Elaborazione del lutto

Possibile iniziare il processo del lutto prima della morte di una persona?

francesca

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Possibile iniziare il processo del lutto prima della morte di una persona? Mi spiego meglio. Ho sfortunatamente subito la perdita di due persone molto importanti per me, a distanza di poco tempo e per entrambi la causa è stata la malattia. Mio padre è morto un anno fa dopo aver lottato per mesi. Durante questi mesi sapevamo bene che sarebbe morto, e non ho fatto altro che immaginare quel giorno fino a che non è arrivato. Elaborare il lutto è stato molto faticoso. Appena una settimana fa ho perso mia sorella. Era malata da un anno ma in una settimana la situazione è peggiorata improvvisamente. Anche in questo caso, a circa un mese dalla sua morte, quando avevo capito che non sarebbe sopravvissuta se non grazie a un miracolo, ho pianto molto e mi sono disperata immaginando la sua assenza. E' stato un incubo. Mi sembra strano, però, ciò che provo ora, ovvero una eccessiva tranquillità. Ho paura di illudermi che sia consapevolezza, ma che invece sia solo un modo per distaccarmi dalla realtà. Mi è sembrato più doloroso il momento della realizzazione della sua futura morte, come se il lutto sia iniziato in quel momento. Può essere possibile, o devo aspettarmi un crollo? Grazie.

8 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Mi dispiace molto Francesca per le sue perdite ed il suo dolore.

Sicuramente lei ha realizzato in modo anticipato la perdita dei suoi cari ma il processo di elaborazione inizia sempre dopo la perdita.

Le suggerisco di farsi aiutare in questo periodo anche attravrso un breve percorso di sostegno psicologico. prorpio per avere uno spazione dedicato alla elaborazione di questi dolorosi lutti.

Mi dispiace. Auguri

Gentile Francesca, come lei immagino sappia l' elaborazione del lutto prevede diverse fasi, le prime sono l' incredulità e la rabbia poi c'è una fase depressiva, poi la rassegnazione e poi l' ultima in cui ritroviamo una sorta di pace e riusciamo anche a valorizzare il ricordo, in modo positivo, per ciò che la persona ci ha lasciato e ci ha insegnato nel rapporto costruito negli anni. Quando si incorre in malattie lunghe che degradano la persona amata e che generano sofferenza e annientamento ritengo che il lutto sia più facile da elaborare e che inizi sin dall' apprendimento della notizia circa la malattia per la quale cominciamo a provare incredulità e rabbia. Ritengo quindi molto probabile che di fronte ad una perdita affettiva legata a malattia le fasi del lutto iniziamo a viverle quando i nostri cari sono ancora in vita, iniziamo a prepararci alla perdita, seppure ci sia sempre uno spazio per la speranza. E spesso, per quanto il momento preciso della morte sia legato a quel picco di dolore lancinante, nei giorni seguenti arriva un senso di pace. Non meno importante per l' elaborazione del lutto il fatto che la pietà nei confronti della sofferenza non regredibile dei nostri cari, ci fa accettare la morte, quasi come un' amica che porta via con sè il dolore, mentre la vera nemica è la malattia su cui non abbiamo alcun potere. Cosa ben diversa e più traumatica è l' elaborazione di un lutto per morte improvvisa o per abbandono imprevisto.

Sicuramente ci saranno giorni in cui piangerà, si sentirà male e sua sorella e suo padre le mancheranno tantissimo, ma ritengo che lei affettivamente abbia già percorso una buona parte dell' elaborazione del lutto.

Mi dispiace molto per le sue perdite

Ha due grandi strumenti a sua disposizione: l' intelligenza emotiva e la consapevolezza

Cari Saluti

Cara Francesca,

la sua domanda di aiuto è molto specifica e personalmente fatico a risponderle.

Quello che sento di dire è che empatizzo con la sua sofferenza per questo periodo molto toccante per lei e le rimando che elaborare il lutto in pochi giorni è quasi impossibile, soprattutto se si parla della perdita di due intime persone. Ci si può preparare quanto più ci è possibile alla perdita di una cara persona, ma il momento in cui essa non è più al nostro fianco sarà comunque devastante.

La sua tranquillità, come lei dice, potrebbe essere una difesa da un dolore profondo e al momento allontanato.

Queste sono tutte ipotesi, non la conosco e si fa fatica a comprendere molte cose attraverso una mail, spero comunque di esserle stata un pò di aiuto.

Saluti

Cara Francesca,

indubbiamente il lutto viene elaborato attraverso fasi differenti. Fa parte del lutto la fase dello shock, la fase della negazione, della rabbia, della depressione e, infine, la fase dell'accettazione, nella quale avviene una sorta di riorganizzazione della propria vita, si conservano i ricordi e il dolore diventa più sopportabile. Quando si perde qualcuno a causa di una grave malattia, queste fasi precedono la morte e continuano successivamente. 

Nel suo caso potrebbe effettivamente essere accaduto questo. Nonostante ciò, considerate le importanti perdite subite, consiglio qualche colloquio con uno psicologo per poter capire meglio il suo vissuto e far sì che l'elaborazione del lutto avvenga nella maniera più adeguata a lei.

Saluti.

Buongiorno Francesca. Rispondo seccamente alla domanda basandomi anche sulla mia esperienza personale: sì! Il lutto è qualcosa di estremamente naturale ma estremamente complesso, complesso nel senso che è estremamente variabile da persona a persona, da evento luttuoso ad un altro. Secondo i più riconosciuti manuali, un lutto si considera risolto naturalmente se non supera i 6 mesi, ma la domanda che porrei è: quando inizia il lutto? Non sempre si può identificare il lutto con la morte o la scomparsa di una persona (o animale) dalla nostra vita, ma secondo me inizia nel momento in cui si integra la mancanza dell'oggetto del lutto con il continuare delle nostre vite. personalmente ho perso il padre, e a parte il pianto nel momento dell'ultimo respiro, non ci sono stati momenti di totale sconforto come ci si immagina. Avevo cominciato molti anni prima ad immaginare il momento della sua dipartita e ad immaginare (ed agire) come sarebbe stato proseguire il cammino senza questa persona importante al mio fianco. Altre persone invece, nell'istante della morte non provano sconforto, ma sono in uno stato "semi-dissociativo" in cui non sono pienamente consapevoli dell'accaduto, ma possono divenirne consapevoli anche a distanza di mesi. Rispetto alla sua ultima domanda, "devo aspettarmi un crollo?": potrebbe succedere se nel tempo della malattia non ci fosse stata una prerielaborazione efficace, ma potrebbe essere che invece sia davvero consapevolezza...ciò che credo possa essere utile è che più si attende e ci si aspetta qualcosa, più aumenta la possibilità che accada (autoboicottaggio) e qualora accadesse si porterebbe una serie di sensi di colpa per non "averlo provato prima"...ci si perdona con difficoltà il non aver sofferto "abbastanza"...in realtà ciò che proviamo è nel nostro corpo e non dovremmo sforzarci di provare qualcosa che non proviamo, come non dovremmo soffocare una emozione che proviamo. 

So che non è una risposta, ma spero possa aiutarla a riflettere su alcune cose che penso possano passarle per la testa

Cordiali saluti

Naturale che il flusso dei suoi pensieri rispetto agli eventi sia scattato in avanti anche per proteggerla e prepararla alla perdita. Credo che abbia funzionato  per lei come difesa rispetto al dolore di un'imminente e incombente pericolo. L' anticipazione le ha fatto guardare la realtà senza false illusioni, e la tranquillità è la "confort zone" in cui si è rifugiata rispetto ad entrambi i lutti. Per altri aspetti, prefigurarsi gli eventi è stato anche un modo per mantenere la situazione sotto controllo e, se ora teme di perderlo e lo chiama crollo, volevo rassicurarla che stare in contatto con il dolore  e con sè stessa occorre per affrontare il vuoto che le si è fatto intorno.

Salve le risposte alle sue domande possono essere infinite, poichè il processo di lutto è un momento molto intimo e personale che ogni persona lo vive a modo suo. Elaborarlo è impegnativo e doloroso ed ogni persona trova il suo modo per farlo, l'importante che sia una modalità non distruttiva di Sè stessi e delle persone che amiamo e del mondo circostante. Personalemte io ho perso mio padre da 8 mesi, e stava male, ma non così grave da morirne ed è stato terribile perderlo all'improvviso per un arresto cardiaco, quindi se da una parte sapevo che stava male e come lei immaginavo la sua morte, dall'altra parte speravo che non dovesse mai arivare il momento. Nel caso di mio padre i medici non sono riusiciti a fare una diagnosi corretta e mentre cercavano di capire la sua malattia, che non sembrava grave, lui la terza crisi dovuta non si sa a cosa, non l'ha superata. Le racconto il mio caso perchè ci sono una serie di fattori che fanno la differenza nell'elaborazione del lutto. Il dolore è dolore, su questo non si discute, ma la modalità della morte, il periodo nel quale avviene, sia dell'anno, sia di vita della persona che muore che dei failiari, sono fattori che aiutano l'elaborazione. Faccio un esempio la perdita di una madre anziana che muore a 90 anni nel suo letto dopo che ha cresciuto i figli, i nipoti ed i bisnipoti è diversa rispetto alla morte di un uomo di 68 anni, che non ha conosciuto i suoi nipoti e mai li conoscerà e poteva vivere altri venti anni, come è diversa dalla morte di una giovane madre di 30 anni che lascia figli piccoli. Inoltre è importante il contesto familiare e le risorse sociali che si vivono in quel periodo, affrontare il lutto da soli, o con un compagno al proprio fianco è diverso, dall' affrontare un lutto avendo figli o no, un lavoro o no, avendo tanti amici o no. Ripeto il dolore è tale che per tutti coloro che elaborano un lutto è difficile da descrivere. Un'altra questione riguarda il tipo di relazione vissuta con la persona cara, mi spiego meglio se con la persona che ci ha lasciati si ha avuto un rapporto di amore reciproco, gioiso, litigioso, conflittuale oppure assente. Faccio un esempio molto personale, io l'anno precedente alla morte di mio padre ho perso mia nonna, ma essendo per me una sconosciuta, vista letteralmente tre volte in vita mia, morta a 90 anni, con la quale non ho ricordi perchè non ho vissuto momenti con lei nè tristi nè gioiosi, è stato per me doloroso perderla, ma più doloroso avere la consapevolezza del fallimento nella nostra relazione che non è riuscita a sanarsi e quindi non c'è stata. Mentre con mio padre è diverso, la relazione era diversa. Le ho portato questi miei esempi molti personali per sottolineare il fatto che spetta a me scegliere come vivere il lutto, nel mio caso ho chiesto la supervisione ad un collega che mi ha sostenuta ed aiutata. Lei può cercare un collega nella sua città e rivolgersi a lui, la terapia di sotegno in questi casi aiuta molto ad elaborare il lutto. Spero di esserle stata di aiuto cordiali saluti.

Gentile Francesca,

perdere persone a cui siamo affettivamente legate è una delle prove più impegnative e dolorose da affrontare sotto tutti i punti di vista: per il carico emotivo che questi comportano, per le necessarie riorganizzazioni che il sistema familiare deve mettere in gioco per andare avanti. Sapere della malattia di una persona cara, inevitabilmente accende "un campanello di allarme" che ci fa immaginare un'eventuale separazione da quella persona...è la paura di perderla. Se poi questo evento si è già verificato, quel timore si può risvegliare in occasioni simili. Immaginare la morte di una persona potrebbe rispondere all'esigenza di anticipare quell'evento, di difendersi dall'angoscia ad esso legata e dare un significato, un ordine, a ciò che sta accadendo.

Non necessariamente a seguito della morte di un oggetto d'amore deve seguire un crollo. Dipende da come si affronta il successivo momento di accettazione, elaborazione del lutto e riorganizzazione della propria vita. Se pensa che in questo momento possa essere difficile per lei affrontarlo da sola e ha bisogno di condividere con una persona esperta dolore, dubbi, emozioni, pensieri, potrebbe esserle utile un supporto di tipo psicologico.

Le faccio i miei auguri per il suo futuro.

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