Dubbi sull’orientamento e accettazione

Vittoria

Buongiorno a tutti, ho adesso quasi 29 anni è da circa due anni ho molti dubbi legati al mio orientamento. Sono due anni circa in cui ho cambiato diversi terapeuti circa tre ed adesso sto vedendo il quarto per avere una soluzione per cercare di capire quello che mi succede e in due in questi due anni mi hanno trovato un disturbo ossessivo-compulsivo con tema dell’orientamento. Arrivati a questi due anni che ormai conoscendo molto bene che cos’è un disturbo ossessivo-compulsivo e quali sono i sintomi e quali sono anche le compulsioni, non credo proprio di avere questo tipo di disturbo, per quale motivo? Tutto è nato così: Due anni fa circa stavo passeggiando al parco con una mia amica un po’ più grande di me di circa una decina di anni al parco, eravamo in un contesto lavorativo e io e lei eravamo molto amiche, premesso che io non ho mai avuto dubbi sul mio orientamento, ma ho sempre avuto uomini nella mia vita e praticamente una sera, io e lei stavamo passeggiando al parco e ho vissuto un po’ quella scena con un po’ di romantici, io e lei da sole al tramonto al parco non c’era nessuno sembrava proprio una scena molto romantica, premetto anche che a me lei non è mai piaciuta non ho mai avuto dubbi su questo appunto, perché la trovavo comunque brutta.. quella scena però l’ho percepita molto romantica. Io comunque le potevo piacere e quindi appunto l’ho percepita in questo modo molto romantica e da lì ho iniziato ad avere non pensieri intrusive ma semplicemente dubbi legati al mio orientamento ma non ho mai avuto immagini o pensieri intrusive tipici del disturbo ossessivo-compulsivo, ma solamente dubbi. Poi mi ricordo che qualche giorno dopo io e lei siamo andate appunto anche in sauna e mentre ci facevamo la doccia, provavo un po’ di disagio a dovermi spogliare, ma il tempo stesso non la volevo ferire non spogliandomi perché potevo magari darle fastidio ecco perché lei avrebbe pensato poi questa non si spoglia perché sono lesbica però alla fine mi sono spogliata. Detto ciò da quando ho iniziato ad avere quei dubbi, non ho iniziato a fare le compulsione ad andare completamente in ansia quello che mi sono detta è stato questo: manca un mese al termine di questa esperienza lavorativa e tra un mese tornerò a casa e quindi tra un mese prenderò in auge l’argomento quando sono tornata a casa dopo un mese lì un po’ la situazione non che fosse precipitata, ma ho iniziato prima a vedere una psicologa con la quale ho fatto due sedute e mi ha messo più ansia che altro appunto sull’orientamento che e mi ha iniziato a fare tantissime domande su me stessa e mi ha fatto andare un po’ in palla e infatti alla fine ho deciso di tagliare, dopodiché ne ho visto un’altra con la quale ho fatto sedute da luglio a fine settembre, però anche lei non mi ha dato un granché era solamente il tema del dubbio. Io mi ricordo che arrivavo da lei chiedendole spiegazioni, dicendole che ero veramente tanto impaurita da questa cosa però non facevo le compulsioni tipiche del disturbo ossessivo-compulsivo all’epoca in cui so benissimo che le compulsioni sono un tentativo di cercare di abbassare l’ansia. Io semplicemente ne parlavo con lei poi ne ho parlato anche con la mia migliore amica, per cercare una spiegazione anche prove, ma non lo facevo col tentativo di abbassare l’ansia ma semplicemente per capire no cosa che credo che una persona normale faccia quando ha dei dubbi, quindi cerca di capire io non lo facevo per cercare di abbassare l’ansia, ma per cercare appunto di capire no di venirne a capo. Dopodiché, a fine settembre sono partita di nuovo con il lavoro e ho deciso di chiudere anche con questa terapeuta e di non affrontare più questo argomento di appunto ignorarlo e mi sono detta “passerà” smetterai di pensarci quindi non farti più domande non parlarne più, ma semplicemente passerà e basta. Arriviamo poi a gennaio 2025 in cui continuava un po’ ad avere dei dubbi, però non sentivo di dover fare le compulsioni di abbassare l’ansia che non avevo questo sentore qualche dubbio sì tipo magari a volte mentre facevo l’amore con il mio ragazzo, a volte mi veniva in mente una certa ragazza che però lì per lì cercavo di scacciare perché non la volevo in quel momento, perché volevo godermi il momento con il mio ragazzo, arriviamo quindi ad gennaio 2025 in cui il mio ragazzo prova a lasciarmi lì qualcosa in testa mi ha scattato e gli ho detto che non volevo lasciare andare tutto quello che avevamo costruito e lui mi ha iniziato a elencare una serie di argomenti per i quali secondo lui non eravamo compatibili io da quel momento in poi ho iniziato a lavorare proprio su quelli per cercare di recuperare il rapporto e per cercare di fargli capire che non era vero quello che diceva e anche dimostrargli che ero disposta comunque ad andargli incontro. Poi arriviamo ad aprile 2025 in cui lui decide di lasciarmi e da lì comunque i dubbi ce li avevo ancora è crollato un po’ tutto: ho vissuto sia il lutto della separazione, perché io sono stata male più per aver perso lui, ma lui proprio come persona in cui ogni giorno sentivo la sua mancanza e piangevo e poi anche i dubbi sul mio orientamento. Da quel momento, allora ho iniziato a vedere un po’ su Internet che effettivamente in diversi sintomi mi ci ritrovavo, però ribadisco il fatto che da quando ho iniziato ad avere questi dubbi io non ho fatto tutte le compulsioni tipiche del disturbo ossessivo-compulsivo sin dall’inizio ogni tanto però è sempre rimasto dentro il dubbio non ho mai fatto compulsioni, se non un dettaglio che mi sono dimenticata di scrivere prima ho iniziato a notare molte ragazze tante in cui da dentro sentivo sensazioni diverse. Quindi dicevo, siamo arrivati ad aprile 2025 in cui il mio ragazzo mi lascia e decido di andare da un altro terapeuta che lui mi dice subito che ho un disturbo ossessivo-compulsivo, ma perché mi ricordo che lessi tutti i sintomi e un po’ glieli dissi ma non fui così dettagliata come lo sto facendo ora. Da quel momento diverse sedute sono diventate un contesto di rassicurazione che gli dicevo mi è capitato di sentire questa cosa con questa persona. Ho iniziato ad avere dubbi su quest’altra persona e in cui ho sviluppato molta ansia nel frattempo che stavo andando da lui… infatti il mio timore attuale è che mi hanno talmente messo bene in testa ad avere un disturbo ossessivo-compulsivo che alla fine l’ho sviluppato sapendo bene un po’ che cos’è adesso …. Fatto sta che tutti gli esercizi che lui mi ha detto di fare non mi hanno particolarmente aiutato e in questi due anni ogni volta che pensavo o immaginavo eventualmente a fare sesso una donna l’ho sempre cercato di tra virgolette, reprimere e dire assolutamente no, non lo voglio, provavo ansia e proprio paura, ma arrivati da due anni a questa parte con il quale io con questo psicologo, qua ho chiuso e ci ho fatto un percorso di un anno e adesso ne sto vedendo un altro che mi ha riconfermato di avere un disturbo ossessivo-compulsivo, perché ormai ci sono talmente tanto dentro in questo argomento in cui non so più se ce l’ho o meno, perché io non riesco a ritrovarmici dentro e sono arrivato a un punto in cui io sono veramente tanto stanca in cui dico accetto anche il cambiamento lo devo accettare perché non riesco più ad andare avanti e da una settimana a questa parte, considerato che per diverso tempo comunque ho cercato anche un po’ sull’intelligenza artificiale, un po’ anche su Internet, ma non per cercare di abbassare l’ansia. Ripeto che è tipico del disturbo ossessivo-compulsivo, ma per semplicemente cercare di capire no avere un quadro un po’ più chiaro e da una settimana, quindi a questa parte ho sviluppato l’idea di non ce la faccio più ho bisogno di accettare il cambiamento perché io credo che stia lì proprio la chiave del mio problema e di accogliere dentro di me anche l’idea la possibilità di esplorare e di essere eventualmente o bisessuale o anche omosessuale eventualmente. Ieri sera infatti, sempre con tentativo di capire, ma non di rassicurarmi, non abbassare l’ansia ho ascoltato un video su YouTube di un ragazzo che ha capito di essere gay a 17 anni ha fatto Coming out ed effettivamente io in diverse sue caratteristiche mi ci sono ritrovata; anche lui si confrontava con gli altri per cercare un po’ di capire nel suo passato lui era convinto di essere etero perché le esperienze che ha avuto comunque erano con ragazze e però non provava un granché, io invece ho avuto diversi ragazzi con il quale all’inizio io non provavo un desiderio un’attrazione conoscendoli poi frequentandomici è venuta dopo chiaramente questa cosa ed effettivamente però a me non è partito prima, e so anche che questo ragionamento possa sembrare una compulsione, ma io non lo faccio con il tentativo di abbassare l’ansia ma col tentativo di capire come se fosse una tra virgolette una prova anche se anche se con una sola prova chiaramente non si può capire il proprio orientamento, ma per avere appunto un quadro chiaro di come io possa funzionare… Così come la mia prima storia lunga che ho avuto è stata come un ragazzo che ho visto sul pullman e stavo chiacchierando con una mia amica fantasticando un po’ a quello il principe azzurro al colpo di fulmine mi giro ha detto può essere lui e quindi da lì ho iniziato a cercarlo e alla fine poi mi è pure piaciuto io ci sono stata tanto male dietro lui, perché all’inizio non non mi considerava abbiamo avuto una storia lunghissima. Poi ho fatto un brutto sogno, ho iniziato a avere dubbi sui miei sentimenti e alla fine dopo un anno l’ho lasciato perché non ce la facevo più, e anche questo può essere che sia un DOC da relazione, però dopo che l’ho lasciato non ci sono mai più voluta tornare non ho più sentito la sua mancanza, cosa che invece nel disturbo ossessivo-compulsivo avrei dovuto avere dubbi sul volerci tornare. Detto ciò, riprendendo il discorso di prima legato all’orientamento, quello che mi sta succedendo una settimana a questa parte, avendo sviluppato l’idea che non riesco a sentirmi all’interno del disturbo ossessivo-compulsivo, a ad accettare e non riesco a vedere proprio che la mia mente funzioni nel modo in cui le persone hanno un disturbo ossessivo-compulsivo io non ci credo di averlo e quindi sento anche il bisogno di esplorare e di andare a fondo per cercare di capire tant’è che dopo il video di YouTube sono andata anche a vedere dei video porno di ragazze lesbiche e un po’ ho notato che da dentro mi sono citata forse per come si muovevano nel senso che c’erano le due pagine che spingevano un po’, infatti mi è sembrato un po’ strano le due pagine che spingeva un po’ e però un po’ dentro mi sono un po’ eccitata non lo so, dall’altro avevo un po’ la mia espressione ho notato come se fosse un po’ schifata. Sentendo anche il video di YouTube, chiaramente questo ragazzo qua sentendosi inizialmente e etero, anche lui ha avuto un momento di confusione era molto spaventato esattamente come lo sono io. Poi ha fatto Coming out senza esser sicuro di esserlo e mi ci sono ritrovata anche io, anche se ancora non ho fatto Coming out ma l’ho detto a mia madre ho detto a mia sorella e ora ho accennato anche qualcosa al mio ragazzo, perché per un discorso di onestà intellettuale non ce la facevo più a nasconderglielo perché cinque minuti prima stavo male cinque minuti dopo con lui invece dovevo essere un’altra persona, quindi non ce la facevo più a fingere davanti a lui che se sta andando tutto bene (anche questa mi è stata detta di una compulsione, ma per me non lo è affatto, assolutamente no perché non l’ho fatto con uno scopo di abbassare l’ansia ma perché non ce la facevo più..) e quindi dicevo ora sento il bisogno di esplorare .. un anno fa questa cosa non mi sarebbe mai successa anzi avrei iniziato a piangere a dire assolutamente no non lo voglio per carità di Dio assolutamente no, però adesso sono arrivata a un punto in cui sono stanca. Ho bisogno di smettere di combattere e di vivere eventualmente questo cambiamento e di riuscire ad accettarlo, anche se non è facile perché io sapendo di non avere un disturbo, mi rivedo molto in una persona che ha paura del cambiamento e che ha la necessità realmente di accettarsi. Spero di essere stata chiara, però questo è quello che mi sta succedendo e semplicemente vorrei avere anche da parte vostra un confronto, e ripeto questo non è un tentativo di ansia per cercare di abbassarla… e soprattutto io dall’inizio non ho avuto compulsioni ho semplicemente iniziato a notare molto di più le ragazze, ad andare sempre un po’ nel pallone in ansia su alcune mi sono proprio fissata che mi rimanevano in testa queste ragazze credo che sia +1 cosa dovuta all’ansia però non ho mai voluto accettare di poterle desiderare eccetera, però adesso sono arrivata a un punto in cui probabilmente lo farei per iniziare ad esplorare e per iniziare a liberarmi un po’ da tutti questi dubbi tutta questa ansia. Ripeto da una settimana a questa parte vivo con la liberazione e il desiderio di dover esplorare per liberarmi anche da questa pesantezza, dormo poco la notte perché sento sempre di avere il cuore che batte forte e anche un senso di pesantezza che sento di poter alleviare solamente provando Inoltre, vedendo anche su YouTube video relativi al disturbo ossessivo-compulsivo, cosa che in passato magari mi hanno sollevato un pochino, però adesso sono arrivata al punto in cui non mi ritrovo più in esso non capisco perché io non ho pensieri intrusive immagini intrusive ma vivo solamente con l’ansia e il dubbio, ma non faccio niente per poterla abbassare in cui in questi video si confronta anche chi ha un disturbo ossessivo-compulsivo a tema dell’orientamento sessuale, rispetto a una persona che vive questa scoperta in modo graduale e vive anche il dolore del cambiamento, io guardando questi video ho visto proprio che ho accennato e ho fatto sì con la testa al caso di chi vive questo tema con paura del cambiamento, ma che sente di non dover più mettere un muro davanti adesso, perché la necessità di capire e di esplorare. Da una settimana a questa parte, inoltre considerato che ho la necessità di andare a esplorare tutto per capire e andarci a fondo, mi sento molto in generale affossata, triste sento il cuore che batte forte, comunque sto male, ma la spiegazione che mi sono dato e che è normale che sia così, perché sto attraversando un momento in cui ho perso un po’ la mia bussola, i mie certezze e avendo poi chiaro quale sarà il mio orientamento, che credo che sarò o bisessuale o anch’io o omosessuale, non lo so però quando sarà tutto più chiaro starò di nuovo finalmente bene, ma io credo proprio di non avere un disturbo ossessivo-compulsivo, non riesco a ritrovarmici e più penso di avere un disturbo del genere e non riesco a ritrovarmici, non riesco ad accettarlo perché poi entrando nel disturbo ossessivo-compulsivo alimento proprio dubbi alimento anche tutte le sue caratteristiche e non riesco proprio a ritrovarmici … Un’altra cosa che ho provato a fare in passato inoltre è stata proprio di abbandonare questi dubbi e dire vediamo in generale come va anche col mio ragazzo, perché l’orientamento non si pensa, ma si deve sentire, però i dubbi non ce ne sono mai andati…. Più volte mi disse in passato se dovessi leggere da parte di qualcuno di fidato che è probabile che io stia scoprendo qualcosa di me se n’è andata completamente nel panico, completamente, ma è arrivata ad ora lo accetterei ho iniziato a familiarizzare un po’ con l’idea del cambiamento e dell’accettazione… Sono ancora molta confusa e spossata… Così come ora sento anche la necessità di andare a vedere i video porno di ragazze lesbiche, ma non col tentativo di abbassare l’ansia ma perché lo sento mi va e ho bisogno di capire tutto qua ieri sera li ho visti poi gliel’ho confrontato anche invece con coppie che fanno sesso normale ed effettivamente ero più presa dalle lesbiche… esattamente come nel video di quel ragazzo di YouTube che ho visto che anche lui nei video che vedeva era più attratto dall’uomo non tanto perché scopava una donna, ma più dall’uomo, capito Probabilmente lo dico con coscienza con tranquillità sarei più attratta da una donna che ha un pene, infatti le donne fanno sesso col pene comunque… ma io non provo, anzi a dirlo, capito Guardando questi video, un po’ mi sono un po’ eccitata perché chiaramente le senti le parti no alla fine lo guardo come la faccio un po’ sento di dire che schifo ok però un po’ mi eccito tutti e due, ma perché credo che comunque a livello fisico naturale, se uno inizia a toccare certe parti è ovvio che si eccita fisico normale Sì, comunque, in tutti i video che vedo, preferisco molto dire lunga una donna con il pene Capito E ho sentito pure il desiderio di toccarmi a vedere i video di lesbiche Capito mi sono eccitata e ho sentito il bisogno di sfiorarmi Sento che sto vivendo, come se avessi perso completamente la mia bussola interiore Al tempo stesso, però, vedo quando due donne si leccano proprio un po’ di eccitazione però poi dico penso e dico che schifo ma sti pensieri non dicono cose reali quindi mi chiedo, ma quindi? Tipo mi eccito di più se vedo magari un corpo di una donna ora che ho visto nei video un po’ attratti a volte anche quello dell’uomo, ma almeno oppure se vedo anche una donna che si masturba dentro mi eccita un po’ non lo so, ma non lo vivo con l’ansia, lo vivo con il fatto che comunque devo essere aperta e accettarlo anche eventualmente Ho sentito anche il l’eccitazione nel vedere le donne dei video e anche di dovermi sfiorare, capito? Quello che poi mi è venuto a fare a chiedere anche un confronto a chat, però ho cercato di non farlo. Ma ho modificato il precendente testo che avevo scritto qui con questa nuova cosa aggiuntiva ma non per avere certezze ma per avere un confronto….

7 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Vittoria,

In questi due anni lei ha cambiato quattro terapeuti, e per tre volte le è stata rimandata l'etichetta di "DOC da orientamento sessuale" (HOCD). Lei scrive una cosa importantissima: "Il mio timore attuale è che mi abbiano talmente messo in testa di avere un disturbo che alla fine l’ho sviluppato". Dal punto di vista clinico, c'è una grande verità in questo. Quando un percorso terapeutico si concentra esclusivamente sul "sintomo" o sul dare un nome a un problema, rischia di creare un effetto paradossale. Se il terapeuta legge ogni dubbio, ogni confessione o ogni richiesta di dialogo come una "compulsione per abbassare l'ansia", il paziente si sente profondamente non visto, non ascoltato e incastrato. La terapia cessa di essere uno spazio di scoperta e diventa un tribunale dove ogni pensiero deve essere classificato. È del tutto naturale che lei sia esausta di questa cornice rigida. Quando la mente non trova accoglienza per il dubbio reale, il sistema nervoso si satura e attiva una reazione di ribellione sana. Lei racconta che da una settimana a questa parte è scattato qualcosa: ha deciso di smettere di combattere, di abbassare il muro e di aprirsi alla possibilità di essere bisessuale o omosessuale, sperimentando un senso di parziale "liberazione" mista a tristezza e battito cardiaco accelerato.

Fino a un anno fa, l'idea di poter desiderare una donna le provocava un panico tale da farla piangere e dire "assolutamente no". Oggi, dopo la fine della sua storia importante ad aprile 2025 (un lutto relazionale reale che ha scardinato i suoi punti di riferimento), e dopo due anni di logorio, la sua mente ha capito che l'unico modo per far cessare la guerra interna è arrendersi all'idea del cambiamento. Dire a se stessa «Accetto la possibilità di esplorare» è l'unico modo che ha trovato per togliere il carburante all'ansia da prestazione della terapia. Preferisce l'idea di attraversare il dolore di una nuova scoperta di sé piuttosto che continuare l'eterno processo di controllo e di analisi che le veniva imposto. Lei sottolinea con molta forza che le sue azioni di questa settimana, lei stessa lo ha scritto con grande intuito: «a livello fisico naturale, se uno inizia a toccare o guardare certe parti, è ovvio che si eccita, è un fisico normale». Il corpo umano risponde a stimoli visivi e tattili espliciti attraverso riflessi fisiologici, ma questo riflesso non è automaticamente il cartello indicatore di un orientamento sessuale strutturato. Notare che dentro di sé convivono contemporaneamente l'eccitazione fisica e una smorfia di "schifo" o di rifiuto mentale indica che l'allineamento tra l'istinto profondo, il corpo e la mente non è ancora fluido. C'è una parte di lei che spinge per esplorare come via di liberazione, e una parte che risponde ancora con schemi protettivi antichi. Cara ragazza, il vero nucleo di questa settimana è che lei è passata da un estremo all'altro: prima il muro rigido del "non devo assolutamente pensare alle donne", ora la spinta impellente del "devo esplorare subito per liberarmi dalla pesantezza". Entrambe queste posizioni sono figlie della fretta che la sua mente ha di uscire dal limbo.

La verità è che l'orientamento sessuale non è un teorema matematico che si risolve accumulando prove video o analizzando i ricordi d'infanzia. L'orientamento è un'esperienza fluida, che si vive nel corpo, nell'incontro reale con l'altro, nella pelle e nell'affettività analogica, non davanti a uno schermo o dentro una chat. Lei ha avuto l'onestà intellettuale di parlarne con sua madre, sua sorella e il suo ragazzo. Questo significa che ha tolto il segreto. Ora che il segreto non c'è più, non ha più nulla da nascondere o da fingere. Usi questa libertà non per correre a fare esperienze forzate solo per "testarsi", ma per stare nel presente. Se nella vita reale le capiterà di provare un'attrazione spontanea, emotiva e fisica per una persona (uomo o donna che sia), la accolga con curiosità, senza doverla imbrigliare in un disturbo o in un destino definitivo. La sua bussola non si è persa: è solo coperta da troppi strati di teorie, video e concetti psicologici che in questi due anni le sono stati rovesciati addosso. Permetta alla sua mente di riposare. La verità su chi è lei e su come ama emergerà da sola, con calma, quando lascerà che la vita accada fuori dal perimetro del controllo.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Buongiorno Vittoria, grazie di essere qui, aprirsi e scegliere questo spazio, vuol dire che c'è tanta voglia di stare bene, di concedersi la possibilità ricercare l' equilibrio e la serenità di cui ha bisogno e che merita. Capisco il disagio e la sofferenza in una fase cosi delicata della sua vita, dal suo racconto mi sembra che una parte della sua sofferenza, derivi proprio dal bisogno di trovare in breve una risposta a ciò che sta vivendo.

Può capitare delle volte che la ricerca incessante di una certezza rischi di aumentare il disagio, anziché ridurlo.

Comprendo che le precedenti esperienze terapeutiche possano averla lasciata delusa o poco compresa, però durante il supporto è importante quello spazio sicuro dove condividere il peso delle incertezze, dare significato al vissuto, sviluppare una maggiore capacità di stare in contatto con sé stessi, anche quando le risposte non si sono trovate.

Se desidera essere accompagnata, compresa, ascoltata, sono disponibile per colloqui online, può scrivermi o contattarmi liberamente. Un caro saluto.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Cara Vittoria,

quello che stai vivendo non è confusione “sbagliata”, né un segnale che devi incasellarti a forza in una diagnosi o in un orientamento. È il risultato di due anni in cui hai cercato risposte mentre dentro di te si muovevano paura, cambiamenti, lutti affettivi e un bisogno enorme di capire chi sei davvero. E quando una persona attraversa tutto questo insieme, è normale perdere la bussola.

La scena al parco, la doccia in sauna, i dubbi nati dopo: non parlano di un orientamento che “spunta dal nulla”, ma di un momento emotivo in cui eri più vulnerabile, più sensibile, più esposta. Da lì hai iniziato a interrogarti, e ogni terapeuta ha dato un nome diverso a ciò che sentivi. È comprensibile che oggi tu non sappia più cosa è tuo e cosa è stato proiettato su di te.

Il punto centrale è che tu non descrivi un disturbo ossessivo-compulsivo. Descrivi una ragazza che ha avuto paura di ciò che sentiva, che ha cercato di capirsi, che ha provato a non scappare più dalle domande. Non ci sono compulsioni, non ci sono rituali, non c’è quella dinamica tipica del DOC in cui si cerca disperatamente di spegnere l’ansia. Tu hai cercato risposte, non sollievo. Hai cercato significato, non rassicurazioni.

E poi c’è un altro pezzo importante: la fine della relazione. Quel lutto ha aperto tutto. Quando perdi un punto di riferimento affettivo, il cervello riapre anche ciò che avevi messo da parte. È normale che i dubbi sull’orientamento si siano intrecciati al dolore della separazione. Non perché siano la stessa cosa, ma perché arrivano dallo stesso posto: la paura di non riconoscerti più.

Ora sei stanca. E quando una persona è stanca, smette di combattere e inizia a chiedersi se non sia il caso di accogliere ciò che arriva. Non è un segnale che “sei cambiata”. È un segnale che non vuoi più vivere in guerra con te stessa. Guardare video, osservare le reazioni del corpo, provare curiosità, provare disgusto, provare eccitazione: tutto questo non definisce un orientamento. Definisce un’esplorazione. E l’esplorazione non è una diagnosi. È un movimento.

Quello che conta davvero è che tu non stai cercando di abbassare l’ansia. Stai cercando di capire chi sei. E questo è un processo identitario, non un sintomo. È normale che ci sia paura, che ci sia confusione, che ci sia un senso di perdita. Quando si mette in discussione un pezzo così profondo della propria identità, il corpo reagisce. Ma non è un segnale che sei “malata”. È un segnale che stai cambiando prospettiva.

Vittoria, non devi decidere oggi se sei etero, bisessuale o omosessuale. Non devi incasellarti. Non devi forzarti a esplorare né impedirti di farlo. Devi solo concederti il diritto di ascoltarti senza giudizio. Il tuo orientamento non si capisce con i test, con i video, con le etichette. Si capisce vivendo. E tu, per la prima volta dopo due anni, stai iniziando a vivere quello che senti invece di combatterlo.

Sei molto più lucida di quanto pensi. E non sei sola in questo passaggio: è un percorso che molte persone attraversano quando smettono di avere paura della propria verità.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Gentile Vittoria,

leggendo il suo racconto, la prima cosa che mi viene da dirle è che sento quanta stanchezza ci sia dietro questi due anni. E, sinceramente, mi sembra che lei sia arrivata a un punto in cui non ne possa più di analizzare, capire, controllare, confrontare, cercare spiegazioni e trovare finalmente una risposta definitiva. Non credo sia utile entrare nel merito del fatto che lei sia eterosessuale, bisessuale o omosessuale, perché mi sembra che la sua sofferenza in questo momento sia un’altra: quella di sentirsi senza una bussola, di non riuscire più a fidarsi di ciò che prova e di avere l’impressione di dover capire tutto subito per poter stare finalmente bene.
Mi colpisce molto una cosa: lei dice più volte “non lo faccio per abbassare l’ansia, ma per capire”. E io le credo. Credo che lei stia sinceramente cercando di capirsi. Ma credo anche che, a volte, la ricerca continua di una certezza assoluta possa diventare essa stessa una prigione, indipendentemente dal nome diagnostico che le si voglia dare.

Non c’è nulla di sbagliato nel fatto che lei si conceda di esplorare i propri vissuti, né nel fatto che alcune immagini o alcuni video possano provocare eccitazione. L’eccitazione fisica, le fantasie, i dubbi e la curiosità non sono test infallibili del proprio orientamento e non obbligano automaticamente a una conclusione. Quello che sento, però, è che lei sembra vivere tutto questo come se fosse urgente arrivare a una risposta definitiva per poter finalmente respirare. E forse, invece, potrebbe concedersi la possibilità di non sapere ancora.
Non c’è niente di sbagliato se oggi si sente confusa. Non c’è niente di sbagliato se alcune cose che un tempo la spaventavano oggi le fanno meno paura. E non c’è niente di sbagliato nemmeno nel fatto che stia cercando di accogliere la possibilità che dentro di sé ci siano aspetti che ancora non conosce bene.
Mi sembra che lei stia cercando disperatamente una certezza, ma la scoperta di sé, quando c’è, raramente avviene attraverso prove, confronti o ragionamenti infiniti. Molto spesso è qualcosa che matura con il tempo, con l’esperienza e con una maggiore fiducia in se stessi.

In questo momento, più che cercare di convincersi di avere o di non avere un disturbo ossessivo, o di essere necessariamente in un modo o in un altro, mi sembra importante che lei possa trovare uno spazio terapeutico in cui non sentirsi costretta a scegliere tra “è tutto DOC” oppure “sto scoprendo di essere omosessuale”, ma in cui possa semplicemente essere una persona che sta attraversando un periodo di profonda confusione e che merita di essere accompagnata senza fretta e senza etichette imposte.

Resto a disposizione qualora volesse approfondire ciò che sta vivendo.

Cordialmente  

Dott.ssa Rosina Motta
Psicologa Clinica

Dott.ssa Rosina Motta

Dott.ssa Rosina Motta

Catanzaro

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Ciao Vittoria,
può essere utile, in questo momento, lasciare da parte le diagnosi e sospendere per un attimo anche il bisogno di definire il tuo orientamento.

Quello che sembra più centrale è comprendere quali emozioni stanno sotto la tua l’ansia, comprendere quali sono i meccanismi che la producono e cercare di diminuirla.

Poi, se vorrai, potrai riprendere l’esplorazione dell’orientamento in modo più sereno e meno pressante.

Se vuoi, possiamo lavorarci insieme.

Un caro saluto

Emanuele

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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Gentile Vittoria buongiorno, da quanto descrive emerge un quadro in cui il punto centrale non sembra tanto “trovare una risposta definitiva” sul proprio orientamento, quanto il bisogno costante di raggiungere una certezza assoluta su di sé attraverso analisi, confronti, riletture del passato e verifiche delle proprie reazioni.

In ottica cognitivo-comportamentale, questo tipo di funzionamento può mantenere uno stato di forte attivazione mentale: più si cerca una definizione chiara e stabile, più aumentano dubbi, monitoraggio interno e attenzione selettiva alle proprie sensazioni, con conseguente confusione e sofferenza.

Il tema centrale diventa quindi non “quale sia la risposta giusta”, ma quanto il bisogno di certezza stia condizionando il modo in cui si osserva e si interpreta la propria esperienza interna.

Se desidera, può approfondire questo aspetto in un percorso strutturato, per lavorare non sulla ricerca di conferme, ma sul modo in cui i pensieri vengono gestiti.

La terapia per il disturbo ossesivo compulsivo e la terapia cognitiva comportamentale

Un cordiale saluto, Dott.ssa Caludia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Padova

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Buongiorno,

leggendo il suo messaggio, la sensazione che ho avuto è che lei stia cercando una risposta che possa finalmente mettere fine a due anni di sofferenza.

Eppure, mentre leggevo, mi sono accorta di una cosa: nel suo racconto compaiono decine di domande, confronti, verifiche, ipotesi, ricostruzioni del passato, interpretazioni delle emozioni e delle sensazioni corporee. Quasi ogni esperienza viene osservata, analizzata e utilizzata per cercare di capire chi è davvero.

Mi chiedo allora se il problema, oggi, sia davvero stabilire quale sia il suo orientamento sessuale oppure se sia diventato impossibile tollerare il fatto di non avere una risposta definitiva.

Lei sembra attribuire un significato enorme a ogni elemento: un sogno, un video visto su YouTube, una sensazione fisica, un ricordo di adolescenza, un filmato pornografico, una frase detta da un terapeuta. Ogni esperienza diventa una possibile prova a favore o contro un'ipotesi, ma nessuna sembra darle quella certezza che continua a cercare.

Vorrei sottolineare un aspetto importante: né un'eccitazione fisiologica, né un singolo pensiero, né una fantasia, né una sensazione corporea sono sufficienti, da soli, a definire l'identità o l'orientamento di una persona. Le esperienze umane sono molto più complesse e difficilmente possono essere comprese attraverso una continua autoanalisi.

Non credo sarebbe corretto, sulla base di un messaggio online, dirle se si tratti di un disturbo ossessivo-compulsivo oppure di un percorso di scoperta del proprio orientamento. Sarebbe una semplificazione e rischierebbe di aggiungere un'ulteriore etichetta a una mente che, da due anni, sembra cercare continuamente definizioni.

Piuttosto, mi colpisce quanto questa ricerca stia occupando la sua vita. Lei descrive notti insonni, tristezza, senso di smarrimento, bisogno costante di verificare ciò che prova. Al di là del nome che daremo a questa esperienza, mi sembra che oggi sia questa sofferenza a meritare attenzione.

Mi sembra significativo anche il fatto che abbia cambiato diversi terapeuti. Quando una persona sente di non riuscire a trovare una risposta definitiva, può essere comprensibile la tentazione di cercare un nuovo professionista nella speranza che sia quello "giusto". Tuttavia, talvolta il rischio è che la ricerca della risposta diventi essa stessa parte del problema.

Le suggerirei di condividere apertamente con il terapeuta che la sta seguendo non solo i dubbi sul suo orientamento, ma anche il bisogno di arrivare a una certezza assoluta e la difficoltà a convivere con l'incertezza. Questo aspetto potrebbe rappresentare un importante punto di lavoro terapeutico, indipendentemente dalla conclusione a cui arriverà rispetto alla sua identità affettiva e sessuale.

Vorrei lasciarle una riflessione finale. Forse, in questo momento, la domanda non è "chi sono?", ma "perché sento di dover trovare subito una risposta definitiva per poter stare bene?". A volte la serenità non nasce dall'eliminazione di ogni dubbio, ma dalla possibilità di non lasciare che sia il dubbio a guidare ogni scelta, ogni emozione e ogni giornata.

Le auguro di poter proseguire il suo percorso terapeutico trovando uno spazio in cui sentirsi ascoltata senza la necessità di arrivare immediatamente a una definizione. Alcune risposte importanti richiedono tempo e non sempre possono essere raggiunte attraverso l'analisi continua di ciò che si pensa o si prova.

Dott.ssa Claudia Campisi

Dott.ssa Claudia Campisi

Roma

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