Psicoanalisi

Disperazione al pensiero della minima fatica

Alessandra

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Buongiorno, sono disperata! Le volevo chiedere (onestamente) se è possibile fare qualcosa per il mio problema per poi eventualmente iniziare una terapia. Ho 38 anni, dalla mia infanzia non ho mai avuto particolari interessi per le cose. Sono sempre stata estremamente sfaticata nel fare le cose, e quindi continuamente rimproverata ed umiliata. (ma non era scarsa volontà). Ogni volta che dovevo fare qualcosa (cucinare, curare il mio corpo, commissioni...) facevo una fatica bestiale, nonostante mi sforzassi. E quindi rimandavo sempre o lasciavo perdere se potevo. Anche per i piaceri, se comportavano uno sforzo minimo, ok, altrimenti dopo brevissimo tempo diventavo talmente irrequieta che lasciavo perdere. Quindi la maggior parte del tempo la trascorrevo stanca al letto senza far nulla, soltanto a ragionare su tutto, in attesa che finisse la giornata. Ma non era noia, aspettavo la fine della giornata disperatamente!! Questo ha condizionato la mia esistenza. Ora mi ha lasciata un ragazzo, ed è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mi sono resa finalmente conto che ho un problema gravissimo. Ora come allora, mi ritrovo ad avere apatia totale per le cose, per le persone, non provo piacere per niente, non mi va nemmeno di sforzarmi per fare qualcosa di piacevole (uscire con le amiche, cercarmi un ragazzo...) anche se so che ho tutte le capacità, ma mi manca l'interesse di vivere. Mi isolo come da piccola e soffro tremendamente di solitudine. Ogni volta che esco o faccio qualcosa, solamente se vengo coinvolta intensamente, mi trovo bene, ma basta una frazione di secondo di calma o distrazione, che mi viene l'angoscia del tempo di nuovo. Mi sento una fallita e mi pesa fare o cercare qualsiasi cosa, anche piacevole perchè la mia mente è sempre rivolta al tempo. Quindi la mia motivazione non è fare qualcosa per il piacere che mi può dare, ma vivere e cercare di far qualcosa per trascorrere il tempo maledetto. Ovvio che così tutte le azioni mi mettono angoscia, fino alla disperazione e all'idea del suicidio. Mi può aiutare? Aiuto!!!

24 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Mi pare ovvio che la fatica che lei ha provato sin da bambina sia dovuta ad una forma di depressione. Impostando una terapia farmacologica ed aspettando che faccia effetto vedrà che troverà le forze per andare in psicoterapia (oltre la psicoanalisi esistono anche le altre psicoterapie). Adesso è disperata, le basta far scorrere il tempo, ma è quello che quasi tutti i depressi che per la loro malattia non riescono a fare nulla per tutto il giorno vogliono, non piacere, solo sopravvivenza. E' anche ovvio che la pura sopravvivenza non può che abbatterla sempre di più e quindi i desideri di farla finita compaiono.
Allora Alessandra "disperata", mi sembra di capire che ciò che chiede sia un intervento psicologico che le permetta di capirci qualcosa di questa sua angoscia che la "passivizza"; la sua email mi fa pensare anche ad un tipico telefilm americano ormai molto diffuso anche in Italia dal nome singolare ma quantomai azzeccatissimo "desperate housewife" cioè casalinghe disperate! Ma disperate da cosa? Le casalinghe disperate sono donne che hanno puntato tutto sull'adempitività, sull'adempiere ad un ruolo, quello delle brave casalinghe, delle brave mogli e madri, senza chiedersi mai veramente cosa vogliono, cosa desiderano veramente. Mi sembra che la storia finita male con il suo fidanzato la abbia svegliata finalmente. Le abbia aperto gli occhi su una situazione che lei trova giustamente insostenibile: la sua difficoltà ad investire sulla vita. Non è un problema semplice da risolvere ma sicuramente attraverso un lavoro terapeutico è possibile affrontare il problema: un problema che nasce dal sentire tutti i legami affettivi come delle pesanti catene. Una ipotesi che posso avanzare è che lei si ritrovi a vivere ogni limitazione come terribile a causa di pretese passate esercitate da persone a lei vicine. Ed è come se lei continuasse a vivere chiusa in quel passato. Se vuole consultarmi può chiamarmi al 3465232845 o mi invii una email a ventola.marco@libero.it; potremo capire quali possono essere i primi passi da fare per affrontare la sua disperazione e ritrovare fiducia e sicurezza. Cordialmente,
Cara Alessandra, mi sembra opportuno che ti rivolga ad uno psicoterapeuta. Certamente con un aiuto riuscirai a migliorare ed uscire da questo "modello" che ti porti dietro e che espone solo ad essere infelice. Forza.
Gentilissima Alessandra, purtroppo il "male di vivere" è più diffuso di quanto si immagini. Credo che avrebbe bisogno di iniziare un percorso personale. La difficoltà sta nel fatto che per fare un percorso terapeutico serve motivazione e un pò di tenerezza per se stessi. Forse varrebbe la pena di fare un colloquio per capire meglio la situazione. Le consiglio quindi di rivolgersi ad uno psicoterapeuta che possa aiutarla in questo viaggio alla scoperta di sè e del piacere di vivere...magari pensando meno e vivendo di più! Se vuole può contattarmi per un appuntamento (349-4757170, laura.bongiorno@gmail.com) io lavoro a Roma. il primo colloquio è gratuito. buona giornata
Gentile Alessandra, ho letto il suo messaggio, e da quello che ho colto mi sembra che lei stia attraversando finalmente, dopo tanto tempo e tante frustrazioni, quella crisi "evolutiva" che probabilmente le consentirà di capire cosa vuole veramente nella sua vita. Non a caso la crisi conclamata si manifesta proprio in seguito alla rottura di un legame affettivo significativo. Ma veda questa crisi come un'apertura verso un nuovo e possibile modo di vivere, che potrebbe condurla ad una vita per lei più soddisfacente. Certamente può essere utile avviare un percorso terapeutico con uno specialista. Se lo desidera può chiamarmi per una prima consultazione gratuita al seguente numero 3200121324 oppure può scrivermi al seguente indirizzo erikacrispino@libero.it Cari saluti.
Cara Alessandra, ho letto attentamente la tua mail dove racconti che, nella tua vita, fin da piccola hai pochi interessi, fatichi a fare le cose, attendi che il tempo scorra, sei apatica verso persone e situazioni anche piacevoli, ti isoli, soffri tremendamente di solitudine e sei angosciata dalle azioni che devi o puoi compiere. Mi sembra di capire che ad oggi, nonostante le difficoltà, sei riuscita ad andare avanti con le tue gambe fino a quest'ultimo episodio (la rottura con un ragazzo) che tu stessa definisci la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e che ti ha portato a chiederti se forse non hai bisogno di un aiuto. Personalmente credo che un disagio esista, anche se da poche righe non è possibile definirne la gravità. Un modo per affrontarlo è sicuramente un percorso psicologico dove, per ottenere buoni risultati, c'è bisogno d'impegno e, sia dal tono della tua mail che dal coraggio con cui hai deciso di metterti in gioco, credo tu ne abbia da vendere. Spero di aver risposto alla tua domanda e qualora avessi altre richieste o dubbi puoi ricontattarmi sia tramite mail (giorgiodicapo@hotmail.com), che per telefono (3478021132) per un eventuale incontro al mio studio. Cordiali Saluti
Cara Alessandra, tu stessa parli del tuo problema in termini di tempo: come trascorrere il "maledetto" tempo. Pensa che già molto tempo fa, il noto filosofo Kant, diceva che il problema essenziale per l'uomo era di come passare la metà della giornata, visto che l'altra metà, la si passa, in genere, dormendo. Credo pertanto che tu, Alessandra, ti possa sentire in buona compagnia, pensando che già altri illustri personaggi, tra poeti e filosofi, hanno condiviso le tue stesse angosce. Questo ti potrebbe far sentire un pò sollevata, ma per avere uno stato d'animo ancora migliore, l'unica cosa da fare è quella di iniziare una psicoterapia che punti alla valorizzazione delle tue capacità, soprattutto di quelle nascoste o che non credi di possedere. Ti ci vorrebbe, secondo me, un terapeuta molto empatico, che sappia prenderti per mano e accompagnarti in un viaggio affascinante quanto misterioso, nei meandri della tua interiorità, alla scoperta avventurosa di... te stessa. Quella vera personalità che viene ogni volta offuscata dalla ripetitività. Ti auguro, Alessandra, una terapia all'insegna della creatività: la tua! E poi, lasciati dire che Jung (il più promettente allievo di Freud) aveva notato che a 38 anni, succedono in genere, nella vita delle persone, cose straordinarie. Jung forse parlava proprio di te! Cari saluti
Cara Alessandra da Roma, in tutta onestà professionale posso solo dirle che la situazione personale che illustra nella mail richiede assolutamente un intervento psicoterapeutico perchè come Lei ha ben enunciato incide marcatamente nella sua qualità della vita sotto tutti i punti di vista. Probabilmente, e per il momento non posso che essere così generico, un 'problema' presentatosi fin dall'infanzia, non riconosciuto e quindi non adeguatamente affrontato, si ripresenta anche ora da adulta e in maniera molto marcata. Lei lo dice chiaramente: "Mi isolo come da piccola...". Di conseguenza è ora di prendere il toro per le corna e senza perdere altro tempo. Se Lei volesse contattarmi nel sito www.psicologi-italia.it troverà i miei recapiti. Cordiali saluti
Buon pomeriggio Alessandra, speriamo che sia tale dopo aver letto le numerose risposte che le saranno state inviate. La sua condizione le ripropone evidentemente, come lei ha ben capito, una situazione emotiva e psicologica passata e l'indifferenza e l'apatia non sembrano più esserle di sostegno. Se da una parte una simile reazione "la disperazione" è propositiva per un suo darsi "da fare"rispetto a qualcosa che le appartiene dall'altra la pone di fronte alla delusione di poter trovare nell'immediato una soluzione "magica" al suo problema. Questo non vuol dire che è impotente. Tutt'altro. Può fare molto dandosi il giusto "tempo" per una psicoterapia. Mi contatti quando crede, io ho lo studio a monteverde nuovo, zona colli portuensi. 0665744507 o 3396306112.
Cara Alessandra, penso che ogni "professionista della psiche" che la leggesse penserebbe "depressione", forse aggiungendo "endogena". Una diagnosi pesante, secondo il prontuario medico/psichiatrico. Ma cosa le può servire? A sentirsi ancora più disperata, inchiodata a una "malattia" temibile? Avrà sentito parlare di depressione (per fortuna se ne parla molto di più ai nostri giorni), e fa molta paura. Personalmente preferisco evitare le diagnosi e affidarmi a un ripensamento, a una ricerca insieme alla persona che porta il suo problema. Però potrebbe essere utile questo richiamo al "nome ufficiale" del suo disturbo, per metterla in allarme e pensare seriamente di rivolgersi ad uno psicoterapeuta. Perchè dopo tanti anni è tempo di provvedere, non crede? Esistono le cure farmacologiche che vanno seguite con la guida di uno psichiatra, ma esistono anche le cure psicologiche, che non si limitano ad attenuare o attutire i sintomi, bensì cercano le cause e le ragioni, nonchè le risorse di superamento e di cura che sempre ogni persona porta in sè. L'aiuto più fruttuoso che posso darle è questo: si riprenda la sua vita, cominciando dal prendersi cura di sè con l'aiuto di uno specialista. Potrebbe scoprire un'altra Alessandra, a lei ancora del tutto sconosciuta, e senz'altro molto ma molto migliore. Un caro saluto
Gent.le Alessandra, la pigrizia nel vivere è qualcosa che prende un po' tutti soprattutto in momenti in cui l'insoddisfazione e la delusione crescono alcune volte in maniera anche abnorme. E tutto diventa faticoso. In questi periodi ciò che viene penalizzato e negativamente coinvolto è la nostra parte insicura, e la visone di noi stessi assume solo la forma di un velocissimo vortice mentale. E' chiaro che a 38 anni non può più accontentarsi di far passare le sue giornate facendosele scivolare addosso, e la richiesta che rivolge a noi psicologi mi fa pensare che, anche se con difficoltà, abbia oramai fortemente voglia di far emergere il positivo da se stessa, proprio in un momento così grigio come quando si chiude una storia d'amore. Se ho colto bene il senso vero della sua richiesta, non può che aderire a queste sue esigenze e a questa sua spinta a non accontentarsi più. Penso tuttavia che da sola sia sicuramente molto più difficile mettere Alessandra nella giusta posizione tra le sue risorse e i suoi punti di debolezza e che in questo "bilancio" debba farsi seguire da chi è in grado di accompagnarla nel non cadere solo nell'autocommiserazione punitiva ma in una reale presa di coscienza di ciò che è Alessandra nella sua interezza. La saluto.
Buongiorno Alessandra, per rispondere alla sua domanda se è possibile fare qualcosa, la risposta è si. Però prima di intervenire, come per ogni patologia medica, si deve prima individuare cosa c'è da curare! Non si può infatti estrarre un dente a caso se si ha dolore alla bocca: andrà prima fatta un'ortopanoramica! E così è per lei: una giusta diagnosi condurrà alla strada per aiutarla. Sarebbe poi interessante chiederle se ha fatto qualcosa prima di oggi e come mai proprio ora sente questa assoluta necessità di essere aiutata. Se crede, può contattarmi per un preliminare colloquio e fare poi una batteria di test di personalità che ci aiuteranno a capire meglio la sua situazione. Il mio recapito mobile è: 328/7196494. Il mio studio è a Roma. Cordiali saluti,
E' molto difficile poterti aiutare così a distanza, ma credo che sia necessario che tu possa rivalutare te stessa, superare le tue convinzioni limitanti, trovare nuovi modi per scoprire le tue risorse, che probabilmente ad oggi sono state poco coltivate. E credo che un percorso possa essere il modo più giusto per riscoprire te stessa. L'apatia indica mancanza di obiettivi e rappresentazioni di te stessa altamente svalutanti che però possono essere corrette e ristrutturate. E prima è meglio è per te.
Gentile Alessandra, ha fatto bene a chiedere aiuto, e sono d'accordo con lei quando dice che ha maturato l'idea di fare qualcosa. Insegno da anni agli psicologi e agli psichiatri cosa fare in queste situazioni e quindi le ribadisco che, come lei stessa ha già detto, deve assolutamente al più presto contattare uno psicoterapeuta. Sarebbe ancora più indicato se ne scegliesse uno con una certa esperienza clinica in merito. Se è interessata le lascio comunque il mio cellulare 348/2358737.
Salve, rispetto alla sua richiesta credo sia utile e importante confrontarsi con un terapeuta per iniziare eventualmente un percorso psicoterapeutico per motivarla a trovare le risposte per affrontare le situazioni e le cose che le accadono e le sono accadute. Può contattarmi se vuole per fissare un appuntamento o per essere inviata ad un collega che possa aiutarla. Cordialmente
Penso che molto si possa fare se seguita concretamente da uno psicoterapeuta a roma ci sono dei colleghi validi che si occupano della terapia strategica può trovare tra le pagine gialle qualche terapeuta di terapia breve strategica oppure su internet
Cara Alessandra, il fatto che abbia avuto la voglia di chiedere aiuto a qualcuno mi sembra un buon inizio per cercare di uscire da questa pesante situazione che vive già oserei dire da troppo tempo. Rimane il punto importante che per affrontare il problema dovrebbe contattare qualcuno di noi. Se prendere contatto con me può trovare i miei recapiti sul sito. Coraggio che il passo più importante l'ha fatto: prendere coscienza del proprio malessere e volerne uscire. Distinti saluti
Gentile Alessandra, è certamente possibile fare qualcosa per la problematica da lei esposta nella sua lettera. Il fatto che si renda conto che le difficoltà da lei vissute non le permettono di esprimere le sue capacità e possibilità e che è quindi necessario intraprendere un percorso psicoterapeutico, sono l’inizio di un cammino che la porterà a vivere la sua quotidianità in modo più sereno. Non abbia timore a chiedere aiuto alle persone che le vogliono bene e che la conoscono da quando è nata, che certamente le potranno raccontare di come, in un lasso di tempo molto breve, con il suo amore, è riuscita a camminare, parlare, giocare, imparare e esprimere tutta la sua curiosità e voglia di fare. Un cordiale saluto.
Bisogna parlarne privatamente, sicuramente c'è una forte dose di depressione , impossibile dare una risposta se non parlando direttamente col soggetto interessato, approfondendo gli aspetti emersi nella richiesta di aiuto.
Cara Alessandra, la sua descrizione della sintomatologia mi fa propendere per una condizione psicologica abbastanza importante anche se non si potrebbe escludere che tutti i sintomi possano essere legati ad una carenza di testosterone ( l’ormone maschile che anche nella donna ha una azione specifica, stimolando il sistema osseo, il sistema muscolare, la aggressività, il tono generale, la voglia di fare, l’umore .. Non ci perderebbe nulla a farsi analizzare da un buon endocrinologo che possa valutare anche la situazione tiroidea la cui carenza può determinare simili sintomi Cari saluti
Si rivolga a chiunque abbia la competenza e capacità umana e professionale di darle una risposta..io sono psicoanalista e certo le consiglierei un'impronta psicodinamica, ma non è detto che sia la soluzione migliore. Dipende dalla persona a cui ci si rivolge e dalla propria disponibilità a voler fare un lavoro più o meno in profondità. e Non sempre la "profondità" è la sola soluzione. Buona fortuna
Gentile Alessandra, provo a comunicarle i pensieri che sono sorti in me leggendo la sua mail. Prima di tutto mi sembra importante considerare il fatto che già lo scrivere la mail che lei ha inviato e l'operazione stessa dell'inviarla è stato qualcosa che non va nel senso dell'apatia, ma del prendersi cura di sè, un'azione lanciata verso il futuro e verso gli altri. E' vero che lei parla del suo malessere, ma oltre il malessere possiamo cogliere il desiderio di cambiamento che è fortemente presente in lei Mi chiedo se la mancanza di interesse nei confronti del mondo non sia riconducibile ad uno sguardo sfiduciato e svalorizzante di sè, magari ereditato dai genitori che non hanno potuto guardarla con occhi valorizzanti e fiduciosi perchè sprovvisti essi stessi, per ragioni che hanno a che fare con la loro storia, di un simile sguardo nei loro stessi confronti. Forse lei da piccola si è trovata a "fare le cose" non tanto perchè scelte da lei, ma per corrispondere alle loro aspettative, per sentirsi da loro riconosciuta e valorizzata. Se però le cose le facciamo per dovere, per accontentare gli altri, esse si svuotano di significato. Dietro a questo meccanismo possiamo intravedere il suo bisogno di essere amata e riconosciuta e quindi possiamo capire il suo forte dolore nel ritrovarsi ad essere lasciata dal suo ragazzo. Questa separazione è andata a riaprire una ferita forse riconducibile al non essersi sentita profondamente amata dalle persone significative, nel suo passato, dal punto di vista affettivo Che fare allora? Penso che un percorso psicoterapeutico possa aiutarla a interrogarsi sulla sua storia, sulla sua apatia e a giungere gradatamente a guardarsi in modo più fiducioso riconoscendo le energie e le potenzialità che sono dentro di lei. Cordialmente,
Alessandra mi rendo conto e comprendo la sua sofferenza ed angoscia per la vita affettiva ed emozionale. Lei è ancora giovane e sicuramente possiede tante risorse e capacità da utilizzare, risorse che contribuiscono ad ottenere una positiva percezione ed immagine di se stessa. Per ora queste capacità e risorse stanno dentro il cassetto interiore chiuse a chiave. Dalla sua lettera posso anche aggiungere di farle riflettere sul fatto cha non è "sola" perchè ha delle persone, amici o altro, che cercano di coinvolgerla per permetterle di uscirà dalla sua depressione. Pertanto le consiglio di iniziare, non ci pensi troppo ancora, una psicoterapia per fare in modo che queste risorse e capacità possano emergere ed essere utilizzate esternamente, dandole la gioia e la motivazione di vivere. Cordiali saluti

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