Problema psicologico o gastroenterologo?

Valentina

Salve sono una giovane ragazza che ormai mangia pochissimo, soprattutto da novembre di quest'anno ogni cosa che mangio (anche cose leggere) subito dopo mangiato è come se mi si "impiombassero" nello stomaco, cioè sento come una "morsa" e il fastidio rimane lì per ore e ore... dopo mesi ho capito che se mi piego in avanti con la pancia ed erutto abbondantemente fino a farmi venire il rigurgito in bocca, poi prendo subito Maalox o Gaviscon e magicamente spariscono tutti i sintomi... ma non si può andare avanti così cioè quando mi sveglio la mattina a stomaco vuoto sto benissimo! Vorrei restare così per tutta la giornata veramente! Al massimo faccio colazione poi non ce la faccio a mangiare, vorrei mangiare ma ormai mi viene il rifiuto del cibo per questo problema... comunque andando nello specifico ho fatto una visita Gastroenterologica con tutti gli esami specifici del caso Elicobacter ecc non c'è nulla, mi prescrissero comunque Esomeprazolo da prendere prima di colazione per un mese ma non ci ho risolto nulla, allora ho fatto una gastroscopia lo stesso è veramente tutto ok tranne il cardias beante e quindi appunto mi è stato detto di prendere Gaviscon dopo ogni pasto... in ultima analisi ho fatto una manometria esofagea e lo stesso la motilità ecc è tutto ok.. Io non so più che "pesci pigliare" se fare ulteriormente una Ph-metria delle 24 ore oppure appunto una visita psicologica/psichiatrica anche se io non soffro d'ansia, né depressione ecc solo di ossessioni con conseguenti compulsioni che ora grazie a Dio con la dovuta cura non ho più... grazie infinite a chi risponderà

4 risposte degli esperti per questa domanda

Salve Valentina, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

Buongiorno. Mi occupo di disturbi psicosomatici da molti anni e attualmente ho in Terapia diversi pazienti con Disturbi Gastroenterologici. In particolare DCA, ovvero Disturbi del Comportamento Alimentare. E' un dato ormai accertato e acclarato quello per cui spessissimo questi disturbi appaiono definibili, dati e analisi alla mano, come "sine materia", funzionali insomma disturbi che compaiono senza apparente ragione "medica". Il fatto che non soffra di disturbi "psichici" o che non compaiano in maniera eclatante non significa che la sfera psicologica non sia coinvolta, anzi. Dal mio punto di vista anche se continuasse ad eseguire ulteriori approfondimenti non ne trarrebbe che ulteriori conferme che non c'è nulla di sanitario a giustificare il disagio che lei vive. Il Tratto gastrointestinale, dal punto di vista psicosomatico, quando esprime sintomatologie esprime a modo suo un disagio legato al tema della crescita e della trasformazione, spesso negata o vissuta in modo conflittuale. Parla anche di ambienti educativi e famigliari "freddi", relazioni parentali difficili e soprattutto di un rapporto della persona con se stessa improntato alla ricerca di una "perfezione", di una stabilità vissuta come soluzione definitiva, certa, affidabile. Non riuscire a nutrirsi, in fondo, è proprio questo; porre un freno all'inevitabile cambiamento delle cose.  Se le va guardi questo video del grande Twersky poi se crede mi risponda o mi contatti. In bocca al lupo

 

https://www.youtube.com/watch?v=LD2ALXzkbq4

Buongiorno Valentina. Bisognerebbe approfondire ulteriormente la situazione, individuando ad esempio se esistano criticità in situazioni anche distanti dall’atto di mangiare, che ad un primo sguardo possono non sembrare connesse al suo malessere. Inoltre, anche il periodo di insorgenza di questi sintomi potrebbe essere rilevante per comprendere meglio che ruolo questi abbiano.
Mi rendo disponibile anche online per un incontro conoscitivo e per eventualmente pensare insieme ad un percorso adatto alla sua domanda.
Cordialmente,

dott. Alfonso Panella.

Gentile Valentina,

da come descrive la sua problematica non sembrerebbero emergere indicatori organici e medici ma forse un blocco o qualcosa di legato alla sfera emotiva.

Alcune volte non emerge subito una causa concreta e "lampante" a uno specifico problema. Non è nè una incapacità personale nè un aspetto su cui giudicarsi.

Per lei il cibo cosa  rappresenta? Sta perdendo peso o massa muscolare? Ci sono cambiamenti tra le varie tipologie di alimenti o consistenza? (es. liquido, solido, caldo, freddo, duro, morbido, ecc.)

Le consiglio inoltre di valutare di rivolgersi a un professionista di suo fiducia per esplorare meglio questo evento di vita, imparare a gestirlo. Durante questi incontri, protetti da segreto professionale, potrebbe anche valutare per esempio un diario alimentare e scoprire nuove risorse interne.

Resto disponibile per informazioni, richieste aggiuntive, eventuale consulenza o se volesse rispondere in privato alle domande poste.

Le auguro di trovare presto una soluzione al suo problema.

Cordialmente

Dott.ssa Federica Ciocca

Psicologa e psicoterapeuta

Ricevo a Torino, provincia e online