Psicologia scolastica

Mia figlia non vuole fare ginnastica a scuola

Josephine

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Salve, sono mamma di una bambina di circa 5 anni. questo è l'ultimo anno di scuola materna,una volta alla settimana sempre nella stessa scuola frequenta il programma di educazione motoria (ginnastica)ma da sempre la bambina rifiuta di andare, con manifestazione di pianto isterico, in alcuni casi somatizza con mal di pancia ,di piedi etc... Ho parlato con la sua maestra di classe e di ginnastica e mi dicono che dopo, fa l'attivita' normalmente e tranquillamente.Non riesco a capire come mai ogni volta che arriva il giorno,si comporta come ho gia' prima esposto.A casa vuole fare mille e una capriole,danzare ecc. Quando le domando perche' non vuole fare la ginnastica a scuola,una volta mi dice che non riesce a farla bene,un'altra che gli fanno male i piedi e in questi ultimi tempi mi dice che“io voglio fare come voglio“.Sono un po' confusa,e non so che atteggiamento avere,solo che mi dispiace lasciarla sempre piangendo. Vi ringrazio dell'aiuto che mi potete dare e vi porgo cordiali saluti.

14 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Provi a parlare con la maestra per capire se è accaduto qualcosa, potrebbe essere il rapporto con la maestra, il confronto con i coetanei, la paura di non essere adeguata.....la bambina va comunque aiutata a fare ginnastica e a non evitare la situazione che le crea disagio.

salve signora Josephine,

la sua bambina sembra avere delle difficoltà a gestire la competizione con gli altri, probabilmente ha una sorta di ansia da prestazione, se posso darle un cosiglio, la bambina dovrebbe cominciare a frequentare qualche corso sportivo preferibilmente di gruppo, danza, ginnastica ritmica o simili, in modo da riuscire ad esprimere la propria corporeità insieme agli altri.

distinti saluti

Gentile Josephine,

da quel che scrive mi sembra di capire che la sua bambina ha da sempre avuto difficoltà ad iniziare l'attività di ginnastica, ma questa difficoltà sembra essere limitata al momento della separazione, del saluto. Dal momento che, una volta superato questo momento e per tutta l'ora di ginnastica, la bambina svolge normalmente l'attività, e anche a casa sembra le piaccia molto muoversi e danzare, potremmo pensare che ciò che la mette in difficoltà sia proprio il momento in cui deve salutare la sua mamma e separarsi da lei. Durante l'ora di ginnastica lei aspetta sua figlia all'interno della scuola, oppure deve andar via e tornare poi a riprenderla? Quello in cui fa ginnastica è un giorno diverso, per la bambina, in termini di orari? Se si trattasse di un'occasione in cui, diversamente dagli altri giorni, la bambina si riunisce con lei al termine della scuola e dopo poco deve nuovamente salutarla, questo potrebbe metterla in difficoltà e causare il pianto  e le somatizzazioni. Le consiglio, se può farlo, di provare ad attendere la bambina a scuola mentre fa ginnastica e vedere se lei si mostra più tranquilla. Provi ad osservare se le difficoltà si presentano anche in altre circostanze in cui dovete separarvi. La saluto cordialmente,

Gentile sig.ra Josephine,

è difficile dare una risposta al suo questi inpoche righe, senza rischiare di fornire valutazioni affrettate o inesatte. La questione che lei pone infatti andrebbe conosciuta meglio, magari con una consulenza diretta e più approfondita. Sembrerebbe che sua figlia, una volta iniziata l'attività ginnica, si trovi a suo agio, a detta delle insegnanti. Ciò potrebbe far ipotizzare una difficoltà legata all 'idea di staccarsi dalla mamma, un disagio forse connesso alla temporana separazione da lei? Tuttavia il fatto che le insegnanti dicano che fa la sua attività tranquillamente può essere fuorviante. Unbimbo che appare tranquillo potrebbe essere in cuor suo preoccupato, o in ansia per qualche motivo. Sua figlia ha detto, tra l'altro, "non riesco a farlo bene". Potrebbe forse vivere quello della ginnastica come un contesto troppo competitivo, oppure avere (o forse sentire su di sè?) aspettative eccessive, di fronte alle quali sente nascere quel problema molto conosciuto da molti di noi adulti come "ansia da prestazione".

Come vede, sono solo alcune ipotesi sulla possibile natura del disagio di sua figlia: una di natura più affettiva, legata ai rapporti familiari (come affronta e come vive la separazione dai genitori e dalla sua famiglia in generale), un'altra di natura più relazionale, legata al contesto scolastico e alle esperienze che vive in esso; in entrambi i casi si tratta di comprendere, se queste ipotesi hanno un valore conoscitivo, se e come influiscano sulla percezione di sè che ha sua figlia (senso di adeguatezza, attese eccessive e ansia da prestazione).

Per quanto detto ritengo che il problema, che peraltro potrebbe anche essere passeggero e risolversi in breve tempo, se dovessere costituire per lei motivo di preoccupazione persistente, potrebbe essere risolto (a mio parere in breve tempo) con l'aiuto di uno psicologo, magari esperto in tematiche dell'età evolutiva.

Se lo ritiene necessario approfondire la situazione di sua figlia, sono a sua disposizione.

Un cordiale saluto

Salve signora, 

Dalle sue parole in merito al comportamento di sua figlia emerge  un rifiuto per una situazione specifica che viene manifestato attraverso una somatizzazione ansiosa e che sua figlia cerca di fronteggiare attraverso un atteggiamento oppositivo. Sarebbe utile indagare il comportamento dell'insegnante, la modalità con cui viene condotta la lezione, l'atteggiamento degli altri compagni di classe  ed eventualmente i reali impacci di sua figlia durante l'attività motoria. In secondo luogo è necessario capire se la bambina mostra atteggiamento oppositivo ed eventuali somatizzazioni  in altre situazioni in cui si trova in difficoltà. Per fare ciò io le consiglio una valutazione psicologica perché solo conoscendo l'origine del disagio e il funzionamento psicologico di sua figlia si possono  individuare gli accorgimenti e gli interventi più adeguati.  

Gentile Sig.ra, ovviamente e' complesso darle una risposta perché in questo ambito non hanno senso generalizzazioni e ogni bambino ha una sua specifica personalità e un suo particolare modo di manifestare disagio o richiedere attenzioni.

Come prima cosa, e' importante mantenere, come già fa, uno stretto contatto con le insegnanti di ginnastica e di classe. Lei che è la mamma sarà sicuramente più in grado di qualsiasi esperto del caso di capire se ci sono modalità  relazionali di queste insegnanti che potrebbero disturbare la sua bambina.

Si mantenga in contatto anche con le altre mamme per capire se ci sono altri bambini che rispondono così alle ore di ginnastica.

Non smetta mai di chiedere a sua figlia di parlare di come sta e cosa sente. Capisco che lei si trova nel complesso dubbio di capire se semplicemente sua figlia si stia puntando su una attività che non vuole fare o se c'è un reale disagio. Provi a proporle di partecipare all'attività con la sola presenza, sollevando la dall'obbligo di mettersi in gioco. Potrebbe essere disturbata dal rumore, dal movimento eccessivo, dal timore di metteresi a confronto in un ambito che controlla meno. Chieda alle insegnanti di trovare forme intermedie di partecipazione alle attività e osservi come reagisce. Se la scuola glielo permettesse non sarebbe male poter osservare sua figlia durante queste attività ma mi rendo conto che per la scuola e' difficile accettare simili proposte.

Sua figlia fa attività sportive anche al di fuori della scuola? Ciò potrebbe aiutare la piccola e lei a capire meglio cosa succede a scuola o se c'è una specifica difficoltà nello svolgere attività motorie.

Spero di esserle stata d'aiuto anche se son di non pietre dare nessuna risposta certa.

Salve Josephine, spesso i bambini non riescono con le parole ad esprimere quello che sentono e lo fanno attraverso il comportamento, i pianti, i capricci, ecc. Non potrebbe essere che tra la sua bambina e l'insegnante di ed. motoria non si è creato un buon feeling? Non piacendole l'insegnante, non ama la materia! oppure a sua figlia sono stati richiesti degli esercizi che non è riusita a fare bene ed è delusa, soprattutto facendo il confronto con dei compagni; oppure l'insegnante l'ha sgridata per qualcosa e sua figlia non ha accettato il rimprovero, vivendolo più come una offesa nei suoi confronti. Cerchi di parlare con la sua bambina, ma le dica anche che è importante che partecipi a tutte le attività che la scuola propone e che in tante riuscirà sicurmanete bene, ma che capita anche che qualche volta farà degli errori o dovrà eseguire cose che non le piacciono, ma deve comunque impegnarsi e provarci!

Buongiorno Josephine,

molti bambini, in varie tappe della crescita, possono avere manifestazioni di questo tipo. Quello di sua figlia sembra essere un comportamento di evitamento di qualcosa che le crea una certa quota di ansia. Quello che si deve capire è il perché. L'ora di ginnastica potrebbe perfino non entrarci nulla... Si possono fare molte ipotesi, ma sono molte le domande che dovrei farle per capire meglio la situazione, sicuramente risolvibile. Sarebbe opportuno che si rivolgesse a uno specialista. Se lo desidera non esiti a contattarmi tramite il modulo dei contatti.  Molti auguri

Gentile Signora Josephine,

da quello che racconta, sembra che alla sua bambina l’attività in sé piaccia, così come anche lo stare in movimento e che quindi il “problema”  si collochi da un’altra parte. Sarebbe utile sapere quando e con che motivazione è nata la decisione dell’iscrizione al programma (mi sembra di capire che è un’attività extra), ed anche se è stata una scelta condivisa.

Rispetto all’atteggiamento di cui chiede, al momento mi sentirei di suggerirle di provare ad approfondire la questione riprendendo le varie affermazioni con le quali sua figlia ha risposto alla sua domanda, magari approfittando della complicità di un clima emotivo di intimità tra di voi, come un momento di gioco, di coccole o comunque di condivisione di un’esperienza positiva per entrambe.                                                                  

La saluto cordialmente e resto a disposizione nel caso lo ritenga utile.

Gentile Josephine, è difficile rispondere alla sua domanda avendo poche informazioni, ma è possibile aiutarla a indagare più approfonditamente la questione.

Come lei riferisce, la bambina non ha difficoltà a svolgere la lezione di ginnastica e si diverte spesso con l’attività fisica quotidiana, quindi è sensato pensare che quando fa i capricci stia cercando di evitare qualche esperienza per lei fastidiosa diversa dalla ginnastica.

Quando pensiamo alle difficoltà di un bambino dobbiamo pensare che anche le cose più semplici un tempo sono state difficili; cambiarsi, allacciarsi le scarpe, correre in fila dietro ai compagni di classe, stare in gruppo giocando in maniera più o meno vivace o dare ascolto alla maestra di educazione fisica può essere più difficile di quanto un adulto ricordi.

Quando chiede a sua figlia cosa non va, fa bene a iniziare con domande aperte per darle l’occasione di dire quello che preferisce, ma se vede che persiste un malessere, provi ad essere più specifica. Provi a chiederle se ci sia qualcosa che non funziona in determinati momenti, spogliatoio, inizio lezione, uno specifico esercizio o un particolare compagno di classe, ecc…

Questo potrebbe aiutare sua figlia a rispondere a una domanda che può essere troppo complessa per una bambina di 5 anni.

Le faccio i miei auguri.

Cara Josephine,

posso immaginare la sua preoccupazione, soprattutto a causa della difficoltà nel capire le cause che portano la piccola ad avere queste manifestazioni ansiose. Riferisce che a casa sua figlia è vivace e non presenta particolari problemi a livello motorio. Tolto questo quindi mi verrebbe da pensare che: o sia accaduto qualcosa a scuola durante lo svolgimento della ginnastica che l'ha scossa e che probabilmente non riesce a superare (per esempio un possibile rimprovero forte della maestra che le ha trasmesso un senso di incapacità nel fare le cose rispetto agli altri), o difficoltà relazionali con l'insegnante di ginnastica stessa, o forse è solo il confronto con i compagni che la mette in condizione di difficoltà.

Per il resto come si trova sua figlia alla scuola materna? Come la descrivono le maestre? E' sicura e autonoma nelle altre attività? Le consiglierei di  provare ad approfondire queste tematiche relative all'insicurezza con le insegnanti ed eventualmente, se le problematiche dovessero persistere, valutare la possibilità di cercare un altra struttura dove far svolgere alla bambina l'attività motoria. 

Cordialmente

Buon pomeriggio Signora. La descrizione dettagliata dell'interazione tra Lei e sua figlia, il cui pretesto è l'attività di educazione fisica, giustifica una consulenza dei due genitori. Risulta opportuno ed utile che i genitori di fronte ad un comportamento incomprensibile, riflettano con un esperto psicologo per dare senso all'attuale rapporto con la figlia piccola.

Gentile Josephine,

la fatica di sua figlia fa penasare ad alcuni temi.

Innanziutto sembra poterci essere la tematica del confronto; la ginnastica in gruppo è infatti uno dei momenti in cu  bambini in età pre scolare maggiormente iniziano ad autovalutarsi e , spesso, svalutarsi. Questo sembra essere supportato del fatto che a casa ama muoversi. E' importante non impuntarsi su questo specifico contesto di difficoltà ma offrirle occasioni (giochi al parco, feste di compleanno...) dove sua figlia resce a 'muoversi' con gli altri; successivamente farglielo notare e poi traslarlo nel contesto critico.

Inoltre sembra parlare della relazione con voi genitori: il "io voglio fare come voglio" è da ascoltare ma senza che diventi debordante. Il contenimento e il calore credo debbano essere le due direttrici.

A volte succede che i bambini effettuino una manovra di 'spostamento', ovvero connotino una specifica attività di difficoltà che in realtà hanno la loro genesi in tutt'altra sfera. La continuità della relazione è lo strumento più straordinaro per monitorare questa possibilità.

A disposizione

 

Sig.ra Josephine,

in effetti può risultare complicato rilevare il motivo che può portare un bambino così giovane a "prendere delle decisioni" intransigenti su un'attività od altra cosa. Mi viene da dire che bisognerebbe raccogliere altri dati per fare meglio luce sulla questione, ad esempio al fine di scoprire se sua figlia ha avuto un'esperienza sgradevole (non dico traumatica) che l'ha fatta disamorare della ginnastica a scuola, ed escludere, magari, che si tratti di un capriccio o pigrizia. D'altra parte è difficile che un bambino punti i piedi per non fare una cosa che lo diverte. Forse, e dico forse, un'amica o un amichetto le ha detto qualcosa che ha ferito la sua sensibilità. Ma queste rimangono ipotesi. Senza mettere sotto pressione la bambina e assolutamente senza aggiungere ansia alla cosa (visto che già la bambina vive con ansia la ginnastica), credo valga la pena "indagare" meglio la faccenda: si faccia magari raccontare cosa fa durante la ginnastica, cosa fanno gli amichetti, etc. Può essere che tramite i racconti emergano frammenti di verità (o la verità completa) che possono fare luce sul mistero. In ogni caso la bambina deve capire che non può "fare come vuole" senza offrire alcuna giustificazione, questo sarebbe diseducativo anche per altre potenziali e future attività.

La saluto cordialmente. 

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