Conflitto interiore

maria

Buongiorno, Dopo 9 anni ci siamo lasciati perché lui aveva voglia di "evadere" , sempre preso dai social e da mille donne.. ha avuto poi un'altra storia durata circa 2 anni e poi si è reso conto di ciò che aveva lasciato ed è tornato. Io ho sofferto tantissimo e a tutt oggi non riesco a dimenticare. Siamo tornati insieme ma non sono mai stata convinta, più volte ho cercato di chiudere ma poi ci restavo insieme. E ancora dopo più di un anno ho questo tira e molla, lo lascio ma poi mi manca, ci sono insieme e non lo voglio, sono sempre divisa a metà. Ma perché? Perché non riesco a decidere si o no? Perché questo conflitto interiore?

12 risposte degli esperti per questa domanda

Gentile Maria,

il dubbio che lei descrive non è un’incapacità personale o una mancanza di volontà, ma una vera e propria trappola mentale nella quale più cerca di trovare una risposta razionale, più rimane incastrata.

L'illusione del «Perché» e l'inganno della mente

Quando ci chiediamo "Perché non riesco a decidere?" o "Perché ho questo conflitto interiore?", stiamo cercando una spiegazione logica per un dilemma che logico non è. In realtà, quello che lei sta vivendo è sorretto da tre meccanismi ben precisi:

  • La trappola del "Cercare di decidere prima di agire": Lei vorrebbe sentire la certezza assoluta dentro di sé prima di prendere una decisione definitiva. Ma la certezza non precede l'azione: ne è la conseguenza. Più cerca di sciogliere il nodo con il pensiero, più la mente oscilla tra la ferita del passato (il tradimento e l'abbandono) e la paura del vuoto (il dolore della mancanza).

  • Il fantasma del passato: Lei non sta affrontando solo l'uomo che ha di fronte oggi, ma anche la ferita di nove anni spazzati via e il risentimento per ciò che è accaduto. Questo crea una reazione naturale: una parte di lei cerca riparazione e sicurezza, mentre l'altra parte rifiuta l'uomo che l'ha fatta soffrire.

  • La tentazione di "Saggiare l'acqua": Questo continuo "tira e molla" – lasciarsi per poi cercarsi – è il modo in cui tenta di gestire l'ansia del distacco. Tuttavia, ogni volta che torna indietro per sedare la mancanza, non fa altro che alimentare il circuito dell'incertezza, confermando a se stessa di non poter stare né con lui né senza di lui.

Come diceva il poeta: «L'esitazione è il parassita della decisione».

Un piccolo esercizio strategico: Il "Diario dei Pro e Contro" congelato

Per spezzare questo circolo vizioso in cui la sua mente continua a rimuginare ogni giorno senza trovare via d'uscita, le propongo un piccolo esperimento per i prossimi 7 giorni.

  1. Sospenda la decisione: Per tutta la settimana, si dia il permesso di non decidere. Accetti di stare nell'incertezza senza pretendere di risolverla oggi.

  2. Il blocco delle risposte impulsive: Ogni volta che sente l'impulso di chiudere o, al contrario, di cercare rassicurazioni quando è sola, si fermi e scriva su un foglio: «Cosa sto cercando di evitare in questo momento: il dolore della ferita o la paura della solitudine?».

  3. Non parlatene insieme: Per questa settimana, eviti del tutto di discutere con lui della vostra relazione, del passato o del vostro futuro. Parlerete d'altro o starete in silenzio, ma il tema "noi" viene congelato.

Inizi a mettere in atto questo piccolo blocco del rumore di fondo. Spesso, quando smettiamo di sforzarci di chiarire il buio con la mente, la luce si fa strada da sola.

saluti, 

a disposizione per un colloquio in studio a Vicenza

dr. Germi Sabrina

Dott.ssa Sabrina Germi

Dott.ssa Sabrina Germi

Vicenza

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Buongiorno,

da quello che racconta, sembra che dentro di lei convivano due bisogni altrettanto importanti: da una parte il desiderio di mantenere un legame con una persona con cui ha condiviso nove anni della sua vita, dall’altra la necessità di proteggersi da una sofferenza che, evidentemente, non è ancora del tutto elaborata.

La separazione, il periodo in cui lui ha avuto un’altra relazione e il suo successivo ritorno possono aver lasciato ferite profonde, soprattutto sul piano della fiducia e della sicurezza affettiva. Anche se avete deciso di riprovarci, questo non significa necessariamente che il dolore e le insicurezze legati al passato siano scomparsi.

Il suo conflitto potrebbe essere legato proprio a questa ambivalenza: quando vi allontanate, sente la mancanza del legame e della familiarità che vi uniscono; quando tornate insieme, invece, possono riemergere i dubbi, la delusione e la paura di rivivere ciò che l'ha fatta soffrire. Non è detto che le manchi necessariamente la relazione così com'è oggi: potrebbe mancarle anche ciò che avete rappresentato l'uno per l'altra, o ciò che avrebbe desiderato che la vostra storia diventasse.

Più che obbligarsi a prendere una decisione definitiva nell'immediato, potrebbe essere utile fermarsi a comprendere che cosa desidera davvero per sé, indipendentemente dalla paura di perderlo o di rimanere sola. Si chieda, ad esempio: oggi, in questa relazione, mi sento amata, rispettata e serena? Riesco a fidarmi e a immaginare un futuro insieme, oppure sto cercando di recuperare qualcosa che è andato perduto?

Non deve colpevolizzarsi per la difficoltà a scegliere. Tuttavia, è importante non rimanere intrappolata a lungo in un tira e molla che rischia di alimentare ulteriormente la sofferenza. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a riconoscere i propri bisogni, elaborare le ferite del passato e distinguere il desiderio autentico di stare con lui dalla paura di lasciarlo andare.

La decisione non deve necessariamente partire dal capire se può vivere senza di lui, ma dal comprendere quale tipo di relazione desidera e se quella che vive oggi è davvero compatibile con i suoi bisogni affettivi.

Buongiorno Maria, emerge da suo racconto la fatica, la sofferenza, quando una relazione vive un continuo tira e molla è comprensibile sentirsi confusi e profondamente affaticati. I momenti di vicinanza possono generare speranza e accendere il desiderio. Nel momento in cui si replicano distanza e freddezza, riemerge dolore, insicurezza, bisogno di capire cosa sta succedendo e perché.

Dedicare uno spazio riservato a questa situazione può favorire un percorso di consapevolezza e riconoscere la propria esperienza e darle dignità. Possiamo lavorarci assieme online, per approfondire, distinguere il desiderio dalla paura, dare significato, capire i propri bisogni e stabilire sani confini.

Se crede sia il momento giusto, mi trova qui in piattaforma, può contattarmi o scrivermi per avere un primo colloquio.

Un caro saluto 

Dott.ssa Ursula Fortunato

 

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Buongiorno Maria, quello che descrive può essere compreso come un conflitto emotivo tra il bisogno di legame e il bisogno di proteggersi.

Dopo nove anni di relazione, una separazione dolorosa e il fatto che il suo compagno abbia avuto un’altra storia prima di tornare da lei, è possibile che una parte di lei desideri ancora quella persona, mentre un’altra non sia più riuscita a recuperare fiducia, sicurezza e serenità nella relazione.

Per questo può accadere che quando lo lascia senta la sua mancanza, ma quando torna con lui senta di non volerlo. La mancanza, però, non coincide necessariamente con il desiderio di stare insieme: può riguardare l'abitudine, il legame affettivo, i ricordi, la paura della perdita o anche il dolore per ciò che avrebbe voluto che la vostra relazione fosse.

Più che chiedersi continuamente “Lo amo o non lo amo?”, potrebbe essere utile chiedersi: “Se questa persona entrasse oggi nella mia vita, con tutto ciò che so e con tutto ciò che è accaduto, la sceglierei ancora?”

E soprattutto: quando immagina di rimanere con lui, prova prevalentemente serenità e desiderio, oppure prevalgono dubbio, resistenza e bisogno di convincersi?

Il suo continuo oscillare non significa necessariamente che lei sia incapace di decidere. Potrebbe indicare che una parte di lei non vuole perderlo, mentre un’altra parte non riesce più a sentirsi veramente al sicuro nella relazione. Comprendere quale di queste due parti stia cercando di proteggere qualcosa di importante per lei può aiutarla a uscire dal tira e molla.

Dott.ssa Elena Moracchiato 

Dott.ssa Elena Moracchiato

Dott.ssa Elena Moracchiato

Vicenza

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Cara Maria, quello che racconti fa pensare a una sofferenza davvero profonda, soprattutto perché dopo nove anni la separazione è arrivata in modo così doloroso e inaspettato.

Il fatto che oggi tu viva questo continuo “tiro e molla” non significa necessariamente che tu non sappia cosa vuoi. Potrebbe esserci un conflitto tra due bisogni: da una parte il legame, la mancanza e tutto ciò che avete condiviso; dall’altra il bisogno di proteggerti da quella sofferenza che hai già vissuto.

Quando siete insieme, forse riemergono il dolore, la delusione e la difficoltà a fidarti nuovamente. Quando invece ti allontani, senti la sua mancanza e torna il desiderio di riavvicinarti. Così ogni scelta sembra riportarti dall’altra parte.

Forse, più che chiederti continuamente “lo amo o non lo amo?”, potrebbe essere utile chiederti: “Che cosa succede dentro di me quando sono con lui e che cosa succede quando sono senza di lui?” E soprattutto: “Oggi questa relazione mi permette di sentirmi nuovamente scelta, sicura e libera di scegliere, oppure sto cercando di recuperare qualcosa che appartiene al passato?”

La sofferenza che hai provato merita di essere ascoltata, non messa da parte per riuscire semplicemente a prendere una decisione. ❤️

Dott.ssa Rudina Cafuli, psicologa e specializzanda in Psicoterapia, Vicenza.

Gentilissima utente, questo tira e molla, come li chiama lei, è  proprio conseguenza di non riuscire a comprendere con chiarezza quali sono i suoi bisogni primati e a cosa dare quindi, priorità. 

L'affetto verso una persona dopo tanti anni è  qualcosa che rimane anche se si decide di lasciarsi, ma il non poterne fare a meno e la difficoltà a decidere è  forse una dipendenza affettiva, in cui sperimentiamo vuoto, e disagio che non sappiamo affrontare.

L'unico modo per capire meglio dove andare e affrontare un percorso psicoterapeutico per promuovere una maggiore conoscenza del suo.modello affettivo ( perché  mi lego, perché  non riesco a lasciare).

Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento anche on line. 

Distinti saluti

Silvia Chiavacci 

Dott.ssa Silvia Chiavacci

Dott.ssa Silvia Chiavacci

Firenze

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Gentile Maria,

Il suo conflitto interiore ha una spiegazione clinica molto precisa: lei non è bloccata per una semplice indecisione, ma sta vivendo le conseguenze di una profonda frattura della fiducia. Il suo sistema nervoso è letteralmente spaccato a metà tra l'attaccamento e l'istinto di autoconservazione.

Ecco perché vive questo estenuante tira e molla. Quando lo lascia e sente la sua mancanza, a guidarla è l'ansia da separazione e la memoria affettiva dei 9 anni passati insieme; la sua mente cerca rifugio in quella che un tempo considerava la sua "casa". Ma quando lui è fisicamente presente e sente di non volerlo, a parlare è il suo campanello d'allarme interno. Il suo corpo e la sua mente ricordano perfettamente l'umiliazione, l'abbandono e il dolore che le ha inflitto per inseguire la sua voglia di "evadere".

Lei non riesce a decidere perchè una parte di sè è legata al ricordo dell'uomo che credeva di avere accanto, mentre l'altra parte, quella più saggia e protettiva, sa perfettamente che quell'uomo, oggi, non rappresenta più un luogo emotivamente sicuro.

Non basta che l'altro "torni" dopo aver esaurito le sue avventure per cancellare due anni di sofferenza.
Il suo corpo le sta dicendo che l'amore, senza la fiducia e il rispetto, non è sufficiente per restare.

Non si colpevolizzi per questa ambivalenza.
Le auguro di trovare lo spazio e la forza per ascoltare ciò che il suo corpo sta cercando di dirle da tempo.

Un caro saluto

Dott.ssa Laura Corbelli

Dott.ssa Laura Corbelli

Reggio nell'Emilia

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Buongiorno Maria,

Cara Maria,

Voglio provare a darti una chiave di lettura per capire perché ti trovi in questo stallo e perché la mente e il cuore sembrano tirare in direzioni opposte. Dopo nove anni insieme, il suo allontanamento per "evadere" e la ricerca di convalide esterne sui social e con altre donne non ha generato solo un dolore affettivo, ma ha distrutto le fondamenta di sicurezza che avevate costruito. Quando è tornato, dopo due anni, tu avevi già dovuto imparare a sopravvivere senza di lui, a ricucirti addosso una nuova identità. Quando una persona che è stata il nostro punto di riferimento per così tanto tempo torna e si pente, il nostro cervello si aggrappa alla speranza di poter riavvolgere il nastro e tornare a come eravamo prima di quella ferita. Ma quel "prima" non esiste più. La realtà è che tu convivi con una cicatrice che brucia ancora. Quando lo lasci, sperimenti il sollievo di riprendere il controllo, ma subito dopo subentra il vuoto, la nostalgia di ciò che è stato (o di ciò che avresti voluto che fosse) e la paura della solitudine definitiva. Quando invece ci torni insieme, la realtà ti presenta di nuovo il conto: i vecchi rancori, il sospetto, la mancanza di convinzione. Ed ecco che scatta l'urgenza di scappare di nuovo. È un circolo vizioso in cui soffri sia se resti, sia se te ne vai.

La domanda da farti non è più: "Lo amo o non lo amo?" oppure: "Dovrei restare o dovrei lasciarlo?", perché finché ti poni questo aut aut continuerai a sbattere contro un muro. La vera domanda è: Questa relazione, oggi, ti fa sentire al sicuro, vista e rispettata? O ti sta chiedendo di pagare un prezzo troppo alto in termini di serenità mentale? L'indecisione cronica nasce dal fatto che una parte di te spera ancora che lui possa cancellare il passato, mentre l'altra parte sa benissimo che quella ferita è ancora aperta e che non riesci a fidarti. Fino a quando pretendi da te stessa una risposta netta senza prima elaborare il rancore e il dolore accumulati in questi anni, continuerai a fluttuare in questo limbo. Concediti il permesso di smettere di giudicarti per questa ambivalenza: è del tutto normale che tu sia confusa dopo essere stata tradita, abbandonata e poi cercata di nuovo.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Gentile Maria, quello che sta vivendo non significa che ci sia qualcosa che non va in lei. Dopo 9 anni insieme, una separazione così dolorosa e poi il suo ritorno, è comprensibile sentirsi divisa.

Una parte di lei sente ancora il legame, la nostalgia e forse la paura di perderlo definitivamente. Un’altra parte, però, ricorda quanto ha sofferto e forse non riesce più a fidarsi o a sentirsi davvero libera di amarlo come prima.

Per questo può succedere che quando lui non c’è le manca, ma quando siete insieme lei non lo voglia davvero. E sentire la mancanza di una persona non significa necessariamente voler condividere ancora la propria vita con lei.

Più che chiedersi continuamente “lo amo o non lo amo?”, potrebbe essere utile fermarsi e comprendere cosa alimenta questa oscillazione: l’amore, la nostalgia, la paura di perdere ciò che avete vissuto o la difficoltà di lasciar andare una storia così importante.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza, senza dover prendere una decisione affrettata, e ad ascoltare con più serenità ciò che desidera davvero. 

Dott.ssa Federica Altizio

Dott.ssa Federica Altizio

Barletta-Andria-Trani

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Buon pomeriggio Maria, 

Percepisco molta sofferenza dalle sue parole.

Nove anni sono tanti, ha investito molto in questa relazione per cui è più che comprensibile il suo dilemma interiore.

Da un lato c'è ciò che vi ha legato per questi nove anni, dall'altro lato la delusione e la sofferenza quando vi siete lasciati e lui per due anni ha intrapreso un'altra relazione.

Posso sentire la sua sofferenza, anche quando una persona decide di chiudere un rapporto, non si possono cancellare i ricordi e i momenti passati insieme.

Lui poi ritorna, dice di aver capito e lei decide di ricominciare la storia con lui.

Ma da quel momento la relazione è un continuo tira e molla.

Percepisco un conflitto molto forte dentro di lei: da un lato vorrebbe continuare questa relazione ed è ciò che la porta ogni volta a ritornare, dall'altro sento molta sofferenza, la fatica nel superare la delusione, che la porta ad allontanarsi.

Credo sia giunto il momento di fermarsi e chiedersi: come mi sento in questa relazione? Mi sento vista, capita, ascoltata? Sono felice? Di cosa ho bisogno in questo momento?

Quali sono le mie mancanze? 

Spesso basta farsi le giuste domande e le risposte vengono da sé.

A volte ciò che spaventa di più è lasciare andare ciò che ci è familiare indipendentemente dal fatto che ci faccia stare bene, affacciarsi a qualcosa di nuovo fa paura perché è qualcosa di sconosciuto.

Ma chissà che non possa scoprire una nuova forma di felicità, anche lontana da lui..

Resto a disposizione qualora sentissi di aver bisogno di uno spazio per elaborare ciò che sta vivendo in questo momento.

Ricevo anche online e mi occupo spesso nella mia pratica clinica di difficoltà relazionali. 

Un caro saluto

Dott.ssa Antonella De Rosa 

Dott.ssa Antonella De Rosa

Dott.ssa Antonella De Rosa

Cuneo

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Buongiorno a lei!

Questo comportamento del partner manifesta purtroppo una grande insicurezza e confusione interiore. Sarebbe cosa buona e giusta che lui, per primo, si chiarisse le idee (aiutato da un buon professionista), anche per non sottoporre chi dice di amare (e da cui ritorna più volte dopo averla lasciata) a sofferenze profonde. Qualcuno definisce questo comportamento “yo-yo”: “prendi e lascia”. Non è certo favorevole alla salute, sia individuale di entrambi, che di coppia! Consiglio vivamente anche a lei un distanziamento e una seria riflessione interiore in modo da rafforzare la sua autostima, la conoscenza di sé, la crescita in altre dimensioni, la capacità di stare anche bene da sola! In realtà pare siate entrambi intrappolati in una forte dipendenza reciproca. Eventualmente si potrà parlare, in un secondo momento, di terapia di coppia. Ritengo che la terapia di coppia fosse stata indispensabile - e da lei richiesta -, fin dal primo abbandono e ritorno. Non conosco la sua età: immagino lei sia ancora giovane! La Vita le offrirà certamente altre opportunità!

Dr.ssa Maddalena Eccli

 

Dott.ssa Maddalena Eccli

Dott.ssa Maddalena Eccli

Vicenza

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Buongiorno Maria,

a volte l'indecisione verso il proprio partner, in una relazione di coppia, è l'espressione più rappresentativa del nostro conflitto interiore.

Prendere o lasciare?

La nostra mente razionale ci propone una soluzione ma il cervello emotivo, quello che custodisce tutte le nostre memorie emotive, non è d'accordo.

In questi casi bisogna fermarsi e cercare di capire cosa "custodiamo" dentro di noi.

Un percorso di aiuto può essere molto utile.

Un caro saluto 

dottoressa Nadia Grotto 

Dott.ssa Nadia Grotto

Dott.ssa Nadia Grotto

Vicenza

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