Problemi relazionali

Da quando sono piccola che ho problemi nel fidarmi delle persone

Maria

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Salve..è da quando sono piccola che ho problemi nel fidarmi delle persone. Premetto che ho avuto una piastronopenia a un mese dalla nascita e che tutt oggi soffro di glaucoma secondario (occhio sx). Mi sono sempre sentita “troppo considerata“ dai miei genitori per il mio problema, ovvero, mi hanno sempre trattata come una persona che ha bisogno di continua assistenza e che non può vivere la vitua da persona libera e indipendente. Col passare del tempo questo disagio è andato sempre di più a crescere fino alla mia prima storia d'amore, alla seconda è alla terza. In tutte e tre mi sono resa conto di soffrire di dipendenza affettiva. La mia ultima storia ancora in corso, credo, (perché abbiamo avuto una lite molto furiosa ) è stata molto complicata. È iniziata senza volerlo da parte di entrambi, lui mi dava continue sicurezze ed era il ragazza che avevo sempre desiderato. Abbiamo deciso (in modo molto immaturo) di voler un bambino ma a causa di una mia malattia (artrite reumatoide) e dei farmaci inerenti a questa, l ho perso. Da quel momento in poi il mio dolore esistenziale è andato sempre più ad ingrandisci, i litigi con il mio ragazzo sono diventati sempre più frequenti, lui è cambiato e sembra non dimostrarmi più come prima. Premetto però che lui soffre di ansia e credo anche di depressione. Io ho cercato di aiutarlo pur sapendo che anche iostavo male. Ma mettevo sempre prima i suoi bisogni ai miei. Fino a ritrovarmi sola, frustata e con un gran vuoto dentro. Ho bisogno di aiuto, non riesco più a sopportare nessuno della mia famiglia. Mi sento oppressa e vorrei scappare. Ho bisogno di lui ma so di dovermi rispettare e non cercarlo. Cosa devo fare?

10 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Maria, dal quadro che, con un racconto vivo e partecipe emotivamente, sottopone, appare evidente una visione di sé e della propria identità psichica non ancora definita, bloccata forse da errori ed insufficienze psicoeducative della Sua famiglia. Solo una ristrutturazione della personalità, attraverso un approccio centrato sul ‘profondo’ – insomma un lavoro sulle emozioni, fin nell’inconscio – potrebbe reindirizzarla su una strada di effettiva crescita personale e di costruttiva e progressiva maturazione psicologica in direzione della costruzione di un’autostima – meglio, per dirla con Bandura: di ben più concreta e fattiva ‘autoefficacia percepita’. E questo sarebbe ben fattibile, visto che, data l’età, è on the road nella strutturazione della Sua personalità – e tutto, ma davvero tutto, è ancora possibile.  Questo approccio potrebbe in tal caso essere valido per ristrutturare le parti immature e adolescenziali della Sua personalità ed eliminare dai suoi ‘meccanismi’ quei granelli che – per così dire – ne ostacolano il corretto e felice funzionamento in direzione della crescita personale e dello sviluppo adulto della Sua identità, oltre ogni psicopatologica insicurezza personale e antica disistima. Cordiali saluti.

Cara Maria,

credo che in questo momento lei abbia bisogno di iniziare a "costruire", pian piano, una identità forte e autonoma, cosa che fino ad oggi, per l'iperprotezione della sua famiglia e per la dipendenza manifestata successivamente nei confronti del suo partner, di fatto non è stata possibile. Comprendo quanto possa essere stato dolorosa l'esperienza della gravidanza e la consapevolezza che, a causa di questo motivo, il rapporto col suo compagno abbia iniziato a vacillare portandolo, ad oggi, ad allontanarsi sempre di più. Al momento le mancano gli strumenti per riuscire ad essere "autoefficace" nei momenti di solitudine. Il mio consiglio è di intraprendere un percorso di psicoterapia che possa aiutarla a rafforzare autostima, autoefficacia e potenziare la sua assertività (capacità di stare in sintonia con le sue emozioni, manifestarle, agire nel rispetto dei suoi diritti e desideri e non rispetto a quelli degli altri..). Il meccanismo della "dipendenza" deve lasciare il posto ad una individualità forte e padrona delle sue azioni e delle sue scelte. E' molto giovane e può farcela!

Un caro saluto

Gentile Maria,

la sua mi sembra una situazione complessa per la concomitanza di vari problemi fisici e difficoltà nei rapporti familiari. Penso perciò che la sua situazione vada vista in parallelo dai medici e da uno psicologo psicoterapeuta. La invito perciò a scegliere un professionista e farsi seguire. La cosa migliore sarebbe che collaborassero con lo psicologo anche i suoi genitori.

Se vuole può chiedere una consulenza gratuita per inquadrare la problematica attuale di principale interesse che, essendo spesso inconscia, non collima con quanto esprime a parole l'interessato e ricevere indicazioni conseguenti sul da farsi.

Cordiali saluti

Cara Maria, leggendo attentamente la tua lettera emerge un vissuto di profonda sofferenza mai del tutto metabolizzata e una mancanza di strumenti che permettano di fronteggiare e saper gestire in modo adeguato le emozioni e le relazioni. Innanzitutto credo tu debba iniziare col fare chiarezza e ricostruire il tuo vissuto in maniera tale da cogliere e comprendere il senso di tutto ciò che ti è accaduto e di come oggi, si ripercuote sul presente. Credo in tutta sincerità, tu abbia bisogno di aiuto, per chiarirti e per chiarire.

Se vorrai contattarmi, sarò lieta di poterti aiutare.

Cordialmente.

Cara Maria,  i nostri genitori con il desiderio di proteggerci, da una parte, ci consolano perché ci fanno sentire preziosi e considerati e dall’altra insinuano una sottile sensazione di insicurezza rimandando un messaggio di incapacità personale che finisce per minare la nostra autostima. Ad una certa età non è facile barcamenarsi per mantenere la giusta distanza affettiva sia da parte dei figli che dei genitori, ma il compito di differenziazione dalla nostra famiglia di origine è fondamentale per il nostro benessere personale. Se non si è preliminarmente svolto tale compito, a risentirne inevitabilmente ne sarà anche la futura relazione di coppia. Effettivamente appare necessario per te prendere in considerazione questi aspetti ed elaborare il disagio che ne deriva permettendo così di distanziarti psicologicamente dalla tua famiglia di origine ma anche di  elaborare insieme al tuo ragazzo le difficoltà di coppia. Nel tuo caso sarebbe particolarmente indicata una psicoterapia di tipo sistemico familiare. Rimango a tua disposizione se decidessi di parlarmene di persona.                                                                                                                                 

Cara Maria 

mi sembra che nel suo racconto ritorni questo aspetto legato a mettere un po' da parte se stessa e quello che prova. Penso che le potrebbe essere utile invece darsi la possibilità di uno spazio suo dove poter portare i suoi dubbi relativi alla coppia e anche il suo dolore esistenziale. 

Se sente che possa servirle, può contattarmi. 

Cara Maria, comprendo ciò che prova e la ringrazio per aver condiviso la sua sofferenza. La dipendenza affettiva si configura come una condizione per cui si vive costantemente con la sensazione di non potercela fare da soli, di non essere sufficientemente capaci di affrontare le situazioni senza il supporto di qualcuno che ci guidi, che ci indichi la strada, che ci faccia capire che andiamo bene così come siamo. È come se non ci sentissimo mai completi e che la nostra sopravvivenza fisica, ma soprattutto psicologica, dipendesse sempre da qualcuno. E quando questo viene a mancare è come sentirsi persi e disperati, senza più obiettivi e scopi.Questo spesso accade perché abbiamo poca fiducia nelle nostre possibilità forse perché poco abituati ad utilizzare le nostre risorse, tanto da arrivare a credere di non possederne per andare avanti da soli.Il percepirsi così vulnerabili genera molta rabbia, perché in qualche modo non è facile convivere da una parte con il bisogno di autonomia e dall'altra con la difficoltà ad immaginarci capaci di farcela da soli. Al momento, credo che non debba prendere decisioni in merito a situazioni importanti della sua vita, ma debba iniziare per lo più a fare più luce su ciò che desidera davvero e su quali sono i suoi bisogni e, piano piano, sperimentarsi per imparare a riconoscerli e a perseguirli. In questo, credo che un percorso personale di tipo psicologico possa esserle di grande aiuto. Se ha bisogno mi contatti, io sono a Caserta.

Gentile,

Leggo che la sua storia di vita è stata densa di eventi difficili da affrontare e che credo lei non abbia ancora metabolizzato. Mi riferisco alle patologie che ha avuto sin dalla nascita, la perdita del bambino, le sue storie d'amore vissute sempre con grande sofferenza. Purtroppo l'essere umano cerca la soluzione ai suoi problemi fuori da se (cercando, nel suo caso, di mettere a posto i suoi rapporti sentimentali fungendo da crocerossina con alcuni degli uomini con i quali è stata).

Nel suo caso le farebbe bene farsi aiutare da un esperto con il quale affrontare un viaggio lungo tutta la sua storia di vita, ricostruirla, riguardarla ed insieme riformularla. Questo potrà aiutarla a viversi anche i rapporti sentimentali in modo diverso.

Resto a sua disposizione per ulteriori approfondimenti.

Cordialmente

 

 

Ciao, la tua richiesta di aiuto in realtà la rivolgi a te stessa, ti devi domandare quanto tu sia realmente riuscita a staccarti dal vittimismo indotto sia dalla malattia che dalla protezione familiare; stare in questo pensiero probabilmente ti ha portato ad essere insicura e ad assumere un atteggiamento di adattamenti al volere degli altri per non perderli; ricomincia dall'ascoltare i tuoi bisogni e a cercare di soddisfarli senza pensare che necessariamente devi passare dalla approvazione altrui. Sei una bella persona e ti meriti la felicità..

 

 

Buongiorno Maria,

lei mi sembra una persona piena di risorse in quanto nonostante la difficoltà passate e presenti, sta riconoscendo un possibile funzionamento legato alla dipendenza affettiva. Riconoscerlo fa la differenza e salvaguarda da possibili rischi relazionali attuali e futuri.

Il fatto che lei non abbia potuto portare a termine la gravidanza è sicuramente un evento pieno di sofferenza ma, vedendo come si è presentata la situazione successiva, ritengo che possa essere importante per lei sapere che forse oltre a non essere il tempo giusto (visto che ammette di averlo scelto in modo immaturo)  non lo era nemmeno la persona.

Colga questo come un'opportunità per dare una svolta alla sua vita chiedendo supporto ad un professionista che possa aiutarla a fare ordine e chiarezza in ciò che desidera per se stessa.

Resto a disposizione

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