Psicoterapia

Relazione terapeuta-paziente, non so cosa fare

Sara

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Buongiorno, sono una ragazza di 23 anni e ho iniziato un percorso con una psicoterapeuta circa 2 anni fa dalla quale mi ero rivolta su consiglio, a seguito di una relazione finita male e anche per problemi miei di gelosia e possessività.
Ci ho messo molto tempo a fidarmi di lei e ad aprirmi e per mesi non ci riuscivo e lei mi ha sempre detto che ero molto chiusa, ma col tempo le cose sono migliorate molto.
Finché di recente ho cominciato a stare male e ad avere angoscia tanto che non torno da circa due mesi. Una parte di me vorrebbe tornare perché ho interrotto bruscamente la terapia, ma dall’altra parte sto troppo male e non riesco ad affrontarla. Tutto questo anche perché la terapeuta ha avuto atteggiamenti a mio parere strani e comunque forse non i più giusti per il mio caso.
E circa i quali vorrei un parere.
Da un certo momento della terapia ha cambiato atteggiamento completamente, diventando più dolce, affettuosa ecc.
dicendo che si sentiva di “accogliermi”.
Mi ha chiesto tre volte in sedute distanziate nel tempo se mi poteva abbracciare. La prima volta non l’ha fatto dicendo che comprendeva fosse troppo per me. Le altre due volte si (seppur a seguito di argomenti un po’ più dolorosi che abbiamo trattato). Di cui l’ultima siamo rimaste abbracciate parecchi minuti, cioè per una parte della seduta e non si staccava da me (non saprei dire per quanto di preciso) tanto che io ho continuato a parlare mentre mi abbracciava. Io già al termine di quella seduta le dissi che ero un po’ sconvolta da questo e imbarazzata.
Da lì sono stata sempre peggio anche perché mi sento sempre più dipendente da lei e glielo ho sempre fatto presente, ma mi da risposte vaghe. Lei dice di avermi abbracciato perché se lo sentiva e dice di non aver riflettuto prima su ciò che stava facendo e non mi da molte altre spiegazioni. Inoltre mi dice cose tipo ci tengo a te e ha detto anche che mi vuole bene. Una volta mi ha detto di avermi risposto ad un messaggio solo perché ero io. E a seguito di una mia contestazione sui suoi comportamenti ha detto che anche in una relazione così ci può essere affetto.
Ciò che peró più mi fa riflettere e mi preoccupa è soprattutto il fatto che mi ha detto che secondo lei soffro un po’ di dipendenza affettiva e questo me lo ha detto prima di tenere tutti questi comportamenti/ parole.
Addirittura io le avevo fatto presente (sempre prima) che la vedevo come una figura che un po’ sostituiva i miei genitori, con cui non ho mai avuto un gran rapporto (lei lo sa bene ne abbiamo parlato ovviamente).
Per cui questi suoi comportamenti temo mi abbiano danneggiato ancora di più, aumentando la mia dipendenza (da lei in questo caso). Ora non riesco più a tornarci e sto molto male anche perché mi sento abbastanza persa e sola. Le ho fatto presente tutto arrabbiandomi un po’ e lei è tornata fredda e sembrava quasi infastidita come se non sapesse come comportarsi o ci fosse rimasta male e io mi sono sentita abbandonata. Dubito per questo che sia in grado di gestire la situazione e non trovo molto corretti questi suoi atteggiamenti soprattutto alla luce del problema che mi ha riscontrato.
Non so proprio come fare a gestire la situazione.

3 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Carissima Sara, ogni relazione terapeutica è a se perchè sono uniche le persone che fanno parte di questa relazione stessa. All'interno della relazione terapeutica si possono vivere diverse fasi tra cui anche quella del rifiuto del terapeuta e si può sentire verso il terapeuta tante emozioni, e l'una o l'altra possono prevalere a periodi diversi. Fa parte degli strumenti di terapia, anche in base alla scuola di specializzazione che si è fatta, l'uso dell'abbraccio utilizzato proprio come strumento terapeutico con obiettivi e modalità specifiche. Anche a me è capitato di usarlo in alcuni momenti della terapia e con determinati pazienti. Inoltre, è naturale che il terapeuta arrivi dopo un percorso lungo a provare affetto verso la persona, siamo pur sempre degli esseri umani. Ciò non toglie che dobbiamo saper dosare affetti e comportamenti per non arrecare danno a chi si è affidato a noi. Se non ti senti di andare più da lei non andare, prova a fare un colloquio con un'altra terapeuta e vedi come ti senti con lei. Non pensare che ciò che hai fatto sia andato sprecato, hai fatto sempre un passo avanti. 

Buonasera Sara,


definire i comportamenti dei colleghi non è mai semplice, ma una cosa è certa, se tu hai riscontrato un comportamento che non era opportuno per te hai tutto il diritto di provare le sensazioni che hai descritto, anche se non mi è chiara la tua richiesta, se chiedi cosa fare con la tua terapeuta o se chiedi un giudizio in merito. Personalmente penso che siamo tutti esseri umani e si può sbagliare, sbagliano i pazienti esattamente come fanno i terapeuti, se ritieni che non ci sia più rapporto tra di voi vai avanti con qualcun altro, oppure se ritieni che nonostante tutto ci sia ancora qualche elemento utile per il tuo benessere psicologico, in questo rapporto (che non dimentichiamo è e deve rimanere terapeutico!!!!) parlatene.


Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento

Cara Sara, come risolvere una situazione terapeutica intrisa di così tanti dubbi? Lei poteva chiedere ed esprimere le sue perplessità, mentre la professionista doveva illustrarle il programma terapeutico che applicava. E forse l'ha fatto, ma è evidente che tra di voi non si è stabilita quell'alleanza terapeutica e quella fiducia di base indispensabili per aiutare il paziente ad agire un vero cambiamento. Non sono io che devo stabilire perchè e oramai cercarne i motivi non serve a nessuno. Come dato di fatto, dalla sua lettera, appare che lei non si fida della sua terapeuta e non accetta la sua ipotesi di diagnosi; questo non porta a risultati soddisfacenti. Il mio consiglio è di parlane apertamente con la professionista, con sincerità, indipendentemente che lei decida di continuare a vederla o meno. Resto a disposizione


 

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