ADHD e DSA

Incapacità di comunicazione e di relazione

Anna

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Buonasera, sono una ragazza certificata DSA. Il mio principale problema, che mi crea ansie, insonnie ed uno stato di agitazione perenne deriva dal fatto che non so comunicare. Io non so parlare: le mie conversazioni hanno una sintassi propria ed il mio uso di termini sembra quello di un filosofo cui non coincide quello che le altre persone hanno, in più parlo troppo velocemente.

In poche parole faccio fatica a farmi comprendere (come testimoniano i mie temi scolastici con pochissime correzioni, ma con solo un enorme punto di domanda da parte). Ma il problema sarebbe minore se perlomeno sapessi intrattenere una conversazione: o parlo troppo poco o troppo tanto, molto spesso nei momenti sbagliati o con argomenti inopportuni.

In più se cerco di migliorare ci svuoto tutta la mia anima, ma ciò peggiora solo le cose perché divento troppo emotiva, diventando ridicola ed insopportabile, stupida e concludendo l'allontanamento da me di persone che giustamente non si allontanano per non avere un altro problema tra i piedi. Così non posso avere una reazione normale tra umani. Ho sempre paura di disturbare in questo mondo, o individualista o pieno di persone che sono troppo comprensive; mi sento sempre di espormi (sia come parola sia come relazione) in modo sbagliato. Non so come fare a vivere in questo mondo che si basa solo sulla comunicazione tramite parole, cosa che io non so per nulla fare e ciò mi crea stati di tristezza ed abbattimento. Volevo chiederle se cerca qualcosa che può aiutarmi in parte in questa vita, escludendo di poter migliorare il mio linguaggio, che almeno mi aiuti nella relazione con le altre persone?

(volevo dirvi solo che ora sto avendo un attacco di pianto)

La ringrazio per la sua cortese attenzione

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Chiara Berti Padova (PD)

Buonasera Anna


avendo conosciuto professionalmente e personalmente molti ragazzi della sua età con certificazione DSA mi permetto di risponderle.


Capisco la sua frustrazione nel percepirsi non in grado di comunicare adeguatamente o di non poter sostenere una conversazione nel migliore dei modi.


Sarei profondamente ipocrita se le dicessi che la comunicazione e la relazione non sono importanti...dato che proprio su questo si basa la mia professione ...ma mi sento di dirle che probabilmente l'aspettativa primaria degli altri nei suoi confronti non è quella di volerla abilissima oratrice capace di intrattenere ed incantare con le sua declamazioni folle in visibilio...e forse non è nemmeno la sua aspettativa nei confronti delle persone che incontra...


Dobbiamo sempre e onestamente fare un bilancio delle nostre risorse e delle nostre difficoltà non sicuramente per accontentarci della nostra situazione se, se questa non ci soddisfa, ma per cercare di migliorare gradualmente nelle aree in cui ci sentiamo più deboli ...e mi creda ci si riesce... e contemporaneamente per realizzare che a fronte di abilità che difettano ne possediamo invece altre ugualmente importanti; in questo modo eviteremo di generalizzare la nostra incapacità.


Ricordo il caso di un bambino, che ho incontrato professionalmente qualche anno fa, con un grave disturbo nell'area della lettura e della scrittura e che quindi a scuola spesso non riceveva grosse soddisfazioni da insegnanti e dai compagni, però era un abile calciatore e questo era diventato il suo punto di forza e la sua rivalsa e infatti spesso ripeteva " i miei compagni leggono meglio di me... ma sul campo da calcio non mi batte nessuno!!"


Credo Anna che questo bimbetto ci testimoni un atteggiamento profondamente funzionale e costruttivo: cerchiamo di migliorare un pò per volta ciò che non ci soddisfa ma contemporaneamente non dimentichiamo le altre nostre capacità.


Cari saluti

Gentile Anna,


nessuna certificazione psicologica o medica può sostituire il nostro diritto ad essere unici, irripetibili, creativi, completi e perfetti così come siamo, con le nostre fragilità e i nostri talenti, il nostro vissuto, le nostre esperienze, il nostro sano desiderio di avere relazioni felici e appaganti.


Se sul piano didattico e nelle comunicazioni ordinarie avverte – come scrive – la difficoltà ad avere “relazioni normali” e ad esprimersi in modo “opportuno”, le ricordo che la comunicazione interpersonale è basata solo in minima parte sulle parole. Perlopiù è la cosiddetta metacomunicazione (termine coniato dalla scuola di Palo Alto per indicare il livello più significativo delle comunicazioni), fatta di postura, sguardi, partecipazione emotiva, empatia, tono di voce ecc. che determina la qualità degli scambi.


Perfino sui social più diffusi, un’affermazione accompagnata da emoticon precisa e corregge i significati, per non parlare dei siti dove vengono pubblicate fotografie bellissime che raccontano eventi e situazioni più e meglio di tante descrizioni a parole.


Nella sua lettera lei riesce ad esprimersi in modo chiaro e con proprietà di linguaggio, e questo è il segno di una verve creativa non comune. Le consiglierei intanto di sviluppare e coltivare questo dono attraverso tutti quei canali che bypassano l’uso delle parole e di  orientarsi su modalità espressive più complete come la musica, la pittura, il ballo, la scultura, la fotografia ecc. Quanto all’esclusione di poter migliorare il suo linguaggio, perché non lasciare una porta aperta ad un percorso di psicologia che incentivi la crescita personale e la fiducia in sé stessa? L’ansia non aiuta le prestazioni scolastiche ma si può contenere e superare, e spesso nasconde capacità che hanno solo bisogno di essere risvegliate.


Un grande abbraccio

Ciao Anna,


concordo con quanto ti ha scritto la Collega.


Sei riuscita ad esprimerti in modo chiaro con noi. Ti sei aperta con fiducia e ti sei fatta vedere con le tue emozioni. Hai portato fuori la tua fragilità e noi ti abbiamo visto.


... ... ...


Dici di accorgerti di parlare in modo filosofico. Vuoi forse dire che quando parli ti esprimi in modo astratto? cioè ti esprimi attraverso una generalizzazione che non racconta di te, del tuo punto di vista, delle tue emozioni?


Anna, sarebbe utile per te chiedere all’insegnante di italiano (se non l’hai già fatto) le ragioni dei punti interrogativi, cercando quindi di comprendere cosa li determini.  


... ... ...


Chiedi come migliorare nelle relazioni. Darti delle risposte senza conoscerti è complicato, tuttavia provo a descrivere semplicemente che cosa è una relazione.


Essa è il CAMPO, cioè il terreno in cui le persone mettono dentro le proprie emozioni, i propri sentimenti, bisogni, punti di vista, valori personali. Tutto questo consente di scambiare con l’altro parti di sé. Tu quanto metti di tutto ciò nella relazione con gli altri?


Tu quanto sei dentro questo campo? Quanta distanza metti tra te e le cose che esprimi per paura di dire cose sbagliate? Per timore di non essere accettata? Per non creare fastidio o disturbo?


... ... ...


Qui, Anna, noi possiamo offrire degli spunti su cui riflettere e speriamo possano essere comunque un piccolo aiuto.


Un aiuto diretto però ti consentirà di raccontarti, di comprendere le ragioni che ti portano ad avere difficoltà nelle relazioni con gli altri e di scoprire modalità diverse e più gratificanti per te di stare in relazione con gli altri. Non solo con le parole, ma anche con il tuo corpo.


Ti auguro di coltivare al meglio il tuo campo!

Dott. Gerardo Settanni Brindisi (BR)

Anna


Lei si presenta a noi come se avesse una patente "...certificata adh", ma poi conclude condividendo con noi il suo pianto. Dalle sue parole traspare un profondo e legittimo bisogno di comunicare come persona e non come una "dsh". Apprezzo molto il suo coraggio per aver scritto a noi Psicologi, attraverso questa pagina web, e le chiedo cosa succederebbe se scegliesse di incontrare uno di noi per approfondire la sua attuale situazione? 

Buongiorno Anna,


nonostante la fatica che racconta nella sua comunicazione orale sembra che lei riesca ad esprimersi comunque molto bene per iscritto e quindi mi permetto di dissentire dalla sua affermazione iniziale legata al non riuscire a comunicare (in quanto la comunicazione implica molti aspetti, non solo quello orale) e lei in queste parole lo fa molto bene. Dal suo racconto emerge la tristezza e la difficoltà che sta vivendo e che la porta in uno stato di isolamento.


Mi stavo chiedendo in merito alla sua domanda, per quale motivo esclude la possibilità di migliorare il suo linguaggio. Ci sono dei percorsi logopedici finalizzati per questo e non emerge dal suo racconto se lei in passato ne ha già usufruito e in che modo. Dato che per iscritto non emerge il tono di ciò che si dice, ci tengo a sottolineare l'aspetto di interesse e curiosità in merito alla sua storia, e non è una considerazione critica (comunicare non è così scontato).


La invito sulle basi di questo abbattimento di cui parla ad iniziare un percorso psicologico che le consenta di lavorare sul darsi la possibilità e la fiducia per iniziare a connettersi con il mondo che la circonda. Penso alla situazione di oggi dei giovani adolescenti che la parola la usano davvero poco rispetto tempo fa (penso a Whatsapp, ai portali come questo, ai messaggi su facebook, e via dicendo), quindi in realtà l'utilizzo della parola è davvero molto soggettivo. La invito a contattare un professionista con la quale potersi confrontare e iniziare a comunicare quello che è il suo disagio e il suo vissuto. In fondo, è proprio dal chiedere che si creano le connessioni con l'altro. Non si faccia limitare dalla certificazione diagnostica, lei è Anna, con le sue competenze e risorse, se ne prenda cura.


Resto a disposizione

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