Relazione complicata

dafne

Buongiorno a tutti. Vi scrivo perché sento di stare molto male dentro la mia relazione e credo di avere bisogno di aiuto per capire come uscirne o viverla in modo più sano. Ho 25 anni e il mio ragazzo 18. All’inizio della relazione lui era molto presente: parole dolci, attenzioni continue, regali, paura di perdermi, mi cercava sempre dopo i litigi e mi faceva sentire molto amata, lui forse a causa della sua età è molto geloso direi quasi ossessivo, è stata una relazione di alti e bassi continui, ma nonostante questo lo vedevo Comunque molto preso da me e si percepiva il fatto che ci tenesse a noi e alla nostra relazione. Negli ultimi due mesi circa però è cambiato molto nei modi. Lo sento più distante, più freddo e ogni discussione per lui diventa subito “è finita”, “lasciamoci”, “non cercarmi più”. Il problema è che mentre nei primi mesi non faceva passare neanche due ore prima di riscrivermi e chiarire , adesso non mi cerca più, devo essere praticamente sempre io a fare il primo passo e questa cosa mi sta pesando tantissimo. Dice che sono pesante, che non mi sopporta più e che mi odia, lo dice quando abbiamo qualche problema e cerco di parlarne. Mi sento sempre sbagliata, come se qualsiasi cosa faccio o dico possa portarlo a lasciarmi. Vivo in allerta continua, controllo ogni piccolo cambiamento e faccio fatica a stare tranquilla anche quando apparentemente va bene. In più mi sento molto dipendente emotivamente da questa relazione, quando sparisce sento il bisogno di ricercarlo dopo qualche ora come se fossi in “astinenza” da quella persona e sto malissimo. Il fatto è che litighiamo, lui dice sempre è finita, sparisce, lo ricerco io e per lui torna subito tutto normale, non vuole mai parlare della discussione , fa finta di niente e basta. Poi è come se volesse farmela pagare di qualcosa, ad esempio ieri mi ha detto “io voglio stare con te, ma tu devi cambiare” , mi fa sentire come se fossi sempre io quella sbagliata. Poi ultimamente ho notato che anche se ha altri problemi quindi in famiglia a lavoro, scarica sempre tutte le frustrazioni verso di me. Non capisco perché non mi lascia se non mi sopporta più come dice. Vorrei capire meglio perché vivo tutto con così tanta ansia e perché faccio così fatica ad allontanarmi anche se sento che questa situazione mi sta consumando emotivamente.

17 risposte degli esperti per questa domanda

Buon pomeriggio Dafne, da ciò che descrive sembra emergere una dinamica relazionale caratterizzata da fasi collusive che fanno soffrire, sentendosi delle volte responsabile del malessere nella relazione e mettersi in discussione. Questo tipo di schema può generare dipendenza emotiva, perpetuato nel tempo per via di un ciclo di rinforzo intermittente. 

Il lavoro psicologico potrebbe operare su cosa la lega a questa dinamica, rafforzare le sue risorse per uscire da questo ciclo poco salutare e riacquistare la lucidità necessaria per fare nuove scelte future.

Se ciò le risuona, possiamo approfondire in un incontro online, può contattarmi direttamente qui in piattaforma o telefonicamente.

Le auguro il meglio.

Dott.ssa Ursula Fortunato

 

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Ciao Dafne,
Il primo passo è chiederti cosa desideri davvero da una relazione e come vuoi sentirti accanto a qualcuno. Da quello che racconti, sei dentro una dinamica ad elastico, fatta di avvicinamenti e rotture senza un vero confronto, che crea ansia e ti porta a rincorrerlo.

Questa situazione nel tempo ti fa sentire sbagliata e consumata, mentre una relazione sana dovrebbe basarsi su rispetto e dialogo.

Per uscirne è importante iniziare a non alimentare questo meccanismo, evitando di inseguirlo ogni volta e iniziando a mettere dei limiti su ciò che per te è accettabile.

Se senti che da sola è difficile, un supporto psicologico può aiutarti a capire meglio questa dipendenza emotiva e a ritrovare equilibrio. Se lo desideri, puoi contattarmi quando vuoi.

Un caro saluto

Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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Buongiorno Dafne. 

Non sei affatto sbagliata, e il malessere che provi è la naturale risposta del tuo organismo a una dinamica relazionale profondamente instabile. Dici che all'inizio lui era presente in modo totale: regali, attenzioni continue, paura di perdermi. Nelle relazioni che diventano disfunzionali, questa fase iniziale viene spesso chiamata love bombing (bombardamento d'amore). Serve a creare un legame rapidissimo e intensissimo, una sorta di "impronta chimica" nella tua mente. Tu ti sei innamorata di quell'inizio e dell'idea di un ragazzo che ti faceva sentire al centro del mondo. Negli ultimi due mesi, però, lo schema è cambiato radicalmente. La sua gelosia, che prima appariva quasi come una prova d'amore legata ai suoi 18 anni, ha svelato la sua vera natura: bisogno di controllo. Ora che la relazione è avviata, lui non ha più bisogno di conquistarti, ma usa la distanza, il silenzio punitivo e le minacce di abbandono ("è finita", "lasciamoci") come strumenti di potere per farti sentire insicura e spingerti a fare sempre il primo passo. Usi una parola perfetta: astinenza. Nella psicologia comportamentale si sa che il modo più potente per rendere un individuo dipendente da qualcosa non è dargli un premio costante, ma darglielo in modo intermittente e imprevedibile. Quando voi litigate, lui sparisce e ti insulta ("ti odio", "sei pesante"), la tua mente entra in uno stato di panico da abbandono che fa impennare i livelli di cortisolo (l'ormone dello stress). Quando non ce la fai più, lo ricerchi, lui "fa finta di niente" e tutto torna normale, il tuo cervello riceve una scarica immediata di dopamina. Questo sbalzo continuo tra il terrore di perderlo e il sollievo del ricongiungimento crea una vera e propria dipendenza biochimica, simile a quella da sostanze. Ecco perché hai l'ansia anche quando le cose vanno bene: la tua mente sa che la prossima "crisi" è dietro l'angolo e vive in uno stato di iper-vigilanza. Il fatto che lui ti dica "io voglio stare con te, ma tu devi cambiare" o che scarichi su di te le sue frustrazioni familiari o lavorative risponde a un meccanismo di proiezione. Avendo 18 anni, probabilmente non possiede ancora gli strumenti emotivi per gestire lo stress della sua vita e le proprie insicurezze. Invece di guardarsi dentro, trova molto più facile e comodo individuare in te il "capro espiatorio" di tutto ciò che non va. Ti chiedi: "Perché non mi lascia se non mi sopporta?". Non ti lascia perché questa dinamica per lui è estremamente funzionale. Gli permette di avere una partner di 25 anni che si attiva per lui, che lo rincorre, che si assume la colpa di ogni litigio e che tollera i suoi sbalzi d'umore. Lui ha il controllo totale della relazione, e non ha alcun motivo per rinunciarvi. Hai 25 anni e sei nel pieno della tua giovinezza e della costruzione del tuo futuro. Meriti una relazione che sia un porto sicuro, un luogo di scambio maturo e di reciprocità, non una roulette russa emotiva in cui devi mendicare l'affetto di un ragazzo che usa il distacco per manipolarti.

Dato che questa situazione ti sta consumando, valuta seriamente la possibilità di fare qualche colloquio con un professionista per un percorso individuale: ti aiuterà a capire da dove nasce questa tua vulnerabilità all'abbandono e ti darà la forza per rimettere al centro l'unica persona di cui sei davvero responsabile: te stessa.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Cara Dafne,
da quello che racconta, sembra che la relazione sia entrata in una dinamica molto instabile, fatta di vicinanza intensa, minacce di rottura, allontanamenti e riavvicinamenti. Questo tipo di alternanza può creare una forte dipendenza emotiva, perché la mente resta continuamente in allerta nel tentativo di “recuperare” sicurezza e conferme.
 
Il problema non è solo cosa prova lui, ma il fatto che lei stia vivendo la relazione nella paura costante di essere lasciata, sentendosi responsabile di tutto ciò che non funziona. Frasi come “devi cambiare”, “non ti sopporto” o “è finita” dette ripetutamente durante i conflitti possono minare molto l’autostima e aumentare il bisogno di rincorrere l’altro.
 
Il fatto che lui non chiuda davvero la relazione non significa necessariamente che il rapporto sia sano o stabile. A volte alcune persone alternano vicinanza e distanza senza riuscire a gestire emotivamente i conflitti.
 
La domanda forse più importante è: questa relazione oggi le fa sentire amore e serenità oppure soprattutto ansia, paura e bisogno continuo di rassicurazione? Perché quando un rapporto consuma emotivamente più di quanto nutra, è importante fermarsi a riflettere sui propri limiti e bisogni, non solo su come evitare di perdere l’altro.
Un caro saluto,
 
dott.ssa Rossi Greta 

Dott.ssa Greta Rossi

Dott.ssa Greta Rossi

Padova

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Cara Dafne, ti ringrazio per aver condiviso il tuo vissuto con così tanta sincerità e lucidità. Leggendoti, si percepisce chiaramente il dolore e l'estenuante fatica che questa dinamica ti sta costando.

Prima di tutto, voglio dirti che non sei "sbagliata". È perfettamente comprensibile che tu ti senta in allerta, ansiosa e dipendente: il comportamento che descrivi del tuo ragazzo ha creato intorno a te un "campo minato".

Ciò che stai descrivendo è un ciclo di una relazione caratterizzata da un'instabilità emotiva, che innesca in te dei meccanismi di dipendenza affettiva molto forti:

La fase iniziale, dove lui era presente e attento, è stata un "investimento" emotivo. Ora, la sua freddezza alternata a momenti di normalità crea un meccanismo di dipendenza simile al gioco d'azzardo: il tuo cervello è costantemente in attesa del "premio" (il momento in cui torna gentile), e questo ti tiene agganciata.

Quando lui dice continuamente "è finita" o "lasciamoci" e poi sparisce, sta usando la minaccia di abbandono come strumento di controllo. Questo è estremamente destabilizzante: ti costringe a vivere in uno stato di "allerta continua" (ipervigilanza) per evitare l'abbandono, annullando di fatto la tua serenità.

Dicendoti che devi "cambiare" e che sei "pesante", lui sposta su di te tutto il peso del malessere. Poiché tu cerchi un chiarimento (che è una reazione sana e naturale al conflitto) lui la interpreta come una pressione. Di fatto, lui si rifiuta di prendersi la responsabilità della propria parte di crisi, lasciando a te l'onere di "riparare" ogni volta.

Ti chiedi perché, nonostante il dolore, tu non riesca a chiudere. Non è una questione di debolezza, ma di legame disfunzionale per i motivi che ti ho esposto prima.

Quando viviamo una relazione dove la vicinanza è minacciata, il nostro sistema nervoso va in tilt: cerchiamo ossessivamente il partner (l'astinenza di cui parli) non tanto perché la relazione sia appagante, ma perché il nostro sistema di attaccamento cerca di ripristinare il senso di sicurezza che è stato bruscamente interrotto.

Non lo fa perché ti odia, ma perché, probabilmente, non ha ancora gli strumenti (anche per la sua età e la sua maturità emotiva) per gestire le proprie frustrazioni e le proprie emozioni in modo adulto. Scaricare la rabbia su di te è il suo modo (disfunzionale) di gestire il proprio disagio.

Smetti di cercare il "chiarimento" laddove non c'è apertura. Se lui fa finta di niente dopo una lite, sta mettendo in atto un comportamento evitante. Continuare a chiedere di parlare con una persona che non vuole ascoltare ti espone solo a nuove ferite. Prova, per un momento, a smettere di rincorrerlo e osserva cosa succede dentro di te.

Recupera il tuo valore.Ti senti "sbagliata" perché lui ti rimanda costantemente un'immagine distorta di te. Inizia a chiederti: "Chi ero io prima di questa relazione?". La tua dignità e la tua serenità non possono dipendere dalla sua approvazione o dai suoi sbalzi d'umore.

L'ansia è un segnale, non un difetto. La tua ansia non è un problema da eliminare, è un messaggio: il tuo corpo ti sta dicendo che la situazione in cui sei non è sicura. Ascoltala.

Cara, sei in una fase della vita preziosa e hai tutto il diritto di vivere un amore che ti dia pace e non angoscia. La domanda che vorrei lasciarti per riflettere, in tutta calma, è questa: se tu fossi un'amica cara che ti racconta esattamente la stessa storia, cosa le diresti?

Cosa senti che ti impedisce, in questo momento, di iniziare a guardare a una vita senza questo costante stato di allerta?

Dott.ssa Micol Loppo

Dott.ssa Micol Loppo

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Ciao è una situazione complicata. Penso che sia indispensabile una terapia di coppia per chiarire la situazione

Dott. Antonio Malena

Dott. Antonio Malena

Roma

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Gentilissima, da quello che racconti, sembra che tu stia vivendo una relazione che ti porta in uno stato di forte instabilità emotiva. La cosa che colpisce di più non è tanto il litigio in sé, ma il fatto che tu viva costantemente nella paura di perdere l’altro, sentendoti responsabile del suo allontanamento e cercando continuamente di recuperare il legame per calmare l’ansia che provi.

Quando una relazione alterna momenti di intensa vicinanza a improvvisi distacchi, freddezza o minacce di rottura, è molto comune sviluppare una forma di dipendenza emotiva: il partner diventa contemporaneamente la fonte del dolore e l’unico modo per alleviarlo. Per questo descrivi la sensazione di “astinenza” quando lui sparisce. Inoltre il fatto che lui ti dica spesso che devi cambiare rischia di portarti a concentrare tutta l’attenzione su ciò che non va in te, mentre una relazione sana dovrebbe permettere a entrambi di sentirsi ascoltati e sicuri, anche durante i conflitti.

Credo che potrebbe esserti molto utile uno spazio psicologico tuo, non tanto per capire “come non perderlo”, ma per comprendere perché questa relazione abbia assunto un peso così totalizzante e perché l’allontanamento dell’altro attivi in te una sofferenza così intensa. Lavorare su questo può aiutarti a recuperare stabilità emotiva e a capire con maggiore lucidità cosa desideri davvero da un legame. Ti auguro il meglio. Cordialmente D.ssa Catalina Croitoru

Dott.ssa Catalina Croitoru

Dott.ssa Catalina Croitoru

Roma

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Da quello che racconti, sembra che nella vostra relazione si sia creato un meccanismo molto faticoso: lui si allontana, si raffredda o dice “è finita”, e tu entri immediatamente in uno stato di forte ansia che ti porta a cercarlo per ristabilire il contatto e sentirti di nuovo tranquilla. Quando poi lui torna come se nulla fosse, il problema non viene davvero affrontato e il ciclo ricomincia da capo.

In un’ottica strategico-sistemica, più che cercare “il colpevole”, è importante osservare la dinamica che si è costruita tra voi. Più temi di perderlo, più cerchi rassicurazioni e chiarimenti; più lui percepisce questa pressione, più sembra prendere distanza, chiudersi o usare frasi molto forti come “non ti sopporto” o “devi cambiare”. Questo crea una relazione basata sull’instabilità emotiva, dove tu vivi costantemente in allerta e lui gestisce il conflitto attraverso l’allontanamento.

Quello che descrivi quando dici di sentirti “in astinenza” se sparisce è molto significativo. Non significa che sei debole, ma che probabilmente sei entrata in una forma di dipendenza emotiva alimentata proprio dall’alternanza continua tra vicinanza e rifiuto. I momenti in cui lui torna e sembra di nuovo presente diventano quasi un sollievo dopo tanta angoscia, e questo rende ancora più difficile prendere distanza dalla relazione anche quando stai male.

Inoltre, il fatto che lui scarichi su di te rabbia e frustrazioni, facendoti sentire spesso quella “sbagliata”, rischia di portarti lentamente a dubitare di te stessa e del tuo valore. Ma una relazione sana non dovrebbe farti vivere con la paura costante di dire o fare qualcosa che possa provocare l’abbandono dell’altro.

Forse oggi la domanda più utile non è “perché lui non mi lascia?”, ma “perché sto restando in una situazione che mi fa sentire così fragile e in ansia?”. E il fatto che tu riesca a riconoscere che questa relazione ti sta consumando emotivamente è già un primo passo molto importante di consapevolezza.

Dott.ssa Fabiana Lefevre

Dott.ssa Fabiana Lefevre

Roma

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Dafne,

innanzitutto vorrei ringraziarla per aver condiviso una situazione così dolorosa e, allo stesso tempo, farle i miei complimenti. Non è da tutti avere la lucidità e la capacità di autoanalisi che ha dimostrato lei: saper riconoscere e dare un nome a sensazioni come la "dipendenza", l’ "astinenza" o lo stato di "allerta continua" è un grandissimo punto di partenza. Questa sua consapevolezza è il primo, fondamentale passo per riprendere in mano la sua vita.

Quello che ci racconta somiglia molto a un ingranaggio doloroso che si ripete sempre allo stesso modo. All’inizio c’era una fase intensa, quasi da film, ma col tempo le cose sono cambiate. Ora vi trovate dentro a un circolo vizioso: nasce un problema, lui minaccia di chiudere e sparisce, in lei scatta un’ansia fortissima che la spinge a rincorrerlo per paura di perderlo, e quando vi riavvicinate si fa finta di nulla, lasciando però a lei il peso di essere "quella sbagliata".

Il problema è che, finché continuerà a rincorrerlo, questo meccanismo continuerà a girare a vuoto. Più lei si sforza di non sbagliare, più lui troverà comunque un pretesto per colpevolizzarla o per scaricare su di lei le sue frustrazioni (magari legate alla famiglia o al lavoro). È una dinamica che, purtroppo, dopo un po’ diventa la "normalità" della coppia, una routine che non soddisfa nessuno dei due e che a lei sta togliendo tutte le energie, facendole credere di non valere abbastanza. Lei giustamente si chiede perché fa così fatica ad allontanarsi e perché lui non la lasci. Quando sentiamo quel bisogno viscerale di ricercare l’altro, quasi come un’astinenza, è perché si è creata una forte dipendenza emotiva. Dietro questa fatica ci possono essere infinite motivazioni profonde, paure o vecchi vissuti personali, che meriterebbero di essere guardati da vicino e compresi. La buona notizia è che lei ha già fatto il primo passo accendendo la luce su questa situazione. Ma per passare dalla consapevolezza al cambiamento vero e proprio, serve un piccolo atto di coraggio verso se stessa. Per questo motivo, le suggerisco calorosamente di valutare un percorso psicologico, uno spazio totalmente dedicato a lei. Lavorare insieme a un professionista la aiuterà a gestire l’ansia di quei momenti di distacco, a smettere di sentirsi costantemente colpevole e a ritrovare la forza e il valore che merita. Ha 25 anni e ha tutto il diritto di vivere una relazione che la faccia sentire al sicuro, non in costante pericolo.

Le mando un caro augurio, restando a disposizione se ne avesse bisogno.

cordiali saluti,

Dott.ssa Calvani Giorgia

Dott.ssa Giorgia Calvani

Dott.ssa Giorgia Calvani

Roma

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Ciao, grazie per aver condiviso tutto questo, immagino quanto possa essere faticoso vivere una relazione sentendoti costantemente in ansia e con la paura di perdere l’altra persona. Da quello che racconti sembra che negli ultimi mesi si sia creata una dinamica molto dolorosa per te: momenti di vicinanza alternati a distacco, minacce di lasciarti, silenzi e riavvicinamenti senza mai affrontare davvero quello che succede tra voi. È comprensibile che questo ti faccia vivere in uno stato di allerta continua.

Mi colpisce anche quanto tu stia mettendo in discussione te stessa e quanto ti senta responsabile del benessere della relazione. Quando una persona che amiamo alterna presenza e rifiuto, è facile sviluppare una forte dipendenza emotiva e sentire quasi “astinenza” quando si allontana. Non significa che tu sia sbagliata o “troppo pesante”, ma che probabilmente questa relazione sta toccando parti molto profonde del tuo bisogno di sicurezza e conferma.

Allo stesso tempo, è importante chiederti come ti senti dentro questa relazione al di là della paura di perderlo: ti senti ascoltata, accolta, rispettata nei tuoi bisogni emotivi? Una relazione sana dovrebbe permettere di parlare dei conflitti senza vivere continuamente nella paura dell’abbandono.

Il fatto che lui dica spesso “è finita”, che ti faccia sentire responsabile di tutto e che scarichi su di te le sue frustrazioni può diventare emotivamente molto destabilizzante, soprattutto se poi i problemi non vengono mai realmente affrontati.

Credo che in questo momento il punto centrale non sia capire perché lui non ti lasci, ma capire perché tu stia rimanendo in una situazione che ti fa stare così male e che cosa ti tenga così legata nonostante la sofferenza. Su questo potrebbe essere molto utile iniziare uno spazio psicologico in cui lavorare sulla tua ansia relazionale, sulla paura dell’abbandono e sulla dipendenza emotiva, così da ritrovare maggiore lucidità e stabilità emotiva, indipendentemente da come andrà questa relazione.

Non sei sola in quello che provi, e il fatto che tu abbia trovato il coraggio di parlarne è già un passo importante.

 

Dr.ssa Iolanda Musella

Dott.ssa Iolanda Musella

Dott.ssa Iolanda Musella

Monza e della Brianza

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Buongiorno,

da quanto descrive sembra una relazione caratterizzata da forte instabilità, con alternanza tra vicinanza e rifiuto e uso ripetuto di minacce di chiusura. Questo tipo di dinamica può generare ansia intensa e una forma di dipendenza emotiva, con bisogno di ricercare l’altro per ridurre il disagio.

Le sue reazioni (allerta, “astinenza”, paura di perderlo) non indicano debolezza, ma un legame che sta diventando emotivamente disorganizzante.

In questo momento sarebbe importante che lei lavorasse su confini più chiari e su un supporto psicologico individuale per comprendere e ridurre la dipendenza affettiva. Un cambiamento reale nella relazione è possibile solo se entrambi siete disponibili a interrompere questo ciclo.

Resto a disposizione.

Dott.ssa Fioldisa

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

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Buongiorno Dafne,

 

l’ansia che prova, la fatica ad allontanarsi dal partner, il vivere in allerta continua, controllare ogni piccolo cambiamento del partner, il sentire il bisogno di ricercarlo dopo qualche ora quando sparisce, come se fosse in “astinenza” da quella persona, sono tutti segnali di una dipendenza affettiva.

La dipendenza affettiva è un attaccamento relazionale che crea una sofferenza atroce nella persona che sente di non poter esistere se non attraverso la presenza di un altro.

La dipendenza non è causata dall’altro, perché l’origine è nell’infanzia. Per trovare le cause occorre indagare le relazioni all’interno della famiglia di origine.

Da soli è difficile uscirne, quindi ti consiglio di iniziare un percorso psicologico con uno specialista esperto di dipendenza affettiva.

Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento.

Cordiali saluti.

 

Dott.ssa Samanta Buonocore

Dott.ssa Samanta Buonocore

Dott.ssa Samanta Buonocore

Bologna

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Cara Dafne,

quello che stai vivendo non è “dramma da coppia giovane”, non è gelosia normale, non è un po’ di instabilità dovuta all’età. È una relazione in cui tu ti stai consumando mentre lui usa la minaccia dell’abbandono come unico modo per gestire qualsiasi emozione. E quando una persona vive così, l’altra finisce per sentirsi sempre in colpa, sempre sbagliata, sempre in allerta, come se bastasse un respiro fuori posto per perdere tutto.

All’inizio lui era presente, dolce, attento, quasi dipendente da te. Ma quella non era stabilità: era idealizzazione. Ti ha messa su un piedistallo perché aveva bisogno di sentirti “sua”, non perché fosse pronto a costruire una relazione. E quando l’idealizzazione crolla, arrivano esattamente i comportamenti che descrivi: freddezza, distacco, frasi violente dette per ferire, sparizioni improvvise, ritorni come se nulla fosse, zero responsabilità emotiva.

Il punto è che lui non regge il conflitto. Ogni discussione diventa “è finita” perché non ha gli strumenti per restare dentro un’emozione scomoda. E quando tu provi a parlarne, lui ti attacca, ti svaluta, ti dice che sei pesante, che ti odia, che devi cambiare. Non è amore. È un modo immaturo e aggressivo di proteggersi dalla paura di non essere all’altezza. E tu, che sei più grande, più emotivamente strutturata, finisci per fare da contenitore a tutto questo.

La tua ansia non nasce da lui. Nasce dal fatto che vivi in un sistema instabile, dove non sai mai cosa aspettarti, dove l’amore arriva a ondate e la minaccia dell’abbandono arriva ogni volta che provi a parlare. È normale che tu ti senta in “astinenza” quando sparisce: il tuo corpo si è abituato a vivere di picchi emotivi, di montagne russe, di paura e sollievo. Non è dipendenza affettiva perché sei fragile: è dipendenza affettiva perché la relazione è costruita così.

E la cosa più dolorosa è che lui ti fa credere che sei tu il problema. Che sei tu a dover cambiare, che sei tu a rovinare tutto, che sei tu a essere pesante. Ma una relazione sana non ti fa vivere con il fiato corto. Non ti fa controllare ogni parola. Non ti fa sentire sbagliata per il solo fatto di avere bisogni. Non ti fa chiedere perché non riesci ad andartene: ti fa chiedere perché resti.

Tu non sei sbagliata. Sei stanca. Sei ferita. Sei intrappolata in un meccanismo che ti toglie sicurezza invece di darti radici. E la domanda che ti stai facendo:“perché faccio così fatica ad allontanarmi?”, ha una risposta semplice e dolorosa: perché lui ti dà solo abbastanza amore da farti restare, ma mai abbastanza stabilità da farti sentire al sicuro.

Se vuoi, posso aiutarti a capire come iniziare a uscire da questo ciclo senza sentirti in colpa, e come ritrovare un senso di solidità dentro di te prima ancora di prendere una decisione definitiva.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo anche Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Gentile utente,

da quello che racconta, mi sembra che oggi la sua sofferenza non derivi solo dai litigi o dalla paura di una rottura, ma soprattutto dall'incertezza continua che vive dentro questa relazione.

Lei descrive un andamento che sembra ripetersi: nasce un problema, il suo ragazzo dice che è finita, si allontana, lei lo cerca, lui torna e tutto riprende come se nulla fosse accaduto. Il punto è che la discussione non viene realmente affrontata e risolta, per cui la tensione sembra accumularsi e ripresentarsi poco dopo.

Mi colpisce una frase che ha scritto: "quando sparisce sento il bisogno di ricercarlo dopo qualche ora come se fossi in astinenza". Questo fa pensare che il problema non sia soltanto il comportamento del suo ragazzo, ma anche l'effetto che questo comportamento produce su di lei.

Più teme di perderlo, più sembra monitorare ogni segnale di distanza. Più lui si allontana, più sente il bisogno di riavvicinarsi. E più si riavvicina per ridurre l'ansia, più rischia di ritrovarsi intrappolata nello stesso schema.

È un po' come se la relazione fosse diventata una fisarmonica: lui si allontana, lei cerca di accorciare la distanza, lui torna, l'ansia si abbassa per un momento, e poi tutto ricomincia. In questo modo, però, la sua serenità finisce per dipendere continuamente dai movimenti dell'altro.

Un altro aspetto che emerge è che, leggendo il suo racconto, sembra che il focus sia sempre più su ciò che lui pensa di lei: se la sopporta, se la ama, se la lascerà, se è lei quella sbagliata. Mentre passa in secondo piano una domanda altrettanto importante: come sta lei dentro questa relazione?

Perché una relazione può attraversare momenti difficili, ma vivere costantemente in allerta, con la sensazione di dover misurare ogni parola per paura di essere lasciati, è qualcosa che merita attenzione.

Forse, più che cercare di capire perché lui non la lasci o perché si comporti in questo modo, potrebbe essere utile iniziare a chiedersi cosa la tenga così legata a una relazione che lei stessa descrive come molto faticosa e consumante.

Un caro saluto.

Dott. Vincenzo Capretto

Dott. Vincenzo Capretto

Roma

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Carissima Dafne, è evidente da ciò che racconti che stai vivendo una relazione tossica. Questo ragazzo ha una grande immaturità emotiva, e per questo motivo non vuole parlare di ciò che accade tra di voi, perché non accetta di mettersi in discussione e di poter accettare di aver sbagliato qualcosa. Per questo attribuisce a te tutte le colpe. Inoltre quando ti dice che è finita è perché sta cercando di far leva sulla tua paura di perderlo, il suo obiettivo è proprio quello di farti sentire sbagliata e sottometterti a lui. Ma tutto questo non dovrebbe accadere in una relazione sana. Quindi ti consiglio di lavorare su di te perché ognuno di noi ha diritto di vivere una relazione serena che lo faccia sentire amato e apprezzato, e non mi sembra che ciò accada nella tua relazione. 

Un caro saluto  D.ssa Laura Cenni 

Dott.ssa Laura Cenni

Dott.ssa Laura Cenni

Roma

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A volte una persona decide emotivamente che una relazione non la rende più felice, ma continua a restare perché è legata all’abitudine, all’affetto, ai ricordi o al senso di colpa. In questi casi si può vivere una situazione faticosa: una parte di sé vuole andare avanti, mentre un’altra fatica a lasciare andare. 

Ti suggerirei di riflettere su una domanda molto semplice: se non avessi paura delle conseguenze, sceglieresti ancora di stare con lui?

Buongiorno Dafne mi spiace molto per la sofferenza che sta provando .

Spesso capita di perdersi nelle relazioni dimenticandosi quanto valiamo ma soprattutto ci si mette in secondo piano senza più pensare al nostro benessere. Come se per stare bene debba esserci obbligatoriamente l altra persona senza la quale niente ha più senso. Ma si ricordi che lei vale indipendentemente dagli altri e soprattutto deve volersi lei bene per prima. Cerchi di ritrovare i suoi spazi indipendentemente dal questo ragazzo. E gli lasci il tempo di capire se vuole andare avanti in questa relazione non guidata dalla paura di perderlo ma dalla voglia di avere al fianco qualcuno che con lei ci vuole stare senza dubbi e senza perplessità. Magari è solo un momento e ritroverete il vostro equilibrio, in caso contrario riprenda in mano la sua felicità.

Un caro saluto 

Dott.ssa Tricarico Valentina 

Dott.ssa Valentina Tricarico

Dott.ssa Valentina Tricarico

Genova

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