Ansia

Sono una persona ansiosa ed insicura ed ho un lavoro di responsabilità con un capo che non mi aiuta di certo, una persona estremamente autoritaria

Mario

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Salve, ho 50 anni, da anni ho problemi di tensione al muscolo elevatore dell'ano e colon irritabile. Questo ultimo,soprattutto mi reca parecchi disagi. Ripensando a quando si è' manifestato la prima volta ricordo un viaggio con il mio capo, una persona estremamente autoritaria, al cui ritorno inizia ad avere disturbi intestinali. Ho già avuto una figura autorità in famiglia e cioè mio padre con il quale anche se ottantenne non ho ancora un rapporto sereno, diciamo che non credo di averlo perdonato per l'educazione severa e i modi autoritari con cui a tutt'oggi mi tratta. In genere sono una persona ansiosa ed insicura ed ho un lavoro di responsabilità con un capo, come detto, che non mi aiuta di certo, tutt'altro. Ora sto prendendo valpinax 4 25 gocce mattino e sera, avendo avuto un episodio di colon irritabile in gioventù il valpinax funzionò egregiamente, ora molto meno. Ho fatto due anni di terapia psicologica bioenergetica e altre cose similari dove il problema del rapporto col potere e con le figure autoritarie e' venuto fuori ma evidentemente non si è risolto. Forse dovrei perdonare mio padre ma sinceramente non ne ho proprio voglia perché sono ancora arrabbiato con lui. Ho anche pensato di cambiare lavoro ( cosa che non farò' mai) pur di non aver sempre la tensione di quello stronzo del mio capo. E' uso questa parola con cognizione di causa essendo una persona spregevole, forte con i deboli e debole con i forti. Vorrei avere un consiglio su come affrontare quotidianamente questa persona che è' sempre molto aggressiva nei miei confronti anche perché Io abbozzò sempre e non reagisco per timore delle conseguenze sul lavoro. Che faccio? Aspetto che vada in pensione (mancano pochi anni)? Continuo ad incassare tutte le volte? Reagisco? E come? Penso che se riuscissi a gestire questo rapporto meglio avrei meno problemi in genere e di colon nello specifico.

12 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

buon giorno Mario,

io mi sento di dirle che lei ha già fatto un buon lavoro vista la sua consapevolezza su ogni aspetto descritto,

la cosa che sarebbe utile fare è rafforzare la sua identità personale per poter creare una " struttura" che le permetta di percepire in modo meno pesante la gestione del rapporto con "il capo" di qualunque natura esso sia!!!!!

rimango a sua disposizione

Salve Mario, come lei stesso ha scritto, probabilmente il problema del rapporto con suo padre e di conseguenza con altre figure autoritarie affrontato in psicoterapia non è stato ancora risolto. Approfitto di questa sua lettura per suggerirle di riprendere un percorso di psicoterapia in modo da approfondire le cause del suo malessere (lavorando soprattutto sulla rabbia), solo dopo potrà scegliere cosa fare rispetto al lavoro ed altre situazioni spiacevoli che le si propongono nel quotidiano. In bocca al lupo, per qualsiasi cosa deciderà di fare! 

Caro mario,

sono tante le domandec che lei pone, ed è difficile rispondere per iscritto, se vorrà sono disponibile per un incontro al mio studio (il primo colloquio è sempre di conoscenza e gratuito) e così se vorrà potremo meglio approfondire le olte questioni che la preoccupano .

se vuole mi può contattare

Salve, credo che nei termini gestire e abbozzare si racchiuda la vicenda.....ha mai provato altre alternative oltr ai due poli  opposti che, ovviamente, non si possono prendere in considerazione( non si gestisce un capo e non si riesce ad abbozzare in eterno). Distinti saluti

Buongiorno, Mario!

Pur essendo una psicoterapeuta, credo che non tutti i disturbi fisici debbano sempre e solo essere spiegati in termini di conseguenze e sintomi di disagi psichici. Sicuramente il suo problema di ansia e di insicurezza scatena e rinforza la patologia del colon, ma potrebbe essere che ci siano anche cause fisiche, che peraltro immagino lei abbia già indagato.

Prima di affrontare il rapporto con il suo capo, sarebbe utile per lei affrontare il rapporto con se stesso (in larga misura conseguente al rapporto con suo padre), perchè senza una sicurezza e una stabilità di base, il rischio è sempre quello di ritrovarsi in relazioni sbilanciate e non adulte (da quanto racconta, sembra che il suo capo si comporti con lei con la stessa mancanza di rispetto e di considerazione di suo padre, agendo comportamenti aggressivi mirati all’intimidazione e alla prevaricazione).

Lei chiede che cosa deve fare con il suo capo, e io purtroppo non posso darle consigli a riguardo, se non che prima penserei a un percorso terapeutico personale, per affrontare in modo piu’ profondo e radicale quei problemi che la terapia bioenergetica hanno messo in luce. Le consiglio, se dovesse decidere di intraprendere un nuovo cammino, una psicoterapia di natura analitica, o transazionale o relazionale, tutti approcci che vedo piu’ adatti alla sua situazione.

Vivere con un simile carico di vessazione deve essere davvero difficile e doloroso, e i problemi di salute certo non l’aiutano, ma lei sta cercando una via, e questo mi fa pensare che abbia messo in atto una serie di risorse e un’energia positiva che la sosterrà nella ricerca di un cambiamento.

Lei non può cambiare il suo capo ma puo’ cambiare se stesso, e questo produrrà un miglioramento sostanziale della sua qualità di vita. Continui con questo suo coraggio!

Premetto che, non essendo medico, non ho le competenze per poter trattare la problematica di colon irritabile e muscolo elevatore dell'ano. Immagino che per quello presto provvederà a chiedere un nuovo consulto medico specialistico, in modo da modificare eventualmente la terapia farmacologica. Per quanto riguarda il discorso prettamente psicologico di mia competenza, è cosa ormai nota che molte problematiche mediche sono acuite dallo stress e il malessere psicologico. In quanto principale esperto di se stesso deve ben valutare quali sono i rischi dell'assunzione di un comportamento più assertivo nei confronti del proprio capo. Giustamente, lei scarta l'opzione di cambiare lavoro pur di evitare tale rapporto perchè la fuga è solo l'ultima spiaggia rispetto allo stress, specie se la fuga comporta il rischio di ritrovarsi a 50 anni senza lavoro in un mondo del lavoro dopo comunque c'è probabilmente un infame anche altrove. L'opzione migliore è, ripeto, l'assunzione di uno stile assertivo, dove per assertivo intendiamo una modalità relazionale in cui la persona riesce a difendere i propri diritti senza diventare aggressivo nei confronti dell'altro. Non tutti sono in grado di relazionarsi all'interno di un rapporto assertivo naturalmente, non è detto che il suo capo sia disposto a tollerare un rapporto alla pari con lei e questo dovrà valutarlo lei. La prima azione da fare rispetto all'assunzione di uno stile assertivo è la valutazione della situazione, perchè, purtroppo, anche uno stile assertivo è visto con sospetto da chi è abituato a prevaricarci. Lei ha paura delle conseguenza di un suo comportamento più deciso nei confronti di questo capo. A volte le persone hanno paure irragionevoli rispetto alle conseguenze di un rapporto più equo con le figure autoritarie, temono ritorsioni che non ci saranno;  a volte invece le ritorsioni sono realmente possibili. Lei deve essere sicuro di poter escludere la seconda possibilità.

~~Salve Mario, immagino quanto sia frustrante e gravoso recarsi ogni santo giorno al lavoro, aspettandosi sempre qualche "brutto scherzo" dal proprio capo e pensare di dover chinare la testa. Se a questo si aggiunge il problema di colon irritabile, posso dirle che lei si dimostra già una persona in gamba nel riuscire comunque a mantenere un lavoro di responsabilità. Conosco (e ho conosciuto) persone che, per  problemi simili, stanno rischiando di chiudersi e perdere quasi tutto ciò che hanno. Quello che però mi chiedo è se davvero il problema di colon irritabile sia legato al rapporto con l'autorità, in maniera così diretta e stringente. Per esperienza e per approccio (cognitivo-comportamentale) credo che la sindrome da colon irritabile sia di solito frutto di un condizionamento: mi sembra che nel suo caso esista una certa predisposizione a disturbi intestinali (quell'episodio avuto in gioventù) e a problematiche ansiose (legate in vario modo alla sua educazione rigida), ma forse l'episodio scatenante del viaggio si è solo associato al disturbo intestinale e da qui si è creato un condizionamento. Adesso ogni volta che qualche elemento/evento le ricorda quell'esperienza si scatenano i problemi al colon. Già solo pensare al suo capo è più che sufficiente, e così per un processo di generalizzazione, tanti altri stimoli hanno lo stesso effetto. Quindi, visto il suo precedente percorso terapeutico che già le ha dato risultati, potrebbe esserle utile una tecnica più mirata al sintomo e al momento attuale, che si chiama desensibilizzazione sistematica. La DS consiste nel contrastare le reazioni ansiose con uno stato di rilassamento: dopo aver insegnato al paziente una tecnica di rilassamento lo si porta ad immaginare (in un crescendo) le situazioni in cui si presenta il disturbo (nel suo caso le contrazioni intestinali) e questo processo aiuta a ridurre l'ansia e a de-condizionare la persona. Nella mia esperienza ha avuto un discreto successo.  Oltre a questo le consiglio di lavorare sulla sua assertività, le indico un testo utile "Mi vado bene? Autostima e assertività" di M. Giannantonio, ed. Erickson Ma ne esistono molti altri. Se poi fosse interessato potrebbe frequentare un corso sullo stesso tema, ne troverà di certo cercando su internet, io stessa organizzo dei piccoli gruppi. Le auguro buona fortuna e se ha voglia di scrivermi ancora, sarò lieta di rispondere

Salve Mario, come ha ben chiaro la figura autoritaria le crea qualche disagio e non averlo ancora risolto le rende ancora più difficoltosa la gestione della relazione con figure come il suo capo. Quello che mi sento di consigliarle è di approcciare ad una terapia come quella ipnotica che può consentirle di affrontare il problema e trovare soluzioni dirette. Questo avrà anche risvolti positivi sui disturbi intestinali e muscolari.

Se ha bisogno di maggori chiarimenti sulla tecnica può contattarmi.

Gentile utente, 

 Rispetto il problema con suo padre sembra che ci abbia lavorato bene, ma ancora non ha risolto i suoi problemi relazionali, dovrebbe iniziare a pensare ad una visione piu' complessa ed allargata del suo problema. Ad esempio, quando suo padre prendeva tutta questa autorità, sua madre, se c' era', cosa faceva ? Come si comportava ? 

Cosa ha capito del perche' suo padre si comportava in questo modo?

Ha mai provato a dire come si sentiva e come si sente a suo padre ? 

Ad oggi e' soddisfatto della sua vita sentimentale ? Che rapporto ha con le donne ? 

Egregio Signor Mario, la Sua sindrome ansiosa nasconde  un forte sentimento rancoroso che ha bisogno di essere approfondito ed elaborato in maniera più adeguata. Purtroppo dal Suo scritto non si evince quasi nulla della Sua vita affettivo-familiare attuale (moglie, figli,  fratelli, amici,  altro).

Si rileva che il rapporto con Suo padre  - e con le figure autoritarie -  è tuttora molto conflittuale e irrisolto, come Lei stesso afferma. Sicuramente c’è anche una forma di somatizzazione nei Suoi disturbi intestinali. Lei si è posto la domanda: “forse dovrei perdonare?”.  Sicuramente quando noi riusciamo a farlo ci sentiamo in qualche modo liberati dalla morsa del risentimento ma, per giungere a questa determinazione, bisogna fare un certo percorso. Ha fatto benissimo ad effettuare una psicoterapia bioenergetica che senz’altro Le ha giovato; Le consiglio però di  continuare con una psicoterapia cognitivo-comportamentale  che Le permetterà una più idonea disamina della Sua problematica con la figura genitoriale  (padre e Autorità in genere) e potrà offrirLe delle soluzioni praticabili per un adeguato superamento. Le faccio i miei auguri e La saluto cordialmente

Salve Mario,
il consiglio più pratico che le posso dare per gestire meglio la relazione con il suo capo e quella di vederlo solamente come un datore di lavoro che permette a lei di guadagnare a fine mese lo stipendio. Sicuramente cambiare lavoro non ha senso in quanto di fronte si potrebbe ritrovare un altro “stronzo” come lei lo definisce, una persona estremamente autoritaria e sgradevole che le crea cosi’ tanta tensione da influenzare il proprio colon compromettendo il proprio benessere esistenziale. Tuttavia il modo migliore per gestire i comportamenti del suo capo è quello di “reagire”  modificando il proprio comportamento. E, riuscire a reagire in modo efficace, richiede che lei superi prima di tutto  la rabbia che prova e reprime nei confronti del proprio padre per fare emergere  poi e mettere in atto  le  risorse  che internamente possiede per farsi rispettare. Quindi, il consiglio fondamentale che le posso dare è quello di non fuggire più dal suo problema ma di superarlo definitivamente attraverso metodologie più recente quale ad esempio l’EMDR ( elaborazione e desensibilizzazione attraverso i movimenti oculari). Cordiali saluti

Gentile Signore 50enne, vorrei sapere il suo nome, così clei conosce il mio: DR.Valacca Roma, via Velletri 3. NOn lasci il lavoro, di questi tempi non è certo opportuno. La tensione che prova e l'ostilità verso il capo sono del tutto comprensibili. Dovremmo parlarne, per ragioni molteplici. Non si tratta di un semplice contrasto tra due persone in relazione gerarchica (un capo e un dipendente). La questione è più complessa: credo sia in gioco la sua autostima, ovvero l'idea che lei stesso ha di sè. Per questa ragione è opportuno che lei segua un trattamento di psicoterapia, nuovo nell'impostazione e tale che le permetta di chiarire alcuni aspetti di sè e ridurre la sua insicurezza. Mi contatti. Troverà i miei recapiti anche su Pagine Gialle. L'aspetto.

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