Mio figlio di 13 anni non riesce ad addormentarsi da solo

Eleonora

Ho un figlio di 13 anni che da circa 7 mesi non vuole addormentarsi da solo. Dice che guarda l'ora e pensa di dormire poco poi di non essere sveglio il giorno dopo e si agita. Arriva da me e vuole che vada nel suo letto. Basta che io resti li 10 minuti che si addormenta subito. Quest'estate è anche andato via da solo 1 settimana e non ha dormito le prime 2 notti ( diceva che i che i compagni lo disturbavamo) insomma sembra aver paura di non riuscire a dormire abbastanza. Sto dando la melatonina ma non ho risultati. Ho provato a spiegargli che sta crescendo e non necessita più di tante ore di sonno come i bimbi piccoli. È un ragazzino normale bravo a scuola ma che a volte non sa difendersi dai compagni/amici. Ora con suo padre sta facendo un corso di difesa personale per vedere se riesce a trovare un po' di equilibrio. Evidenzio che a volte è insicuro, pensa di non aver studiato abbastanza, ma è molto bravo a scuola. Ha l'atteggiamento di uno che deve sempre dimostrare qualcosa, di non essere all'altezza. Evidenzio inoltre che all'inizio il padre a volte andava lui nel suo letto ma ora non più. Ha metodi duri che io non condivido e su cui discutiamo, ultimamente manca anche un po' di armonia in casa. Cosa posso fare?

4 risposte degli esperti per questa domanda

Sembrerebbe che suo figlio soffra un po' di ansia che ovviamente potrebbe aumentare in  periodi di grandi cambiamenti come la preadolescenza e l'adolescenza.
Le consiglio una consulenza psicologica genitoriale perchè i genitori sono le persone con la maggiore influenza sul minore e pertanto ogni intervento psicologico mediato da essi, dietro suggerimenti dello psicologo, ha le maggiori probabilità di riuscita. 

La Terapia Breve è di norma molto veloce nell'ottenere risultati.

Dott.ssa Valentina Sciubba

Dott.ssa Valentina Sciubba

Roma

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Buonasera,
da quanto descrive, il comportamento di suo figlio non sembra legato a un problema del sonno in sé, ma a un’ansia anticipatoria legata alla paura di “non farcela”, tipica dei ragazzi molto responsabili, sensibili e orientati alla prestazione.

Il fatto che si addormenti rapidamente appena lei è presente indica che il sonno è possibile, ma che ciò che lo blocca è l’attivazione ansiosa (controllare l’ora, temere di dormire poco, pensare alle conseguenze del giorno dopo). In questi casi la melatonina spesso non è risolutiva, perché non agisce sull’origine emotiva del problema.

Alcuni punti importanti su cui può intervenire:

  1. Normalizzare l’ansia, senza rinforzarla
    Eviti rassicurazioni e spiegazioni razionali ripetute sul numero di ore di sonno: per un ragazzo ansioso diventano spesso un ulteriore controllo. È più utile validare l’emozione (“capisco che la sera ti senti agitato”) senza trasformare la difficoltà in un problema grave.

  2. Rendere prevedibile il distacco
    Restare 10 minuti nel suo letto può essere una fase transitoria, ma è importante che sia chiaro e stabile: ad esempio sempre gli stessi minuti, con una routine identica, senza prolungamenti. L’obiettivo è che la sua presenza sia un ponte verso l’autonomia, non una soluzione definitiva.

  3. Lavorare sull’autostima e sulla paura di non essere all’altezza
    L’insicurezza che descrive (dover dimostrare, timore di non aver fatto abbastanza) è coerente con l’ansia serale. Il corso di difesa personale può aiutare, ma è fondamentale anche rinforzare l’idea che non deve meritare il valore con la performance.

  4. Clima familiare
    La tensione e la disarmonia in casa, così come modalità educative molto rigide, possono aumentare il suo bisogno di controllo e sicurezza. In questa fase suo figlio ha più bisogno di coerenza e contenimento emotivo che di “forzature”.

  5. Quando chiedere un aiuto esterno
    Se la difficoltà persiste, un breve percorso psicologico può aiutarlo a gestire l’ansia, il perfezionismo e il timore del fallimento, prima che questi schemi si consolidino nell’adolescenza.

In sintesi: non è un ragazzo “regredito”, ma un ragazzo che sta crescendo con un forte senso di responsabilità e poca fiducia nelle proprie risorse. Accompagnarlo verso l’autonomia, senza scontri né eccessive rassicurazioni, è la direzione più efficace.

Cordiali saluti.

Dott. Vincenzo Capretto

Dott. Vincenzo Capretto

Roma

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Cara Eleonora, comprendo pienamente la tua preoccupazione e la frustrazione di fronte alle difficoltà di sonno di tuo figlio. È un momento delicato, e la tua ricerca di armonia è molto sentita.

 Il rifiuto di dormire da solo e l'ansia legata all'addormentamento (l'orologio, il timore di non dormire abbastanza) indicano che la difficoltà non è solo il sonno, ma un bisogno di sicurezza emotiva e di conferma della vicinanza in un momento di vulnerabilità.

 A quest'età, la ricerca di autonomia si scontra con l'insicurezza. L'atteggiamento di "dover dimostrare" a scuola o con gli amici è una grande pressione che può manifestarsi la notte. L'ansia di non dormire è spesso un'ansia su qualcos'altro.

Prova a ridurre la discussione sull'andare a letto. Più diventa un campo di battaglia, più l'ansia aumenta.

 Implementa un nuovo, breve rituale di transizione nel suo letto (es. lettura, musica soft) che non richieda la tua permanenza, ma che lo conforti. L'obiettivo è fargli associare il suo letto non alla solitudine, ma al rilassamento e al tuo supporto in chiusura di giornata.

Sottolinea i suoi punti di forza e la sua adeguatezza senza legarli alla prestazione ("Sei bravo, non devi dimostrare nulla"). Questo può allentare l'ansia generale che tiene sveglio.

 Hai menzionato i "metodi duri" del padre. È cruciale che tu e il padre troviate un linguaggio comune di supporto (l'armonia che cerchi), specialmente sul sonno. I messaggi contrastanti aumentano l'insicurezza del ragazzo.

In sintesi: sposta l'attenzione dall'atto del dormire all'alleviamento dell'ansia sottostante. Il suo bisogno non è di dormire, ma di sentirsi al sicuro mentre impara a staccarsi da voi.

Buongiorno, da ciò che descrive emerge con chiarezza un quadro di ansia anticipatoria legata al sonno, molto frequente in preadolescenza e spesso fraintesa come “capriccio” o regressione. In realtà, Suo figlio non ha paura del buio o di stare solo, ma della conseguenza di non dormire: teme di non essere all’altezza il giorno dopo. È un’ansia di prestazione, non diversa da quella che mostra nello studio e nelle relazioni.

Il fatto che si addormenti rapidamente quando Lei è presente indica che il problema non è l’insonnia in sé, ma la difficoltà a calmarsi da solo. La Sua presenza funziona come regolatore emotivo. La melatonina, in questi casi, serve poco: non manca il sonno, manca la sicurezza interna.

Il profilo che Lei descrive – bravo, responsabile, insicuro, con la sensazione di dover sempre dimostrare qualcosa – è tipico dei ragazzi che si caricano di aspettative eccessive, spesso non dette, ma percepite. L’assenza di armonia in casa e i metodi più duri del padre, anche se animati da buone intenzioni, possono amplificare questa tensione: per alcuni ragazzi la durezza non rafforza, ma aumenta il senso di inadeguatezza.

Cosa può fare concretamente:

  • continui a legittimare la sua ansia, senza rassicurazioni razionali (“dormi abbastanza”) che non arrivano dove serve

  • eviti di trasformare l’addormentamento in una prova di autonomia da superare

  • concordi con lui una presenza gradualmente ridotta (stare seduta, poi fuori dalla stanza, poi solo un saluto), senza forzature

  • separi il tema del sonno dal “dover essere grande”

Il corso di difesa personale può essere utile per il corpo e l’autostima, ma non basta da solo se il nodo è emotivo. Valuterei seriamente uno spazio con uno psicologo dell’età evolutiva: non perché “c’è qualcosa che non va”, ma per aiutarlo a costruire strumenti interni di sicurezza e a sciogliere quell’idea di non essere mai abbastanza.

Infine, glielo dico con delicatezza: in questo momento la coerenza emotiva degli adulti è più importante della fermezza. Suo figlio non sta chiedendo di tornare piccolo, sta chiedendo aiuto per diventare grande senza sentirsi solo. Rimango a disposizione, un caro saluto.

 Gloria Simoni

Gloria Simoni

Pistoia

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