Psicologia scolastica

La notte si sveglia piangendo dicendo che non vuole mangiare a scuola!

Irma

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Buonasera, sono la mamma di un bimbo di 3 anni, a settembre ha iniziato ad andare a scuola, dall'inizio è andata abbastanza bene, contento dei nuovi compagni e delle bravissime maestre! Il problema è nato quando è iniziata la refezione, non tocca cibo non assaggia neanche, la notte si sveglia piangendo dicendo che non vuole mangiare a scuola! Non è questione di gusto ed ho avuto la prova il giorno in cui per una protesta abbiamo dovuto portare il nostro cibo da casa, non lo ha neanche aperto... Io sono un po' preoccupata, non so come comportarmi,per il momento insisto e lo lascio a scuola. Le maestre mi dicono che al momento del pasto lui non è neanche a disagio, che non guarda neanche nel piatto! Quando torna a casa ovviamente ha fame e mi chiede di mangiare, cosa che io faccio, ma ho paura che cosi facendo non mangerà mai a scuola sicuro del fatto che tornato a casa mangerà Chiedo un vostro aiuto grazie mille

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Signora, l'ingresso nella scuola materna è sempre un momento particolarmente angoscioso per i bambini, che fino ad allora hanno vissuto nel nido caldo e sicuro rappresentato dalla famiglia. È il momento in cui scoprono di non essere unici, di dover dividere le attenzioni, di non avere una mamma onnipresente che nutre ogni volta che lo si desidera. Sicuramente attraverso il suo rifiuto di nutrirsi a scuola, suo figlio le sta mostrando la sua angoscia. Le consiglio di rivolgersi ad un professionista specializzato in psicologia infantile, che incontrerà suo figlio e insieme a lui e con il supporto dei genitori sapra' dare il giusto aiuto. È necessario capire cosa vuol dire suo figlio con questo comportamento, e sicuramente non troverà la risposta attraverso gli interventi, che comprenderà essere assai limitati, in questo servizio. Le auguro di trovare presto una risposta.

Gentile Signora, le insegnanti non hanno, presumibilmente, una preparazione psicologica adeguata per individuare eventuali disturbi, per lo più sottili e complessi: l’ipotesi, da verificare diagnosticamente, di un Disturbo vero e proprio, in tal senso, è, in base alla Sua esposizione, possibile, fermo restando, prima di poter fare una diagnosi, un adeguato approfondimento investigativo ed ermeneutico del caso. Una rieducazione psicopedagogica dell’approccio genitoriale potrebbe, per quanto sembra, essere una soluzione valida per ristrutturare e migliorare le capacità interattive, sociali e pre-scolastiche del bambino. L’approccio familiare potrebbe in tal senso essere adeguato per individuare il problema e, indirizzandolo sulla strada giusta sin dalle sedute preliminari, avviare una non lunga risoluzione. Cordiali saluti.

Buongiorno,

molti bambini  nei primi anni di inserimento scolastico rifiutano il cibo , è un loro modo di attierare l' attenzione sul fatto che è ubn passaggio difficile quello di uscire dall'intimità della casa  e condividere spazi e tempi con altri bambini. 

Spesso si presta attenzione in modo particvolare al momento del distacco e del reincontro con i genitori per valutare  la qualità del vissuto del bambino nell'inserimento della scuola materna. Al contrario, io credo che si debba prestare attenzione anche ad un  caleidoscopio molto più vastio di emozioni che variano da bambino a bambino. Per alcuni sarà un problema la condivisione del cibo, per altri il riposino pomeridiano o l 'utilizzo dei giocattoli.

Il fatto cvhe suo figlio abbia degliu incubi in relazione al momento del cibo rende evidente quanto profonda sia l'angoscia che lo accompagna.

Proverei intanto a vedere come smantellarla diminuendo la sua ansia riguardo a questo (spesso i bambini hanno antenne speciali per comprendere gli ambiti in cui maggiormente possono far leva sui genitori ), cercherei di provare ad inventare con il bimbo delle storie in cui si mangia tutti insieme (un esempio potrebbero essere i 7 nani che condividono casa, cibo, letti e anche un'amica speciale come Biancaneve ), chiederei al bambino se vuole piortarsi qualcosa da casa per fargli compagnia mentre è al tavolo ecc...In poche parole, cercherei di uscire dall'unico riferimento al cibo, allargando la capacità di simbolizzare e di pensare del bambino.

Gentile Irma, 

sicuramente la refezione è un momento di passaggio importante nella fase di autonomia e distacco dal genitore. Da quanto ho capito a scuola non piange al momento della refezione, semplicemente si limita a non mangiare, mentre poi a casa, di notte, piange e chiede di non "essere lasciato" a scuola per mangiare.

Ovviamente le informazioni a disposizione sono troppo esigue per poterle rispondere in modo esaustivo, andrebbe indagato il valore che suo figlio dà al mangiare a casa o con lei. Ad esempio: cosa succede se va a pranzo a casa di un amichetto? Ha chiesto alle maestre se può essere presente al momento del pranzo a mensa? Solo per vedere se "in sua presenza" il bambino cambia atteggiamento.

Punirlo per questo disagio, rifiutando di farlo mangiare al rientro da scuola non mi sembra un atteggiamento corretto, e paradossalmente potrebbe dare un'eccessiva rilevanza a questo momento (potrebbe poi rivelarsi un'arma di ricatto per il bambino).

Quindi continui a farlo mangiare al rientro ma provi ad indagare meglio questa dinamica del "mangiare fuori".

Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.

Cordialmente

Gentile signora non mi sento di sminuire  il senso di preoccupazione che lei sente nei confronti di suo figlio.Il fatto che non accetti di mangiare a scuola esprime certamente un forte disagio.Assumere cibo fa parte dei bisogni primari che un bambino soddisfa naturalmente in condizioni di serenita'. Qui la negazione  di questo bisogno, il non soddisfarlo comunica, nella modalita' tipica dei bambini, che qualcosa non va. Le consiglio di capire meglio cosa accade durante  la refezione, chi si occupa di lui ....se e come il bambino viene sollecitato  a mangiare se, per esempio,si crea troppa confusione e si spaventa, .In questo momento suo figlio sta' vivendo un momento molto delicato :la prima separazione dalla mamma e la famiglia e i tempi e le modalita' potrebbero essere troppo duri per le sue capacita' adattive.La invito,con l'aiuto della maestra, ad indagare meglio e a  ''sentire''  tutto cio' che accade quando il bambino si trova in questa situazione e  a valutare  anche la possibilita' di farlo inserire piu' morbidamente nell'orario completo ,magari dargli piu' tempo per lasciargli acomprendere quello che sta' accadendo e sopratutto tranquillizzarlo ,spiegandogli  e dimostrandogli con tenerezza che vive un tempo a scuola ma le attivita' che svolgeva a casa con lei o con con chi si prende cura di lui restano  presenti e importanti  nella sua giornata.Resto a sua disposizione e  le faccio i piu'cari auguri perche' con l'attenzione giusta tutto si puo'  modificare e migliorare!

cara irma,

bisognerebbe capire che rapporto ha con il cibo il bambino e che abitudini ha a casa al momento del pasto.indubbiamente gli incubi notturni ed il suo rifiuto del cibo a scuola indicano una forma di disagio da parte sua in relazione a tale momento.

Potrebbe essere accaduto qualcosa durante la refezione non necessariamente qualcosa di grave, ma che evidentemente lo ha disturbato.

Cerca di parlarne con lui e di farti spiegare cosa lo turba, se la situazione persiste prova a contattare uno psicologo infantile che probabilmente riuscirà ad individuare il problema attraverso strumenti adeguati.

in bocca al lupo 

Gentile signora, avrei delle domande da farle per capire bene la situazione. Da quanto tempo perdura questa situazione con suo figlio? Come mangia a casa il suo bambino? Avete mai notato dei cambiamenti nel suo modo di mangiare o nei suoi gusti? Come si comporta se mangiate fuori o a casa di parenti? sono tutte domande importanti per capire meglio la situazione. Inoltre, come si svolge la giornata scolastica del bambino come si comporta che rapporto ha con i compagni e con le insegnanti? Per andare a fondo nella problematica che ha posto, bisognerebbe valutare tutte le ipotesi. Io ritengo che se la cosa perdura sarebbe necessario portare il bambino a degli incontri regolari con uno psicologo, che entrando in relazione col bambino cerchi di capire la problematica sottostante al suo comportamento. Le consiglierei di rivolgersi all'U.O. di Neurosichiatria Infantile della sua città. Nel fratempo sono a sua disposizione per eventuali chiarimenti. Cordiali saluti.                                                

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