Autostima

Abulia e senso di incompatibilità con la vita.

Lorenzo

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Salve, ho 35 anni e sono in cura farmacologica da 4 anni per doc e bipolarismo, inoltre da qualche mese ho intrapreso un percorso di psicoterapia. Mi rivolgo a voi perché, nonostante l’assunzione di molti farmaci che, ahimè, causano stanchezza e note volte aumento ponderale (20 kg in 4 anni), sento una costante inadeguatezza alla vita, non trovo soddisfazione nonostante qualche successo professionale ci sia e abbia una moglie e due figli meravigliosi. Ho tutto quello che voglio, tuttavia continuo a pensare di farla finita, e più vado avanti più questo pensiero diventa assillante. Inoltre qualsiasi scelta io faccia, dopo poco diventa oggetto di ripensamenti e forte pentimento da parte mia, con rimpianti che porto avanti anche per anni. Il continuo pensare mi sfianca, divento abulico e sto buttando via tanto tempo e tante occasioni di socialità.

3 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

‌Caro Lorenzo, i sentimenti ed i pensieri che lei descrive rientrano nel quadro del suo disturbo dell'umore e cioè il disturbo bipolare per cui si sta curando. I temi che lei descrive sono di tipo depressivo per cui è probabile che in questo momento stia attraversando una fase di questo tipo. I farmaci che lei assume non eliminano completamente l' alternarsi di fasi alterne (top-down) però la trattengono maggiormente in una fase di umore normale e diminuiscono l'intensità delle fasi alte e basse. Lei inoltre soffre anche di disturbo ossessivo compulsivo e questo le potrebbe aumentare il dispendio di energia e carico mentale con conseguenti sensazioni di insicurezza, inadeguatezza e l'impressione di non essere e fare mai abbastanza. Le consiglio di non trascurare i vissuti che ha descritto e condividerli con i suoi terapeuti in modo che possano aiutarla nel modo migliore.


‌La saluto cordialmente, Monica Gozzi

Buongiorno Lorenzo. Date le sue sensazioni, la scelta di intraprendere un percorso di psicoterapia è stata più che ottima. Dia fiducia all’esperto che la ha in carico ed esterni i suoi pensieri in seduta: qualsiasi parola in più risulterà essere molto utile per un buon esito del percorso che ha iniziato. Ha preso la strada giusta, ora si tratta di avere fiducia.
Se un domani dovesse sentire la necessità di un secondo parere, mi rendo disponibile anche online.
Cordialmente,
dott. Alfonso Panella.

Caro Lorenzo,


Innanzitutto grazie per averci reso partecipi del suo dolore. Lei afferma di avere intrapreso da poco un percorso psicoterapeutico ed io credo che questa sia la chiave per giungere alla guarigione, o per lo meno (per iniziare) ad una convivenza pacifica con il DOC. I farmaci, da soli, non bastano; tutti noi abbiamo bisogno di scoprire noi stessi per vivere la nostra vita con consapevolezza, accettando anche i nostri limiti senza colpevolizzarci, e questa capacità si acquisisce durante un percorso di psicoterapia, non certamente assumendo solo farmaci. Sarà un percorso lungo, senza dubbio, ma la aiuterà tanto. Non si arrenda, sua moglie ed i suoi figli gliene saranno riconoscenti. 


Le auguro il meglio. 


A presto,


Gabriella. 

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