Autostima

Bassa autostima

Naomi

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Salve sono una mamma di un ragazzo di 13 anni, il problema di mio figlio e che vedo nonostante il passare degli anni non socializza con i suoi amici (scuola, sport).
Premetto che è sempre stato caratterialmente introverso, ma con il crescere non ci sono stati grandi cambiamenti, anche con gli amici che conosce da anni è sempre restio nel parlare o dire la sua opinione, è molto raro che ha voglia di uscire, o di andare a casa degli amici ( piuttosto preferisce che vengono loro a casa sua), nel tempo ha già fatto poche sedute da psicologo (dove hanno riscontrato bassa autostima) ma l'altro problema e che non è voluto più andarci, quindi ad oggi pur cercando altri modi x aiutarlo mi trovo con le mani legate, a casa lo sproniamo interagendo con lui ma contemporaneamente rispettando i suoi momenti di silenzio, cosa posso fare altro? aggiungo che ho cercato di creargli momenti di socializzazione (cene con amici, pomeriggi a casa con gli amici) ma ora mi sono imposta che non è questo il modo, e di far in maniera che sia lui stesso a decidere come organizzare il suo tempo libero, dove sbaglio?

3 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buonasera sig.ra Naomi, una celebre frase di Jean-Paul Sartre recita "L'enfer, c'est les autres, l'inferno sono gli altri. La creazione dei rapporti interpersonali  è un processo che si apprende dall'esperienza personale diretta. Lei non sbaglia ha fatto ciò che poteva capendo che è lui che deve sentire il bisogno di andare verso gli altri. I giovani devono essere guidati ma non ci si può sostituire a loro. A volte gli altri creano smarrimento, le interazioni possono arrecare offese. Lasci che suo figlio facci il suo cammino di individuazione con i suoi tempi e con i suoi modi. Provi ad accettarlo cosi com'è ed eventualmente lavori lei sulla sua genitorialità.

Buongiorno signora Naomi,


Comprendo la sua "ansia" nel notare che suo figlio preferisce fare le cose secondo una sua modalità piuttosto semplice, senza troppi amici e a volte in silenzio.


Non si deve colpevolizzare per qualcosa. È il suo modo. Il momento dello sviluppo psicosessuale può portare ragazzi e ragazze ad una "chiusura". Spesso sono impegnati tra la scuola ed i loro contatti (il gruppo), sui social media, con cui "fanno tutto " e spesso in solitudine.


L'età di suo figlio segna anche il passaggio dalla Scuola secondaria di primo grado alla secondaria con diploma che ha scelto/sceglierà.


Io cerco di rassicurarla perché spesso ascolto genitori di coetanei di suo figlio (12/17anni..), con i suoi stessi pensieri. Modalità relazionale silenziosa. E i genitori si preoccupano. Per sbalzi d'umore e silenzi o a volte "scomparse..".


E generalmente nella norma.


Se già ha un collega psicologo clinico va bene, anche se lo vede come punto di riferimento per es.per una volta al mese/ogni 2mesi. Non deve essere obbligato, dovrebbe sentire il desiderio di fare una chiacchierata con lui ogni tanto, per iniziare.


Lei per compleanno o altre festività può chiedere se invitare i suoi amici gli fa piacere.


Non lo obblighi , lo osservi in silenzio.


Ma non Soffra e Non Si senta in Colpa assolutamente. Viva la sua vita.


Queste giovani generazioni non sono troppo diverse da come eravamo noi alla loro età! Oggi possono sembrarlo perché il nostro contesto sociale, nelle grandi città, è molto complesso ,in tutto ed in tutte le relazioni sociali, più o meno intime.


Sono sicura che presto, anche in modo irregolare, suo figlio ogni tanto parlerà con lei. Di nuovo. Anche di cose banali e sarà importante per entrambi. I figli vanno attenzionati "in silenzio "in pre ed in adolescenza.


Cercano i loro spazi... non sanno se sono ancora piccoli...o già grandi..


A volte devono essere loro a fare delle prove per es."entrare ed uscire dal guscio". Poi certo c'è il loro carattere individuale. E in questo periodo va rispettato.


Per lei, le dico che ,a meno che non avete vissuto un periodo famigliare in passato che potrebbe incidere in piccola parte, e anche fosse stato,


Cerchi di vivere la sua vita.


Lo coinvolga in qualcosa che lo fa sentire orgoglioso di aiutarla, non so, anche fare la spesa insieme negoziando in base ai vostri rispettivi impegni.


Resto a disposizione, sono a Roma.


Eventualmente voglia scrivermi in mail, albasimo.rocco@gmail.com oppure sentirmi per telefono o videochiamata per appuntamento, se ne sentisse il bisogno per qualsiasi cosa.


Un caro e affettuoso saluto,


Dott.ssa Simona Rocco Psicologa clinica, sessuologa e conselor focale per vari ambiti.

Salve Naomi,


lei è una mamma molto premurosa se nota le difficoltà ed i disagi psicologici di suo figlio e vuole farlo aiutare.


Ho letto che non ha voluto continuare le sedute psicologiche e mi chiedo se avete compreso il perché.


Potrebbe provare ad andare da un professionista, psicoterapeuta familiare, tutti insieme e parlare tutti insieme delle difficoltà che avete e delle problematiche di suo figlio senza additarlo e farlo sentire sbagliato. Se vi fate aiutare insieme lui si sentirà più sollevato, d'altra parte è un ragazzino, e certo non gli fa piacere pensare di andare da uno psicoterapeuta da solo.


Mi faccia sapere, se vuole, cosa ne pensa. Buonasera

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