improvviso immagino sia stato un lutto traumatico. La tipica reazione del "col senno di poi" può darle l'illusione di poter ancora controllare in qualche modo quello che è successo, ma è solo un'illusione. La realtà dei fatti è che aveva messo il balcone in sicurezza e non poteva assolutamente prevedere quando e come la malattia del suo cagnolino l'avrebbe spinto verso il gesto imprevedibile.  La dimenticanza non è stata sua. Anche se fosse stata iper-vigilante, l'imprevisto legato a una malattia degenerativa così grave può purtroppo accadere in un secondo. Il fatto che non riesca a togliersi quell'immagine dalla testa è il segnale che il suo cervello non ha ancora "archiviato" l'evento, ma lo sta rivivendo in modalità d'allarme. Potrebbe nel pratico:

  • Quando quel ricordo si presenta, cercare di non combatterlo o colpevolizzarsi. È stata una reazione automatica.
  • Provi, molto gradualmente, a contrapporre a quella brutta immagine un ricordo dei suoi 18 anni di vita felice insieme a lei. Quel singolo e tragico secondo non cancella i 18 anni di cure, amore e protezione che gli ha donato e che lo hanno portato a un'età così veneranda.

Resto a disposizione

Fabiana

 

Il lutto di un animale domestico che ha vissuto con noi 18 anni non è da sottovalutare.

La invito a valutare un supporto, in questo momento difficile: prenoti una seduta contattandomi dal portale.

Un caro saluto

Francesca Villa

Dott.ssa Francesca Ilaria Beatrice Villa

Dott.ssa Francesca Ilaria Beatrice Villa

Milano

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Tiziana, mi dispiace davvero tanto per la tua perdita. Quello che hai vissuto è stato un trauma, oltre che un lutto, e capisco perché quell’immagine continui a tornarti davanti agli occhi. Hai perso il tuo cagnolino dopo 18 anni e, soprattutto, lo hai perso in un modo improvviso e tragico.

Prova però a non trasformare il dolore in una colpa: hai fatto tantissimo per lui, ti sei presa cura di lui fino a 18 anni e avevi persino pensato a proteggerlo. Il fatto che in quel momento sia accaduto qualcosa che non potevi prevedere non cancella tutto ciò che hai fatto per lui.

Adesso non devi obbligarti a uscire o “reagire”. Sei nel pieno del dolore e puoi concederti di stare ferma per un po’. Piano piano, però, sarà importante tornare a prenderti cura anche di te. E se senti che le immagini e il senso di colpa continuano a bloccarti completamente, parlarne con qualcuno potrebbe aiutarti molto, perché non devi affrontare da sola anche questa parte così traumatica del lutto.

Un caro abbraccio,

Dott.ssa Maria Rosa Biondo 

Mi dispiace molto per la perdita che ha subito. Quello che sta vivendo è particolarmente doloroso perché alla perdita si aggiunge il modo improvviso e traumatico in cui è avvenuta, insieme al senso di colpa e ai pensieri del “avrei potuto evitarlo”. Anche il senso di colpa merita di essere accolto e rielaborato. Credo che potrebbe esserle utile intraprendere un percorso di psicoterapia, che le permetta di comprendere meglio ciò che sta vivendo, lavorare sulle difficoltà che stanno emergendo e acquisire strumenti per affrontarle in modo più consapevole. Potrebbe essere uno spazio dedicato a sé, in cui sentirsi accolta e accompagnata senza giudizio.

Rimango disponibile per qualunque necessità.

Cordialmente 

Dott.ssa Vanessa Conforto 

Dott.ssa Vanessa Conforto

Dott.ssa Vanessa Conforto

Milano

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Gentile Tiziana,

quello che sta vivendo non è “solo” dolore per la perdita del suo cagnolino: è un lutto traumatico. Quando la morte avviene in modo improvviso, visivo, e con una dinamica che coinvolge responsabilità percepite, la mente può rimanere bloccata su immagini, pensieri e sensi di colpa molto intensi. È una reazione umana, non un segno di fragilità. Nel suo racconto emergono alcuni elementi importanti: 1) ha accudito il suo cagnolino per 18 anni, con grande dedizione; 2) la malattia lo rendeva vulnerabile e richiedeva attenzione costante; 3) l’incidente è avvenuto in un momento in cui lei non poteva controllare tutto; 4) l’immagine del ritrovamento è stata scioccante e continua a riattivarsi; 5) da quel giorno sente un blocco: non esce, non ha energie, non riesce a concentrarsi;

Questi aspetti descrivono un lutto complesso, in cui il dolore si intreccia con la sensazione di “aver mancato qualcosa”. Ma il punto centrale è che il senso di colpa non è un fatto, è una reazione emotiva alla perdita. Lei ha fatto moltissimo per lui, per anni. L’incidente è avvenuto in un contesto che nessuno avrebbe potuto prevedere con certezza, e che non dipende da una sua mancanza di cura. Quando amiamo profondamente un animale, tendiamo a sentirci responsabili di tutto ciò che gli accade. È un meccanismo molto comune: la mente cerca un “perché” per dare un senso a ciò che è insopportabile. Ma questo non significa che la colpa sia reale. Il blocco che descrive - non uscire, non avere energie, non riuscire a studiare - è tipico delle fasi in cui il lutto diventa troppo pesante da gestire da soli. Non è un fallimento: è un segnale che la mente ha bisogno di essere accompagnata, soprattutto perché l’evento è stato traumatico. In questi casi, un percorso psicologico può aiutare a: 1) elaborare l’immagine dell’incidente e ridurne l’impatto emotivo; 2) distinguere la responsabilità reale da quella immaginata; 3) integrare la perdita senza che diventi una condanna o un blocco; 4) recuperare gradualmente energia, routine e progettualità; 5) trasformare il senso di colpa in un ricordo affettuoso e non doloroso.

Non si tratta di “superare” il suo cagnolino, ma di trovare un modo per restare in contatto con ciò che ha rappresentato senza che il dolore la travolga. Se lo desidera, può parlarne con un professionista: anche poche sedute mirate possono alleggerire molto questo tipo di sofferenza e aiutarla a riprendere fiato. Non deve farcela da sola.

Resto a disposizione.

Dott. Sergio Stroppa

Dott. Sergio Stroppa

Ancona

Il Dott. Sergio Stroppa offre supporto psicologico anche online

Cara Tiziana, quello che stai vivendo non è un “semplice” lutto.

È un trauma.
E quando la morte arriva in modo improvviso, violento, inaspettato, la mente non riesce a metterla al suo posto. Rimane lì, ferma, come un’immagine che continua a tornare perché non ha ancora trovato un contenitore emotivo abbastanza grande per sostenerla.

Tu non hai perso solo il tuo cagnolino.
Hai perso un compagno di vita, un pezzo di quotidianità, una presenza che hai protetto per diciotto anni. E il modo in cui è successo rende tutto infinitamente più difficile da accettare. La demenza lo aveva già reso fragile, inconsapevole del pericolo. Tu avevi fatto tutto ciò che potevi per proteggerlo. E poi, in un secondo, qualcosa è sfuggito. Non per colpa tua. Non per negligenza. Per una concatenazione di eventi che nessuno poteva prevedere.

I sensi di colpa che senti non parlano della realtà.
Parlano dell’amore.
Quando amiamo così tanto, la mente ci fa credere che avremmo dovuto essere onnipotenti, presenti ovunque, capaci di evitare l’imprevedibile. Ma nessuno può esserlo. Tu lo hai accompagnato fino a diciotto anni, con una cura che pochissimi animali ricevono. Non lo hai perso per una tua mancanza. Lo hai perso perché la vita, a volte, è crudele in modi che non hanno spiegazione.

Il fatto che tu non riesca a uscire, che non abbia energia, che non riesca a studiare, che l’immagine continui a tornare, è una reazione normale a un lutto traumatico. Non è debolezza. È shock. È dolore che non ha ancora trovato un posto dove appoggiarsi.

In questi casi, il primo passo non è “reagire”.
È permettersi di non farlo.
È riconoscere che il trauma ha bisogno di essere ascoltato, non combattuto.
E sì, parlarne con un professionista può aiutarti a sciogliere i sensi di colpa, a rimettere ordine nell’immagine che ti tormenta, a ritrovare un modo per ricordarlo senza soffocare.

Se vuoi, possiamo approfondire come elaborare un lutto traumatico oppure come gestire i sensi di colpa dopo la perdita di un animale, così da accompagnarti passo dopo passo in questo momento così difficile.

Un caro saluto
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Cara,

dalle sue parole emerge con grande forza quanto profondo fosse il legame con il suo cagnolino. Diciotto anni di vita insieme rappresentano una parte importante della sua storia affettiva, ed è comprensibile che una perdita così improvvisa e traumatica stia generando un dolore intenso.

Quando perdiamo un animale che abbiamo amato per tanti anni non perdiamo soltanto una presenza: perdiamo abitudini, rituali quotidiani, un compagno di vita e una relazione fatta di affetto, cura e reciproca appartenenza. Nel suo caso, inoltre, al lutto si aggiunge un elemento traumatico: aver assistito alle conseguenze dell’incidente e continuare a rivivere quella scena nella mente.

Spesso, dopo eventi di questo tipo, compaiono immagini intrusive, sensi di colpa, continui “se solo…” o “avrei dovuto controllare”. È una reazione molto frequente quando la mente cerca disperatamente una spiegazione a qualcosa che appare inaccettabile. Tuttavia, è importante ricordare che la demenza senile aveva già reso il suo cagnolino particolarmente vulnerabile e che nessuno può controllare ogni variabile della realtà in ogni momento.

Leggendo il suo racconto, colpisce tutto ciò che ha fatto per lui negli anni, permettendogli di raggiungere un’età eccezionale e accompagnandolo con cura fino alla fine della sua vita. Un singolo momento tragico non cancella diciotto anni di amore, attenzioni e dedizione.

In questa fase non si imponga di “reagire” o di tornare immediatamente alla normalità. Il lutto ha bisogno di tempo e il trauma ha bisogno di essere elaborato. Se dopo una settimana sente di non riuscire a uscire di casa, di non avere energie o di essere bloccata dalle immagini dell’accaduto, potrebbe essere utile rivolgersi a un professionista esperto nell’elaborazione del trauma e del lutto per la perdita di un animale d’affezione. Approcci come l’EMDR possono essere particolarmente efficaci nell’aiutare il cervello a elaborare i ricordi traumatici e a ridurre l’impatto emotivo delle immagini che continuano a ripresentarsi.

Per ora provi a concedersi la possibilità di soffrire senza giudicarsi. Sta affrontando non soltanto la perdita del suo compagno di vita, ma anche il trauma della modalità con cui è avvenuta. Entrambi meritano ascolto, rispetto e tempo.

Le sono vicina in questo momento così doloroso.

Dott.ssa Simona Pezzulo

Dott.ssa Simona Pezzulo

Milano

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Buongiorno, comprendo la questione soprattutto dal lato emotivo. Anche io ho un animale in casa e mi adopero in tutti i modi per evitare che possa cadere dal balcone. Però mi sono detta: può capitare. Può capitare perché il cagnolino o gattino che sia per istinto devono fare, agire, scovare...non possiamo essere onnipresenti. È impossibile. Per 18 anni il suo cagnolino ha vissuto bene e poi è capitato l'evento.

Non è colpa di nessuno. È così, è la vita, come quando accadono improvvisi incidenti o malattie fulminee.

È la vita. Ed è per questo motivo che deve riprendere a studiare, a vivere come prima, con il ricordo del suo cane.

Lui ci sarà sempre. 🌸

Buongiorno,
Quello che sta vivendo è molto complesso e per questo richiede un'adeguata attenzione. La perdita del suo cagnolino, dopo diciotto anni di vita insieme, è già di per sé molto dolorosa; il fatto che sia avvenuta in modo improvviso e violento, e che lei abbia visto direttamente la scena, può rendere tutto ancora più difficile da elaborare.
Mi sembra importante distinguere il dolore della perdita dal senso di colpa che oggi si sta sovrapponendo. Lei continua a tornare sul pensiero: “avrei potuto controllare”. È comprensibile, perché la mente cerca disperatamente un punto in cui poter intervenire retroattivamente, quasi per restituirsi l’illusione di poter cambiare ciò che è successo. Ma il fatto che oggi riesca a immaginare cosa avrebbe potuto fare diversamente non significa che allora avesse realmente la possibilità di prevedere quell’esito.

Mi colpisce anche quanto abbia fatto per lui negli anni. Diciotto anni di cure, attenzioni e protezione non vengono cancellati da un singolo momento tragico. Eppure, quando siamo molto feriti, può attivarsi una parte di noi estremamente critica che riduce tutta la storia a quell’ultimo istante: “non l’ho protetto abbastanza”. Questo fa sì che la parte critica prende il sopravvento e lascia poco spazio a quella parte capace di tenere insieme l’intera realtà.
L’immagine che non riesce a togliersi dalla testa merita attenzione, perché può essere un segnale di quanto l’evento sia stato traumatico. Non cercherei di obbligarsi a “reagire” subito, né di riprendere immediatamente studio, progetti e routine come se nulla fosse accaduto. È passata solo una settimana. In questo momento potrebbe aver bisogno soprattutto di attraversare il dolore, con tempi molto piccoli e concreti: mangiare, dormire, uscire anche solo per poco, parlare con qualcuno, permettersi di piangere.

Le consiglierei di iniziare un percorso psicologico che possa aiutarla ad attraversare questo dolore. Non perché il suo dolore sia “anormale”, ma perché una perdita così può avere bisogno di essere elaborata. Con il tempo, il lavoro sarà proprio questo: riuscire a separare come è morto da come ha vissuto con lei. L’ultimo momento è stato terribile, ma non racconta da solo diciotto anni di relazione. Quella storia è molto più grande di quel balcone.


Un caro saluto,
Chiara Sberna

Dott.ssa Chiara Sberna

Dott.ssa Chiara Sberna

Milano

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Carissima lettrice

Mi dispiace moltissimo della tua perdita. E avrai bisogno di tempo per elaborare la triste vicenda del tuo cagnolino.  Ti vorrei soltanto far riflettere sul fatto che, per quanti sforzi si facciano per tenere sotto controllo ciò che potrebbe accadere, in realtà questo non è mai possibile del tutto. L'essere umano non può avere il controllo assoluto sulle esistenze, sia la propria sia quella altrui. Se ci rifletti,  quando nasciamo, e per diversi anni, non abbiamo il potere di gestire la nostra esistenza. Ci sono degli adulti, genitori, nonni, parenti vari, che ci accudiscono e non abbiamo per anni il controllo sulla nostra esistenza. E' una cosa che si acquisisce negli anni, con le responsabilità che ci assumiamo e le esperienze che facciamo nel corso degli anni.

Nel tuo caso sei stata molto responsabile nel far crescere il tuo cagnolino: l'hai accudito, l'hai nutrito e gli hai dato affetto. Come una mamma verso i propri figli. E adesso stai male anzi ti senti colpevole di non aver fatto abbastanza per evitare ciò che è accaduto. E" ciò che succede quando si perde una persona cara, un figlio ad esempio e si ragiona col senno di poi nel caso succeda qualcosa al proprio protetto. Per te era il tuo cagnolino .

Ti senti responsabile e tendi a colpevolizzare chi lo accudiva in tua assenza, quando ormai non rimane che accettare l'accaduto. 

Nel tuo caso purtroppo non puoi fare nulla, se non dare il tuo affetto a un altro cagnolino bisognoso. Intanto fare tesoro della terribile esperienza per elaborare  anche tu il fatto: per quanto facciamo non e' possibile avere il controllo assoluto sul mondo che ci circonda.  Anche tua mamma starà provando sensi di colpa verso di te per essersi distratta. Potresti provare quando te la senti, a cercare un colloquio con la mamma. E chiederle come si sente e dirle come ti senti tu. Condividere ciò che provate,  la mamma quasi certamente accetterà le proprie responsabilità,  di non essere stata più attenta. 

Purtroppo questa e' la realtà. Puoi solo basarti su questa esperienza triste, e insieme alla mamma, condividere le vostre emozioni. E quando sarai pronta a dare amore e protezione a un altro amico peloso, lo andrai a cercare.

Un abbraccio a te e, magari, all amico peloso bisognoso delle tue carezze.

Paola federici  Psicologa psicoterapeuta 

[email protected] 

 

Buongiorno, mi spiace proprio per quanto accaduto. La perdita di un animale che vive con noi è un lutto vero proprio. Sono parte della famiglia, abbiamo un legame affettivo, passiamo ore, momenti di felicità e benessere insieme. Impossibile non provare il dolore della perdita. In questo caso poi la morte, per quanto aspettata vista l'età, è avvenuta in modo tragico e improvviso.

Da quello che lei racconta sembra proprio che la responsabilità non sia sua, non poteva immaginare che sua madre avesse tolto la protezione e credo che più che rivolgere la rabbia verso di lei, con il senso di colpa, sia ragionevole provare rabbia verso gli eventi in sè. Gli animali sono anime che comprendono e sanno benissimo l'amore che gli diamo.  A volte ci sono cose che sfuggono al nostro controllo ed è importante farci pace per poterci volere bene. Credo che il suo cane ne sarebbe felice.

L'unica cosa che possiamo fare nel lutto è ascoltare il dolore, il vuoto e l'amore che che la persona o il nostro animale ci ha donato e ritrovarlo nei ricordi, nei momenti ritrovando nella bellezza dei momenti passati insieme il senso della vita. Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento Silvia Chiavacci, psicologa e psicosìterapeuta ad orientamento Psicosintesi

Dott.ssa Silvia Chiavacci

Dott.ssa Silvia Chiavacci

Firenze

La Dott.ssa Silvia Chiavacci offre supporto psicologico anche online

Cara Tiziana,

mi dispiace con tutto il cuore per quello che le è successo. Non è "solo" la perdita di un cane: è un'immagine che le è rimasta impressa negli occhi, un dolore improvviso e crudele, arrivato proprio nel momento in cui meno se lo aspettava, dopo 18 anni passati a prendersi cura di lui con tanto amore.

Capisco anche quel pensiero che probabilmente non la lascia in pace, "avrei potuto controllare, avrei dovuto essere lì", un pensiero che nasce dal dolore, non dalla verità, perché lei aveva già fatto tutto il possibile per proteggerlo. Ma quando si perde qualcuno che si ama in un modo così improvviso, la mente cerca disperatamente un colpevole, anche quando non c'è.

Il fatto che da una settimana non riesca più a uscire, a trovare energie, a pensare ai suoi progetti, è il segno di quanto questo colpo l'abbia toccata nel profondo. Non deve portare questo peso da sola, le auguro di trovare presto qualcuno che possa camminarle accanto in questo momento così doloroso.

Dott.ssa Aura Paraschivescu

Dott. Aura Paraschivescu

Dott. Aura Paraschivescu

Caserta

Il Dott. Aura Paraschivescu offre supporto psicologico anche online

Buonasera Tiziana, mi dispiace molto per la sua perdita.

E’ più che comprensibile quello che sta provando in questo momento, a distanza di una sola settimana da quanto accaduto.

Capisco la sua difficoltà a riprendere la sua quotidianità, è un momento molto doloroso, in cui emergono vissuti di colpa, ricordi dei 18 anni trascorsi insieme e  l’immagine della sua tragica scomparsa che è viva nella sua mente.

 E’ vero sapeva che probabilmente non avrebbe vissuto ancora a lungo, ma ciò non è sufficiente ad alleviare il suo dolore, di fronte alla morte non si è mai preparati.

Il senso di colpa è un vissuto molto comune quando si perde qualcuno di caro, ripercorrere nella mente tutti gli scenari possibili, pensare a ciò che avremmo potuto dire o fare, ci restituisce un pò l'illusione di controllo, che avremmo potuto o dovuto prevederlo. 

Provi a fare un esercizio: quando pensa a ciò che avrebbe potuto fare per evitarlo, provi a pensare a quali informazioni aveva in quel momento, cosa era davvero sotto il suo controllo, cosa dipendeva da fattori esterni e cosa invece non poteva controllare nessuno.

Con le informazioni che ha oggi probabilmente sente che avrebbe potuto agire diversamente, ma allora con le informazioni che aveva in quel momento, avrebbe potuto agire diversamente?

Queste domande non allevieranno il suo senso di colpa, ma probabilmente le restituiranno un quadro più completo degli eventi.

In questo momento così delicato si prenda del tempo per sé stessa, senza pretendere di tornare subito alla sua vita e ai sui progetti.  Non abbia fetta di voler stare subito meglio, il suo amico a quattro zampe significava molto per lei, lo percepisco dalle sua parole. Si conceda del tempo per elaborare la sua perdita, di accogliere il suo dolore e di attraversarlo.

Se ha bisogno di uno spazio per elaborare i suoi vissuti, resto a sua disposizione. Effettuo colloqui anche online.

Dott.ssa Antonella De Rosa Psicologa

Dott.ssa Antonella De Rosa

Dott.ssa Antonella De Rosa

Cuneo

La Dott.ssa Antonella De Rosa offre supporto psicologico anche online

Gentile Tiziana, mi dispiace molto per la perdita che ha subito. La morte di un animale con cui abbiamo condiviso 18 anni può essere un lutto profondissimo, e nel suo caso si aggiunge una componente traumatica: non ha avuto soltanto da affrontare la perdita, ma anche l'immagine improvvisa e drammatica che ha trovato.

È comprensibile che quell'immagine continui a tornare alla mente e che in questo momento lei si senta bloccata. Inoltre, il fatto che stia cercando di ricostruire mentalmente ciò che è successo e di chiedersi cosa avrebbe potuto fare diversamente può alimentare fortemente il senso di colpa. Ma attenzione a non trasformare il senno di poi in una responsabilità totale: lei aveva predisposto delle protezioni proprio per tutelarlo e stava facendo tutto ciò che poteva per prendersi cura di lui.

Anche sapere che, per età e malattia, la sua vita si stava avvicinando alla conclusione non rende questa morte meno dolorosa e non obbliga ad accettarla rapidamente. Il modo in cui è avvenuta può aver reso il lutto ancora più difficile da elaborare.

Per ora non si chieda di “reagire” né di riprendere immediatamente i suoi progetti. Si conceda il tempo necessario, cercando però di mantenere alcune piccole routine quotidiane e di non isolarsi completamente. Se le immagini dell'accaduto sono molto intrusive, il senso di colpa è intenso e l'impossibilità di uscire o di svolgere le normali attività dovesse persistere, le consiglierei di chiedere un supporto psicologico: può essere molto utile per elaborare sia il lutto sia la componente traumatica dell'accaduto.

E soprattutto, provi a ricordare che la storia del suo cagnolino non è quell'ultimo istante. Sono 18 anni di cura, presenza e vita condivisa. Quello che è accaduto in un secondo non cancella tutto ciò che lei ha fatto per lui durante tutti quegli anni. ❤️

Dott.ssa Federica Altizio

Dott.ssa Federica Altizio

Barletta-Andria-Trani

La Dott.ssa Federica Altizio offre supporto psicologico anche online

Buongiorno, mi dispiace molto per la perdita del suo cagnolino e per le circostanze così dolorose in cui è avvenuta.

Da quello che racconta, non sta affrontando soltanto il dolore per la perdita di un compagno di vita che l’ha accompagnata per 18 anni, ma anche lo shock di aver assistito alle conseguenze di un evento improvviso e traumatico. È comprensibile che quell’immagine continui a riaffiorare e che, a distanza di una sola settimana, lei si senta ancora sopraffatta da quanto accaduto.

Vorrei soffermarmi anche sul senso di colpa che emerge dalle sue parole. Dopo un evento così drammatico, è frequente ripercorrere mentalmente ciò che è successo, cercando di individuare cosa si sarebbe potuto fare diversamente. Tuttavia, il fatto che oggi riesca a immaginare come avrebbe potuto prevenire l’incidente non significa che avrebbe potuto prevedere o controllare ogni possibile circostanza. Lei racconta di essersi presa cura del suo cagnolino per tanti anni, di aver predisposto delle protezioni e di aver fatto tutto il possibile per garantirgli una vita lunga e serena. È importante che questo impegno non venga cancellato da quanto accaduto in un singolo, tragico momento.

In questo momento non deve pretendere da sé stessa di reagire subito, di riprendere i progetti o di tornare alla quotidianità come se nulla fosse. Si conceda il tempo di elaborare la perdita, cercando, se possibile, di mantenere piccoli punti di riferimento nella giornata e di non isolarsi completamente. Se l'immagine dell'incidente continua a tormentarla o la difficoltà a svolgere le attività quotidiane persiste, potrebbe essere utile rivolgersi a uno psicologo, che possa aiutarla a elaborare sia il lutto sia lo shock legato all’accaduto.

Il suo cagnolino ha condiviso con lei 18 anni di vita e di affetto. La sua storia insieme non è definita da come si è conclusa, ma da tutto l’amore e le cure che gli ha dedicato nel corso degli anni.

Buongiorno Tiziana, mi dispiace molto per quello che è successo. Perdere un animale dopo 18 anni è già un dolore enorme. Perderlo in questo modo, all’improvviso e davanti a un’immagine così difficile da dimenticare, rende tutto ancora più duro da accettare. È passata soltanto una settimana. Non si chieda adesso di “reagire” in fretta o di tornare immediatamente alla vita di prima. Sta vivendo una perdita importante e ha bisogno anche di tempo. Da psicologo, farei attenzione soprattutto a quel pensiero che ritorna: “avrei potuto controllare”. Dopo un evento così doloroso la mente torna continuamente indietro e ricostruisce ogni particolare. “Se avessi guardato”, “se fossi arrivata prima”, “se avessi controllato quella protezione”. È comprensibile, perché oggi lei conosce ciò che è successo. In quel momento, però, non poteva sapere che proprio in quei pochi minuti il suo cane sarebbe andato proprio lì. Tra l’altro lei a quel pericolo aveva già pensato, tanto da mettere delle protezioni. Non confonda il fatto che, con il senno di poi, qualcosa avrebbe potuto impedire l’incidente con l’idea che lei avrebbe dovuto prevederlo. Capisco anche perché l’immagine della caduta continui a tornarle in mente. Non cerchi di cacciarla via con la forza, perché rischierebbe di darle ancora più spazio. Quando arriva, provi invece a ricordarsi che quella scena è stata un momento terribile, ma non rappresenta i 18 anni trascorsi insieme. Il suo cane non è soltanto ciò che lei ha visto quel giorno. Prima di quell’immagine ce ne sono migliaia di altre: abitudini, passeggiate, gesti, momenti buffi, periodi difficili e tutto quello che ha fatto per prendersene cura fino a un’età così avanzata. Non lasci che l’ultimo minuto cancelli, nella sua mente, una vita intera. Per quanto riguarda lo studio e i suoi progetti, per ora abbassi le aspettative. Non deve dimostrare di stare bene ricominciando subito a fare tutto. Provi però, giorno dopo giorno, a non chiudersi completamente. Anche uscire dieci minuti, mangiare qualcosa, vedere una persona cara o aprire un libro senza pretendere di studiare davvero può essere un piccolo passo. Il dolore non scompare facendo queste cose, ma lentamente si ricomincia a fare spazio anche al resto della vita. E se nelle prossime settimane sentisse che quell’immagine continua a tormentarla con la stessa intensità, che il senso di colpa diventa sempre più pesante o che non riesce più a riprendere minimamente la sua quotidianità, valuti di parlarne con un professionista. Non perché ci sia qualcosa di sbagliato nel suo dolore, ma perché non è necessario affrontare da sola un momento così pesante. Per adesso si conceda di essere triste. Una settimana è davvero pochissimo. E soprattutto provi a non giudicare diciotto anni d’amore e di cure attraverso quei pochi, terribili secondi finali.
Un caro saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

Il Dott. Fabiano Foschini offre supporto psicologico anche online

Gentile Tiziana,

mi dispiace molto per la perdita del suo cagnolino. Dopo 18 anni insieme, non si perde soltanto un animale, ma una presenza quotidiana, un legame affettivo e una parte importante della propria vita.

Da quello che racconta, si è presa cura di lui per tanti anni, affrontando anche le difficoltà legate all'età e alla demenza. È comprensibile che una perdita così improvvisa e tragica, accompagnata dall'immagine che ha visto, sia difficile da elaborare. Quando accade qualcosa del genere, la mente può tornare continuamente a quel momento, cercando di ricostruire ciò che è successo e individuare che cosa si sarebbe potuto fare diversamente. A volte, questo tentativo di trovare una spiegazione si trasforma in un continuo rimproverarsi, come se attribuirsi una responsabilità potesse rendere l'accaduto più comprensibile o meno insopportabile.

Ma c'è una distinzione importante tra riconoscere che, col senno di poi, qualcosa avrebbe potuto essere controllato diversamente e ritenersi responsabili di ciò che è accaduto. Lei aveva predisposto delle protezioni e si era presa cura del suo cagnolino per 18 anni. In questo momento, però, sembra che tutta la sua attenzione sia concentrata sull'unico istante in cui non è stato possibile proteggerlo, mettendo in secondo piano tutto ciò che ha fatto per lui nel corso della sua vita.

Non deve sforzarsi di superare il dolore in fretta, né pretendere da sé di riprendere subito i suoi progetti. Una settimana è pochissimo tempo per elaborare una perdita così dolorosa. Cerchi, però, di non affrontare tutto da sola: se le immagini dell'accaduto continuano a tornare, se non riesce a uscire di casa e questa sofferenza le impedisce di svolgere le normali attività quotidiane, un confronto con uno psicologo potrebbe aiutarla a elaborare sia il lutto sia il senso di colpa.

Vorrei lasciarle una domanda: se potesse guardare a questi 18 anni non attraverso l'ultimo istante della sua vita, ma attraverso tutto il tempo che avete condiviso, le cure che gli ha dedicato e l'amore che gli ha dato, che cosa le piacerebbe che restasse del vostro legame?

Non si tratta di dimenticare ciò che è successo, ma di fare in modo che quel momento, per quanto doloroso, non finisca per cancellare tutto il resto.

Un caro saluto.
dott.ssa Silvia Boniolo

Dott.ssa Silvia Boniolo

Dott.ssa Silvia Boniolo

Bolzano/Bozen

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Buongiorno Tiziana,

ho letto con attenzione il suo racconto e anche le numerose risposte che ha già ricevuto dai colleghi, alle quali desidero aggiungere qualche considerazione, soprattutto sul rapporto tra il dolore della perdita, il senso di colpa e le immagini dell'accaduto che continuano a tormentarla.

Diciotto anni trascorsi insieme al proprio cane rappresentano una parte importante della propria vita affettiva. Non si perde soltanto un animale, ma un compagno di quotidianità, una presenza familiare, un legame costruito attraverso migliaia di piccoli gesti, attenzioni e abitudini condivise. Nel suo caso, inoltre, al dolore del lutto si aggiunge la dimensione traumatica di una morte improvvisa e violenta, profondamente diversa da quella che, forse, aveva immaginato considerando l'età avanzata e la malattia del suo cagnolino.

Come hanno già osservato alcuni colleghi, mi sembra particolarmente importante soffermarsi sul pensiero che ritorna continuamente nel suo racconto, ovvero «avrei potuto controllare, avrei potuto impedirlo».

Dopo un evento traumatico, la mente tende spesso a ripercorrere ossessivamente gli istanti precedenti, cercando un dettaglio, una decisione o un comportamento che avrebbe potuto modificare l'esito. È un tentativo comprensibile di recuperare, almeno mentalmente, un controllo che in quel momento è venuto drammaticamente meno.

Ma esiste una differenza sostanziale tra riconoscere, con il senno di poi, che una diversa concatenazione di eventi avrebbe potuto evitare l'incidente e concludere di esserne personalmente responsabili.

Lei aveva riconosciuto il pericolo e predisposto delle protezioni. Non poteva sapere che sarebbero state rimosse e che proprio in quei pochi minuti il suo cane, ormai compromesso dalla demenza, si sarebbe avvicinato a quel punto del balcone. La possibilità teorica di prevenire un evento, ricostruita dopo che è accaduto, non equivale alla possibilità concreta di prevederlo in quel momento.

Vorrei poi richiamare la sua attenzione su un altro aspetto, forse ancora più importante dal punto di vista clinico.

Lei racconta di non riuscire a liberarsi dell'immagine del ritrovamento, di non uscire più di casa, di avere perso energia e interesse per i progetti che aveva in mente. Queste manifestazioni, a una sola settimana dall'accaduto, non consentono certamente di formulare una diagnosi psichiatrica, ma suggeriscono che alla reazione di lutto possa essersi sovrapposta una risposta acuta allo stress traumatico.

Quando un'esperienza è particolarmente sconvolgente, alcuni suoi dettagli percettivi possono continuare a ripresentarsi involontariamente alla coscienza, accompagnati da emozioni molto intense. È come se una parte della mente continuasse a tornare su quel momento, mentre un'altra cercasse disperatamente di evitarlo.

In questi casi, tentare di cancellare forzatamente le immagini o di imporsi di non pensarci può risultare controproducente. Può essere invece utile imparare gradualmente a riconoscerle come ricordi dolorosi di qualcosa che è già accaduto, senza doverli ogni volta rivivere o analizzare alla ricerca di una responsabilità.

Condivido inoltre il suggerimento dei colleghi di non pretendere da sé stessa una ripresa immediata. Il lutto non è una prova di forza e non esiste un tempo prestabilito entro il quale si debba tornare a stare bene. Tuttavia, è altrettanto importante non lasciare che il dolore determini un progressivo isolamento. Anche mantenere piccoli gesti quotidiani, uscire per una breve passeggiata, incontrare una persona cara o dedicare qualche minuto a un'attività abituale può aiutare a recuperare lentamente un senso di continuità con la propria vita.

Se le immagini intrusive, il senso di colpa e il ritiro dovessero persistere o continuare a compromettere significativamente la quotidianità, le suggerirei una valutazione psicologica o psicoterapeutica orientata anche alla componente traumatica. In presenza di sintomi post-traumatici clinicamente significativi, interventi specifici, tra cui la psicoterapia focalizzata sul trauma e l'EMDR, possono rappresentare opzioni utili, da valutare in base al quadro individuale.

Vorrei infine lasciarle una riflessione. In questo momento sembra che tutta la storia con il suo cagnolino sia stata improvvisamente occupata dall'immagine della sua morte. Eppure quella relazione è stata infinitamente più grande di quell'ultimo episodio.

Il modo in cui è morto non definisce il modo in cui ha vissuto, né cancella ciò che lei ha rappresentato per lui durante diciotto anni.

L'obiettivo non sarà dimenticare quanto accaduto, né convincersi che non sia stato terribile, ma riuscire gradualmente a fare spazio anche agli altri ricordi, affinché l'ultimo istante non diventi l'unica immagine attraverso la quale ricordarlo.

Mi auguro che, con il tempo e con il sostegno necessario, possa ritrovare la possibilità di pensare al suo cagnolino non soltanto con il dolore di averlo perduto, ma anche con la tenerezza e la gratitudine per la lunga vita che avete condiviso.

Cordiali saluti,
Federico Baranzini
Psichiatra e Psicoterapeuta a Milano

Ciao, mi dispiace molto per quello che ti è successo. Dalle tue parole emerge tutto l'amore che hai avuto per il tuo cagnolino e quanto sia stato importante nella tua vita.

Perdere un animale con cui si è condiviso così tanto tempo è un'esperienza di lutto profonda. Nel tuo caso, poi, alla sofferenza della perdita si aggiunge la tragicità di quanto è accaduto, il senso di colpa e soprattutto quell'immagine che continua a tornarti alla mente e che sembra rendere ancora più difficile elaborare l'accaduto.

Vorrei soffermarmi proprio sul senso di responsabilità che ti stai attribuendo. Quando accade qualcosa di così improvviso e doloroso, è frequente ripercorrere mentalmente gli avvenimenti, cercando di individuare cosa avremmo potuto fare diversamente. La mente cerca una spiegazione e, talvolta, si aggrappa all'idea che avremmo potuto impedire ciò che è successo. Ma sapere oggi come sono andate le cose non significa che avresti potuto prevederle o controllarle tutte.

Hai fatto tanto per prenderti cura di lui, lo hai accompagnato fino a 18 anni e hai cercato di proteggerlo anche attraverso delle precauzioni concrete. Questo fa parte della vostra storia insieme e non dovrebbe essere cancellato da un evento tragico.

Inoltre, vorrei dirti che non devi pretendere da te stessa di reagire subito, di riprendere i tuoi progetti o di tornare alla quotidianità come se nulla fosse successo. In questo momento stai attraversando un lutto e hai bisogno di tempo per dare spazio a quello che senti.

Se però l'immagine della caduta continua a ripresentarsi in modo intrusivo e ti impedisce di riprendere le tue attività, potrebbe essere importante parlarne con uno psicologo, per trovare uno spazio in cui elaborare non soltanto la perdita, ma anche la componente traumatica di quanto hai vissuto.

Vorrei lasciarti con una riflessione: la vostra storia non coincide con quel momento terribile. È fatta di 18 anni di presenza, affetto, cura e vita condivisa. Cerca, quando sarà possibile, di non lasciare che l'ultima immagine prenda il posto di tutte le altre.

Un caro saluto

Dott.ssa Marika Mariani

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