Disturbi dell'alimentazione

Abbuffate di cibo incontrollato

Michele

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Salve, sono un ragazzo che un anno fa ha intrapreso da solo un percorso che in circa 7 mesi lo ha portato da 130 kg a pesare 68. I primi tempi sono stati super, mi sono ritrovato tutto addosso e a fare nuove esperienze. Tuttavia ho iniziato con frequenza quasi periodica ad abbuffarmi incontrollatamente. Più o meno una volta a settimana o una volta ogni 10 giorni, mentre nel resto del tempo sono praticamente fissato nel tenermi in linea ( mi cucino a parte, senza olio, mangio praticamente solo carni magre e pesci magri, verdura a volontà, insomma mi tengo stretto e su un'alimentazione pulita). Ci sono giorni però, soprattutto nel fine settimana o in occasioni di feste in cui do il peggio di me. Inizio a mangiare dalla mattina alla sera senza sosta e tutto quello che trovo davanti. Ho paura di vanificare ogni mio sforzo e mi trovo ormai in un circolo vizioso in cui mangio, mi privo di ogni sfizio, mi riabbuffo.... un'altra cosa che ho notato inoltre è che non riesco a resistere dalla frutta, né mangio in quantità industriali.... anche 1.5kg al giorno a volte.... non riesco più a gestirmi insomma... non so più che fare

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno Michele, le consiglio un ottimo libro che può aiutarla insieme ad un percorso psicoterapico: Metti a dieta la tua mente di Philippe Tahon. Lo consiglio spesso ai miei pazienti e lo trovano utile. Ci sono suggerimenti per comprendere meglio il suo disagio, esercizi che può mettere in pratica subito che le permettono di comprendere le emozioni, le sensazioni fisiche e i pensieri legati al cibo. Inoltre ci sono suggerimenti sui vari tipi di psicoterapia che possono essere adatti a lei e possono aiutarla nella scelta del percorso psicologico nel caso ancora non lo avesse intrapreso. Le auguro una buona giornata

Ciao Michele, non riesci a mantenere una condotta alimentare adeguata, perchè, evidentemente, essa riflette un tuo


"squilibrio interiore" che andrebbe indagato e affrontato con un percorso di psicoterapia che ti aiuti a riconoscere le cause e quindi a diminuire i comportamenti di discontrollo. Affrontando i costrutti relativi alla percezione/dispercezione della tua immagine corporea, potrai apprendere un nuovo stile di vita in cui il cibo non dovrà rappresentare più la sola e unica fonte di gratificazione.


Per quel che riguarda il tuo "attaccamento" alla frutta, esso dipende da una dipendenza sia fisica che psicologica.


Nel primo caso lo zucchero contenuto nella frutta colpisce i recettori del cervello, gli stessi che rispondono ad oppiacei e morfina, quindi quando lo mangiamo ci rende “felici”.


Mentre nel secondo (dipendenza psicologica), sei portato a ritenere che la frutta si un cibo che non fa ingrassare e, quindi, inconsciamente pensi che puoi mangiarne quanta ne vuoi.


Attilio.


 

Buongiorno 


Complimenti innanzitutto per il percorso di dimagrimento che ha compiuto , tutt'altro che facile. Detto questo dietro ai problemi con il cibo ci sono moltissimi fattori psicologici quali scarsa autostima, difficoltà con la propria immagine corporea che vanno affrontati per poter avere un rapporto sereno col cibo.


le abbuffate spesso sono legate a sensazioni di vuoto, di mancanza che non è tanto una sensazione fisica ma un vissuto di mancanza di amore o di attenzioni nelle relazioni.


si parla di fame d'amore, una fame insaziabile, che non passa con il cibo e porta a riempirsi sempre di più perché il vero bisogno non è di cibo ma di amore, attenzioni.


le consiglio di farsi seguire sia da un nutrizionista che da uno psicologo anche online per affrontare le emozioni che si nascondono dietro il problema col cibo.

Gentile Michele, dal momento che lei ha un problema di comportamento alimentare, di cui è riuscito in una certa parte a rendersene conto, io le consiglierei di confrontarsi con uno psicoterapeuta, anche on line volendo. Perché? Perché sta dimostrando una grande volontà di cambiamento, ed è importante sapere che l'impulso a mangiare nasce da difficoltà a gestire e conoscere le emozioni interne che prova, in certi momenti della giornata. Uno psicologo può aiutarla a riconoscere quale disagio si nasconde dietro il bisogno irrefrenabile di mangiare, e portare avanti così un lavoro di crescita psicologica, per uscire pian piano dalla "dipendenza alimentare". Dipendenza che rischia di invalidare gli sforzi che sta compiendo.


Auguri auguri,


Dr.  Cameriero Vittorio 

Gentile Michele, da quanto scrive è piuttosto evidente che il suo rapporto con il cibo è certamente problematico, anche se, personalmente, ritengo che ci sia anche qualcosa che non vada del tutto rispetto all'immagine corporea di sé. L'alternanza tra abbuffate quasi incontrollabili da parte sua che sul momento, probabilmente, colmano un vuoto che si è venuto a creare salvo poi generarle "sensi di colpa" a cui segue un'alimentazione iper controllata, rappresentano il segnale di un disagio che lei sta vivendo. Tuttavia la sintomatologia da lei descritta rappresenta non tanto il problema in sé quanto la conseguenza o, se preferisce, la forma che il problema ha assunto. Tale problema è forse da ricercare nelle sue relazioni interpersonali e in alcuni aspetti della sua personalità che necessitano di essere rivisti allo scopo di adottare condotte alimentari e di vita più consone e funzionali al suo benessere. Ritengo possa esserle d'aiuto un colloquio con uno specialista che possa aiutarla ad inquadrare meglio non soltanto il problema alimentare, ma anche a capire meglio sé stesso. Se vuole, sono a sua disposizione.


Dottor Giovanni Romito


Riceve in presenza a San Lorenzello (BN) e on line su piattaforma Skype o Zoom.

Salve Michele,


innanzitutto voglio complimentarmi con lei per l'impegno e la motivazione mostrata nell'intraprendere un percorso importante per la sua salute.


Credo che lei faccia riferimento ad un percorso dimagrante, seguito da un esperto dell'alimentazione. Tuttavia se lei ha scritto su un portale di psicologia, mi fa pensare che lei abbia intuito il valore psicosomatico del rapporto che ognuno di noi ha con il cibo. 


Ora che è riuscito a perdere molto peso sta emergendo proprio quello: l'aspetto psicologico, il senso che questo tipo di condizione può avere per lei e per la sua vita.  In fondo il rapporto con il cibo e con il proprio corpo rappresenta il rapporto che abbiamo con noi stessi e con il mondo, solo che spesso questo significato sembra essere andato perduto, o inascoltato. E a volte la strada che trova per ritornare è proprio quella dell'alimentazione.


Per cui, piuttosto che consigliarle di trovare il modo di gestire queste abbuffate, credo che le sarebbe più utile intraprendere un percorso terapeutico che le consenta di recuperare quel senso perduto e con esso la sensazione di essere lei il padrone della sua vita.


Buona giornata.

Il rapporto col cibo è una rappresentazione delle nostre relazioni precoci. Lei sta cercando di gestire tale situazione nel migliore dei modi, attraverso un processo di autoregolamentazione che vede però le sue falle. Occorre individuare le emozioni profonde connesse all'assunzione di cibo attraverso l'analisi del rapporto madre figlio, legame primordiale in grado di influenzare tutte le esperienze di vita future. 

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