Dipendenze

Cura Ludopatia fallita

M

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Buongiorno a tutti,
mia madre da diversi anni è affetta da questa malattia, a cui abbiamo più volte provato ed aiutata a superare, ma non ha portato alcun effetto ed anzi la situazione è sempre più grave.

Tutte le iniziative messe in atto sono pertanto fallite, dai tentativi di fargli prendere coscienza alle minacce, dall'accompagnamento presso i centri specializzati (che ha abbandonato dopo pochi mesi in quanto riteneva "di essere guarita"), al blocco delle carte di credito ed accesso ai contanti.

Nessuna soluzione ha funzionato, se non per un limitatissimo periodo di tempo (i giorni successivi).

Cercando sul forum si consiglia di bloccare l'accesso al denaro peccato che non si faccia mai menzione al fatto che i soldi per chi ha questa malattia, non sono un problema: in un modo o nell'altro riesce ad ottenerli con piccoli prestiti e sappiamo tutti come l'ottenimento di denaro possa portare a situazioni ancora più gravi. In questo caso siamo già in situazioni di debiti, fortunatamente tutti rientrati, ma per quanto andrà bene? Quanto manca prima che incontri la persona sbagliata?

Come molti casi, di sua iniziativa non accetta alcun tipo di cura, seppur consapevole di avere un problema, ritiene di poter essere in grado di uscirne da sola, ma senza alcuna possibilità di riuscita.

Chiedendo al medico di famiglia la risposta è stata che "essendo in grado di intendere e di volere" non si può fare nulla senza la sua volontà, ma continuo a domandarmi come una persona affetta da una grave dipendenza possa essere classificata come tale in grado di intendere e volere, perlomeno nello specifico ambito del gioco e della cura di una malattia, e sopratutto non esiste alcuno strumento che consenta di iniziare un processo di cura a prescindere dalla sua volontà (non sto parlando qui di di efficacia e di riuscita della cura, ma almeno tentativo).

Il danno non è solo di tipo economico (prosciuga praticamente tutta la sua pensione, e forse anche di più), ma anche psicologico di chi le sta attorno.

Quali suggerimenti potete darmi?

Grazie mille!

2 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno M.,


un problema di dipendenza si ripercuote in particolare su quanti vivono più a stretto contatto con la persona, quindi è comprensibile che i famigliari di persone che hanno una dipendenza da gioco d’azzardo, possano vivere una situazione di forte disagio. Spesso l'impotenza di non riuscire ad aiutare il famigliare a guarire dal problema porta ad una grande sofferenza. Inoltre, le difficoltà di comunicazione e le conflittualità domestiche possono causare dolorose solitudini.
Imparare a distinguere il problema dall'individuo, recuperare il proprio equilibrio per avere un atteggiamento "sano" di fronte alla dipendenza e condividere il proprio dolore, sono  la "terapia" migliore per sè stessi e per la persona con dipendenza. I colloqui psicologici per i famigliari rappresentano un’occasione per condividere con un esperto eventuali vissuti personali di disagio. Entrando nel merito della situazione famigliare specifica, sarà possibile affrontare insieme le difficoltà emergenti nella relazione con la persona dipendente. La possibilità che i famigliari hanno a disposizione per portare la persona con dipendenza verso il cambiamento, è lavorare su se stessi, provando a modificare alcuni atteggiamenti verso il proprio caro e osservando cosa succede.


Cordiali saluti

Caro M.,


non è semplice la richiesta che esprime, proprio perchè la dipendenza in generale come disturbo è molto complesso, vi convergono implicazioni diverse e egualmente importanti; la prima, anche se non la più diretta, è che essendo una pratica sostanzialmente legale, non perseguibile, rientra nella legittimità, vanificando molti degli interventi per eliminarla. L'unico consiglio che posso darle è di riuscire ad avvicinarla ad un professionista che con tatto, pazienza e comprensione riesca a svelare i suoi bisogni reali, compensati dal gioco, i nodi relazionali irrisolti e fare breccia in lei con una buona alleanza terapeutica. In questi casi è proprio una sana relazione terapeutica il punto di partenza per un intervento  che in seguito potrà comprendere anche una presa in carico multidisciplinare.


Saluti

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