Psicologia scolastica

Come posso aiutarlo ad inserirsi con serenità a scuola?

Faith

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Gentile Dott.ssa, sono un'insegnante di sostegno nella scuola dell'infanzia. Sto seguendo un alunno che ha un ritardo nell'acquisizione del linguaggio causato da un'otite che i medici non avevano subito diagnosticato. Dal primo giorno di scuola mi sono accorta che il bambino ha difficoltà a relazionarsi con gli altri, preferisce giocare da solo e non tollera per niente le frustrazioni. Davanti a un NO diventa aggressivo, piange disperato, scalcia e alza le mani. La famiglia è rimasta sorpresa ed ha affermato che a casa il bambino è tranquillo e obbediente. Il mio problema principale è che a scuola esce sempre dalla sezione, ovviamente senza permesso e senza avvisare e vaga per la scuola e se invitato a rientrare si altera e non ne vuole sapere. Come posso aiutarlo ad inserirsi con serenità a scuola? Devo assecondarlo se non vuole partecipare? O posso imporre qualche regola? E se inizia a piangere? Lo lascio sfogare? Non voglio che soffra, ma vorrei che la scuola fosse una bellissima esperienza. Come posso fare? Grazie in anticipo per qualsiasi informazione possiate fornirmi.

8 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile sig.ra   Faith il bambino che lei segue dal punto di vista pedagogico-didattico in qualità di docente di sostegno ha un ritardo nell'acquisizione del linguaggio. Legga attentamente la D.F/ diagnosi funzionale.

Primo step:il bambino sente bene? Potrebbe consigliare ai genitori una visita dallo specialista otorinolaringoiatra.

Secondo step:osservi il bambino utilizzando delle griglie strutturate

Terzo  step: Provi ad utilizare il tablet durante l'azione di insegnamento.

Cordiali saluti

Prof. Angelo Rovetta Bergamo (BG)

I "non udenti" vivono in un loro mondo "a parte". Sono perciò "sospettosi" e suscettibili nei confronti del mondo degli udenti: temono che si trami contro di loro o alle loro spalle. Non capiscono gli ordini degli esterni, dal momento che hanno un loro codice di orientamento e di relazione spaziale e temporale. l'aggressività e il rifiuto parte da questo conflitto tra ordine interno e ordine che giunge da fuori ed è vissuto come violazione.


Può essere utile impostare dei giochi che abbiano lo scopo di far comunicare due mondi che si presentano separati. Nel gioco, inoltre, l'insegnante di sostegno può farsi accettare come "traduttore" privilegiato tra mondo non udente e mondo dei rumori.


Buon lavoro

Gent.ma insegnante

Come lei sa, l’ingresso alla scuola materna è spesso difficile per i bambini che devono separarsi dalla “protezione”  familiare e fare il loro ingresso nella società. Per un bambino con delle difficoltà questo è ancora più difficile.  Credo debba prima di tutto lavorare per costruire una buona relazione con lui, magari attraverso il gioco, e poi iniziare lentamente a dare delle regole. Cerchi di capire cosa può interessarlo di più tra i giochi a vostra disposizione e cerchi di fare in modo che il bambino impari a fidarsi di lei. Dopo sarà in grado di rispettare le regole e non sentirà il bisogno di girovagare per la scuola. E’ chiaro che ogni situazione è a se e che è difficile capire tra le cose che ha scritto quali sono le problematiche complessive del  bambino.  Se ci sono difficoltà solo nello sviluppo del linguaggio o se ci sono altre difficoltà.  E'  difficile aggiungere altro non conoscendo in modo approfondito la situazione.

Cordiali saluti e Buon lavoro

Cara Faith, nei bambini con il DL (disturbo del linguaggio semplice) di solito va praticata una terapia logopedica  o comunque occorre una visita specialistica dal logopedista che possa fare una diagnosi precisa.  Dopo di ciò dovresti intervenire tu come insegnante di sostegno ed periodicamente consultarti con la/il logopedista per fare il punto della situazione del bambino (progressi, nuove problematiche, metodi usati efficaci e non etc.). Immagino che tu già saprai che il bambino con il DL deve essere molto motivato e sostenuto nelle attività di gioco che sceglie o che gli vengono proposte. Il bambino con tale problema di solito ha una scarsa stima di sé stesso, non si sente completamente autonomo e percepisce le proprie difficoltà nel relazionarsi con gli altri. E’consapevole - e ne ha timore - di non essere compreso né dai coetanei né dagli adulti. Di conseguenza, nel processo di socializzazione,  ha paura di subire continue frustrazioni ed insuccessi!! Avendo difficoltà nell’esprimersi, nel verbalizzare ciò che desidera e che prova può decidere di  non usare la parola (perché gli risulta faticoso) e passare direttamente all’azione quindi divenire un po’ aggressivo nel comportamento manifesto.  Il fatto che i genitori si siano sorpresi perché il bimbo a casa è tranquillo, sicuramente è così perché egli  è ormai ben adattato alla propria casa (ambiente) ed ai propri genitori (aspetto affettivo);  invece, nell’ambiente sociale (scuola, giochi, parco etc.) il bambino si sente a disagio ed ha un comportamento anomalo per difendersi dalle frustrazioni e ansie causate dai timori di fallimenti di cui ho detto sopra!!

Pertanto ti consiglio di essere molto disponibile  e paziente con il bimbo; di convocare di nuovo i genitori e consigliare loro (se non è stato già fatto) di consultare un/a logopedista che dopo necessaria diagnosi, insieme a te,  pianifichi un programma da seguire durante l’anno scolastico. Tieni anche presente che il bambino ha più difficoltà degli altri ad ambientarsi alla scuola, forse ha bisogno di più tempo ma ripeto la terapia logopedica è quella che offre più possibilità di recupero e più in fretta!!  Spero di esserti stata utile e ti saluto cordialmente.

Dott.ssa Elena Zagheni Bergamo (BG)

Buonasera. 

Affinchè l'esperienza scolastica del bambino sia serena e costruttiva, l'inserimento nel gruppo classe è fondamentale. Quindi si tratta di pensare a delle attività che accompagnino pian piano il bambino alla socializzazione. Non è necessario predisporre attività con l'intera classe, si potrebbe partire da un piccolo gruppetto di bambini, quelli che sono più disponibili a entrare in relazione con un compagno difficile.

Il bambino ha difficoltà di linguaggio, quindi potrebbe organizzare attività basate sul gesto creativo (tempere, acquarelli, pongo etc...): ci sono tanti libri che descrivono giochi divertenti di questo tipo.

Quando il bambino si allontana, esce dalla classe e non vuole entrare, è consigliabile lasciargli un po' di tempo per sfogare le sue emozioni negative.

Quando si rende conto che il bambino è più calmo, potrebbe coinvolgere uno o due compagni che chiedano al bambino di rientrare in classe per giocare insieme. 

Utile è osservare gli antecedenti, cioè in conseguenza di quali fatti il bambino esce dalla classe, manifestando rifiuto a rientrare.

Basilare è la comunicazione non verbale, soprattutto con i bambini che non riescono a interagire sul piano verbale. Quindi attraverso i gesti e il tono della voce si fa percepire al bambino che è al sicuro, che noi non abbiamo timore delle sue reazioni, anche quelle più aggressive.

Se trasgredisce regole basilari per la convivenza è auspicabile sottolineare i comportamenti negativi. 

Spero di esserle stata sufficientemente utile. 

Buon Giorno Faith

ciò che mi viene in mente leggendo le sue parole e che sonderei per prima quale è il vissuto che il piccolo ha nel rapporto con la classe. Le difficoltà di linguaggio, sarebbe utile capire di che tipo (elaborazione, pronuncia, suono), possono rendere difficile non solo il rapporto con gli altri bambini ma anche con l'apprendimento stesso e con la classe (intesa come spazio fisico di tensione e stress), sentendosi (ipotesi) inadeguato e diverso dagli altri e per questo solitario e aggressivo.

il comportamento che descrive sembra un comportamento oppositivo e di difesa da questo stress, isolarsi e uscire dalla classe, reagire negativamente a situazioni in cui deve esporsi, evocano paura, ansia e forte aggressività.

Quello che posso consigliarle è di trovare un punto di alleanza con il bambino, alleandosi con i suoi punti di forza e stimolare la sua attenzione con attività in cui si sente sicuro e piano piano coinvolgere la classe. Per questo può chiedere alla famiglia di aiutarla indagando sulle attività e sul comportamento propositivo e soprattutto sul linguaggio e sul suo uso a casa e con i coetanei (se presente). Creare un dialogo con lui le permetterà di avere direttamente da lui le informazioni che le serviranno per aiutarlo, cosa lo spaventa e lo preoccupa e dare risposta al suo comportamento aggressivo di difesa. 

Per quanto riguarda le regole, è importante che ci siano delle regole a cui attenersi, la aiuteranno a mantenere un ruolo di autorevolezza e vicinanza. Inoltre possono essere un ottimo strumento di scambio per gradualmente portarlo al lavoro della classe. 

Concordo con lei la scuola può essere una bellissima esperienza.

Resto a sua disposizione per qualsiasi ulteriore domanda

Le auguro Buon Lavoro

Dott.ssa Luana Alessio Cosenza (CS)

Considerata la differenza di comportamento tra casa e scuola, è importante , come prima cosa, capire da quando tempo reagisce così, se ci sono state delle situazioni particolari a scuola che gli fanno preferire l' isolamento e se c' è disponibilità da parte dei compagni ad accoglierlo. L' integrazione è un fatto relazionale, di disponibilità del contesto ed è nella sua complessità che va affrontato ma soprattutto letto.

Salve, non ci dice che età ha il bambino e se ha già avuto un esperienza scolastica alle spalle. Potrebbe essere che non abbia ancora interiorizzato quelle che sono le regole della scuola e dello stare insieme (a casa proprio perché “tranquillo e obbediente” potrebbe esser abituato ad autogestirsi, ne parli meglio con la famiglia) oppure che ancora non abbia sviluppato un senso di fiducia nel gruppo e preferisca stare da solo. A casa ha altri fratellini con cui giocare? Oppure il suo modo di giocare è sempre in solitaria?

Piuttosto che “assecondarlo” o dall’altro estremo “imporre” potrebbe provare ad accompagnarlo in una di queste uscite fuori sezione così da conquistarsi la sua fiducia al fine di condividere con lui pian piano le regole base del saper stare insieme agli altri. Questo le permetterebbe di dedicargli quel tempo speciale che forse lui sta chiedendo e contemporaneamente le può fornire la base emozionale ottimale per accettare le regole della scuola che devono poter essere con-divise. Buon lavoro.

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