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Rapporto coi genitori

Antonio

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Sono figlio unico e tra poco compirò 40 anni. Ho avuto un' infanzia normale, forse un po' troppo sotto pressione visto che sono figlio unico. Mamma abbastanza iperprotettiva, logorroica e con alcuni comportamenti stereotipati tipo una marcata fissazione per le pulizie domestiche (che vanno fatte esattamente come dice lei usando quello specifico prodotto, quel particolare straccio, ecc.) Padre forse un po' anaffettivo, iperpignolo, iperorganizzato, abitudinario, ossessionato dall' ordine, dal perfezionismo, di quelli che quando stai parlando con lui se nota che hai sbagliato l' accento di una parola ti corregge subito. Il suo difetto principale sono gli imprevedibili sbalzi di umore: un momento e' allegro, poi magari succede qualcosa e di punto in bianco diventa intrattabile, soggetto a scatti d'ira verbali. Tendenzialmente e' sempre stato molto solitario, odia viaggiare anche se mente dicendo che gli piacerebbe ma ha "molto da fare". Quello che ho notato e' che mentre una volta si concedeva qualche momento di riposo, col passare degli anni diventa sempre piu' iperattivo: la palestra, il corso di inglese, i lavori in giardino, il bricolage, l' appuntamento in parrocchia, e continua ad aggiungere nuove attività, senza contare che ha fatto una vera e propria mania con l' attività fisica e la dieta, tanto che non mangia praticamente niente tutto il giorno, e' magro come un chiodo e pretende che anche gli altri rinuncino a tutta una serie di alimenti che lui considera dannosi.
I miei problemi con loro sono iniziati nell' adolescenza: praticamente non riuscivo a fare niente senza che loro venissero a saperlo. Mia mamma era una ficcanaso tremenda. Come tutti i ragazzi adolescenti avevo anch'io qualche rivista a luci rosse che lei regolarmente "trovava per sbaglio" aprendo "per fare le pulizie" i miei cassetti o i miei armadi. Masturbarsi era un' impresa, visto che non potevo chiudermi a chiave in camera (motivo: se magari hai un malore non posso entrare), senza contare che quando meno te l' aspettavi di piombava in camera "per mettere via la giacca" o "per domandarti cosa vuoi mangiare per cena" e via dicendo. Quando uscivo di casa dovevo sempre dire dove andavo (indirizzo preciso) e quando tornavo, per il solito motivo che se mi capitava qualcosa doveva sapere dov'ero. Non so se questo abbia influito sul mio sviluppo psichico, fatto sta che questo continuo controllo da parte loro su tutti gli aspetti della mia vita mi ha trasformato in un individuo pieno di insicurezze e frustrazioni. Tutti i miei coetanei, compiuti i 14 anni, hanno avuto il motorino, io logicamente no visto che "e' troppo pericoloso, sul giornale leggo di incidenti tutti i giorni". Ho tenuto duro e compiuti i 18 anni ho deciso di farmi la patente. A patente ottenuta, logicamente potevo guidare la macchina dei miei solo assieme a mio padre, che ad ogni errore urlava come un matto e che quindi mi ha fatto rinunciare anche a guidare. Ho pensato di comprarmi una macchina usata, ma non avevo soldi e logicamente mio padre non ha ritenuto fosse il caso visto che c'era la sua (da guidare assieme a lui fin quando riterrà che me la cavo bene a sufficienza). Alcuni anni prima avevo preso a prestito la sua bicicletta e l' avevo leggermente strisciata, ne era venuto fuori un litigio tale che figurarsi se avrei osato usare la sua macchina... Morale della favola, non ho mai guidato in vita mia visto che ho sviluppato una forma seria di amaxofobia.
Tutte queste cose (controllo prima, difficoltà negli spostamenti poi) mi hanno creato dei seri problemi nel relazionarmi con l' altro sesso, fin quando a 23 anni ho deciso di andarmene di casa e trasferirmi all' estero con una ragazza che avevo conosciuto per caso e di cui mi ero innamorato. Da allora, ho sempre vissuto con quella che poi sarebbe diventata mia moglie, mi sono sempre mantenuto da solo, i soldi sono l' ultimo problema che ho. Ogni 2-3 mesi torno in Italia per 1-2 settimane, tanto per dare un saluto ai miei e per risolvere qualche problema burocratico. Quando vado da loro, vivo in un appartamento esattamente sopra al loro, che in origine era stato ristrutturato pensando che sarei andato a vivere li' con mia moglie. Si tratta, in parole povere, del secondo piano di una grande casa a 3 piani. Nonostante abbia 40 anni, vedo che le cose non sono minimamente cambiate: se esco di casa devo sempre dire dove vado e quando torno (quando si vive insieme bisogna sempre sapere dove si e', altrimenti se magari mi capita qualcosa loro non sanno dove sono), mia madre pretende di venirmi a fare le pulizie tutti i giorni, visto che secondo lei io non le faccio bene e non mi rifaccio il letto con precisione. Quando meno me l' aspetto, alle ore piu' strane, viene da me a stirare visto che la sua stanza da stiro si trova nel mio appartamento. Le ho fatto presente che per una settimana potrebbe stirare anche nel suo appartamento, ma logicamente non si puo'. Il pranzo e la cena bisogna stare insieme. Quando sono seduto a tavola, se magari ho le scatole girate e sono serio non fa altro che fissarmi in viso per sapere cosa c'e' che non va. La sera prima di andare a letto deve venire di sopra a darmi la buonanotte. Mio padre rompe le scatole perche' secondo lui vado a letto troppo tardi e mi alzo troppo tardi. Se dico che il giorno dopo devo andare alle 12 in un certo posto, magari a una visita medica, l' indomani comincia alle 10 a ricordarmi che ho un appuntamento alle 12. Se dico qualcosa mi fanno intendere che sono paranoico e loro non mi controllano per niente, sono io che ne ho fatto una mania. A questo punto mi chiedo: ma sono veramente io che non funziono bene o sono loro che non vogliono realizzare che ho il diritto di starmene in pace e farmi la mia vita? Vorrei sapere la vostra opinione

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno Antonio,


il tipo di relazione che instauriamo da bambini e l’ambiente in cui cresciamo influenzano certamente gli adulti che diventeremo. I legami che stabiliamo in tenera età con le persone che si prendono cura di noi e con quelle che ci circondano sono fondamentali per acquisire sicurezza e fiducia necessarie a muoversi nel mondo esterno e a creare relazioni. A volte le famiglie, come la Sua, attraverso uno stile di attaccamento insicuro/ansioso, soffocano i bambini con un’eccessiva protezione, trasmettendo al bambino la paura verso un ambiente esterno pericoloso e interferendo con un’autonoma esplorazione del mondo.


Lei è stato molto bravo a riuscire ad acquistare la sua autonomia, la sua indipendenza, anche se... mi permetta di dire per fare questo..., non a caso è andato all'estero. Ad oggi, mi sembra che non Vi siano ancora dei confini generazionali e questo non fa altro che sminuire la sua autostima, perchè ogni volta che lei riceve "aiuto" Le viene trasmesso da una lato "ti voglio bene" ma indirettamente le arriva il messaggio "tu non ce la fai da solo", "tu non sei capace".


Con molta probabilità il Suo rapporto di coppia sarebbe in pericolo, nel caso di una convivenza “sotto lo stesso tetto” dei suoi genitori, se volesse invece cambiare il rapporto con i suoi genitori o volesse iniziare a sentirsi apprezzato e stimato Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico, per mettere a fuoco ciò che è disfunzionale e trasformarlo in funzionale, per far emergere il potenziale che è in Lei.


A disposizione per una consulenza anche on-line.


La saluto cordialmente,


dr. Germi

Caro Antonio,


penso che se scrivi adesso, x un parere, forse è ora che senti il peso di una situazione.


Hai genitori solerti, attenti alla tua persona e di questi hai fatto un problema.


Nel frattempo hai accettato le cure, le pulizie, i pranzi, l’appartamento, le cose stirate ... direi che non ti dovresti lamentare!


Potevi dire di no, farti le tue pulizie.....ora però lamentarti mi sembra troppo.


Sei un adulto dipendente che si è lasciato “imboccare” x una situazione di comodo.


Sai quanti farebbero cambio con te?


Ma ora affrontiamo il tuo disagio: prova a rovesciare i termini del rapporto: comincia tu a fare qcosa x i tuoi genitori. Stupiscili!


Prenditi cura di te, delle tue cose e della tua vita e aiuta loro che immagino avranno anche una età matura.


Fai delle cose x loro, stirati la biancheria, pulisci casa tua e magari dai una mano ai tuoi nel loro appartamento.


Preparagli il pranzo e porta loro qualche piatto preparato da te, invitali... e li stupirai dimostrando coi fatti che non hai bisogno di loro, che sei diventato grande e sai badare a te stesso.


I migliori auguri


Dott.ssa Patrizia Tombaccini

Dal suo racconto i suoi genitori per qualche motivo la trattano ancora come se fosse un figlio piccolo da proteggere e i cui confini sono valicabili per il suo bene, serve controllare e proteggere i bimbi piccoli perché non si facciano male. Serve che lei cambi questa posizione comportandosi in modo deciso e adulto con loro e così capiranno la sua posizione. Finché lei accetta per evitare il confronto e lo scontro non riuscirà ad ottenere gli spazi, il rispetto per le sue capacità e per la sua indipendenza che desidera. Quello che deve davvero domandarsi e' il perché lei accetta di essere trattato così e che vantaggi ha da questo. Il cambiamento è nelle sue mani 

Buongiorno, rispondo alla sua domanda dicendole di dar credito a ciò che sente e ciò che vive soprattutto perchè lei ha fatto una descrizione piuttosto chiara e dettagliata dei comportamenti dei suoi genitori ma anche della loro personalità, legata in particolare al bisogno di un forte controllo. E sottolineo la parola "bisogno" che esprime quanto i suoi genitori necessitino di controllare tutto ciò che li circonda per stare bene ed affrontare qualsiasi momento della loro quotidianità. Il controllo è una forma per superare e gestire le incertezze e soprattutto gli imprevisti, ecco perchè loro giustificano il loro comportamento con la frase "se succedesse qualcosa". Ed è chiaro che loro non lo riconoscono perchè è una necessità, una giustificazione e un atteggiamento necessario e utile, non un limite o un "difetto".


Il problema nasce quando, seppur giustamente, lei dice "Nonostante abbia 40 anni, vedo che le cose non sono minimamente cambiate". E' umano e lecito desiderare e aspettarsi che le cose, cioè l'atteggiamento dei suoi genitori, cambino ma nessuno ha il potere di cambiare loro. Ciò che è in suo potere è prendersi il potere di cambiare le cose, cioè cambiare ciò che lei può cambiare. Si tratta quindi di analizzare cosa e in quale direzione lei può cambiare la sua vita e renderla più serena.


Le faccio un grande in bocca al lupo!

Salve Antonio


Le relazioni che si costruiscono da bambini con le figure di attaccamento condizionano le nostre relazione future. I genitori non si scelgono ma da adulti si può scegliere se cambiare questi schemi appresi. Le consiglio di intraprendere un percorso di terapia che le permetta di esplorare le dinamiche familiari e prendersi cura di sé e di ciò che vuole. Ora da adulto può farlo. 

Gent Antonio, è comprensibile che lei abbia un atteggiamento critico nei confronti dei suoi genitori, iperprotettivi all'ossessione. Nonostante tutto, lei ha reagito con decisione a questo rapporto costrittivo andandosene e costruendo la sua vita all'estero, realizzandosi nella sfera lavorativa e relazionale. Vorrei fare un paio di riflessioni, ovviamente da ciò che deduco dal suo scritto, perciò quasi certamente parziali.


I suoi genitori sono così da sempre, hanno convogliato la loro realizzazione su di lei, trovandosi pienamente d'accordo sullo stile di educazione da impartire. Nè le cose sono migliorate con l'avanzare dell'età, anzi si sono esacerbate. Circa l'iperattivismo di suo padre, mi viene da pensare che sia funzionale a riempire dei vuoti (ad es. la sua presenza).


Nonostante l'irritazione per la loro invadenza, lei sente il legame di figlio tant'è che  regolarmente li va a trovare fermandosi da loro e sicuramente, anche se in maniera disfunzionale, l'amore intercorre tra voi. Penso anche che esprima apertamente il suo disappunto per i loro comportamenti, senza ottenere alcun risultato. Forse, Antonio, dato che mi sembra improbabile mutare la loro visione del mondo e della vita, sarebbe il caso che lei trovasse la strada dell'indulgenza. Giusto o non giusto che sia, le consentirebbe di vivere meglio con se stesso. Mi piacerebbe sapere che ne pensa. Resto a disposizione se vuole scrivermi in privato o in piattaforma online. Un caro saluto


 

Gentile Antonio, 


 dal suo racconto si evince importante "oppressione" e "costrizione" forse aspetto che lui per primo prova. 


Sembra emergere, inoltre, un invischiamento nella relazione genitoriale. Regole, doveri ed insegnamento è giusto che ci siano quando si hanno dei figli ma si deve anche dar fiducia, far sperimentare il mondo circostante, spiegare e dialogare molto su cosa sia giusto/sbagliato, lasciare degli spazi di libertà (es. la privacy quando si entra in adolescenza), ecc.


La sua difficoltà interna e relazione ha delle basi significative da riferirsi al suo passato ed alla sua storia di vita forse più rivolta al versante familiare che non amicale o sentimentale.


Se questo aspetto la turbasse o le rendesse difficoltosa la sua quotidianità o le relazioni extra familiari e/o lavorative può valutare di rivolgersi ad un professionista per riformulare alcuni suoi pensieri ed emozioni connesse a questo evento di vita.


Resto disponibile per informazioni, domande aggiuntive o per un’eventuale consulenza online.


Le auguro di trovare presto una soluzione al suo problema.


Cordialmente


Dott.ssa Federica Ciocca


Psicologa e psicoterapeuta


Ricevo a Torino, provincia (Collegno) e online

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