Aggressività e violenza

Mia figlia adottiva ha problemi di autolesionismo

Elisabetta

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Sono una mamma adottiva di una ragazza di 26 anni con problemi abbastanza importanti di autolesionismo e bisogno frequente di interventi chirurgici invasivi . Come genitori io e mio marito abbiamo bisogno di consiglio se assecondarla o sostenere che i suoi problemi non sono fisici ma mentali e che dovrebbe rielaborare l'abbandono ( aveva 28 giorni).Come far suscitare in lei la rielaborazione della sua storia ignota che tanto dolore è male fisico le procura? Per favore aiutatemi verrei evitarle il ventesimo intervento chirurgico invasivo , inutile e peggiorativo ..

13 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Carissima,

gli atti di autolesione, in genere vengono effettuati sul proprio corpo per punirsi da... e ridurre i sensi di colpa. Tali atti possono anche ritrovarsi in alcuni Disturbi della personalità. Perciò, data la complessività del caso, ti consiglio di rivolgerti ad un esperto Psicologo: la ragazza necessita di aiuto per rielaborare la sua storia e comprendere le cause che la portano a "farsi del male". Un caro saluto. Contattami pure se necessiti di un chiarimento.

Salve Elisabetta mi dispiace molto per la situazione che avete con vostra figlia. Dalle sue parole comprendo che state vivendo una problematica che vi tormenta. Ovviamente la soluzione non è assecondare sua figlia pernsando che così spariranno le sue angoscie ma farvi aiutare da un professionista nell'elaborazione prima familiare, poi individuale, dell'adozione di questa famiglia.

Il processo di adozione è sempre un processo difficle e complicato, con numerosi imprevisti. Mi faccia sapere

Gentilissima,

credo sia necessario un approfondimento dei problemi di "autolesionismo" e degli "interventi chirurgici invasivi" a cui accenna. Per iniziare potreste parlarne con i medici che la seguono e valutare la possibilità di una consulenza psicologica; potrebbe essere utile un approccio familiare in modo da dare spazio al dolore di vostra figlia ma anche da dare supporto a voi genitori, che potete essere una preziosa risorsa nell'aiutarla.

Un saluto.

Gentilissima,

l'esperienza adottiva è, spesso, non semplice...è per questo motivo che la coppia genitoriale andrebbe "preparata" e, una volta avvenuta l'adozione, il nuovo nucleo familiare dovrebbe essere sostenuto e monitorato da esperti del settore per favorire un'integrazione e un'accettazione armoniosa fra tutte le persone coinvolte. Finora non vi siete mai avvalsi di un supporto psicologico per voi e vostra figlia?

Il suggerimento che posso darle è di rivolgervi ad uno psicoterapeuta della famiglia della vostra città e di farlo quanto prima. 

Resto a disposizione

Gentile Sig.Ra Elisabetta,

da ciò che scrive le consiglio vivamente di intraprendere un percorso terapeutico familiare, per meglio comprendere che cosa sta succedendo nella sua famiglia,, quali siano le ragioni che spingono sua figlia all'autolesionismo, di che cosa si tratta nello specifico, in che cosa consisitono questi interventi, da quando sono iniziati, che frequenza hanno, che significato hanno.

essere genitori, per giunta adottivi, è un compito difficile, pieno di ostacoli,ma anche di soddisfazioni. il fatto che vogliate aiutare vostra figlia è un segno tangibile del vostro amore per lei e serve a voi per dare un senso alla scelta all'adozione.

rimango a disposizione per un vostro ulteriore contatto e per l'inzio della terapia.

Saluti

Gentile signora, mi chiedo se in questi 26 anni di vita con vostra figlia adottiva, essa non abbia mai manifestato altri segnali di disagio. In genere accade, se non nel corso dell'infanzia, durante l'adolescenza, che se alcune problematiche non sono state risolte, riemergano e chiedano una soluzione. Forse avete minimizzato tali segnali e le prime manifestazioni di disagio. Adesso però i problemi sono gravi e richiedono l'intervento di uno psicoterapeuta. La ragazza è ormai un'adulta, sappia che prima si interviene e meglio è. 

Il mio consiglio è di rivolgervi quanto prima a uno psicologo psicoterapeuta e di farvi consigliare di persona, dopo attenta analisi della situazione personale della figlia e famigliare.

Io ricevo a Milano , zona piazza Udine e a Binasco (Mi) e sono disponibile ad agosto fino al 12 e poi dai primi di settembre.

Gentile signora,

avete mai consultato una psicologa psicoterapeuta? Lo ha fatto sua figlia? Sua figlia lavora? Soprattutto se sua figlia non è economicamente indipendente è opportuno/necessario che tutta la famiglia si rechi dal professionista che saprà individuare le tematiche di interesse e cercare gli strumenti idonei per risolverle. Da qui sarebbe rischioso cercare di identificarle.

E' probabile pertanto che sia necessaria una terapia familiare, dal momento che i genitori sono i principali collaboratori dello psicologo. Ciò non significa necessariamente tempi lunghi: esistono le terapie brevi che sono efficaci.

Cordiali saluti 

Buonasera signora. Dal suo racconto si evince che la situazione che riguarda sua figlia e' piuttosto delicata e certamente occorre rivolgersi ad uno specialista o ad un centro che possa offrire sostegno a tutta la famiglia. Le chiedo, per meglio comprendere il quadro esposto, per quale ragione o patologia, sua figlia debba subire interventi chirurgici cosi frequenti e se lei e'a conoscenza della sua storia di abbandono. Restando a disposizione, le porgo cordiali saluti.

Cara Elisabetta, comprendo il dolore e la preoccupazione per sua figlia. Mi sembra che la situazione stia sfuggendo di mano e che sua figlia, con tutte queste operazioni, si stia mettendo in pericolo. Forse è' importante che, come genitori, prendiate una posizione, senza assecondare questa scelta, invitandola ad effettuare un colloquio con uno psicoterapeuta. Se vuole ricevo a Milano, può' fornire i miei riferenti a sua figlia. E' importante che riveda la sua storia e si dia una possibilità nuova, di vivere la sua vita elaborando il dolore iniziale. Le faccio tanti auguri

Gentile Elisabetta,

il problema di sua figlia, vista anche l'età (è giovane, ma non più una ragazzina), è da prendere in carico quanto prima, per il livello di sofferenza che traspare già dalle Sue poche righe e per evitare che il disagio si cronicizzi. E sicuramente anche voi, come genitori di una ragazza con queste difficoltà, potreste avere un sollievo e un aiuto nel gestirla al meglio. Vi consiglio di rivolgervi a qualcuno di esperto nella psicologia dei giovani. A Milano ci sono alcune valide associazioni di psicoterapeuti, che lavorano in collaborazione con educatori e psichiatri, che potranno darvi ascolto e l'aiuto necessario.

Molti auguri

Cara mamma, i problemi di autolesionismo nascono sicuramente da un disagio interiore che va affrontato e preso in considerazione seriamente, soprattutto perchè sua figlia non è più una bambina, ma una donna ormai, con delle problematiche irrisolte che la danneggiano in modo pericoloso. Le consiglio di prendere subito in mano la situazione e provare ad affrontare un percorso che preveda la presa in carico di sua figlia da parte di un professionista della sua zona, e anche suo e di suo marito come sostegno alla genitorialità, in modo da poter, insieme, riuscire ad intervenire in modo efficace. Vedrà che con il giusto impegno e accompagnamento le cose andranno migliorando, non perda tempo e coraggio!

Gent.le Elisabetta, per quanto riguarda gli interventi chirurgici invasivi non saprei bene cosa risponderle perché non mi è dato di capire, dal suo breve accenno, se siano di origine psicosomatica. L’autolesionismo è invece un sintomo chiaramente psicologico. Il masochismo è di fondo un tentativo, fallimentare, per stare meglio. Il dolore psichico è spesso difficilmente decodificabile e quindi non affrontabile. Con l’autolesionismo la persona cerca di rendere concreto, fisico, qualcosa che altrimenti sarebbe impalpabile. In genere questo tipo di manifestazioni avvengono in età adolescenziale, quando la capacità di pensiero non si è ancora sviluppata sufficientemente. In questo senso una psicoterapia sarebbe certamente di aiuto a sua figlia, per consentirle di elaborare il suo dolore profondo, forse come lei dice, dovuto all’abbandono appena nata. Credo che, più che assecondarla, dovreste provare a motivarla nell’affrontare la sua sofferenza, senza per questo negare l’oggettività di una eventuale patologia medica. Un caro saluto.

Cara Elisabetta, comprendo pienamente la sua preoccupazione per sua figlia. La situazione è certamente delicata e complessa e, credo, meriti di essere analizzata in modo esteso e approfondito. 

Spesso come lei scrive mente e corpo sono strettamente legati e le sofferenze mentali si riflettono anche sul corpo. Mi occupo da anni di un gruppo di supporto per genitori che condividono preoccupazioni per i figli con disagi più o meno gravi. Pertanto conosco bene le dinamiche che mi racconta.

Mi chiedevo se vi siete già rivolti a professionisti o consultori in passato. E' sicuramente consigliabile per voi parlarne vis a vis con uno psicologo. 

Mi contatti pure per una consulenza, il primo appuntamento è sempre gratuito. A presto. 

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