Ansia

Come superare la frustrazione e l'ansia?

Vanessa

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Buonasera, sono una studentessa universitaria di 24 anni ( sono già laureata in scienze dell'educazione e sono una laureanda in scienze della formazione primaria).
Sono una ragazza timida, impacciata, ma molto creativa.
Chi mi conosce mi apprezza molto come persona, soprattutto per il mio modo di essere molto disponibile, buono, spontaneo, buffo e scherzoso.
Purtroppo però ci sono due grandi elementi che mi contraddistinguono e soprattutto influenzano negativamente il rapporto con me stessa e con gli altri: la frustrazione e soprattutto l'ansia.
Sono sempre stata una persona un po' ansiosa, ma nulla di preoccupante.
Al liceo il mio stato d'ansia è degenerato, soprattutto a causa del rapporto burrascoso che avevo con le mie compagne: sono stata vittima per anni di bullismo ( scherzi, prese in giro, insulti, umiliazioni, persone che sminuivano la mia intelligenza, il mio modo di essere e di operare, oltre che i giudizi gratuiti che partivano dall'aspetto fisico, l'outfit, fino ad arrivare ad aspetti della mia vita quotidiana (venivo criticata persino perché svolgevo volontariato in una casa famiglia, il venerdì e il sabato sera, anziché andare in discoteca come facevano loro). Insomma ero la classica ragazza senza vita sociale, che non avrebbe mai combinato nulla di buono nella propria vita.
Terminato il liceo mi iscrissi all'università: la mia vita cambiò positivamente in quanto mi ero trasferita in un'altra città e la routine da studentessa fuori sede non mi dispiaceva affatto. Purtroppo però l'ansia con gli anni ha sempre preso il sopravvento.
Mi laureo nel 2018 con 108 (e mi sento particolarmente delusa e non riesco ancora a distanza di anni a capire il perché).
Sono così frustrata di questa laurea da aver fatto nascondere a mia madre la pergamena di laurea, poiché solo al vederla mi crea irritazione. Ho un rifiuto nei confronti di questa triennale da portarmi a odiarla, screditarla, continuare a ripetere di avermi fatto solo perdere tempo e di non essere meritocratica.
A soli tre/quattro giorni di distanza dalla proclamazione, passo il test in scienze della formazione primaria (test sostenuto tre giorni prima dalla discussione della tesi) e inizio sin da subito il secondo percorso universitario. Un percorso da incubo: ogni esame è una tortura, un inferno. Vivo tutto malissimo e non riesco ad apprezzare nulla di buono.
Mi mancano circa 6 esami per terminare questo percorso e sto iniziando a lavorare per la tesi, ma non sono felice.
Emerge sempre quella sensazione di frustrazione, di non essere abbastanza (nonostante ho abbreviato da 5 anni a poco più di 3 il percorso quinquennale, mantenendo una media dignitosa del 27 e mezzo), ma non sono felice.
L'ansia continua a essere parte integrante della mia vita.
Nel frattempo, nel corso degli anni, non sentendomi mai abbastanza, ho collezionato un numero spropositato di corsi di formazione, certificazioni linguistiche (inglese e spagnolo) e informatiche di qualsiasi genere.
Ho lavoricchiato soprattutto durante l'estate, in quanto mi sono mantenuta gli studi per diversi anni da sola, pagandomi l'affitto del posto letto e le spese universitarie. Ma non sono felice. Svolgo volontariato da anni: ho lavorato presso diverse associazioni, in particolare con la Croce Rossa. Eppure se lì per lì sono contenta di ciò che sto facendo, torno a casa e non mi sento soddisfatta e fiera di me.
Nel tempo libero mi capita spesso di scrivere racconti e storie per bambini (la mia più grande passione), ma nell'ultimo periodo è scomparsa anche la mia creatività. Non ho più stimolo nella scrittura e nella lettura (due grandi passioni che coltivo sin da piccola).
Capita spesso di provare malinconia quando vedo/ sento di gente che si è laureata con 110 e lode, quando dovrei essere felice di me stessa e di ciò che sono e che sto per diventare, ma non ci riesco. Ho tantissimi obiettivi, vorrei prendere altri titoli di studi, master, abilitazioni, scrivere racconti per l'infanzia,lavorare come insegnante col progetto scuola in ospedale nei reparti di pediatria ed ematologia pediatrica (campi che conosco molto bene avendoci lavorato come volontaria). Ma non sono felice.
Ho un ragazzo che mi ama più di qualsiasi altra cosa e non mi fa mancare nulla, delle colleghe di università meravigliose e la mia migliore amica che è sempre presente sin dai tempi del liceo.
Ho perso mio nonno da poco (una persona davvero eccezionale che mi incoraggiava sempre ed era il mio fan numero uno). Se la sua perdita avrà sicuramente amplificato il mio senso di frustrazione, dall'altro canto è una condizione che c'è sempre stata.
La mia famiglia è la classica famiglia semplice e tradizionale, nulla di particolare o di speciale.
Vorrei capire perché sono così? Sento di avere bisogno di un confronto.
Grazie per l'attenzione

9 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Ciao sono Claudia ho letto tutto.


È molto difficile poterti rispondere qui in maniera breve.


Sicuramente dovresti fare un percorso per ritrovare in primis l'autostima e la consapevolezza della tua personalità.


Crearti degli obiettivi ben saldi e costruire un percorso per raggiungerli.


La frustrazione causa molto spesso dei blocchi uniti poi all'ansia molto spesso a sua volta legata alla paura del fallimentono.


Sono disponibile a una chiacchierata on line.


Il colloquio è gratuito.

Gentile Vanessa,


dalla sua lunga lettera mi sembra di capire che lei si confronta continuamente con un ideale perfezionistico: gli obiettivi che si pone (le lauree, i corsi, le certificazioni, gli hobby..) sembrano essere perseguiti non in quanto importanti per la sua crescita culturale, professionale, umana, bensì per corrispondere a questo ideale irraggiungibile che, come tale, non può che esporla a frustrazione, delusione, rabbia verso se stessa e invidia verso quelli che lei immagina più "arrivati" di lei (i laureati col famoso 110, ad esempio).


Nell'ultima parte del suo scritto lei accenna alla sua famiglia, "semplice e tradizionale, nulla di particolare o di speciale" e a suo nonno, purtroppo mancato da poco, che lei definisce "persona davvero eccezionale" e "suo fan numero uno": forse questa figura rappresentava, per lei, quel qualcosa di diverso e di straordinario a cui tendere, un esempio affascinante cui assomigliare, contrapposto all'ordinarietà dei suoi genitori e della loro vita.


E' possibile che il lutto abbia fatto emergere ancor di più la sua fatica ad adattarsi al mondo e alle cose "ordinarie" in quanto perfino lui, così speciale, non ha potuto esistere per sempre e non è più vicino a lei a darle conferma del suo valore.


Il primo consiglio che mi sento di darle è quello di provare a fermarsi un attimo: lei fa troppe cose, insegue troppi obiettivi prendendosi poco tempo per riflettere su se stessa e per sentire i suoi bisogni più autentici: perfino il suo ragazzo è descritto in funzione sua ("non mi fa mancare nulla") ma non ci dice nulla di quello che lei prova per lui. 


La felicità -altro concetto più ideale che reale- è qualcosa cui si può tendere solo se si guarda onestamente dentro se stessi, riconoscendo i propri talenti, i propri punti di forza e le proprie debolezze, i propri sogni e i propri scopi: alla sua età ha tutto il tempo per farlo, possibilmente con la guida di un esperto.


Le faccio i miei auguri e resto a disposizione per ulteriori confronti. 

Gentile Vanessa,


Grazie per esserti rivolta a noi. In sintesi: sei laureata; intrapreso un nuovo corso di studi, avendo inoltre hai già conseguito diversi titoli; sei in buona/ottima relazione con fidanzato, amici/amiche e colleghi/colleghe; hai lavorato mantenendoti agli studi; presti servizio come volontaria. Direi che se al liceo hai sofferto, attualmente con la vita sociale sei a posto ed appari abbastanza orientata per la tua affermazione professionale. I miei complimenti per tutto quello che sei riuscita e riesci ad intraprendere!


Eppure non sei soddisfatta a pieno. Comprendo che il vissuto di bullismo ed abbia lasciato in te ferite da affrontare e poi quanto pesa quel "108"! Cosa rappresenta per te?


Mi chiedo e ti chiedo: Cosa ti rende veramente felice? Una cosa sola, anche se piccola. Si può partire da questo, da coltivare questo piccolo semino di felicità.


Potrebbe esserti di aiuto un sostegno per affrontare questo stato di ansia e quanto è collegato ad essa.


Sono disponibile tramite il modulo contatti.


Ogni bene.


drssa Chiara Lecca

Buongiorno Vanessa,


grazie per aver raccontato queste cose.


Parto dalla fine di quanto ha scritto. “Vorrei capire perché sono così”. Scoprire il perché e capire cosa, nel passato, ha contribuito a creare questo senso di frustrazione e ansia, aiuterebbe a risolvere il problema nel presente?


Ciò che racconta fa trasparire l’affanno continuo alla ricerca di quella felicità che sembra non arrivare mai. La collezione di titoli, certificazioni e corsi di formazione non è servita a far scomparire il senso di inadeguatezza. Eppure si guarda intorno e tutto ciò che vede dovrebbe essere abbastanza per darle soddisfazione, e questo la fa sentire ancora più frustrata. Eppure sa, questo tipo di preoccupazioni investono proprio persone che nella vita hanno raggiunto buoni risultati in quasi in tutti i campi.


Per aiutarla bisognerebbe conoscere come funziona il suo problema nella maniera più concreta possibile e poter così individuare la leva da premere per avviare il cambiamento, perché un cambiamento è possibile.


E poi, una volta raggiunto uno stato di maggiore benessere nel presente, se ne avrà voglia, si potrà anche cercare il perchè di quanto avvenuto.


Grazie,


Dott.ssa Francesca Grandi

Ho letto con attenzione la sua lettera  .


Il suo bisogno di "confronto" è una richiesta particolare ed  in fondo  evidenzia  che  Lei sta già parlando a se stessa ma non ne viene a capo , insomma non riesce a fare quello che veramente vuole e Le piacerebbe scoprire quel qualcosa in più che si agita in Lei . La sua dialettica si svolge tra Essere ed Esistenza ovvero "Io sono  ma cosa ho di mio?" . Bisognerebbe dare un pò di ossigeno al suo desiderio . A lei non manca niente  ma  prende questo "niente" come "buco" , "vuoto"   se ci pensa bene è proprio in base a questa sua fame di saperne che lei procede , si agita e che la ha portata  a costruire quello che ..... ma le rimane un' insoddisfacente  un  "incompleto". E' questo Incompleto  che dovrebbe mettere al suo posto  perchè proprio  nel momento che  si avvicina troppo Lei entra in ansia e quando teme di non poterlo più incontrare fa capolino la Frustrazione. 


Borreani Marco

Buongiorno Vanessa, 
La prima cosa che deve chiedersi è cosa significa per lei essere felice.
Felice è un'emozione, ma è prima di tutto un aggettivo, dietro di esso ci sono una miriade di elementi che possono portare a "raggiungerlo" e una miriade di significati che gli si possono dare.


Si faccia aiutare da qualcuno nel leggere in maniera attenta questi significati e lavori con un obiettivo preciso, continuare a investire in corsi e attività non le porterà la soddisfazione che cerca perchè ad oggi non ha ancora chiaro cosa sta cercando.


Quello che fa è sicuramente ammirevole ma è per lei anche controproducente in quanto fa solo aumentare la frustrazione.
Se vuole approfondire mi contatti, volentieri ne parleremo insieme.

Carissima,


Anzitutto premetto che la mia risposta occorre venga considerata come ipotesi e non come verità assoluta, non essendoci un confronto diretto che chiarisca sufficientemente la problematica. Quello che mi sento di comunicarle di getto è di aver la sensazione che lei non abbia chiaro il progetto autentico che il suo Se' vuol portare avanti. Veda, l'ansia e' una emozione, molto spiacevole, anche se utile quando viene affrontata. E', in genere, rivelatrice di una forte insoddisfazione, che rasenta la paura di perdersi, del percorso esistenziale che si sta conducendo e di pari passo e' una preziosa spia che rivela un forte anelito a modificarlo. Lei ha un funzionamento globale di alta efficienza, ma probabilmente sente che questa capacità debba trovare altri sbocchi, non necessariamente dal punto di vista di studio e lavoro, ma soprattutto dal punto di vista esistenziale e relazionale. Per scoprire il suo progetto esistenziale, iniziare a percorrerlo e quindi placare gli stati ansiosi sarebbe opportuno provare a rivolgersi a uno psicologo che, per la mia visione, consiglio venga scelto tra chi opera con un approccio umanistico-esistenziale. Spero di poter esser stato utile e le auguro buona fortuna.

Carissima,


Anzitutto premetto che la mia risposta occorre venga considerata come ipotesi e non come verità assoluta , non essendoci un confronto diretto che chiarisca sufficientemente la problematica. Quello che mi sento di comunicarle di getto è di aver la sensazione che lei non abbia chiaro il progetto autentico che il suo Se' vuol portare avanti. Veda, l'ansia e' una emozione, molto spiacevole, anche se utile quando viene affrontata. E' , in genere, rivelatrice di una forte insoddisfazione, che rasenta la paura di perdersi, sul percorso esistenziale che si sta conducendo e di pari passo e' una preziosa spia che rivela un forte anelito a modificarlo. Lei ha un funzionamento globale di alta efficienza, ma probabilmente sente che questa capacità debba trovare altri sbocchi, non solo dal punto di vista di studio e lavoro, ma soprattutto dal punto di vista esistenziale e relazionale. Per scoprire il suo progetto e quindi placare gli stati ansiosi sarebbe opportuno provare a rivolgersi a uno psicologo che, per la mia visione, consiglio venga scelto tra chi opera con un approccio umanistico-esistenziale. Spero di poter esser stato utile e le auguro buona fortuna.

Gentile Vanessa,


mi sembra di capire che lei non si sente abbastanza da sempre. Come reagivano i suoi genitori di fronte per esempio a dei voti a scuola negativi o positivi? E lei?


Questa fragilità permea la sua vita solo nel contesto scolastico lavorativo o anche come persona? I suoi rapporti sociali come sono? Mi sembra di aver capito che amicizie e fidanzato ci siano e che sia anche riuscita a "scegliere bene" e far emergere le sue qualità.


Le consiglio di valutare un percorso di psicoterapia individuale dove osservando da una nuova prospettiva, neutra e senza giudizio questi pensieri, le emozioni sottostanti e conoscendosi maggiormente; potrà pian piano riscoprire la luce e imparare a giudicarsi meno, apprezzandosi sempre di più come giovane adulta, lavoratrice, persona ecc. Tutti noi abbiamo all’interno qualità e pregi. La base per una vita il più possibile serena è scoprire le nostre risorse, imparare ad apprezzarci e usarle nella nostra quotidianità.


Resto disponibile per informazioni, richieste aggiuntive, eventuale consulenza online o se volesse rispondere in privato alle domande poste.


Cordialmente


Dott.ssa Federica Ciocca


Psicologa e psicoterapeuta


Ricevo a Torino, provincia (Collegno) e online

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