Psicologia del Lavoro

Insegnante in crisi

Cristiana

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Buongiorno dottori, chi vi scrive è una docente della secondaria di secondo grado, con 13 anni di esperienza.. quindi non esattamente alle prime armi, diciamo. Due anni fa sono finalmente entrata in ruolo in un istituto professionale di provincia, vicino a casa mia, dopo anni passati a fare la pendolare su una una grande città.
Il primo anno in questa scuola non e' andato malissimo, non entusiasmante ma non posso nemmeno dire di avere avuto grossi problemi. forse perché avevo classi terminali, quarte e quinte perlopiù, ad ogni modo il primo anno di ruolo, che poi sarebbe per noi docenti l'anno di prova, è andato via abbastanza liscio... quest'anno, dopo la confermata stabilizzazione, la crisi..ho sei classi, tre delle quali oscene. Sono corsi di formazione professionale regionali, e sono piene di ragazzi pluriripetenti, cacciati da altre scuole, ineducati, con famiglie alle spalle inesistenti... sono difficilissimi da gestire, fanno confusione, c'è bullismo.. insomma non sto a raccontare tutto ma ve lo potete immaginare. Devo dire che il problema non è soltanto mio, chi più chi meno abbiamo tutti le nostre difficoltà in quelle classi...ma quest'anno col covid ho avuto un crollo, entrare in quelle classi dove mascherine e distanziamento nemmeno a parlarne, col terrore del contagio e in più dover trovare il modo di portare a casa in qualche modo quelle ore di lezione.. tutto questo mi ha distrutta.. mi sono ritrovata con la mano che tremava la mattina nel reggere la tazzina del caffè, mi sono ritrovata a rimproverare severamente mio figlio di 5 anni per delle sciocchezze, togliendogli il diritto ad avere una madre serena.. insomma, quando siamo passati alla didattica a distanza causa rialzo dei contagi ho tirato un sospiro di sollievo. Risiedo in Lombardia, e il 25 gennaio quando sono state riaperte le scuole non sono tornata giurando a me stessa che senza vaccinazione non sarei mai più tornata in quel covo (due miei colleghi nel frattempo sono finiti all'ospedale, e il coniuge di una di questi colleghi, che è stato contagiato, ha avuto danni al fegato che ancora non si sa se siano reversibili o meno)... mi sono messa in congedo parentale e poi in aspettativa, adducendo problemi familiari in realtà inesistenti.. nel frattempo grazie al cielo sono stata vaccinata e da questo punto di vista sono più tranquilla, ma il problema disciplina in quelle classi rimane.. avevo avuto un'esperienza simile a inizio carriera, ma ero più giovane, più disposta a fare "gavetta".. adesso sono stanca e mi trovo a piangere pensando alle scuole dove ho lavorato prima di capitare qui. avevo alunni che mi stimavano, che mi volevano bene e più volte mi è stato dimostrato... qui è il deserto umano e non so come riuscirò a passarci altri tre anni prima di poter chiedere il trasferimento in altra scuola. Ho sempre paura che succeda qualcosa di grave nelle mie ore e che mi venga accollata la responsabilità penale, nonché il biasimo di colleghi e dirigente perché non ho saputo "tenere la classe"... sono tornate le crisi di ansia che pensavo di aver risolto un bel po' di anni fa dopo un percorso di psicoterapia...mi sono ritrovata a invidiare una collega che ha dato le dimissioni a febbraio perché nemmeno lei ce la faceva più, lei è precaria e ha potuto farlo, aspetterà di essere richiamata a settembre da un'altra scuola.. io che sono di ruolo non posso certo dimettermi.. non posso più iscrivermi alle graduatorie per le supplenze e poi comunque non sarebbe giusto..
Insomma, sono in crisi, tra poche settimane finisce la mia aspettativa e rientrerò e inizio già a fare gli incubi la notte.. come posso fare per sopravvivere senza impazzire?

3 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gent.ma, lavorare con persone con le quali si stabilisce un rapporto a-simmetrico e di responsabilità è sempre una situazione complessa, a volte fonte di grande fatica: qualche volta anche di insoddisfazione. E la fatica e l’insoddisfazione possono aumentare quando si incontrano situazioni problematiche. Fare l’insegnante è una professione molto impegnativa e a volte logorante sotto questo aspetto, così come spesso accade anche per le diverse professioni sanitarie.


Per come descrive, partecipare ad un Gruppo Balint potrebbe esserle di giovamento: sono gruppi inizialmente sorti per comprendere e trasformare le difficoltà suscitate nell’interazione medico-paziente, condotti da una psicoterapeuta con una formazione psicoanalitica. Poi sono stati utilizzati per ulteriori figure professionali sanitarie e, in tempi più recenti, per personale educativo e insegnanti. L’esperienza e la discussione di ciò che avviene nel rapporto con l’utenza (nel suo caso con gli studenti, i genitori, la scuola) può essere utile nella focalizzazione di nodi critici a elevato impatto emotivo-relazionale, essere occasione per una graduale mobilitazione delle risorse personali, fornire un contenimento alle frustrazioni e magari offrire una riflessione inedita sulla propria attività. Si tratterebbe però di trovare un gruppo già esistente o, meglio ancora, di costituirne uno nuovo.


Naturalmente, se la situazione lavorativa incidesse in modo significativo nella sua esperienza di vita, potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di una consulenza psicologico-psicoterapeutica individuale.


Stefano Golasmici, Bussero (Milano - MM2 BUSSERO)

Carissima Cristiana


Mi spiace leggere le sue parole...così sofferenti. È veramente esasperata e amareggiata. Non so cosa poterle consigliare...se potesse cambiare scuola sarebbe la soluzione migliore. Non credo che le sue difficoltà siano riconducibili solo ad una sua "fragilità", ma anche ad una situazione oggettiva e concreta. Riprenda il suo percorso di psicoterapia. Non solo per "fortificarla", ma per cercare di trovare la soluzione migliore per sè. 


Auguro buona fortuna 


Dott.ssa Elisa Danza 

Gentile Cristiana


Lei é attanagliata dall'ansia purtroppo, quando scrive di quello che succede  spiega benissimo le problematiche dei suoi alunni, infatti il problema é appunto del sistema e siccome é una docente non può rimanere bloccata da questi ragazzi.


La scuola oltre ad insegnare le materie di studio  ha il compito di  insegnare anche l'educazione e i valori  quando purtroppo la famiglia viene meno. 


Le consiglio innanzitutto  di



  • parlare con la dirigente e con i colleghi perché se ci sono allievi problematici penso sia un problema non solo suo ma di tutti i docenti, nel senso che ognuno aspetta che  ci sia qualcuno ad aprire l'argomento.

  • Entrare in aula  con maggiore autorevolezza perché i ragazzi si rendono conto dal linguaggio non verbale se con un'insegnante si può avere a che fare o meno. 

  • Consigliare la preside (ora é quasi  terminato l'anno scolastico però non si può mai sapere) visto che nell'istituto ci sono parecchi alunni problematici di "grave portata", si potrebbe con qualche progetto extra simil pon  consultare   uno psicologo, un educatore al fine di poter gestire al meglio le problematiche di cui parla, perché più siete coalizzati, più forte é il team dirigente-insegnanti-specialista più l' intervento va a buon fine.

  • Tenersi tutto dentro non comporta altro che rovinarsi la sua esistenza stare male, non essere in forma  sia nell'attività professionale che nella vita privata. Soprattutto se é un lavoro che le piace. 

  • Consultare uno specialista per superare l'ansia,  l'angoscia e le paure  che l'attanagliano per ritrovare sé stessa, per una migliore qualità di vita e soprattutto per migliorare l'autostima.  


Penso anche  che la scuola ha il compito di prendere provvedimenti riguardo la problematica di cui lamenta  perché non può permettersi di sfornare diplomati che non riescano ad avere un comportamento civile in questa società. 


Nel caso resto a disposizione. 


La saluto cordialmente 


Dott. ssa Michelina Federico 


Psicologa psicoterapeuta


 

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