Problematiche sociali

Credo di essere un asociale fin da bambino

Gabriele

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LO DICO SUBITO..MI SONO ACCORTO DI AVER SCRITTO UNA MAREA DI ROBA(MI SONO LASCIATO ANDARE UN PO' TROPPO:D), HO SCRITTO UN RIASSUNTO DELLA MIA VITA XD...SE NON AVETE VOGLIA DI LEGGERE TUTTO VI CAPISCO!(bè..magari questo aiuti a capire il problema). Ciao a tutti, Mi presento, sono un ragazzo di 25 anni con un piccolo problema che non mi da tregua da anni. Sono associale...me a differenza di chi accetta questo modello caratteriale sentendolo prorpio e parte del prorpio “io“ per me non è cosi...non ho mai accettato questo lato del mio carattere. La verità è che nel mio profondo non credo di essere un associale, da bambino (dai 0 ai 10 anni) amavo stare con i miei coetanei e passavo le giornate e il doposcuola a giocare con loro al parco sino alle 7 di sera, ricordo che mia madre o mio nonno per farmi tornare a casa dovevano prendermi con la forza:D Alle medie invece ho subito degli episodi di bullismo che sicuramente mi hanno reso più chiuso e diffidente verso gli alri. Ricordo che diventai un pò lo sfigatello della classe e questo andò avanti sino alla prima superiore dove i fenomeni di bullismo diventarono più gravi. A fine anno all'età di 15 anni ebbi un cambio improvviso di personalità..mi ribellai a tutto questo e dai 16 anni sino ai 20 inizio il periodo più bello e felice della mia vita... Non avevo molti amici ma i pochi che ho avuti erano come dei fratelli..con loro ho passato serate indimenticabili e a ripensare a qui momenti mi viene la pelle d'oca..Ibiza-locali-ragazze-alcool-e anche droga aimè...Qui ho capito di non essere un associale...amavo stare a contatto con gli altri. A 20 anni mi fidanzo e metto la testa a posto... ormai sono circa 3 anni che la mia vita e radicalmente cambiata.. Ho scoperto l'amore dello studio e dello sport, passo le giornate tra allenamenti e studi universitari. Ma mi manca la vita sociale...sono diventato un vecchio...mi mancano gli amici e le emozioni forti..mi sembra che più il tempo passa e più mi ammoscio..meno male che cè lo sport (che pratico in maniera agonisica) che mi distrare e mi tiene attivo. Ma tutto questo me lo sono creato io...odio il 95% delle persone e provo per loro antipatia, mi sembra di essere circondato da ignoranti superficiali,mi sento superiore agli altri in maniera patologica e questo mi rende impossibile socializzare.. Giudico quasi tutti in modo negativo..chi è brutto, chi superficiale, chi ignorante.. Non sono uno psicologo ma le parole “narcisismo“ e “associalità“ credo mi rappresentino alla perfezzione. Ora la domanda scontata..posso cambiare tutto questo? Voglio tornare ad amare la vita e provare enpatia verso gli altri...basta essere stronzi e sentirsi dio in terra.

9 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Gabriele,

mi perdoni il senso dell'humor, ma proprio asociale non  appare, almeno dalla sua espansività  grafica.

Per vivere serenamente non dobbiamo metterci le catene da soli.

Al momento lei agisce così. perchè il suo corpo e la sua mente vogliono uno spazio ristretto.

Si prenda tutto il tempo di cui ha bisogno e quando si sentirà pronto uscirà con saggezza e decisione

Distinti saluti

Buongiorno, avvertire qualcosa di sè come fastidioso o addirittura inaccettabile è il primo passo per poter cambiare quel "qualcosa" o per poterlo integrare nella propria personalità; la psicoterapia, e in special modo la psicoanalisi si occupa proprio di questo; il resto, cioè se intraprendere o meno un percorso psicoterapico, evidentemente dipende esclusivamente dal soggetto.


Se lo ritiene può contattarmi per un appuntamento.


Cordiali saluti

Gentile Gabriele,

il malessere che descrive potrebbe essere in parte dovuto ad una semplice difficoltà, comune alla maggior parte dei giovani, a socializzare nell'ambiente universitario, di per se stesso spesso dispersivo e tutt'altro che aggregante.

Le migliori e più tenaci amicizie infatti in genere restano quelle della scuola superiore.  Potrebbero comunque essere in gioco anche fattori personali che le rendono difficile stringere nuove amicizie o coltivare le vecchie. Per accertare ed eventualmente supplire a una tale difficoltà uno psicologo psicoterapeuta potrebbe aiutarla; da qui è difficile dirle di più.
C
ordiali saluti

Ciao Gabriele, il quadro che disegni è ben dipinto. Sei passato dall' ingenuità alla violenza subita subita e poi in parte affrontata attraverso un rafforzamento indotto dell' Io attraverso una compensazione di tipo narcisistico. Quando ci troviamo in difficoltà cerchiamo a modo nostro di adattarci per non soccombere e non è infrequente il passaggio narcisistico per chi è vittima di bullismo. Il narcisismo però purtroppo non è stata una buona soluzione perchè come vedi ti ha creato altre sofferenze. Quindi quando una soluzione non porta benefici non è funzionale. L' importante è che tu riconosca le tue caratteristiche di pensiero e azione e che riconosca il tuo malessere e i tuoi desideri al punto dal chiedere aiuto. Molti ahimè si strutturano nel problema senza vedere altre possibilità. Generalmente l' isolamento e la paranoia crescono negli anni creando quadri di vita sterili, inclini all' ira e con l' allontanamento progressivo dei pochi rimasti vicini.

Ti consiglio di iniziare subito un percorso di psicoterapia che ti aiuti a ricostruire un rapporto sano e maturo con le tue emozioni.

Buona Vita

Salve in merito al suo racconto se vuole cambiare la sua vita, provi con una psicoterapia privata, cerchi un collega nella sua città, che la potrà aiutare a cambiare se è ciò che vuole. La sua autoanalisi è precisa, ha capacità introspettive, perciò un percorso personale le potrà tronare utile. Spero di esserle stata di aiuto, cordiali saluti.

Ciao Gabriele 

innanzitutto ti dico che non credo assolutamente che tu sia asociale. Dici "credo di essere asociale fin da bambino" ma poi nella tua storia racconti che fino ai 10 anni avevi amici e ti piaceva passare del tempo con loro, dopo di che gli episodi di bullismo hanno fatto si che tu passassi un periodo non molto "sociale" sicuramente dovuto al senso di inadeguatezza e di vergogna che provavi per essere "lo sfigatello della classe" o almeno così tu ti percepivi. Dai 16 ai 20 anni di nuovo un periodo felice....

Quindi sono 3 anni che senti che le cose sono cambiate, che non ti senti motivato ad uscire con gli amici e che le uniche cose che ti fanno sentire attivo sono lo studio e lo sport. Su questo tengo a dirti che quasi tutti nella vita abbiamo dei periodi come quello che stai vivendo tu, periodi di solitudine, e questi potrebbero essere dovuti al fatto che non hai gli stimoli giusti, che ti senti annoiato, probabilmente l'ambiente o gli amici che hai non sono quelli giusti per te e ciò non ti rende per forza un Narcisista, ti consiglierei di provare a cambiare ambiente, frequentare posti che più ti prendono e  conoscere persone nuove. (ma questo sarebbe da approfondire)

Molto significativa è la tua frase iniziale "se non avete voglia di leggere tutto vi capisco". Questa frase mi fa pensare ad una persona che si percepisce un disturbo per gli altri, e teme molto il giudizio altrui. La paura di essere giudicato può portarti a stare lontano dalle persone, "se rischio di poter essere giudicato è molto meglio non uscire e stare solo". Dici che giudichi gli altri in modo negativo, e spesso questo è il comportamento di chi teme il giudizio. (anche questo sarebbe da approfondire). 

è molto difficile da un racconto così breve comprendere i meccanismi che sono alla base del tuo funzionamento ma è possibile capire tutto se cominci un percorso psicoterapeutico. Una volta compresi i meccanismi che ti guidano sarà possibile per te cambiare questa situazione per te spiacevole.

In bocca al lupo.

 

Buongiorno, da quello che scrive si evince il fatto che lei abbia già cercato di dare uno sguardo d'insieme alle sue relazioni e al loro andamento negli anni, ciò che si nota è una certa ciclicità e credo che sarebbe interessante capire il perchè accada questo; mi spiego meglio, ha avuto negli anni dei veri e propri "cambiamenti di rotta" nelle relazioni sociali e credo sarebbe importante, per dare significato, capire meglio i momenti in cui ciò avveniva.

Mi sembra che lei abbia una certa propensione all'osservazione di se stesso, il che è fondamentale per la possibilità di un percorso di cambiamento; è vero che ha già scritto molte cose su di lei in queste righe, ma per poter capire meglio il da farsi è necessario affrontarle più nello specifico e ampliare certe sue sensazioni e descrizioni di se stesso.

Certo che è possibile cambiare tutto questo, probabilmente per fare ciò ha però bisogno di un aiuto dall'esterno per poter mettere meglio in luce ciò che ancora non vede.

Saluti

Caro Gabriele la psicologia risponde proprio a questo bisogno dell'uomo di migliorarsi, nell'età classica l'etica era praticata in maniera rigorosa dai filosofi, si può dire che lo scopo della vita possa racchiudersi in questo esercizio continuo al miglioramento di sè, attraverso la riflessione, la volontà di non cedere all'ira. Fin dai tempi di Socrate il filosofo aveva bisogno di una relazione con un Altro, a tu per tu o via epistolare per svolgere l'esame di coscienza, oggi è la psicologia o meglio la psicoterapia a compiere questo ruolo. Narcisimo e asocialità sono due termini che sono interconnessi, il narcisista ha bisogno degli altri per magnificare se stesso, ma non stabilendo relazioni con altra finalità perde una miriade di possibilità di incontrare il mondo. Sei sulla buona strada Gabriele per maturare delle relazioni nuove, più significative, ma alcuni elementi della tua storia personale, che sono stati omessi potrebbero condizionare comunque il tuo modo di essere, se vuoi e puoi approfondire questo discorso puoi contattarmi.

Gentile ragazzo,

se la domanda è "posso cambiare tutto questo?", la risposta è si, assolutamente si, ma è difficile che riesca a farlo da solo: siamo tutti dotati di un inconscio che non ci permette di comprendere e di conoscere le motivazioni profonde che sono alla base dei comportamenti, dei vissuti, dei bisogni che governano il nostro agire. 

Perchè non si rivolge ad uno psicoterapeuta della sua città per un consulto?

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