Come si può capire se si vale quando le persone che ti stanno vicino pensano che non vali niente?

Veronica

Ho 27 anni e con un po' di difficoltà ho deciso di fare questa domanda che mi tormenta da molto tempo. Forse avrò una visione troppo negativa sulla mia vita. Ma per quanto io mi possa sforzare non riesco a vedere nelle mie esperienze qualcosa che mi dica che valgo qualcosa. Sono sempre stata molto forte e a detta dei miei genitori adottivi è stato questo il motivo che li ha spinti a ignorarmi per prendersi cura del mio fratello problematico. Anche se mi ha pesato molto questo dopo anni ho capito che non aveva senso farlo capire, perché tanto dall'altra parte non c'era davvero nessuno a cui importava qualcosa. Anzi ero la bambina senza cuore. La ragazza egoista che pensava solo ai soldi. Una ventenne che tanto sarebbe stata mollata dal proprio ragazzo quando lui si sarebbe reso conto che ero insopportabile. So che devo andare avanti. So che la famiglia non è niente quando trovi un modo per ricostruirla fuori. Ma la realtà è che sono paralizzata dalla paura. Non riesco a fare amicizia con nessuno perché ho sempre il terrore di dire qualcosa di sbagliato. Non riesco a tenermi un lavoro per più di un mese perché penso che quando si renderanno conto che non valgo nulla mi cacceranno. Sono creativa, curiosa e ho mille idee, creo cose che piacciono (alle persone molto vicine a me: mia cugina e il mio ragazzo)...ma non riesco a togliermi l'idea che qualunque cosa faccia sarò sempre vista come strana, inutile e incapace. Il paradosso è che non mi sento di essere così. Ma se provassi a impegnarmi nella mia vita, nei miei progetti, cosa accadrebbe se fallissi? Non sarebbe la conferma che la mia famiglia aveva ragione? Vorrebbe dire che tutto quello che mi hanno detto è vero? Come si fa a credere in se stessi quando sembra che tutto ti fa pensare che c'è qualcosa che non va in te? Grazie

3 risposte degli esperti per questa domanda

Salve Veronica, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

Salve Veronica, comprendo il suo disagio e mi dispiace.
Ha mai osservato quante volte cadono i bambini quando stanno imparando a camminare? in realtà tutti noi cadiamo tante volte prima di iniziare a camminare in modo spedito. Gli sbagli e gli errori della nostra vita sono delle ottime occasioni per acquisire nuove competenze e procedere avanti. Spesso accade che quando ci preoccupiamo troppo di fallire iniziamo ad evitare le esperienze ed entriamo in un circolo vizioso che ci impedisce di procedere nonostante si possiedano tutte le potenzialità.  
Credo che rivolgersi ad un professionista per poter essere sostenuta e con il quale poter rielaborare vissuti ed emozioni possa esserle d’aiuto in questo momento.
Resto a sua disposizione, anche online.
Cordiali saluti
Dott.ssa Elisabetta Piras 

La questione va ribaltata. L'Autostima che si fonda sull'apprezzamento altrui è una modalità certa per essere dipendenti dagli altri e quindi, ai loro occhi, assolutamente privi di Autostima. L'Autostima  si fonda sulla capacità di stare bene con se stessi INDIPENDENTEMENTE dalla considerazione altrui. Ma qui si pone il problema vero: osservarsi significa correre il rischio di accorgersi di se stessi, di come si è in realtà. Se non si corre questo "rischio" inutile cercare formule salvifiche. Da anni pratico personalmente l'Autostima: dall'alimentazione, alle modalità di scegliere come vestirmi, quale musica ascoltare e quali parole usare. Esiste un breviario di autosservazione pratica che utilizzo anche con i pazienti. Breve, pratico, efficace. Da quando seguo questa via la considerazione che mi riservano gli altri è un problema loro, non più mio. Se la cosa suscita il suo interesse mi contatti. Dott.Mario Bianchini