Non riesco ad accettare la morte di mio padre

Claudia

Ho perso il mio papà due mesi fa, dopo nemmeno sei settimane di malattia. Malattia che gli è stata diagnosticata quasi per caso e annunciata come se fosse una semplice unghia incarnita; io ero lì con lui e ho visto con i miei occhi il trasformarsi di quell'uomo forte e gigante in un bambino impaurito ma dignitoso che ha chiesto con un filo di voce quanto gli rimaneva da vivere. Abbiamo tenuto questo segreto (per sua volontà) solo per noi, fino a quando la malattia non ha iniziato a segnarlo e mia madre ha capito tutto. Lui voleva solo proteggerla, non voleva darle questo dolore.
Mio papà aveva, ha, 59 anni. Una vita di lavoro, di fatica, di sacrificio, solo per creare un futuro migliore a me, sua unica bambina ormai di 34 anni. Ma per lui sempre la sua bambina.
Quel dannato giorno gli ho promesso che avrei fatto ogni cosa per salvarlo e guardandolo negli occhi gli ho assicurato che l'avrei fatto guarire: ho passato le successive cinque settimane a girare disperata per ogni ospedale, clinica, santone nel raggio di 700 km e mi sento in colpa per non aver mantenuto la promessa. Ma io ci credevo, io credevo di poterlo salvare.
Sono stata con lui fino all'ultimo respiro, all'ultimo battito, incredula. Ma non avrei mai voluto lasciarlo andare.
Mio papà è stato ed è il mio grande amore. Padre severo quando necessario, era anche il mio migliore amico, il mio confidente, il mio "compagno di misfatti", come ci piaceva dire quando facevamo scherzi a mia madre. Ha compreso la mia ribellione adolescenziale, ha assecondato le mie piccole pazzie, era presente sempre, anche da lontano. Era il mio più prezioso punto di riferimento.
Dopo aver passato il primo mese dalla sua morte nella totale negazione della cosa, come se il mio cervello non potesse nemmeno pensare a quello che fosse successo per non impazzire, mi ritrovo con una montagna crollata addosso. Non riesco più a fare nulla, se non ingozzarmi di cibo -credo- per riempire il vuoto. Mia madre è completamente crollata e faccio di tutto per non farmi vedere a piangere per darle un po' di forza.
Mi rendo conto della sciocchezza della cosa ma continuo a cercare un modo per far tornare in vita mio padre, come se esistesse una magia così potente da riportarmelo. Sono tormentata dal pensiero di quello che avrebbe desiderato fare in futuro (era appena andato in pensione) e che non potrà mai fare; tormentata dal pensiero di ciò che avevamo in programma di vedere insieme. Ma soprattutto tormentata dal pensiero che mio padre non ci sarà più nei momenti più importanti sia belli che brutti della mia vita.
Mi sento come se mi avessero tagliato una gamba, come se avessi una voragine di vuoto al centro dello sterno e io, sinceramente, non riesco più a fare nulla.
Credo di essere stata molto prolissa, perdonatemi. Ma non so più come gestire il dolore.

7 risposte degli esperti per questa domanda

Salve Claudia, condoglianze vivissime, mi dispiace molto per la situazione e comprendo la sofferenza generata da tutta questa situazione.

Ritengo che sia fondamentale per lei intraprendere un percorso psicologico al fine di elaborare il lutto e cercare di capire l'immagine e le convinzioni negative su di sè associate alla perdita. E soprattutto, cogliere quale aspetto per lei indispensabile è venuto a mancare in concomitanza della scomparsa di suo papà

Ritengo che un percorso combinato cognitivo-comportamentale ed EMDR possa esserle utile per trovare strategie utili per elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi alla situazione e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.

Resto a disposizione, anche online, per qualsiasi esigenza.

Cordialmente, dott FDL

Gentile Claudia,

dalla sua descrizione e già nelle prime righe si percepisce subito il suo senso di vuoto, la sua frustrazione e l'impotenza importante che ha provato e sta tutt'ora vivendo.

Si intravede una giovane donna e figlia. Donna perchè conosce come dovrebbe andare la vita dopo un importante lutto, figlia perchè sembra essere molto giovane e una perdita così importante non è facile da rielaborare.

Un papà che è stato ed è per lei il suo faro in una notte buia ma anche il sole nei momenti di allegria.

Ha descritto in modo molto introspettivo ed emotivo il vostro rapporto, seppure sono certa ci sia ancora tanto d'altro. Penso proprio che il vostro rapporto fosse fondante per lei e per la sua identità. Aspetto forse su cui anche riflettere per non dimenticare il vostro vissuto e amore ma per cercare pian piano e secondo le sue tempistiche una riformulazione meno faticosa e maggiormente rivolta ai bei momenti passati insieme.

Come anche lei ha scritto, il lutto per essere superato richiede delle fasi e dei tempi. Non è però sempre automatico e nemmeno semplice soprattutto quando c'è un legame così forte.

Le consiglio di valutare un percorso di psicoterapia individuale per osservare da una nuova prospettiva, in un luogo protetto e senza giudizio il vostro legame, cosa ha rappresentato per lei questo Papà, cosa le manca di lui, come provare a tenerlo sempre con sè nel pezzetto di cuore rivolto alla memoria e ai ricordi ma anche come tornare anche lei a vivere la vita, a mostrare al papà che lei quando sorride lo ricorda e vorrebbe poterlo riavere tra le sue braccia. Qui non solo potrebbe essere aiutata in una riformulazione di questa sofferenza ma anche supportata nel ritrovare le sue risorse personali e accolta/ascoltata per questo evento di vita traumatico.

Resto disponibile per informazioni, richieste aggiuntive, eventuale consulenza o se volesse rispondere in privato alle domande poste.

Condoglianze per un evento così importante e triste.

Cordialmente

Dott.ssa Federica Ciocca

Psicologa e psicoterapeuta

Ricevo a Torino, provincia  e online

Gentile Claudia
mi dispiace che stia vivendo un dolore così grande, diventare orfana di un padre è una sofferenza molto intensa che ha bisogno di molta pazienza e di grande forza di animo per una pacifica risoluzione. La fase di negazione che lei ha ben descritto è una normale fase dell'elaborazione del lutto, è la prima delle 5 fasi e serve proprio a proteggere la mente che non riesce ad elaborare un dolore troppo grande che altrimenti la devasterebbe. Ora è appena entrata nella seconda fase connotata da rabbia e disperazione è una fase più difficile da gestire in quanto il dolore è intenso, ma la nota positiva è che ne ha fatto spontaneamente accesso, il che vuol dire che per quanto il dolore appare totalizzante la sua mente ha ritenuto che sia pronta ad affrontarlo. Le comunico questo per tranquillizzarla sul fatto che ciò che sta esperendo è normale, non sta impazzendo ma sta affrontando uno dei eventi più traumatici dell'esistenza. La forza con la quale sola, condividendo un segreto così gravoso, ha affrontato le prime cinque settimane di malattia e il proseguo, raccontano che Lei possiede una gran forza d'animo e ha ottime risorse che le ritorneranno utili nel processo di elaborazione del lutto. Il lutto non è una malattia ma un evento della vita estremamente doloroso che va rispettato nei suoi tempi, anche se, quando si sta male si vorrebbe far sparire la sofferenza immediatamente, occorre invece imparare a starci, rispettare il nostro dolore. É un percorso lungo dove però non ci sarà solo una totale sofferenza fissa ad un intensità assordante, ma sarà più come stare su una montagna russa con picchi di dolore (dove farebbe molto bene se riuscisse ad esternarlo, ad accoglierlo e a piangere) alternati a momenti di quiete dove potrà concedersi il diritto di respirare e di viverli a pieno. Piano piano affrontando questo andare e venire affronterà il processo di risoluzione, alla fine del quale potrà integrare questo evento luttuoso nella sua vita personale, potrà concedersi di ricordare suo padre senza esserne straziata e suo padre le avrà donato il suo ultimo grande insegnamento.


É un percorso doloroso e se ritiene che sia troppo gravoso per Lei affrontarlo da sola può contattarmi quando crede.
Ricevo anche on line

Saluti la Dottoressa Alice Maggini

Cara Claudia le sono vicina con il grande dolore che sta provando.

Lo so che le parole possono sembrare inutili, ma io provo ugualmente.

Gli studiosi ci dicono che una perdita affettivamente importante richiede del tempo per essere elaborata.

Elaborarla non significherà che lei non proverà nostalgia, tenerezza e dolore ripensando al suo papà, ma che non ne sarà devastata.

Di solito la prima fase corrisponde ad una forma di incredulità e rifiuto dell'evento.

Successivamente si farà in modo di fare le stesse cose della persona, si conserveranno gli oggetti, le idee ecc in modo da tenere giustamente legata a noi la sua immagine.

Successivamente e lentamente lei vedrà che il dolore diminuirà e riuscirà a circoscriverlo in una parte del suo cuore, nella quale il suo papà sarà sempre presente in lei, ma come aiuto per lei.

Vorrei che queste parole la aiutassero a considerare che il tempo è un grande alleato nella gestione del dolore.

Solo se ritiene di essere in grande difficoltà può richiedere un sostegno per lei.

Un augurio

Giordana Milani

Gentile Claudia, che grande dolore perdere un papà così caro, ma, superfluo dirlo, lui vorrebbe per te la vita, non sofferenza continua. Puoi cercare sostegno psicoterapeutico per la tua difficile elaborazione del lutto, e nel farlo potresti capire tante dinamiche anche attuali, come il tuo proteggere tua mamma....cosa non necessaria, anche se ai tuoi occhi è fragile!

Un percorso potrebbe sicuramente essere prezioso e darti nuove consapevolezze, oltre che sostenerti nella tua vita futura che ti vedrà vivere come donna, con il tuo amato papà nel cuore, con tutto l'amore che siete stati capaci di donarvi, ma anche con tanti sorrisi che la vita futura di certo ti riserva!!!!

 

Gentile Claudia,

ha parlato del suo papà con dolcezza e la frase “il mio grande amore” credo sintetizzi l'essenza del Vostro rapporto e l’entità della perdita che si trova a dover affrontare. Il distacco da una persona così importante è comprensibile sia doloroso, difficile, totalizzante.

Riuscire ad accettare e gestire le emozioni che prova, la sofferenza, la solitudine, il senso di colpa, lo smarrimento, la paura del domani, è prioritario.

Ha sicuramente dentro di sé tutte le risorse necessarie per trovare un nuovo equilibrio, ma se ora sente di aver bisogno di aiuto, di essere in difficoltà, non resti troppo nella sofferenza, si rivolga per un supporto così da affrontare al meglio questo passaggio delicato.

Cordialmente,

Dr.ssa Filomena Soldano

Ricevo a Noviglio (MI), a Gessate (MI) e online

Innanzitutto mi spiace immensamente della sua perdita. Il dolore per la perdita dì una persona amata può essere talmente forte da essere totalmente insopportabile. Sentiamo dì non poter vivere senza la persona amata, tutto intorno sembra perdere dì significato e si fatica a trovare una ragione per sopravvivere. All'inizio il meccanismo dì difesa della negazione l'ha protetta da un dolore ingestibile, inaccettabile, devastante. Soprattutto quando la perdita è abbastanza improvvisa e relativa a una persona abbastanza giovane è l'ancora più difficile da accettare. Ora è arrivata la fase del dolore vero, della disperazione. Si autorizzi a vivere questi sentimenti per quanto doloroso, non si faccia eccessivo carico del benessere dì sua madre, non finga ma viva i il dolore perché è e purtroppo qualcosa che va vissuto per riuscire poi col tempo a elaborarlo. Pian piano il dolore resta ma diventa più tollerabile è gestibile, si faranno spazio i ricordi positivi e suo padre continuerà a vivere nei suoi ricordi e nel suo cuore. Se il tempo passa e il dolore non accenna a diminuire si faccia aiutare da uno psicologo nel processo dì elaborazione del lutto perché non rischi dì trasformarsi in depressione.

Dr.ssa Parolini