Attacchi di panico

Come convincersi che i propri sintomi siano da attribuire all'ansia ?

Barbara

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Da diversi anni soffro di strani sintomi, soprattutto in concomitanza del ciclo mestruale, che la psichiatra e psicoterapeuta al quale mi sono rivolta, mi ha sempre detto che di tratta di ansia e attacchi di panico.
Sono stata curata più volte con inibitori della rivalutazione della serotonina.
Il problema è che non riesco a convincermi che si tratti di ansia e ogni volta che avverto questi sintomi, penso sempre di avere una malattia fisica grave, non compresa, che mo porterà alla morte. E così entro in un circolo vizioso tremendo che non mi permette di vivere serenamente.

15 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve, le chiedo se prende ancora dei farmaci. Fidarsi del proprio medico o psicologo è molto importante. Le consiglio di fare delle sedute da uno psicologo/psicoterapeuta. Le consiglierà delle tecniche per ridurre i sintomi durante gli attacchi di panico, per esempio respirare difronte ad uno specchio, è una tecnica che serve per ridurre l'ansia. Non si informi autonomamente su internet. Inoltre le consiglio di parlarne con un'amica fidata.

Cara Barbara, sicuramente non possiamo pensare di 'convincerci' di avere qualcosa e pertanto nemmeno l'ansia. 
la prima cosa che le consiglierei è di approfondire con gli esperti che la seguono cosa intendono per ansia. 
spesso questa parola viene generalizzata e usata per tanti sintomi, è importante che lei possa capire in che modalità si presenta, così da potercisi riconoscere o meno. 
a livello terapeutico sarebbe utile fare un percorso atto a comprendere cosa accade con l'arrivo del ciclo, quali vissuti interni e latenti le muove, così da comprendere in modo più approfondito le motivazioni del suo stato e lavorare al fine di una riduzione di tali sintomi, se non addirittura un ritrovamento di benessere nella fase del ciclo mestruale. 
dott.sa Georgia Broggi Napolitano 

Gent. Barbara,


sono poche le indicazioni date per avere una risposta più dettagliata, ma le consiglio di approfondire il suo rapporto con le funzioni fisiologiche e psicologiche legate all'espressione del femminile, per poi nel caso metterle in relazione ai sintomi che manifestano le preoccupazioni che esprime.


Cordialmente


Mila Sanna


psicoterapeuta a Indirizzo Psicosomatico

Abbandonare le proprie convinzioni come le proprie abitudini n on è facile perché fanno pafte della nostra identità. Quindi lasciarle è come abbandonare una parte di n oi. Deve considerare però che noi esseri jumani per quanto rikmaniamo stabili nella nostra identità (ci fa sentire al sicuro) siamo in costante evoluzione e cambiare fa parte del nostro sviluppo. Guai a rimanere immobile. Costantemente la vita ci chiede di faren io passo successivo. POtrebbe immaginare una persona che dall'adolescenza fino a tarda età abbia sempre portato la medesima tipologia di gonna, cioè una miniginna? Non  credo. Lei provi a spogliarsi del suo convincimento: questo è il passo successivo che le si chiede.  Come? Provi a chiedersi: "A che cosa m i serve questo convincimento?" 

Buonasera Barbara.


Credo che i sintomi che manifesta non possano essere trattati con la sola serotonina. Continui il suo percorso psicoterapeutico, per riuscire a comprendere il significato dei suoi sintomi e della sua sofferenza. Si faccia supportare da un professionista che possa aiutarla a risolvere ed affrontare la sua ansia e i suoi attacchi di panico. Il problema sembrerebbe essere, inoltre, il suo rimuginio mentale, che la porta ad avere paura di morire non permettendole di vivere, come verbalizza lei, in modo sereno. Solo cercando di comprendere realmente la radice del suo malessere, potrà riuscire a superare e risolvere i sintomi da lei descritti. 


Auguro buona fortuna

Cara Barbara, capisco le sue perplessità, l' Ansia si presenta con sintomatologia fisica spesso talmente forte e invalidante da far pensare ad un vero e proprio scompenso fisico. Non ci possiamo permettere di 'pensarci in settori'....tutto è strettamente collegato: Mente/Corpo 


Sicuramente è necessario fare delle valutazioni mediche, ma non metterei in dubbio il lavoro dei colleghi. Cosa, nello specifico, Le risulta difficile da accettare nella loro diagnosi? Più che con farmaci, provi con una consulenza psicologica mirata...a volte è necessario fare un lavoro di 'accettazione ' del disagio, quei sintomi hanno un significato profondo da esplorare.


Resto disponibile per eventuali domande o approfondimenti.


Mi contatti.

Gentile Barbara,


essendo psicologa non sono in grado di aiutarla a livello medico. Purtroppo è anche un po' complesso darle una risposta esauriente visto che non descrive i sintomi che avverte. posso però dirle che le mestruazioni per una donna possono essere rivestite di significati profondi. A volte affrontare il dolore per il mestruo può essere difficile e riportarci a sensazioni di non accoglimento dello stesso nate nei primi anni in cui abbiamo dovuto affrontarlo. Le mestruazioni ci ricordano un periodo di passaggio tra essere bambine e diventare donne, momento complesso e a volte pieno di paure e incertezze, che a volte continuiamo a portarci addosso anche da adulte. Con queste parole ho voluto darle degli spunti di riflessione che spero possano esserle utili.


Cordiali saluti.


 

Buonasera Barbara,


la sua richiesta sembra "rivelare" l'efficacia solo parziale del percorso terapeutico che sta seguendo.


Se è già in trattamento con una psicoterapeuta dovrebbe affrontare in quel contesto la sua paura perchè parte integrante della sua richiesta di star bene superando i suoi sintomi. 


Se il tipo di aiuto che finora le è stato dato è stato soltanto di tipo farmacologico dovrebbe pensare ad un percorso terapeutico nel quale poter affrontare la sua paura al fine di poter vivere serenamente e uscire definitivamente da quel circolo vizioso da cui si sente intrappolata.  

Gentile Barbara, manca la sua descrizione dei sintomi, li indica come strani. Quello che le posso dire che i suoi sintomi andrebbero spiegati a lei  all'interno di una cornice psicologica (con l'aiuto di un esperto) per vedere se lei si riconosca. Ma è plausibile dalla mia esperienza che siano sintomi psicogeni così chiamati. Oltretutto queste pensieri che solitamente si presentano alla sua mente, come convinzione di avere un problema o una malattia fisica, sono anch'essi espressione di un ansia di tipo ipocondriaco. Perciò potrebbe accettare l'idea di avere questo tratto ansioso, scoprendo magari quale sia la provenienza delle sue paure. Con un lavoro di consulenza psicologico lei avrebbe modo di comprendere queste dinamiche della sua personalità e trattarle in una direzione di soluzione e consapevolezza. Pertanto se ha qualche riferimento di una psicoterapeuta, si può rivolgere per capirci di più e trarre nuovi significati propositivi per se stessa. Se avessi più elementi potrei dirle qualcosa di più. Ci sono anche le consulenze psicologiche on line  se volesse. Le faccio tanti auguri! 


Dr. Cameriero Vittorio 

Buongiorno, guardi l'ansia è l'emozione che deriva dalla paura o dall'angoscia. 


Si fa presto ad appiccicare diagnosi, ma sono da fare delle valutazioni, meglio se a voce, perché così in chat non si può essere esaustivi perché mancano molti dettagli. 
Se vuole mi può tranquillamente chiamare così ne parliamo. Poi eventualmente ci si può vedere online. 


Mi può trovare su Facebook o attraverso il mio sito web.
Se lo ritiene opportuno, la aspetto. 

Buongiorno, posso elencarle i sintomi che generalmente caratterizzano la cosiddetta struttura ansiosa, così che lei possa vedere se combaciano con i suoi (tenga presente che in questa mail non ne ha elencato neanche uno), avendo così conferma che si tratta oppure no di un disturbo d'ansia.


In genere una struttura ansiosa si trova a vivere episodi di tachicardia a riposo (cioè accelerazione del battito cardiaco non durante uno sforzo fisico che lo giustifichi), sensazione di pressione/pesantezza al petto con difficoltà nel respirare, arrivando alcune volte ad una vera e propria sensazione di soffocamento, frequenti emicranie e dolori cervicali (di origine ipertensiva), frequenti difficoltà nell'addormentarsi e in alcuni casi a mantenere costante il sonno (con frequenti risvegli notturni).


Se la descrizione si avvicina ai sintomi da lei non elencati le consiglio di contattarmi all'indirizzo info@igorguidotti.it e fissare un appuntamento online perchè il problema, con le tecniche che ho attualmente in uso, è risolvibile ed in tempi abbastanza brevi.


Un saluto

Buonasera Barbara,


le faccio una domanda stimolo: cosa accadrebbe se lei considerasse di soffrire di un disturbo d'ansia? Non risponda di getto "nulla", si fermi a considerare ogni piccola eventualità.


Se fosse ansia, lei dovrebbe ad esempio mettersi profondamente in gioco e presumibilmente affrontare in terapia qualcosa di profondo, forse legato alla sessualità o alla ciclicità, alla maternità magari, o in generale alla femminilità.... Questi fatti sono solo alcuni esempi da indagare in terapia. Sembra che la ricerca di aspetti organici, per quanto più concreti e spaventosi sia da lei più accettata, ma allo stesso tempo essa stessa ansiogena e pertanto la tiene con " i pensieri occupati"....


Viene da chiedersi "a cosa potrebbe dedicarsi se non avesse questi disagi"? A qualcosa che fa più paura di questi disagi stessi?


Lascio queste domande aperte, non facili, ma per aprire ad una più intensa riflessione che va oltre il semplice dubbio " ansia vs corpo con patologia". Ha voglia di esplorare oltre? Questo é il punto di partenza.


Cordiali saluti

Cara Barbara, quello che descrivi si chiama ansia per la salute. La caratteristica nucleare del disturbo d’ansia per la salute è rappresentata dalla paura e preoccupazione di avere una malattia organica nonostante non si riscontri una condizione medica grave tale da giustificare queste preoccupazioni. Sebbene si ricevano rassicurazioni dagli specialisti a cui ci si rivolge e ci si sottoponga a continue visite mediche, le preoccupazioni persistono. Questo perché il disagio provato non deriva dalla sintomatologia in sé quanto dal significato attribuito alla sensazione corporea e all’ansia conseguente l’errata interpretazione. La preoccupazione viene sostenuta da credenze legate ad una convinzione di base molto radicata sull’utilità di preoccuparsi e alcuni comportamenti, messi in atto per far cessare la preoccupazione, ottengono il risultato opposto di alimentarla. Si entra così in una serie continua di circoli viziosi: attenzione sul corpo, controllo, ricerca di rassicurazione, ricerca di informazioni, evitamento, da cui è difficile uscirne da soli.


Corretta quindi la tua domanda “come convincersi che i propri sintomi siano da attribuire all’ansia?”. Facendo riferimento al modello della terapia cognitiva, è proprio questo l’obiettivo terapeutico. Partendo dal presupposto che il punto chiave del disturbo sia la preoccupazione, cioè il pensiero, attraverso la ristrutturazione cognitiva si cerca di identificare, mettere in discussione e modificare i propri pensieri automatici. Contemporaneamente si cerca di interrompere i circoli viziosi e quindi i comportamenti di controllo e di rassicurazione; e soprattutto interrompere il rimuginio, cioè immagini mentali intrusive angoscianti che riguardano il figurarsi eventi futuri (ricevere la notizia di essere affetti da una grave malattia; essere ammalato di una malattia mortale; stare per morire a causa di una malattia).


Continuare a pensare al problema crea l’illusione di occuparsene ma, se hai intenzione di affrontare veramente il tuo disturbo, rivolgiti ad uno psicoterapeuta che ti possa dare gli strumenti di cui al momento non disponi.


Resto a disposizione e, in caso volessi approfondire l’argomento, SCRIVIMI nella mia pagina personale.

Buongiorno Signora, l'ansia è un derivato della paura. Sì nasce con la paura, oltre alle emozioni come gioia, tristezza, rabbia, sorpresa, disgusto. Le altre sono secondarie o derivate. Pertanto non potrà sbarazzarsene. Le sembrerà strano o inaccettabile, ma provi a pensare, se non avesse un po' di paura, non riuscirebbe ad attivare il corpo e rispondere adeguatamente agli stimoli esterni che la mettono in difficoltà! Sarebbe incosciente! Ciò non accade per fortuna perché è dotata di paura, come tutti. L'ansia subentra quando ha già avuto esperienze di paura e qualora dovessero manifestarsi situazioni simili (mai le stesse, sia chiaro!) per generalizzazione si attiva allo stesso modo dell'evento originario. Più passa il tempo e più diventa confusa la sua reazione, complessa e poco attinente con l'evento originario. Quando ci si concentra su aspetti fisici interni per effetto Larsen (microfono) le reazioni si amplificano. Che fare? Accettare che l'ansia c'è e va riportata a livelli accettabili, non va eliminata perché impossibile. Individui che tipo di pensieri ha quando insorge l'evento e comincia l'escalation di ansia. Spesso ciò che si dice in quei casi non è funzionale per eccesso di catastrofizzazione. Sì ricordi che nella quotidianità molte azioni portano a reazioni fisiche simili a quelle ansiose ma è da come le interpreta che dipendono le conseguenze. Spero di averla incanalata nella giusta direzione interpretativa. A presto. 

Gentile Barbara,


da anni pongo, nel mio lavoro con donne in età fertile, una importante attenzione alle fasi del ciclo mestruale in presenza di disagi sul piano emotivo. E' evidente la correlazione esistente tra mente e corpo, così come l'instaurarsi di cambiamenti anche importanti sul piano emotivo in relazione in particolar modo alle fasi premestruale e mestruale, dovuti, a loro volta e tra le varie cause, a cambiamenti ormonali. Detto ciò, è possibile iniziare ad ascoltare il proprio corpo e la propria ciclicità in maniera differente, esplorando in che modo la mestruazione vada ad innescare pensieri negativi e soprattutto perchè. Se desidera approfondire la questione mi può contattare privatamente.


Un caro saluto

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