Famiglia e bambini

Ho passato un'infanzia complicata, i miei genitori litigavano continuamente, anche pesantemente, e penso questa cosa mi abbia segnato nei rapporti con

Arianna

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Salve scrivo perchè ho bisogno di capire cosa mi sta succedendo, e come devo reagire. Sono una ragazza alle prese con le relazioni con 'l'altro'. L'altro inteso come un qualcosa diverso e lontano da me. Perché è così che inizio a definire chiunque si aggiri e cerchi di penetrare nella mia sfera personale e intima. Ho passato un'infanzia complicata, i miei genitori litigavano continuamente, anche pesantemente, e penso questa cosa mi abbia segnato nei rapporti con gli altri. Amo stare in compagnia, ho degli amici fantastici, pochi e giusti sono quelli che mi conoscono a fondo. Ma mai ho permesso a nessun ragazzo di stare insieme a me per più di quattro mesi. Li ho sempre allontanati appena cercavano di avvicinarsi troppo a me, e per avvicinarsi intendo ogni forma di vicinanza fisica. Non ho mai capito cosa provasi per un ragazzo, e ho sempre preferito starmene da sola, con i miei amici, senza soffrire di questa cosa. Ora però, da qualche mese sto con un ragazzo. Fantastico, mi riempie di attenzioni. Ma io? Io che ruolo ho? Sono sempre distante, e da quando lo abbiamo fatto, la situazione è peggiorata. Tutto ciò che dice e che fa mi irrita, sono arrabbiata con lui, aggiungendo il fatto che da allora sto male fisicamente tra cistiti e malori vari. Ma so perfettamente che non è colpa mia. Ho come la sensazione che mai riuscirò ad abbandonarmi totalmente a qualcuno,che mai vedrò il sesso come qualcosa di bello da condividere, ma qualcosa che mi viola; ma soprattutto che mai riuscirò a dissolvere la confusione che alberga in me per quanto riguarda queste relazioni. E' veramente frustrante, per me, ma anche per chi cerca di starmi vicino. Grazie dell'aiuto!

28 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Arianna,

il problema che lei porta mi sembra abbia radici profonde e sarebbe azzardato darle qualsiasi tipo di riformulazione del problema senza aver un quadro completo della sua storia personale, affettiva.

Ad ogni modo, alla luce di ciò che lei ha scritto, sembra che la paura dell’intimità nasconda la paura di farsi conoscere realmente e a fondo dall’altro, in particolar modo dall’altro sesso.

Questo potrebbe significare tante cose, paura di fidarsi ed affidarsi all’altro, paura di mostrare un’emozione, solitamente spiacevole, che ci si porta dentro.

Ma sono solo possibili ipotesi, per questo, quello che mi sento di consigliarle è  di fare un percorso personale, per individuare ciò che la porta a comportarsi così con gli altri e a vivere il sesso come una cosa “non buona” e  che la viola.

All’interno di una relazione d’amore, il sesso dovrebbe essere vissuto con serenità,  come condivisione e non come una cosa “sporca”.

In bocca al lupo.

Salve Arianna,

sono la Dott.ssa Matteoli. La sua email è carica di emozioni, talmente carica che credo lei abbia il dovere di permette a queste di "sfogare". Le consiglierei di contattare uno Psicterapeuta, perchè sono certa che può permettersi una relazione e l'amore, ma deve permetterselo!

Saluti

Salve Arianna, la situazione, per come la descrive, ha radici lontane, probabilmente il suggerimento più saggio che mi sento di dare è quello di focalizzarsi sulle aree di cui parla in modo mirato all'interno si un percorso specifico di psicoterapia. Distinti saluti

~~Salve  Arianna, il vissuto del corpo nella sessualità, nei rapporti di intimità, esprime il nostro modo di essere della persona e le esperienze vissute nell’infanzia e nell’adolescenza in relazione alle figure primarie che ci hanno accudito e seguito nel percorso della crescita. Rientrano in questo senso anche i modelli che abbiamo ricevuto nel nostro ambiente familiare. La propria paura, Anna,  di lasciarsi andare in un rapporto di intimità, nel caso in cui non ha vissuto esperienze negative precedenti di abuso e violenza sessuale, è probabilmente dovuta alla rabbia che ha ereditato dai suoi genitori nel vissuto del loro rapporto dove mancava l’affetto, la complicità, la stima e la considerazione positiva dell’uno nei confronti dell’altro. Quindi, paura e rabbia, si riversano nel suo corpo e la fanno stare male fisicamente provocando malori e cistiti. Data la sua giovane età e la propria predisposizione nello  stare “bene con gli altri”, le consiglio di affrontare seriamente  la confusione che “alberga” tra il desiderio di stabilire una relazione affettiva di coppia e il timore di autorizzarsi a concedere fiducia ed affetto  alle richieste  del suo partner, condividendone in tal modo la sessualità come un “qualcosa di bello”. Mi riferisco ad un percorso psicoterapeutico con il  quale si fa sostenere e guidare per individuare, affrontare e superare gli aspetti emotivo-affettivi che le impediscono di vivere con serenità un rapporto di coppia all’interno del quale la sessualità  costituisce un elemento esistenziale ed  importante per dare valore  sia  se stessa come persona, come donna e sia per attribuire  alla relazione di coppia  quel benessere e  quella  gratificazione  necessaria per condividere anche nella sessualità la vita a due. Cordiali saluti

Cara Arianna,

la tua giovane età ti lascia un margine ampissimo di risoluzione del tuo problema.

Dalle informazioni che fornisci, peraltro molto chiare e dirette, posso solo intuire che nel rapporto fra i tuoi genitori - e forse non solo riguardo ai litigi - ci sia stato qualcosa che ti ha scioccata e fatta sentire in pericolo. C'è qualcosa "sotto" che vuole e deve ancora emergere, perchè tu possa iniziare a lavorarci. Concordo con te che hai un disagio nel rapporto con l'altro sesso, e che non è pensabile fingere che non esista, perchè ti sta limitando e svuota la tua vita di tanti significati intensi e gioiosi.

L'aiuto di un professionista migliorerebbe la qualità delle tue relazioni e della tua vita, e se hai la possibilità e il desiderio di metterti in gioco, non aspettare a lungo, perchè rischi di vedere sciupati gli anni piu' belli!

Un abbraccio!

Salve Arianna, sicuramente quanto ha vissuto nella sua infanzia (tensione continua e pesante tra i suoi genitori) incide sulla sua situazione attuale. Sembra che le sue difficoltà nelle relazioni d'amore siano un espediente per non far avvicinare troppo l'altro, per non soffrire come le è capitato di soffrire da bambina. E così ha imparato a non lasciarsi andare, a mantenere il più possibile il controllo di sé e probabilmente ad essere molto intransigente con se stessa. Quello che il suo ragazzo fa e dice la irritano proprio perché vuole tenerlo a distanza, coinvolgersi il meno possibile per non soffrire. Ma forse neanche allontanare sempre l'altro, evitare le storie d'amore, la fanno star bene. Forse proprio adesso più di prima sta cercando di capire cosa le succede e sta cercando un cambiamento e una soluzione a tutto questo. Dice belle cose del ragazzo che sta frequentando, provi a vivere questa storia e a incuriosirsi di questa persona. Certo, lei sta anche dicendo che per fidarsi ed affidarsi ha bisogno di tempo e quindi rispetti pure le sue paure dandosi più tempo in quello che fa e vive con lui... Se tutto questo non è sufficiente, se le sembra di non farcela da sola allora si rivolga pure ad uno psicologo. Sono disponibile se vuole.

gentile signora, 

ho letto attentemente quanto ha scritto e sono rimasta molto colpita dalla franchezza e dal coraggio con cui ha raccontato il delicato e doloroso momento che stra affrontando.  

è probabile che quanto sta vivendo ora con questo suo ragazzo non sia completamente staccato dalle esperienze della sua infanzia, è la prima lei a fare l'associazione. gli amici nella sua vita sono una risorsa importante e preziosa ma sembrerebbe essere arrivato il momento in cui lei deisdererebbe poter avere una relazione diversa, più profonda e significativa ma che è difficile potersi lasciare andare e fidarsi dell'altro. 

no, non è colpa sua tutto questo credo anzi che lei si possa considerare un po' vittima delle circostanze, della sua storia familiare e relazionale.  credo che lei abbia un profondo bisogno di condivere con l'altro e di amore, di ricevere dolcezza ma che ci sia  anche in lei una paura profonda e radicata di potersi fidare dell'altro, come dice giustamente all'inizio. 

a tutto questo si può mettere mano e fare ordine perchè lei possa riuscire a rendere questo momento di crisi un momento importante di crescita personale. 

mi permetto di suggerirle di considerare un percorso di psicoterapia individuale, ciò le garantirebbe uno spazio di ascolto e di dialogo con parti sofferenti di Sè stessa e di poter rinarrare la sua storia familiare per un percorso di crescita e di autonomia. 

se deisedera mi può contattare per un appuntamento. 

Buongiorno Arianna. 

Da quello che posso capire, mi sembra che per te sia difficile affidarti a qualcuno in maniera completa. Mi colpisce quando scrivi che qualcuno potrebbe "aggirarsi e penetrare nella tua sfera intima".

La sensazione é che tu abbia paura di essere "violata" nei tuoi affetti se ti affidi a qualcuno e che tutto ciò potrebbe essere molto pericoloso. Ecco perché allontani tutte quelle persone che mostrano interesse o si legano affettivamente a te.

Alla luce di questo, credo che sia fondamentale iniziare un percorso personale dove poter elaborare queste paure e questi vissuti che di fatto bloccano la tua vita relazionale, emotiva ed affettiva e ti fanno sentire fragile, confusa e frustrata.

Tanti cari auguri.

Cara Arianna

Da ciò che lei scrive mi sembra di capire che è davvero preoccupata rispetto alle relazioni che intrattiene con l’”altro”. In particolare sembra essere l’”altro sesso”, che la turba davvero, soprattutto quando la relazione con un ragazzo si fa troppo intima, sia da un punto di vista affettivo che fisico. Oggi poi mi sembra ancora più confusa e preoccupata poiché ha incontrato un ragazzo a cui tiene, ma verso il quale sente sentimenti ambivalenti e frustranti. Soprattutto da quando avete avuto il primo rapporto, le cose sembrano per lei essere cambiate fortemente, come se si fosse sentita invasa e violata tanto che anche il suo corpo sta in un qualche modo comunicando un malessere.

Mi sembra però che sia anche stanca di non riuscire a vivere a pieno una relazioni affettiva e sessuale e forse per affrontare davvero la situazione, avrebbe bisogno dell’’aiuto di un professionista, psicoterapeuta e anche sessuologo, per poter insieme aiutarla ad abbassare questo senso di minaccia che subentra quando la relazioni si fa più intima e quindi aiutarla a sentirsi pià padrona delle proprie emozioni e del proprio corpo.

Ci rifletta!

Cordiali Saluti

Gentile Arianna, si può ipotizzare che tu soffra di un disturbo d’ansia che si concretizza nella tua ‘fobia’ sessuale e/o di essere toccata e che non ti permette di aprirti intimamente con nessuna persona. La tua infanzia - che tu descrivi  come “complicata” - forse è stata troppo carente di validi riferimenti affettivi e comportamentali necessari per un tuo sviluppo equilibrato.

Ritengo utile che ti rivolga ad uno/a psicologo/a  per approfondire  questo tuo stato ansioso/fobico, analizzarne le origini e le relative dinamiche.

La psicoterapia consigliata è quella cognitivo-comportamentale. Con i miei migliori auguri ed un cordiale saluto.   

Salve Arianna,

da quel che leggo sembra che nella sua infanzia siano mancati sentimenti positivi di sicurezza o di gioia, questo può aver indotto ad un ritiro dalla realtà esterna e al dissociarsi dal proprio corpo.

Lei ha eretto un muro per difendersi dalla paura e dall'ostilità vissuta da bambina escludendo così i suoi sentimenti. Si è adattata vivendo senza sentire il corpo e senza avere contatti profondi e calorosi con gli altri. Ha sviluppato un senso di vuoto e di solitudine che prova a colmare con le relazioni amicali.

Le rimane difficile avere delle relazioni sentimentali gratificanti ed esporsi all’amore perché di fondo c'è la paura di essere annullata e annichilita dall’altro. Ha paura della sua energia, dei suoi sentimenti e del piacere, e quando la paura diventa troppo forte e oltrepassa le barriere e le difese psico-corporee la rabbia prende il sopravvento e viene dirottata sull'altro.  

L'obiettivo che deve porsi è quello di riappropriarsi del proprio corpo, delle proprie sensazioni ed emozioni e arrivare a provare gioia, piacere e amore.

Le consiglio quindi di consultare un terapeuta psico-corporeo che possa aiutarla, attraverso un lavoro di integrazione dell’unità psico-fisica, a liberare l'energia corporea e le sensazioni bloccate, sbloccare la rabbia e la tristezza sottostanti la corazza caratteriale, favorire l’elaborazione psicologica e sopratutto sostenere l’integrazione delle unità scisse della personalità.

Cordiali Saluti.

Gentile Arianna

La sua situazione mi sembra molto complessa, chiaramente lei esprime un problema di identita rispetto al quale il problema del rapporto con l'altro e' piu' una conseguenza, secondo me il suo vero punto d'angoscia non e' come rapportarsi con l'altro ma come rapportarsi con se stessa, le sue paure, le sue fragilità'. Il mio consiglio e' iniziare a confrontarsi con qualcuno su questa sua angoscia, una persona di cui si fida per poter costruire maggiore chiarezza sui suoi disagi, di più' via mail non mi sento di dire.

saluti

Buongiorno gentile Arianna,

ora che si sta permettendo di viversi una relazione sentimentale, tutta l'angoscia e la confusione sperimentate quando i suoi genitori litigavano torna a farsi sentire attraverso dubbi e anche attraverso una sua sensibilità corporea. La coppia genitoriale ci parla fin da bambini del ruolo dei sentimenti e di come vengono gestite le emozioni e questo, ora che Lei è una donna, può sperimentarlo in prima persona ma con quell'impronta di paura di quando era bambina. Per risolvere questo stato emozionale è necessario elaborare quel vissuto per poi piano piano lasciarlo andare come schema appreso che non serve nella sua vita. Le suggerisco di rivolgersi  de visu ad uno psicologo psicoterapeuta ad impostazione psicodinamica per valutare di intarprendere un percorso di psicoterapia. Se vuole resto a sua disposizione per una consulenza psicologica dove verranno presentati i passaggi sui temi più sopra accennati.

Cordialmente

Salve Arianna, comprendo la tua rabbia e frustrazione! Da quello che scrivi è difficile capire effettivamente l'origine della tua difficoltà ad avere un contatto con fisico con il tuo partner, ci sarebbero molte cose da approfondire! Quello che posso dirti è che sei molto giovane e questo è a tuo vantaggio un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarti a risolvere le tue difficoltà! Se hai bisogno puoi chiamarmi! In bocca al lupo Un saluto

buona sera arianna,

la prima cosa che vorrei dirle è che il fatto che lei abbia una così grande consapevolezza del suo problema la fa partire con un punto di vantaggio rispetto a chi non riesce da solo a ragionare in modo lucido come fa lei!!!

sicuramente l'aver vissuto un'infamzia difficile se non traumatica lascia strascichi relazionali e personali, ma molto spesso è la percezione soggettiva che svolge un'axione sfavorevole sulla nostra personale vita.

Io mi sento di dirle che il suo è un grosso problema sul quale però si potrebbe lavorare in più modi riuscendo ad ottenere risultati superlativi.

io personalmente ragionerei sulla definizione dell'identità; sul concetto di limite e di invasione degli spazi vitali per poi seguire in base ai risultati che questi interventi ci porgono!!!!

spero di poterle essere stata utile.

Cara Arianna,

il Suo profondo disagio per la sofferenza e la frustrazione che vive all’interno del rapporto con in Suo ragazzo è più che comprensibile e trova il mio pieno accoglimento e ascolto. Credo che il Suo essersi già resa consapevole di una Sua non colpa in merito ma di qualcosa che può annidarsi nel suo passato e nelle relazioni all’interno delle quali è nata e cresciuta, è già un fattore importantissimo di cambiamento. La invito, soprattutto ad un’età giovane come la Sua, a non abbattersi riguardo al credere che al suo disagio ed alla possibilità di un cambiamento che le renda relazioni e vita più agevoli non ci sia possibilità alcuna. Chiunque trascina con sé il suo passato e ne è il risultato ma il proprio presente può e deve cambiare anche soltanto a partire dall’accettazione di ciò che si è stati e si è vissuto, con la speranza di poterne prendere le distanze e poter essere così una persona diversa. Le suggerisco di intraprendere una terapia personale con una collega o un collega di indirizzo sistemico-relazionale; potrà rendersi molto utile alla Sua difficoltà nell’aiutarla a vivere sicuramente meglio i rapporti con “quell’altro” diverso da sé che Le fa tanta paura.  

Carissima Arianna,

le relazioni sono un'affare complicato, per tutti... e soprattutto quando, come nel tuo caso, si proviene da una storia "negativa" rispetto alle relazioni importanti nel nostro passato... e tuttavia, anche se complicate, le relazioni aggiungono scopo e vitalità alla nostra esistenza, sono qualcosa di importante. E quindi ti invito a fermarti, per stare con calma con quanto ti sta succedendo, cercando di darvi un significato, per poi scegliere di comportarti e agire come per te è più in linea con i tuoi valori circa le relazioni.Ti invito a provare a fare almeno un percorso di consulenza psicologica sull'argomento, se ti sta veramente a cuore... sei giovane e per questo hai molte carte in più da giocarti!

Salve Arianna,

la confusione che è in lei probabilmente è dovuta, oltre alla sofferenza che lei ha provato quando i suoi genitori litigavano, anche da altri fattori di cui lei non è attualmente consapevole. è davvero un peccato che lei non riesca a vivere appieno una relazione significativa con una persona che coinvolga anche l'aspetto sessuale, che, quando è abbinato all'affetto e alla stima, è un'esperienza molto bella e può essere il preludio per la costruzione di una vita di coppa. Come venire fuori da questo problema? Secondo me, visto che dalla sua mail emerge una sua notevole capacità introspettiva, la cosa migliore sarebbe quella di intraprendere un percorso psicoterapeutico del profondo, (quindi non cognitivo-comportamentale), che l'aiuti a modificare i suoi atteggiamenti e a trovare un equilibrio psicofisico "sufficientemente buono" (perfetto non esiste).

Se vuole può contattarmi per prendere l'appuntamento per un primo colloquio gratuito, il mio studio è a Roma Via Nomentana 373, vicino alla chiesa di Sant'Agnese.

Cara Arianna, la sofferenza che lei prova è evidente anche dalla sua lettera, perché più che una domanda la sua mi sembra proprio una sorta di confidenza, un richiamo di aiuto. I pochi accenni alla sua infanzia non felice, agli episodi a cui ha assistito, possono secondo me spiegare le sue difficoltà e resistenze al rapporto con l'altro ma solo in parte. Perché lei ha tanti dubbi e questo è normale, anzi salutare, per chi come lei non ha ancora approfondito una relazione, ma da questi dubbi si fa bloccare. Si chiede quale sia il suo ruolo e perché adesso è irritata da lui; a questa domanda può rispondere se accetta di guardarsi dentro, dentro i suoi pensieri, le sue sensazioni, quel sentire un po' vago che “mai riuscirà ad abbandonarsi a qualcuno …..che vedrà sempre il sesso come una violazione di se“. Dietro questo malessere ci sono delle convinzioni, dei pensieri, delle immagini forse adesso non consapevoli, non chiari ma ci sono e sono loro a farle provare queste emozioni negative, che guidano i suoi comportamenti. Ha mai provato ad intraprendere un percorso di terapia? Una psicoterapia cognitivo-comportamentale la porterebbe ad analizzare e conoscere questi pensieri e il legame tra questi , le sue emozioni e il suo modo di porsi con gli altri. E chiarire perché lei evita le relazioni, cosa ci vede dietro che la allontana. Lei è giovane e ha tante opportunità da vivere, e spero che possa viverle nel miglior modo possibile senza rimanere prigioniera delle sue esperienze e dei suoi pensieri negativi. Se ha ancora bisogno, mi scriva pure. Cordiali saluti

Salve Arianna il suo quesito è leggittimo e anche molto sano, chiedersi cosa stia succedendo nella propria vita è un passo importante verso la consapevolezza e la chiarezza con sè stessi.

Le consiglio un percorso di crescita e comprensione individuale per capire meglio quali meccanismi interni e del passato stiano condizionando la sua vita, a quanto ci dice frustrante.

Esistono diversi percorsi e ha la possobilità di scegliere quello più adatto a lei.

Io uso con successo l'ipnosi conversazionale ericksoniana.

La ricerca del passatto per poter vivere bene il presente e il futuro è un ottimo modo di affrontare il disagio o la difficoltà, senza perdere il contatto con ciò che si può fare di concreto nella vita quotidiana.

Sperando di averla aiutata le auguro una buona giornata.

Salve Arianna, comprendo lo stato d'animo che hai spiegato con molta precisione nella sua lettera; sembra in oltre che tu sia riuscita ad identificare un nodo chiave, ovvero il modello dei tuoi genitori. I nostri modelli genitoriali possono influenzarci molto a livello più o meno consapevole; è inoltre comprensibile che le emozioni negative che proviamo a contatto con questo modello possano influenzarci e metterci in stato di allerta quando sentiamo che c'è una vicinanza più forte con qualcuno. M sembra di capire che hai i tuoi amici con cui riesci ad instaurare ottimi rapporti, e che il problema si ponga quando "l'altro" è più vicino a te; le tue emozioni in quel caso sono più "scoperte" . Quando ci sentiamo più a contatto con l'altro siamo più a contatto con le nostre emozioni; alcune di esse possono richiamare per te sensazioni spiacevoli, ed è comprensibile che la tua reazione possa essere di allontanamento. Questo non vuol dire tuttavia che tu non possa riuscire ad abbanonarti; certamente puoi fare un lavoro sulla fiducia in te stessa e nell'altro. Sembra che tu sia molto motivata a fare qualcosa per cambiare questa situazione e che non trovi gli strumenti per farlo; intanto questo è stato uno strumento azzeccato:chiedere all'esperto! lavorare sulla fiducia nell'altro, lasciare che veda anche la parte più nascosta e fragile di te ti farà sentire più vicina a lui, da lì all'abbandono ci si lavora pian piano... per qualunque bisogno contattami ancora e ti risponderò con piacere. Un saluto

Dare risposte senza approfondire la sua situazione personale è difficile, ma ci si può provare. Il problema principale che ha indicato è la difficoltà nel "lasciarsi andare" con il proprio partner dal punto di vista psicologico e affettivo e dal punto di vista sessuale. La spiegazione che si è data da sola è che, forse in virtù di un modello di coppia genitoriale alla quale ha assistito durante l'infanzia, ha imparato a vedere le relazioni di coppia come problematiche, come un qualcosa in cui un individuo viola gli spazi personali psicologici e fisici di un altro. Questa può essere un'ipotesi sulla nascita del suo problema, ipotesi che andrebbe approfondita e dimostrata. In tal caso la che consiglio è una psicoterapia ma, anche se deciderà di percorrere un percorso di autoanalisi per conto proprio senza ricorrere a professionisti è importante che approfondisca la propria problematica mediante i seguenti interrogativi:

- a che età ha cominciato  a essere così?

- ha verificato di non avere condizioni organiche di natura ginecologica che potrebbero aver reso più difficoltosi e /o doloroso i primi rapporti? (vaginismo dispaurenia ecc...)

- quali sono precisamente le paure riguardo l'approccio?

- ha mai cercato di superare tali paure? se sì cosa è successo?

Un ultimo punto che mi è saltato all'occhio

"So perfettamente che non è colpa mia. Ho come la sensazione che non riuscirò mai ad abbandonbarmi totalmentea qualcuno.". Lei non è colpevole di niente, nessuno è responsabile della propria infanzia, questo è vero, specie se ha a che vedere con le responsabilità degli altri. Ma se lei non è responsabile del proprio passato di quando era piccola, è responsabile del proprio presente di  donna adulta. Buona parte delle persone che intraprendono un percorso terapeutico (di quelli fatti da gente seria almeno!) riesce a guarire, ma il processo di guarigione ha fra i suoi presupposti il fatto che il paziente crede seriamente che riuscirà a guarire. Se lei parte ancora dal presupposto che non riuscirà MAI ad abbandonarsi, è una battaglia persa in partenza, sia che inizi un percorso psicoterapeutico, sia che faccia per conto proprio.

Gentile Arianna, capisco la tua confusione rispetto a come relazionarti agli altri non sentendoli minacciosi e diversi. L'accenno che fai alla tua storia familiare, i continui litigi tra i tuoi genitori, hanno reso difficile per te sentire che l'altro può essere fonte di fiducia e punto di appoggio e di appagamento. Non per questo però sei destinata a sentirti sempre distante e impossibilitata ad "abbandonarti totalmente a qualcuno"..sempre che questo sia possibile! Perchè i rapporti hanno bisogno di fiducia, intimità e condivisione, ma questo non significa abbandonarsi, nel senso di non essere più se stessi pur di stare con un Altro, ma sono cose che ci costruiscono passo dopo passo. C'è un modo autentico di poter entrare in relazione senza sentire che per farlo devi essere "violata". Potrebbe esserti utile un percorso di sostegno psicologico che ti aiuti a dissolvere la confusione e a cercare il benessere partendo da te, dalle tue fragilità e difficoltà. Questo ti aiuterebbe a trovare quelle risorse, che sicuramente hai, per affrontare al meglio tutte le tue relazioni.

Un caro saluto,

Gentile Ragazza ventenne, innanzitutto ti prego di indicare il nome di battesimo: arrivano molte lettere, in qs modo riusciamo a distinguerti con più faciltà. Per l'aspetto fisico è proprio necessario che tu vad da un ginecologo perchè ti consigli su come curre i sintomi che accusi. E' necessario affrontar qs. problema, affinchè tu non viva la sessualità in senso punitivo. Ed è qs il punto essnziale! L'incontro sessuale ha un senso positivo, molti sensi positivi: non soltanto il soddisfacimento fisico, ma anche e soprattutto ha il senso di contatto e di comunicazione volto alla ricerca di un'intesa. Secondo qs prospettava la sessualità rappresenta un momento essenziale della vicenda umana e sociale, essendo un mezzo volto a rendere possibile una comunicazione intensa e pregnante.

Coraggio! La tua è una storia in ascesa.

 N.B. cercami su internet!

Salve gentile ragazza, lei giustamente si sta rendendo conto di un problema di natura relazionale, che ora nei suoi 20 di età diventa sempre più invalidante. Ci sono vari aspetti che andrebbero opportunamente trattati in un percorso psicologico quali : 

1 il suo pessimismo: "Ho come la sensazione che mai riuscirò ad abbandonarmi totalmente a qualcuno,che mai vedrò il sesso come qualcosa di bello da condividere, ma qualcosa che mi viola"

ma già il fatto che si trova su questo sito a richiedere aiuto, non solo  le fa onore ma sembra sconfermare un pò del suo pessimismo per il fatto che lei delle domande se le sta facendo e desidera anche darsi delle risposte. 

2 da dove si origina la connessione che lei fa tra sesso e "qualcosa che mi viola"

3 la fiducia nell' altro chiunque questo sia

4 il dolore provato per aver assistito a litigi dei suoi genitori e come questo ha influito nella costruzione della sua immagine di rapporto di coppia.

E' importante che lei affronti questi aspetti per costruire le basi solide della sua indipendenza e autonomia nella vita in generale, nel lavoro e nelle relazioni con gli altri. La costruzione di questa base solida e sicura sarà poi il suo trampolino di lancio per le scelte future, per il suo benessere e per la ricerca del suo piacere.

Tutti questi  aspetti  intimi,  andrebbero condivisi in un contesto riservato, protetto e sicuro per lei, quale può essere quello terapeutico legato al segreto professionale,  in un rapporto con uno psicologo  da lei scelto e nel quale sente di poter avere fiducia. 

Restando disponibile ad ulteriori chiarimenti, 

Le porgo i miei saluti

Gentile utente credo che il suo problema abbia a che fare con il termine da lei utilizzato "Penetrazione". Mi sembra di sentire che la relazione con un uomo sia profondamente sentita come un abuso e non come un piacere. Il suo ragazzo non c'entra nulla,  il fastidio e la rabbia hanno a che fare con il suo passato e nello specifico probabilmente con la relazione  con suo padre. Non faccia in modo che il suo passato intacchi il suo presente e la sua possibilità di avere una relazione. Il controllo della relazione serve a non soffrire si ma alla fine il controllo porta a non vivere le emozioni.  Mi spiace che lei pensi che non ci sia soluzione, tutto si può risolvere, se solo lo si vuole. E' già tanto che lei si chiede e si fa domande...perchè a queste le arriveranno le risposte. Credo che lei debba affrontare questi aspetti profondi e di cui propbabilmente è inconsapevole, per potersi permettere una relazione piacevole, gratificante. Grazie per avermi scritto.

Salve Arianna,

lei inconsapevolmente sembra avere un comportamento ambivalente quando stabilisce un legame affettivo che inizia ad essere importante per lei.

Il timore di coinvolgersi rappresenta un sistema di protezione alla possibilità di essere rifiutato o abbandonato, una sorta di protezione preventiva ad un possibile, probabile dolore. "Se scappo prima, ho il controllo della situazione, se non mi coinvolgo, soffro meno" Non si tratta di comportamenti consapevoli ma di automatismi appresi fin da piccoli.

Le suggerisco di affrontare le nuove relazioni sapendo che la sua reazione sarà questa e di scappare più tardi, se veramente vuole scappare; abituandosi gradualmente a correre qualche piccolo rischio di coinvolgimento in più. Non dia troppo ascolto alle voci e pensieri iniziali che suggeriscono "non mi piace", si  dia più tempo per decidere che non ne vale la pena. Così quel meccanismo gradualmente potrebbe diventare più flessibile e lei capace di lasciarsi andare un po' di più

Buongiorno Arianna.

"ho bisogno di capire cosa mi sta succedendo". Questa la sua domanda.

Credo che al di là di una comprensibile domanda sul conoscere la spiegazione relativa al sua resistenza a fronte di una relazione affettiva e di tutti gli aspetti interpretativi che si possano fare guardando indietro alla sua storia evolutiva e familiare, la cosa centrale sia ri-conoscere da parte sua  " la confusione che alberga .... -in lei-...per quanto riguarda queste relazioni" e il fatto di soffrire di disturbi psicosomatici di conversione (cistiti ecc.)

Bisogna riportare principalmente una condizione in cui la sua 'mente' si plachi e lei possa vederci più chiaramente e quindi ri-conoscere   quei vissuti emotivi (non tanto affettivi) che evidentemente le impediscono di vivere serenamente una relazione e a cosa questi vissuti emotivi siano da lei collegati (pensieri, scenari passati, preoccupazioni ecc).

E' importante che lei si dia questa possibilità attraverso un percorso di psicoterapia accompagnato anche da pratiche più specificatamente orientate alla riduzione dello stress (disturbi psicosomatici).  Sto pensando alla mindfulness.

Sono disponibile per ogni ulteriore approfondimento e, se lo desidera, per seguirla professionalmente in questi ambiti.

Un cordiale saluto

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