Psicologia scolastica

Mio figlio piange e non vuole andare a scuola

PAOLA

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Buongiorno Dottore, ho un bambino di 4 anni che frequenta il secondo anno di scuola materna. Ha un bel carattere solare, è di compagnia ed è sempre andato volentieri senza mai piangere. Tre settimane fa è rimasto a casa influenzato per una settimana e da quando ha ricominciato la scuola ogni mattina piange quando lo lascio e dice di nn voler più andare perché non gli piace e che vuole stare a casa. Succede sia se lo accompagno da sola che con mio marito o con mio papà. Gli ho chiesto se fosse successo qualcosa con i suoi compagni o con l'insegnante ma già sapevo che non era successo niente. Ieri mattina gli ho detto che non lo voglio più vedere piangere perché il suo dovere è di andare a scuola, lui mi dice che ho ragione e che non piangerà più ma al momento di lasciarlo piange chiedendo più volte l'ultimo bacino, l'abbraccio, dice che ci vuole bene e continua finché non si va via con la forza, poi in realtà smette subito perché lo guardo di nascosto e vedo che gioca e sta bene. C'è qualcosa che possiamo fare o dirgli per risolvere questo problema? La ringrazio per la Sua disponibilità. Cordiali saluti, Paola

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno Paola, il comportamento del suo bambino sembra essere funzionale alla comunicazione di un suo disagio probabilmente transitorio. Credo sia importante dare lui la possibilità di poterlo verbalizzare attraverso il vostro supporto. Sarebbe interessante poter capire anche come si comporta quando va a riprenderlo, perché i momenti di ricongiungimento spesso dicono molto sul legame di attaccamento del bambino.

Cara Paola, suo figlio non ha alcun problema. Semplicemente andare all' asilo o a scuola rispetto a poter stare a casa, tra le proprie cose e sicurezze, avendo tempi non scanditi da obblighi o doveri piace a tutti. Alzarsi presto lavarsi vestirsi secondo dei tempi non scelti pesa a noi adulti, figuriamoci ad un bambino di 4 anni. Ma solo così impariamo che nella vita ci sono delle regole e che non possiamo avere tutto ciò che ci piace quando ci piace. Lei fa benissimo a portarlo all' asilo e a fargli capire che ognuno di noi ha dei doveri( lavoro scuola asilo) e solo perchè abbiamo questi doveri possiamo goderci una casa, dei giocattoli, delle gite. Fatto il discorso poi non può pretendere che lui non pianga anche se non parliamo di vera sofferenza ma più di un rituale. I bambini prendono facilmente abitudini e anche il pianto prima di salutarsi può essere un rituale rassicurante. Lo lasci piangere liberamente. L' unica cosa che può fare è ignorare quel pianto...quindi evitare rassicurazioni o ramanzine...perchè per i bambini è un metodo per avere attenzioni e se le ottengono continuano a mettere in atto il comportamento in maniera funzionale.Le attenzioni inoltre possono essere positive o negative per il bambino non fa differenza, l' importante è averne. Quindi stia serena e quando piange senza un motivo reale lo ignori. Stia invece molto attenta a premiare con il bacino o il complimento i comportamenti che lei approva. Così sarà in grado di creare circoli virtuosi anziche viziosi.

Carissima Paola, d'accordissimo con quello che hanno già scritto i colleghi voglio darle un'informazione in più che possa darle una più ampia visione delle cose. Quello che lei descrive è un aspetto che ultimamente (ultimi tre anni) ho visto in vari bambini, che spesso (e giustamente) viene spiegato come sindrome abbandonica. Questa stessa sindrome oltre che apparire in problemi di ordine psicologico, appare anche in una sindrome di natura autoimmune. Perchè ho pensato a suo figlio? perchè, guarda caso la sindrome appare dopo influenza o mal di gola. Se lei vedrà comparire altri sintomi tipo: irrequietezza, tic, fobie, atteggiamenti ossessivi, mi contatti pure. Non si spaventi perchè non è niente di grave, e la cosa può essere contenuta. Se nel caso, invece, non ci fosse alcuna evoluzione, accolga gli eccellenti consigli dei miei colleghi. Mi tenga aggiornata, se fosse questa sindrome siamo all'inizio e quindi si può fare tanto. Auguri

Cordialmente la saluto.

Gentile signora, mi associo alle interpretazioni dei tre psicologi che le hanno già risposto. Soprattutto concordo con l'ipotesi del riavvicinamento alla figura materna e la difficoltà a separarsene, dopo averla avuta "solo per sè" e durante il giorno per il periodo della malattia. Al di là delle tante parole che avete già detto al bambino, dalla mia esperienza pedagogica (sono anche psicopedagogista) le suggerirei  di non essere lei ad accompagnare il bambino, almeno finchè non avrà smesso di piangere definitivamente. Invece di farsi accompagnare da marito o padre (nonno del bambino), al mattino lasci che sia uno di loro a portarlo alla scuola materna. Gli sorrida e si mostri serena e non dia troppo tempo e spazio ai saluti, in modo che il bimbo non viva il distacco come una lacerazione emotiva. Indipendentemente da come si comporterà proseguite cosi per un po' di giorni. Vedrà che poi il pianto cesserà. Fondamentale che lei mamma, si mostri tranquilla però e non si prodighi in raccomandazioni (non piangere mi raccomando.....oppure : la mamma ti vuole tanto bene, vedrai che rti verrà a riprendere presto). Soltanto un normale saluto e un abbraccio, che devono avvenire in casa o comunque non davanti alla scuola. Come tutto cio' fosse la cosa piu naturale al mondo.

Il bambino vive le sue emozioni attraverso quelle degli adulti a lui vicini.

E per favore, lasci perdere l'andare a scuola per dovere! a 4 anni?

Mi piacerebbe mi facesse sapere.

Cordiali saluti

Buongiorno Paola,

le ricordo che i bambini sono molto sensibili ai messaggi non verbali di noi adulti e sanno dove poter incontrare un cedimento, poichè si relazionano con noi e da noi assorbono atteggiamenti, pensieri e modi di fare. Probabilmente suo figlio ha goduto del fatto di poter stare a casa una settimana in occasione della malattia e sta tentando, con i suoi mezzi da bambino, di ottenere di nuovo quell'esperienza per lui così piacevole. Le cose per i bambini sono sempre molto semplici, siamo noi adulti a dover porre dei limiti. Il mio consiglio è quello di provare ad essere più ferma nel momento dei saluti, non rigida, ma autorevole, senza impietosirsi troppo o cedere alle sue insistenti richieste di baci e abbracci. Provi ad accordarsi prima di arrivare a scuola su come avverrà il saluto, per esempio dicendogli: "una volta a scuola ti aiuterò a spogliare la giacca, saluterò la maestra e ti darò tre bacini, al terzo bacino la mamma andrà a lavoro e tu andrai a giocare con i tuoi amici. Poi la mamma tornerà a prenderti alla fine della scuola, come sempre". Mi raccomando mantenga, anche se inizialmente sarà faticoso, la parola data. In questo modo lo aiuterà a gestire l'ansia e a disilludersi dalla possibilità di ottenere altro. Spero di esserle stata d'aiuto!.

Salve in risposta alle sue domande non c'è una risposta sola, poichè nessuno può leggere nella mente di suo figlio e sapere cosa gli passa per la testa e perchè si comporta in questo modo. Può darsi che abbia paura di riammalarsi, che associ la scuola con il posto dove ha preso l'influenza e forse questa volta ha vissuto questa situazione con dolore e paura, ma non ho idea di che tipo di influenza abbia avuto e di quanto sia stata grave. Anche se per un bambino stare male è difficile da capire, sono abituati a giocare, correre e saltare, più che stare a letto. Non sò se la mia ipotesi può essere corretta, ma se il bambino associa la scuola alla malattia è normale che possa aver paura di ritornarci per non riammalarsi. Se poi ha sentito qualche adulto rafforzare il fatto che l'influenza gira e si prende facilmente nei luoghi pubblici e a scuola, per il bambino non è qualcosa di normale che può accadere, diventa spaventoso e preoccupante. Spero di esserle stata di aiuto, cordiali saluti

Buongiorno, probabilmente la settimana di influenza nella quale suo figlio è rimasto a casa, ha favorito un riavvicinamento alla figura materna. Questo riavvicinamento potrebbe aver ri-stimolato una lieve ansia da separazione che motiva il pianto di suo figlio una volta che lei lo lascia a scuola. Continuando a portarlo il cucciolo tenderà ad abituarsi nuovamente e naturalmente alla situazione ed al momento in cui vi separate: per addolcire questo processo potrebbe invogliarlo attraverso piccoli regali e/o attenzioni (rinforzatori) nel momento del saluto e/o nel momento in cui vi incontrate nuovamente a fine giornata.

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