Problemi relazionali

Non mi fido quasi di nessuno e ho un bisogno di affetto

elisabetta

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Ho molte cose di cui ho paura e a momenti alterni di piu'.Ho perso un fratello giovane di 33 anni in modo tragico e ho il terrore di perdere i miei a momenti di piu', Non mi fido quasi di nessuno e ho un bisogno di affetto che sembra non sia mai colmato dalle situzioni affettive presenti . Non ho un compagno da molti anni e tra la paura, e uno strano effetto nervoso che si genera ogni volta che avvicino un uomo sembra che preferisco tener chiuso il capitolo insomma sono un po' preoccupata per me.

22 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Elisabetta forse lei si sta rendendo conto di una sua chiusura emotiva e relazionale. Probabilmente il lutto di suo fratello non è stato sufficientemente elaborato oppure ci sono altre nodi da sciogliere che non ha esposto qui. Probabilmente si inseriscono in questo quadro le prime relazioni significative che lei ha avuto. Se vuole mi può contattare, lavoro a Roma. Saluti
Salve Elisabetta, concordo nel preoccuparsi per lei e percepisco il suo desiderio di superare la paura e il terrore di rimanere “sola” nonché la necessità di comprendere il motivo, i motivi che generano il nervosismo ogni volta che si avvicina ad un uomo insieme alla mancanza di fiducia che nutre per le persone che non fanno parte del proprio fidato contesto familiare. Quindi, le consiglio di seguire un serio percorso di psicoterapia personale al fine di comprendere e superare la propria difficile realtà esistenziale al fine di raggiungere un benessere individuale che può essere espressa poi all’esterno con le persone e le situazioni della sua vita. Cordiali saluti
Carissima Elisabetta, fa bene a preoccuparsi per la sua salute, il suo benessere e la sua vita. Da quello che leggo di lei, Le suggerirei una psicoterapia breve, l'aiuterebbe a uscire dalla condizione che attualmente vive. Potrà, se vuole, contattarmi al mio indirizzo mail. La saluto con affetto
Cara Elisabetta, dal suo racconto colgo la sofferenza e la complessità della situazione che sperimenta da tempo. Da una parte si sente sola e spaventata da tutto, dall'altra si rende sola non fidandosi di nessuno e adottando comportamenti respingenti verso coloro che le si avvicinano. Ritengo importante comprendere e analizzare questa ambivalenza e le paure che dovrebbe affrontare qualora decidesse di fidarsi di qualcuno. In questo percorso potrebbe aiutarle una psicoterapia che l'accompagni nell'esplorazione e nella comprensione di quello che vuole veramente. Un caro saluto
un trauma cosi importante come un lutto necessita di tempi di elaborazione e di accettazione molto lunghi, soprattutto perchè spesso fa emergere ed amplifica paure magari rimaste nasvoste per tantissima anni, il fatto che tu abbia una buona comprenzione del problema è una risorsa molto importante sulla quale puntare in un percorso terapeutico che potrebbe aiutarti a risolvere il problemi in modo sicuramente significativo.
Salve Elisabetta, il terribile lutto che hai subito sicuramente ti ha lasciato delle cicatrici, che probabilmente hanno alimentato in te l'idea che gli affetti sono beni che da un momento all'altro potrebbero scomparire incrementando i livelli di ansia. Spesso preferisci fuggire piuttosto che mettere in moto il mondo dei tuoi affetti, per paura di poter perdere qualcuno che hai amato. Tuttavia, arriva un momento della nostra vita in cui bisogna decidere se lasciarsi vincere dai timori o fermarsi un momento e riprendere le redini della vita in mano. Pensa che l'ansia e le preoccupazioni si possono elaborare e tenere sotto controllo, magari con l'aiuto di un esperto. Quando sarai pronta chiedi aiuto. Cordialmente
Gentile Elisabetta, i miei colleghi le hanno già scritto molte cose importanti e sono d'accordo con loro. Mi sento di aggiungere un accento su quel "quasi" che mi salta all'attenzione quando rileggo la sua domanda. Se c'è un "quasi" allora significa che c'è una possibilità di attingere alla sua stessa esperienza: ci sono alcune persone, alcuni momenti, alcune situazioni nelle quali lei si sente più protetta e sicura. Il lavoro che si potrebbe fare è dunque prendere spunto da quei momenti, da quelle situazioni, e trovare insieme a lei le caratteristiche che glie li fanno sentire come sicuri e protetti, per cercare poi di trasportare le stesse caratteristiche gradualmente a tutti gli altri contesti della sua vita. Rimango a disposizione per ulteriori contatti e le faccio i miei migliori auguri.
Gentile sig. ra Elisabetta, è difficile rispondere in modo esauriente al problema che lei pone, peraltro in modo molto sintetico. Dalle notizie che lei fornisce si potrebbe ipotizzare un qualche collegamento tra l’evento luttuoso che l’ha colpita e la sua paura di perdere i propri cari. In questo caso potrebbe trattarsi di un disturbo da stress post-traumatico. Per questo genere di problematiche potrebbe essere quindi da valutare l’ipotesi di un trattamento con la tecnica dell’EMDR. Su questa tecnica posso fornirle io stesso, nel caso, ulteriori informazioni, essendo uno specialista nell’utilizzo dell’EMDR. Ma può trovare informazioni anche sul sito EMDRITALIA.IT Quanto al secondo problema, sembra indicare una difficoltà di tipo relazionale (ovvero il non riuscire a modulare la sua posizione nella polarità “distanza-vicinanza” all’interno di un legame affettivo. Ha mai pensato di recarsi di persona da uno specialista per una consulenza psicologica? Potrebbe trattarsi di problematiche che necessitano un trattamento psicoterapeutico, ma solo una consultazione psicologica approfondita può chiarire la natura del suo problema e fornire indicazioni più precise. In questi casi ci si può rivolgere a un professionista privato oppure, almeno per un primo inquadramento della situazione, al Servizio Sanitario Nazionale. In Lombardia funzionano bene i Consultori Familiari, al cui interno operano spesso psicologi competenti. Dovrebbe essere così anche nel Lazio e quindi nella sua zona. Se necessita di ulteriori chiarimenti non esiti a contattarmi nuovamente. Cordiali saluti
Cara Elisabetta, da quanto descrivi ritengo che le tue paure siano dovute al trauma del lutto subito per la precoce e tragica perdita di tuo fratello. Potrebbe essere questo l'elemento che in te ha scatenato il tuo attuale disagio emotivo/affettivo ma le racidi protrebbero essere più antiche!! Forse la grande sofferenza del lutto subito non ha avuto l'adeguata elaborazione e potresti aver superato tale momento doloroso in maniera anomala. la tua preoccupazione è legittima, pertanto ti consiglio di consultare uno psicologo cognitivo-comportamentale per un percorso che ti permetta di superare le tue attuali difficoltà. A disposizione per ulteriori chiarimenti ti invio un augurio ed un saluto.
Gentile Elisabetta sono rimasta molto colpita dalla sua mail in cui dichiara di non fidarsi di nessuno, forse potrebbe essere utile per lei riflettere sulla possibilità che la persona di cui più di tutte non si fida è lei stessa, forse la mancanza di fiducia circa le sue potenzialità, caratteristiche buone che la renderebbero oggetto d'amore per l'altro, non le permette di leggittimare il bisogno d'affetto di cui parla, la mia ipotesi è che se lei non si apprezza fino in fondo troverà molta difficoltà a credere che qualcun altro possa apprezzarla veramente e questo aliminterà la sua sfiducia di base verso se stessa e verso il mondo. Non disperi questo circolo si può rompere ma deve deciderlo in primis lei, fidandosi della sua possibiità di farlo. Tenga duro. Un saluto
Buongiorno, sicuramente la perdita di suo fratello è stato un momento dolorosissimo e improvviso, quindi ancora più difficile da affrontare. Da quello che scrive, però, le sue difficoltà non sono cominciate dalla morte di suo fratello, le sue paure sembrano bloccare le sue relazioni con gli altri, in particolare con gli uomini. Quello che mi sembra di capire è che le sue paure sono una modalità per proteggersi da un probabile dolore e così preferisce evitare piuttosto che correre il rischio di soffrire. Tutto questo è sicuramente faticoso e doloroso e può portarla a sentirsi sola e diffidente. Non conosco abbastanza di lei per poterla aiutare concretamente, posso capire il suo disagio e condividere la sua preoccupazione. Credo che quando sarà pronta parlare con uno psicologo le potrebbe essere di aiuto perché spesso confrontarsi con una persona esperta può aiutare a dare senso a delle emozioni per noi difficili da gestire.
Gentile Elisabetta, mi semgra che la paura cruciale che ti affligge sia di rimanere sola,senza persone care che possano stare con te, amarti e sorreggerti: il che significa soprattutto la paura di perdere l'affetto di chi ti ama. Un affetto che non è mai abbastanza, dal momento che immagini e temi che una forza ineluttabile te lo porti via: la morte. Tanti pensieri e tante fantasia ruotano intorno a questa tua paura. Se lo desideri potremmo vederci e parlarne, vis à vis. Potresti dirmi molto di più e quindi io stessa capirei di più e potrei offrirti un aiuto psicologico. In certi momenti di sofferenza, quelli più complicati e difficili , l'incontro con una psicoterapeuta, quale sono io, ti aiuterebbe a capire le tue difficoltà ed a supe-rarle. Sono in gioco i rapporti interpersonali ed anche la possibilità di ritrovare un po' di calma e la gioia di vivere. Fatti sentire. Cercami in internet sul mio sito on line: Troverai i miei recapiti a Roma e i numeri di telefono.
Cara Elisabetta, è evidente, dalle poche righe che ha scritto, il desiderio di superare le sue difficoltà relazionali, le sue paure, i traumi non risolti. La sua sana preoccupazione denota la volontà di un cambiamento che potrebbe affrontare attraverso un percorso di psicoterapia. Le auguro di trovare le risorse per recuperare il suo equilibrio!
Cara Elisabetta, mi sembra di capire che in questo momento della tua vita sei tormentata da due paure sostanzialmente: la paura di perdere chi ami e quella di lasciarti andare all’interno di un rapporto di coppia. Sono paure che da una parte ti fanno molta compagnia, ma dall’altra costituiscono la tua prigione mentale ed emotiva. Non so bene come hai vissuto negli ultimi anni, ma credo tu abbia bisogno di poterti fidare di nuovo e di poterti innamorare ancora senza il terrore che ti condiziona. Potresti riflettere sull’eventualità di capire cosa ti ha portato fin qui e come poter essere una persona emotivamente più disponibile ed equilibrata? Distinti saluti.
Gentile Signora, La perdita del fratello può avere determinato, in parte, un suo modo di vivere le relazioni con gli altri con una certa accortezza, con estrema prudenza. Ma vi saranno anche altri motivi che la portano ad una situazione di perenne incertezza e di scarsa fiducia nel prossimo. La paura che prova in diverse circostanze è "la paura della paura". In effetti lei non parla di eventi specifici e concreti. E' un suo modo di rapportarsi agli altri. Ha una bassa stima di sé, mi pare, e ciò è dovuta ad un senso di inadeguatezza della propria persona di fronte alla vita. Si cerchi uno psicologo/a, direi piuttosto maturo, che Le possa dare suggerimenti utili per vivere un'esistenza non più isolata da tutti. Lei è ancora molto giovane e quindi avrà di fronte a sé la possibilità di stabilire contatti importanti con altre persone, sia sul piano dell'amicizia che su quello dell'amore e degli affetti. Uscirà da questo stato e si aprirà alla vita e agli altri. Glielo auguro.
Gentile Elisabetta, la morte tragica di Suo fratello è stato certamente un grave trauma. I traumi in cui si è verificata la morte di una persona cara, anche a distanza di molti anni, possono causare la paura di perdere altri parenti e affetti significativi, soprattutto quando si è più fragili e soli. Se a questo si aggiunge la sfiducia nei confronti delle attuali relazioni affettive, il senso di solitudine si può amplificare molto, fino a diventare difficilmente sostenibile. Lo "strano effetto nervoso" che si genera ogni volta che avvicina un uomo costituisce probabilmente una difesa nei confronti di sofferenze emotive ed affettive che teme profondamente. Le consiglio vivamente di decidersi ad affrontare questa situazione in psicoterapia, considerando anche interventi specifici per i traumi. Distinti saluti
Cara Elisabetta, dalle parole che scrive si comprende il profondo disagio che sta vivendo in questo momento della sua vita. L'affettività e le relazioni sono fondamentali per ogni essere umano, siamo esseri "sociali", inseriti in relazioni che alcune volte ci causano dolore, paura, insicurezza ma che, il più delle volte,ci danno quella carica in grado di farci sentire bene con noi stessi e con gli altri. il disagio deriva dalle esperienze negative che ci portano molto spesso a cambiare il nostro modo di percepire la realtà...ora lei, dopo aver vissuto un'esperienza dolorosissima, ha paura, e questo è umano, solo che questa paura rischia di farle perdere ciò che di bello può trovare. Si trova a dover rinunciare, proprio per questa paura, ad un suo bisogno ed un desiderio profondo, quello di avere (e donare) affetto. La paura, segnale importante e istintivo, a volte, soprattutto se protratta, crea disagi da cui è difficile uscire da soli. Lei, dopo aver fatto un'attenta analisi su se stessa, si dichiara preoccupata, quindi non posso che consigliarle di rivolgersi ad un professionista esperto che la possa aiutare a superare questo "blocco", le sue paura e insicurezze. un saluto,
Gentile Elisabetta, la sua preoccupazione è legittima e denota una buona consapevolezza della sua situazione e di ciò che la circonda. Perdere una persona cara, ad un'età così giovane non è facile da accettare e può succedere che di fronte un dolore così grande si tenda a chiudere tutto il mondo fuori e rimanere con sè stessi. Il consiglio che posso darle è quello di affrontare le sue paure e ricominciare a godere della vita in modo completo, superando il lutto per la perdita e riconquistando la fiducia in sè prima di tutto e poi negli altri.
Cara Elisabetta, ha pienamente ragione a preoccuparsi per se stessa. Riconoscere di avere un problema è il primo passo per poterlo affrontare e superare. Tuttavia credo che da sola questo non sia sufficiente, ma con l'aiuto di uno specialista potrà gradualmente fare pace con i fantasmi del passato e tornare a vivere serenamente le sue relazioni, pensando al presente ed al futuro. Ha ancora tanta vita davanti, coraggio!
Cara Elisabetta, perdite importanti influiscono sul proprio stato d'animo anche per tempi molto lunghi, e sensibilizzano alla perdita in generale, tanto di più, quanto più inaspettata e tragica è stata la perdita stessa. Molte delle paure di cui parli potrebbero proprio essere in relazione alla perdita del fratello non ancora elaborata. Può darsi poi che il lutto si sia inserito in un tuo momento di vita o in un modo di vedere la vita, già caratterizzato da certe sensibilità allora anche le relazioni sentimentali possono essere valutate con gli stesi schemi e magari tenute a distanza per evitare anche solo il rischio di perderli. Se ti piace la psicologia ti consiglio di leggere qualche libro sull'argomento, per esempio di Bowlby (Attaccamento e perdita vol. III - la perdita - Boringhieri) o Murray Parkes (Il lutto - studi sul cordoglio negli adulti- Feltrinelli) e considerare anche l'eventualità di un colloquio con uno specialista.
Cara Elisabetta da quello che lei scrive mi sembra davvero preoccupata per se stessa e per la piega che orami da tempo ha preso la sua vita. Scrive che vive nella paura e nel terrore che possa succedere qualcosa di brutto e possa perdere (di nuovo) le persone a lei più care e quindi di rimanere sola. Sembra che di fatto si senta sola, con un vuoto incolmabile, un bisogno d'affetto e di amore forte, accompagnato dalla paura di affidarsi davvero a qualcuno. Di fronte a tutto ciò, rifletta sulla possibilità di fare un colloquio psicologico per comprendere se uno spazio di sostegno la può davvero aiutare, a ritrovare quella fiducia in sé, nelle relazioni e nella vita che oggi sembra persa. In bocca al lupo Cordiali Saluti
Salve ho letto il suo post, quello che emerge è la presenza della paura di perdere i suoi cari, una paura che probabilmente deriva da quello che è successo a suo fratello. A volte è necessario far trascorrere del tempo dal lutto e poi cominciare ad elaborare, finchè non elaboriamo vivremo con la paura che chi sta intorno a noi possa abbandonarci improvvisamente. Altro elemento importante è la sua necessità di ricevere e dare affetto e tuttavia la paura di fidarsi e legarsi a qualcuno, un compagno che potrebbe rappresentare un suo sostegno. E' per caso capitato qualcosa col maschile? in quanto emerge un nervosismo collegato al legame con un uomo. Credo che sarebbe utile guardare le sue paure e poter elaborare il suo lutto. Se vuole mi può contattare quando vuole sono a sua disposizione. Un caro saluto

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