Cardiopatico con sindrome post traumatica e paura di soffrire ancora

Serena

Buongiorno,
chiedo già da ora scusa per la mia domanda un po' lunga.. ma cercherò di riassumere il più possibile la situazione.
Da 10 anni condivido la vita con quello che ora è mio marito. Mio marito è un cardiopatico congenito, operato più volte (ad 1 anno, 3 anni e 23 anni), ha un problema piuttosto grave che in questa sede non sto a spiegare ma diciamo che fino ai 22 anni ha avuto una vita piuttosto normale ma sempre con il fantasma del poter morire da un momento all'altro (un medico da piccolo aveva detto ai suoi "potrà vivere anche fino ai 30 anni!" ed è cresciuto sentendosi addosso una data di scadenza). Poi a 23 anni le condizioni precipitano e viene ri-operato e le cose trovano un loro equilibrio anche se precario, il tutto incorniciato da una situazione famigliare disastrosa. E' a questo punto della sua vita che ci conosciamo da coinquilini e dopo poco diventiamo qualcosa di più. In questi 10 anni insieme è sempre stato più o meno bene fisicamente mentre psicologicamente sente il peso dei traumi che la malattia gli ha lasciato e della famiglia che si è comportata in modo vergognoso durante la sua malattia, portandolo a sentirsi male anche quando stava bene o magari ad avere attacchi di rabbia violenta dove rompeva oggetti. Ho tentato di farlo parlare con qualcuno e uno volta, seppur a malincuore, è andato da uno psicologo che gli ha spiegato che ha una sindrome post traumatica.. Poi per varie ragioni, tra il quale quella economica, ha smesso di andarci.
Intanto abbiamo trovato una nostra armonia famigliare e quotidiana, ci siamo anche sposati e lui stava pian piano sempre meglio, definendosi finalmente una persona pienamente felice.. fino a quest'estate dove ha avuto un'altro problema cardiaco. Ha avuto una bruttissima aritmia, dovuta "sistemare" con una cardioversione e ora tenuta sotto controllo da alcuni farmaci. I dottori gli hanno chiarito che questo attacco era prevedibile e prima o poi sarebbe successo e che deve convivere con il fatto di averne altre nella sua vita perchè il suo è un cuore pieno di cicatrici. Questa cosa lo ha catapultato indietro di 10 anni, è fragile mentalmente. Sente costantemente il suono del suo cuore nelle orecchie perchè ora ha un battito diverso dovuto ai nuovi farmaci, si sveglia la notte dicendo di stare male ma io gli sento il cuore e batte normalmente (un po' lentamente ma è dovuto ai farmaci), dice continuamente che non vuole morire, che non vuole stare male.. Si gratta il petto in modo compulsivo e a volte sbarra gli occhi e lo vedi che non è li con te ma da un altra parte. Lo vedo e mi sembra sia fatto di un sottilissimo e fragile vetro.. Mentre lui è sempre stato una persona piena di vita. Io lo voglio vedere felice e sereno e finalmente l'ho convinto nuovamente a cercare uno psicologo o uno psicoterapeuta ma faccio fatica a trovare la figura giusta, non so da dove partire e per questo sono qui a chiedere aiuto. Come si trova lo psicologo giusto? Mi sembra di dover andare a tentativi ma questo scoraggerebbe molto mio marito e ho paura che si chiuda ancora di più nei confronti di una figura professionale.

6 risposte degli esperti per questa domanda

Salve Serena, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare suo marito ed anche le sue preoccupazioni come partner. Ritengo fondamentale che voi possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutar ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto.

Inoltre, essendo di mezzo anche del materiale traumatico ritengo molto utile anche un approccio EMDR, molto efficace in situazioni del genere.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

Cara Serena, 

Condivido con lei la scelta di cercare un professionista che possa essere di sostegno a suo marito in questo momento di fragilità. Il consiglio che le posso dare è quello di ascoltare le sensazioni a pelle e a livello energetico che lo psicologo prescelto le trasmette, ma, soprattutto, che trasmette a suo marito.

Non é detto che al primo tentativo si trovi in sintonia, ma continuate la ricerca fino a che non l'avrete trovato. Determinate scelte vanno fatte più sulla base del sentire che del pensare, affidatevi quindi al vostro intuito e sono sicura che la persona giusta arriverà, e saprà adeguatamente accogliere e alleviare la sofferenza che in questo momento state vivendo.

Un forte abbraccio 

Salve,

rispondo alla sua richiesta, suo marito ha vissuto diversi traumi che non riesce ad accettare perché molto "invadenti"nella sua vita.

La mia indicazione è quella di un lavoro supporto psicologico con una terapia che lo aiuti a "convivere" in maniera positiva con questa sua sofferenza. -La terapia tramite i movimenti oculari che consente di trattare i traumi (semplici, complessi, fobie, disturbo post-traumatico da stress) con risultati veloci .-

Rimango a disposizione per avere maggiori informazioni ed indicazioni.

Dott.ssa Margherita Motta

Buongiorno Serena,

essendo la psicoterapia una relazione, di aiuto si, ma comunque una relazione è difficile stabilire a priori come si fa a trovare il terapeuta giusto. Sarebbe un po' come dire di voler trovare il compagno o la compagna di vita "giusti" senza però conoscerli. Fuor di metafora credo che piuttosto che cercarlo lei, un primo passo, per suo marito potrebbe essere quello di cercare lui chi può accompagnarlo nel suo percorso di terapia. Ciò potrebbe essere anche per lei, Serena, un modo per alleggerirsi un po'. Potreste provare a fare delle ricerche insieme, lasciando però a suo marito la decisione finale. Immagino non sia semplice in quanto emerge la sua preoccupazione rispetto allo stato di salute psico-fisica di suo marito, ma è importante anche che sia lui che provi, magari con il suo sostegno, a trovare la figura più adatta. 

Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento o dubbio

un caro saluto

 

Come mai spetta a Lei il compito di trovare la figura "giusta" per Suo marito? Come mai è Lei a scrivere, ad esporre il quadro ed a richiedere un aiuto per Suo marito?

Una condizione così pesante, intrisa di angoscia di morte, più che reale in effetti, è un evento "traumatico" anche per Lei che di notte controlla il cuore di Suo marito. Ha mai pensato di poter innanzitutto partire da sé stessa? Di potersi concedere uno spazio protetto in cui siano le Sue di angosce a trovare significato, un senso? 

Possiamo aiutare gli altri a trovare la loro figura "giusta" ma non possiamo sostituirci ad essa, non senza un prezzo da pagare. 

Forse può prendere in considerazione questo, che anche Lei può trovare un aiuto in un momento così difficile e che forse se lo merita pure. 

 

Salve, sicuramente trovare il professionista più adatto a noi potrebbe essere difficile ; molto importante, per l'efficacia terapeutica, è il rapporto che si crea tra il paziente e lo psicologo/psicoterapeuta (la sensibilità, la capacità di ascolto, le caratteristiche di personalità di entrambi e la capacità di entrare in sintonia con il mondo interiore della persona, sono fattori importanti per questo ).


Per quanto riguarda la sua situazione, le indico diverse "strade" che potrebbero aiutarla:

  • chiedere al medico che ha seguito e conosce la storia di suo marito, se può indicarle un professionista e in tal caso si potrebbe ideare di lavorare in modo integrato, con i rispettivi consensi, medico e psicoterapeuta in sinergia insieme ;
  • cercare uno psicoterapeuta della sua zona che si occupa di cardiopsicologia, in modo da possedere le conoscenze e competenze specialistiche ;
  • esistono diverse associazioni nel territorio italiano che si occupano nello specifico di cardiologia che potrebbero aiutarvi;

Vi indico alcune come

L’Associazione Italiana Cardiopatici Congeniti bambini e Adulti (AICCA);

IACPR (Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa e Preventiva). 

  • potrebbe intraprendere un percorso psicoterapeutico individuale e/o essere affiancato da un percorso psicologico di gruppo di pazienti con questo tipo di problema di salute ; è un'indicazione che le propongo da eventualmente valutare. Il percorso di gruppo di questo tipo può dare diversi benefici come ad esempio, entrare a conoscenza di persone affette dalla stessa patologia, capire come l'hanno vissuta, confrontarsi, elaborare i rispettivi vissuti. 

Mi auguro di averle fornito una risposta esaustiva alla sua domanda. 

Saluti, 

Dott.ssa Donatella Valsi