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Covid, ansia e identità

Roberto

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Il covid ha fatto scoppiare in me qualcosa che già covava da tempo sottotraccia: ho iniziato a sentire in maniera più decisa sintomi fisici collegabili all'ansia (fame d'aria, contratture, insonnia, disturbi vari...) e mi sono reso conto di essere travolto all'improvviso da paure assurde e immotivate. Ora a mettere il carico da 90 è la carenza di lavoro legata al covid. Su tutto questo sono sicuro che non c'è altro da dire se non "rivolgiti a uno psicoterapeuta", ed è quello che farei se non avessi problemi economici...
Vorrei quindi porvi un'altra domanda che però è legata alla situazione sopra descritta perché è quest'ultima ad avermi costretto a pensarci: sono da sempre come scisso in due, non ho mai saputo scegliere nella vita se non per esclusione. Studiare e ambire a qualcosa di solido o provare a seguire la mia necessità di esprimermi in un ambito creativo? Ho seguito la prima strada con scarso successo perché attratto dalla seconda, ho provato la seconda per poi pentirmene e sognare di poter tornare indietro e magari prenderne una terza... la verità è che non sono stato abbastanza bravo e diligente per la prima e abbastanza coraggioso e tenace per la seconda, su una ipotetica terza ormai è tardi. Le scarse probabilità si successo in ogni direzione mi hanno reso immobile.
Ma anche sulle amicizie non ho mai scelto: quelli sempre in gamba e "pettinati" mi hanno sempre annoiato ma anche con quelli più "spettinati" non mi sono mai sentito a mio agio, il risultato è stato l'isolamento sociale (anche pre-covid). Relazioni sentimentali tutte morte sul nascere, quei pochi sentimenti forti sempre non corrisposti. Questo immobilismo c'è anche sulle cose più stupide, scegliere che abbigliamento preferire: formale o informale? scegliere l'arredamento: moderno o accogliente? vorrei sceglierli entrambi... non ho mai avuto un posto in cui stare e sentire veramente mio, un giro di amici, una strada da perseguire con entusiasmo e tenacia nonostante le difficoltà. Il futuro se anni fa poteva essere una promessa ora è solo una minaccia, come dice Galimberti, e davvero non so dove sbattere la testa. Quando mi chiedono perché non mi "faccio una famiglia" mi viene da ridere, come potrei in queste condizioni?
Capisco che una tale situazione necessiti una analisi più approfondita ma potreste darmi qualche suggerimento che mi porti nella giusta direzione? Scusate se sono stato prolisso... grazie.

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Roberto,


“Il futuro se anni fa poteva essere una promessa ora è solo una minaccia”


Da quanto riportato da lei, sembra sia stato un po' sempre così, mi arriva come se lei abbia paura di sentire, di vivere. Probabilmente ora si sta dando la possibilità di farlo, perché questa mi sembra una richiesta di aiuto e l’espressione del bisogno di contattare se stesso. Si dia questa opportunità. Questa è sicuramente la direzione giusta per prendersi cura di sé.


Se desidera un confronto, mi contatti e possiamo valutare insieme cosa è meglio per lei.


Un saluto


Monica Meddis


Paderno Dugnano, ricevo anche online

Gentile Roberto,


come lei stesso ha anticipato, sembrerebbe che la psicoterapia possa essere la soluzione idonea per lei. Tuttavia, se in questo frangente è in difficoltà, almeno qualche colloquio psicologico potrebbe senz'altro aiutarla a chiarirsi le idee su cosa potrebbe esserle utile ed alleviare un po' la sofferenza momentanea.


Se la problematica economica è il maggiore ostacolo, può provare a rivolgersi al CPS della sua zona o capire se esista un ambulatorio di psicologia o un consultorio pubblico a lei vicino.


Anche rispetto alla seconda questione che pone, c'è sicuramente un legame col primo problema che esponeva: l'ansia. Il sentirsi continuamente indeciso, oscillante, è un segno di insicurezza piuttosto evidente, di cui sarebbe importante capire le origini, oltre che le possibili soluzioni.


Se desidera altre informazioni o chiarimenti resto disponibile attraverso l'apposito modulo.


Cordiali saluti e molti auguri per il suo percorso

Buonasera Roberto. È vero, ha ragione: ci vorrebbe un bel percorso personale. Vedo che è una persona intelligente e - probabilmente - sufficientemente colta. Quindi non ci giro intorno: una psicoterapia Funzionale! Altre cose le getto via, ormai da tempo, se non eventualmente approcci sensomotori. Perché forse c'è da stare maggiormente sui Bisogni, seguiti da un professionista che abbia una teoria di fondo chiara e aggiornata. È necessaria altresì essere accompagnati ad aprire le Sensazioni corporee, presupposto fondamentale per muoversi adeguatamente nel mondo, come il fiuto per un cane. Sviluppare Forza e Determinazione con adeguate tecniche motorie in approcci "bottom-up", vale a dire che dal concreto esperito possano poi fiorire nei processi cognitivi....


Se vorrà, basterà cercarmi su web...


In bocca al lupo.


Marcello Schmid

Buonasera Roberto, mentre leggevo le tue parole non facevo che pensare: multipotenziale.


Sembri una di quelle persone che ha la caratteristica di essere multipotenziale, ami più ambiti e non ne trovi uno in esclusiva che ti faccia sentire realizzato, allo stesso tempo, se provi un ambito (o il suo opposto) dici di provare disagio in entrambi, come se non fosse quello che cerchi.... Visto che hai compreso che la necessità sarebbe intraprendere un percorso, ma al momento non riesci economicamente, oltre a consigliarti di rivolgerti al servizio pubblico, mi sento di consigliarti di iniziare una autoanalisi e una scoperta di te attraverso letture ed esercizi che ti permettano con continuità di andare a scoprire chi sei. Questo ti potrà essere di aiuto quando intraprenderai un percorso psicologico, e ti faranno bene anche adesso.


Ti consiglio il libro: "diventa chi sei" autore Emilie Wapnick da leggere con calma e ispirazione.... valuta se qualcosa si accende in te


e prova anche a comprare uno dei tanti libri "ikigai" pieni di esercizi di auto-osservazione!

Ciao Roberto, la giusta direzione, Carissimo, è ' quella di non stare a piangere sul latte versato ma di concentrarsi sul presente per, una volta fatti il punto, lavorare su quello che tu chiami "Immobilismo" che io invece definisco " il niente", l' arrendevolezza", la "resa"., Questo, passami la battuta, non mi piace proprio. Guarda il mio sito cristianograndi.com e se vuoi, magari fatti sentire. Un salutone

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