A volte chiamo la mia compagna con il nome della mia ex

Maurizio

Ogni tanto mi ritrovo a chiamare la mia attuale compagna, di cui sono molto innamorato e ci tengo, con il nome della mia ex moglie della quale non mi interessa niente, non provo per lei nessun sentimento. La mia ex la sento per i figli ma quello che mi domando è perchè a volte mi esce dalla gola il nome quando mi rivolgo alla mia compagna. La cosa fa star male lei e fa soffrire tantissimo anche a me non vorrei che questo portasse alla fine della nostra convivenza. Grazie di un vostro aiuto.

7 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno. Capisco perfettamente il disagio che sta provando: è una situazione che crea imbarazzo, senso di colpa e paura di ferire chi amiamo, proprio perché razionalmente sappiamo che non riflette i nostri reali sentimenti.

Vorrei subito rassicurarla su un punto fondamentale: quello che le accade è molto comune e non significa affatto che lei sia ancora innamorato della sua ex moglie.

Il nostro cervello organizza i nomi per categorie. Le persone che amiamo o con cui abbiamo avuto legami profondi (partner, figli, ex coniugi) vengono archiviate tutte nello stesso "cassetto mentale", quello degli "affetti significativi". Quando lei si rivolge alla sua compagna, il cervello apre quel cassetto. A volte, per stanchezza, abitudine o stress, pesca semplicemente il nome che è stato lì per più tempo (quello della sua ex moglie), invece di quello più recente. È un errore di "recupero dati", non di sentimento.

Lei ha pronunciato il nome della sua ex moglie per anni, in contesti familiari e intimi. Si è creato un "binario" neuronale molto profondo. Anche se ora quel binario non le interessa più emotivamente, è ancora una strada che il cervello conosce bene e che a volte imbocca per pura pigrizia cognitiva, specialmente se è stanco o distratto.

Spieghi il meccanismo alla sua compagna: Le dica che non è un lapsus freudiano (non è un desiderio nascosto), ma un "inciampo" del cervello, simile a quando si chiama un figlio con il nome dell'altro o addirittura col nome del cane. Sapere che è un errore tecnico del cervello, e non emotivo, può aiutarla a sentirsi meno minacciata. Non si colpevolizzi eccessivamente: Più lei va in ansia per la paura di sbagliare nome, più il suo cervello si focalizza su quel nome (per evitarlo), rendendo paradossalmente più probabile che lo pronunci. Accetti l'errore, si scusi brevemente e vada avanti.

Stefano Marchi 

Dott. Stefano Marchi

Dott. Stefano Marchi

Milano

Il Dott. Stefano Marchi offre supporto psicologico anche online

Caro Maurizio, comprendo quanto questa situazione ti stia facendo soffrire, soprattutto perché nasce proprio dal desiderio di proteggere la relazione con la tua compagna e di non ferirla. È un’esperienza più comune di quanto si pensi, ma quando accade dentro una storia importante può diventare molto dolorosa.
Dal punto di vista psicologico, episodi come questo possono non indicare un sentimento irrisolto verso la tua ex bensì spesso hanno a che fare con automatismi profondi, legati a ruoli, abitudini linguistiche o a parti di sé che in passato sono state molto attive e che emergono soprattutto quando sei stanco, distratto o emotivamente coinvolto.
Il fatto che tu ti sia posto questa domanda è un segnale di grande responsabilità affettiva.
Potrebbe essere utile esplorare quando tendono a verificarsi questi episodi, perché spesso il “quando” racconta molto del “perché”.

Buongiorno Maurizio,

Vorrei innanzitutto rasserenarla sul fatto che situazioni come questa sono molto comuni e che spesso hanno meno "implicazioni psicologiche" di quello che si possa pensare.

L'aver passato molto tempo con la sua ex moglie ha abituato il suo cervello a collegare il suo nome al ruolo di compagna di vita, che adesso però appartiene alla sua attuale compagna. Nonostante i sentimenti che prova, l'abitudine potrebbe farla cadere in errore.

In secondo luogo, la sensazione di malessere e (immagino) di colpa che può provare, unito alla sofferenza della sua compagna, rendono emotivamente più importante quello che nei fatti è un errore innocente e quindi più probabile che avvenga di nuovo!

Il mio consiglio è quello di confrontarsi sinceramente con la sua compagna, condividendo con trasparenza i suoi sentimenti e le sue preoccupazioni.

Accordatevi sul fatto che se dovesse ancora chiamarla con il nome sbagliato, sarebbe solo un errore innocente senza implicazioni. In questo modo riuscirete a depotenziarlo insieme e vedrà che in poco tempo il problema scomparirà.

Resto a sua disposizione per qualsiasi questione e le auguro una buona giornata!

Dott. Marco Fusar Poli 

Dott. Marco Fusar Poli

Dott. Marco Fusar Poli

Milano

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Quello che ti succede (x) è molto più comune di quanto si pensi e, nella maggior parte dei casi, non ha nulla a che vedere con i sentimenti. Il cervello, soprattutto in momenti di stanchezza, distrazione o automatismo, può fare dei veri e propri “scambi di nome” (in psicologia si parla di misnaming). Succede anche tra genitori e figli, tra fratelli o con persone con cui si è condivisa una lunga parte di vita.

Nel tuo caso, il nome della tua ex moglie è stato per anni associato in modo automatico al ruolo di “compagna”, non perché oggi tu provi ancora qualcosa, ma perché il cervello attinge a vecchi percorsi abituali. Questo non significa che tu desideri la tua ex, né che lei occupi uno spazio emotivo nel tuo presente. È un lapsus, non un messaggio nascosto del cuore.

Detto questo, è comprensibile che la tua compagna stia male: sentirsi chiamare con il nome di un’ex può far nascere insicurezze, paure e il timore di “fantasmi” del passato. Per questo è fondamentale:

  • scusarti ogni volta con sincerità, senza minimizzare;

  • spiegare con calma che si tratta di un meccanismo automatico del cervello, non di un sentimento;

  • rassicurarla apertamente sul fatto che lei è la persona che ami e con cui vuoi costruire il presente.

Il fatto che tu soffra così tanto per questo errore dimostra quanto tieni a lei e alla vostra convivenza.

Un abbraccio!

Dr.ssa Antonella Socrate

Dott.ssa Antonella Socrate

Dott.ssa Antonella Socrate

Varese

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Buongiorno Maurizio, capisco quanto questa situazione ti faccia soffrire, perché nasce dal tuo desiderio di proteggere la relazione e di non ferire la tua compagna. Chiamarla a volte con il nome della tua ex non significa che tu provi ancora qualcosa: spesso è solo un automatismo legato a vecchie abitudini, che emerge nei momenti di stanchezza o distrazione.

Il fatto che tu ti ponga questa domanda dimostra quanto tieni a lei. Parlare apertamente di questo può aiutare entrambi a viverlo con meno paura.

Potrebbe essere utile approfondire quando si verificano questi episodi, poiché il “quando” aiuta a comprenderne il “perché”. 

Buongiorno Maurizio, capisco quanto questa situazione ti faccia soffrire, perché nasce dal tuo desiderio di proteggere la relazione e di non ferire la tua compagna. Chiamarla a volte con il nome della tua ex non significa che tu provi ancora qualcosa: spesso è solo un automatismo legato a vecchie abitudini, che emerge nei momenti di stanchezza o distrazione.

Il fatto che tu ti ponga questa domanda dimostra quanto tieni a lei. Parlare apertamente di questo può aiutare entrambi a viverlo con meno paura.

Potrebbe essere utile approfondire quando si verificano questi episodi.

Dott.ssa Vittoria Arena 

Dott.ssa Vittoria Arena

Dott.ssa Vittoria Arena

Bergamo

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Buonasera, capisco perfettamente il suo turbamento, e voglio rassicurarla subito: quello che descrive è più comune di quanto si pensi e non significa che lei provi ancora sentimenti per la sua ex moglie.

Questi episodi sono spesso legati a meccanismi automatici della memoria e dell’abitudine. Il nostro cervello tende a ripescare nomi, gesti e parole già consolidati, soprattutto in contesti emotivamente vicini o familiari, come la quotidianità con una persona amata. Chiamare la compagna con il nome della ex può essere un errore linguistico involontario, non un indicatore di desiderio o attaccamento verso il passato.

È comprensibile che questo faccia soffrire sia lei sia la sua compagna: la chiave è trasparenza e rassicurazione. Spiegare con calma che si tratta di un automatismo, senza implicazioni emotive, può aiutare a ridurre ansia e gelosia. Anche il semplice rinforzo della consapevolezza – come prestare attenzione al nome prima di parlare – può diminuire questi episodi nel tempo.

Dal punto di vista relazionale, questi momenti possono anche essere un’opportunità per rafforzare la comunicazione nella coppia, parlando di paure, insicurezze e affetto reciproco, così da non lasciare che un episodio linguistico diventi fonte di distanza emotiva. Rimango a disposizione, un saluto!

 Gloria Simoni

Gloria Simoni

Pistoia

Gloria Simoni offre supporto psicologico anche online

Gentile,

la ringrazio per aver condiviso una difficoltà così delicata e dolorosa. Quello che descrive è un vissuto molto più comune di quanto si pensi e, soprattutto, non è automaticamente indicativo dei sentimenti che prova oggi.

Il fatto che a volte le esca il nome della sua ex moglie non significa che lei nutra ancora un legame affettivo o un desiderio verso di lei. Piuttosto, spesso questi “lapsus” hanno a che fare con abitudini linguistiche ed emotive consolidate nel tempo, soprattutto quando una relazione passata è durata molti anni ed è stata intrecciata a ruoli importanti come quello di marito e padre.

Il cervello, in situazioni di intimità, stanchezza, distrazione o carico emotivo, può “attingere” automaticamente a schemi relazionali precedenti, senza che questo rappresenti ciò che sentiamo davvero nel presente. Non è una scelta, né un pensiero volontario: è un automatismo.

Comprendo profondamente quanto questo possa ferire la sua compagna e quanto faccia soffrire anche lei, proprio perché tiene alla relazione e non vuole perderla. Il dolore che prova è già la dimostrazione del valore che attribuisce al vostro legame.

Può essere molto utile:

  • spiegare alla sua compagna, con calma e autenticità, che questo episodio non ha nulla a che vedere con i suoi sentimenti reali;

  • rassicurarla non solo con le parole, ma con la continuità dei gesti, della presenza e dell’impegno;

  • lavorare, se possibile, su una maggiore consapevolezza emotiva, anche con un supporto professionale, per comprendere meglio cosa si attiva in quei momenti e ridurre il rischio che accada di nuovo.

Questo episodio non definisce chi è, né mette in discussione l’amore che prova. È un segnale di una transizione emotiva già avvenuta, non di un ritorno al passato. Affrontarlo con apertura, responsabilità e dialogo può diventare un’occasione di crescita, non necessariamente una frattura.

Resto fiduciosa che, con comprensione reciproca e comunicazione sincera, questa difficoltà possa essere superata.

Un caro saluto,
dott.ssa Alessia Marios