Psicologia scolastica

Mio figlio ha un carattere molto difficile e non relaziona con i compagni facilmente

Monica

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Buongiorno, sono la mamma di un bambino di quasi 9 anni e che frequenta la terza elementare. Non ha nessun problema di apprendimento, solo nel comportamento. Ha un carattere molto difficile e non relaziona con i compagni facilmente. I primi due anni di scuola sono passati tranquillamente. Quest'anno è indescrivibile. Non passa giorno che le insegnanti non mi fermino fuori da scuola per raccontarmi cosa combina mio figlio: Si mette ad urlare in classe, piange se un compagno lo guarda perchè pensa lo stia prendendo in giro, si va a nascondere sotto il banco. Le insegnanti sono esasperate e pure io non so più che fare e pensare. Continuo a parlare con lui e chiedergli di dirmi se c'è qualcosa che non va o cosa gli passa per la testa. L'unica risposta che mi da è che i suoi compagni lo prendono in giro e a lui scatta la rabbia e si comporta così. All'inizio le insegnanti hanno cercato di comprendere e di aiutarlo e lo stesso i compagni, ma ora i compagni quasi non lo considerano più perchè non vedono in lui la voglia di cambiare e le insegnanti non riescono a capire cosa non va. Mi hanno detto apertamente di portarlo da un psicologo, ne ho parlato anche con la pediatra che mi ha consigliato la stessa cosa. Cosa devo fare.. Grazie

31 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Carissima Monica ho selezionato la sua mail perchè è interessante e mi porta a chiederle alcune cose. Le dico già che queste domande possono sembrarle strane, in realtà gliele faccio perchè questi comportamenti oltre che nei problemi di ordine psicologico, si trovano anche in una sindrome che ha a che fare con batterio. Pertanto mi farebbe piacere se mi rispondesse alle domande che le farò. Questi cambiamenti sono avvenuti improvvisamente? Oltre a ciò che ha descritto il bambino presenta anche tic? Sono presenti fobie? Ha notato se è peggiorato la scrittura? 

Monica, se avrà voglia di rispondere si potrebbe escludere questa sindrome che spesso passa inosservata e che, invece, è molto più frequente di quello che non si crede. 

Attendo una sua gradita risposta, mentre colgo l'occasione per inviarle un caro saluto.

Credo che il consiglio delle insegnati e del pediatra sia accurato in quanto il bambino sembra abbia difficoltà relazionali ma ciò lo scompensa in termini comportamentali. quando il bambino dice che gli scatta la rabbia probabilmente la vive anche lui come inadeguata o comunque come problematica ed è incapace di controllarsi. Non abbia paura, un sostegno psicologico da parte di una buona psicologa infantile può esserle utile sia a lei in quanto mamma sia a lui.

distinti saluti

Signora, sembra che lei abbia delle remore ingiustificate nei confronti della figura dello psicologo. Suo figlio forse le sembra troppo piccolo per un'esperienza del genere? In realtà la terapia dei bambini è efficace in genere solo se viene coinvolta la famiglia. E' essenziale che i genitori collaborino e spesso sono essi le figure più coinvolte nel processo terapeutico che a volte può svolgersi addirittura in assenza del bambino stesso. Perciò si affidi ad uno psicologo o psicoterapeuta, possibilmente con esperienza nelle terapie familiari.
Gentile sig.ra, leggendo quanto mi scrive, pur essendo poco, mi sollecita l'idea che un piccolo intervento psicologico possa essere adeguato per suo figlio. Suo figlio sembra evidenziare dei segnali di disagio comportamentale a scuola che se colti già da quest'età, magari possono essere modificati per una eventuale vita relazionale e sociale futura più adeguata; a seguito di tali comportamenti Lei stessa mi mette in evidenza, infatti, momenti comportamentali disfunzionali del bimbo, che minano l'equilibrio relazionale con i compagni di classe; le dirette conseguenze sono derisioni da parte dei compagni ed evitamento, oltre che distacco sociale del bimbo stesso. Colga l'opportunità di aiutarlo nelle sue difficoltà. Potrebbe affiancarsi ad un terapeuta cognitivo- comportamentale specializzato nel settore evolutivo della zona. Le potrà dare sicuramente una mano e dei consigli adeguati in merito a strategie e modalità di approccio alla situazione caratteriale del suo bimbo. Cordialmente Le auguro buona giornata.
Salve Monica, i comportamenti espressi dal suo bambino di nove anni sono indicativi di insicurezza e fragilità personale nella relazione con i coetanei, di disagio nel mettere in atto modalità adeguate per farsi apprezzare e considerare. Sono anche richieste di supporto e di protezione espresse agli adulti con i quali non riesce ad esprimere le origini delle emozioni che prova. Pertanto le consiglio anch’io di farsi sostenere da uno psicologo specialista in età evolutiva per individuare gli episodi iniziali che hanno originato la rabbia e la paura di essere deriso nonché fare emergere nel bambino le capacità e le risorse personali per affrontare, mettere in atto le modalità comportamentali e le strategie più efficaci e soddisfacenti per trovare un ruolo positivo e soddisfacente nella relazione e nella comunicazione con un gruppo vissuto alla “pari”. Cordiali saluti
sicuramente qualcosa ha turbato la sensibilità del bambino, se i primi due anni di scuola si sono svolti in modo tranquillo e solo ora si sta manifestando il problema abbiamo modo di credere che nel periodo che va tra la fine della seconda elementare e l'inizio di questi atteggiamenti sia accaduto qualcosa che porta il bambino a manifestare atteggiamenti disfunzionali. Il problema è che forse nemmeno lui sa ricondurre all'evento traumatico, pertanto sarebe indicato farlo aiutare da un esperto che potrà aiutarlo a sciogliereb in conflitto che innesca questi atteggiamenti.
Gentile Signora, il comportamento del bambino nei primi due anni precedenti era tranquillo, quindi il disagio che presenta quest’anno illumina sulla possibilità che ha vissuto qualche episodio negativo a scuola, plausibilmente nella relazione con i compagni che lo deridono. Va però appurata meglio la causa del disagio, che lui descrive in modo vago. Quindi: “cosa significa per lui presa in giro?” - “E come queste prese in giro si concretizzano?” - “Come ha reagito inizialmente il bambino alle prese in giro?” - “Come hanno reagito gli insegnati?” - “E cosa fanno poi gli altri bambini?”. Quella del bambino può rappresentare una forma di ribellione e/o di protesta, ma non ha una modalità giusta di reagire alla situazione, dato che si esprime più su un piano non verbale. Va quindi aiutato a razionalizzare, stimolandolo a trovare delle soluzioni, del tipo “se ti prendono in giro cerchiamo di capire perché e poi cosa potresti dire o fare?"
Gentile sig.ra Monica, quello che sembra essere più preoccupante nel comportamento di suo figlio non è tanto la mancanza di socievolezza con i compagni, per non dire la paura, quasi il terrore che sembra provare nei loro confronti; è piuttosto il fatto che, come sembra di desumere dalla sua lettera, questo atteggiamento è una novità: un bambino che per i primi due anni di scuola si è comportato “bene”, improvvisamente pare spaventato! In effetti, un bambino che urla se viene solo guardato, che si rifugia sotto il banco, sembra un bambino spaventato più che non arrabbiato, sembra un bambino che usa l’aggressività non perché sia un violento, ma perché sente di doversi difendere da qualcosa che teme. È a conoscenza di qualche piccolo trauma, di qualche spavento che suo figlio possa aver subìto? Ci sono stati cambiamenti importanti, in famiglia, nell’ultimo periodo? Se non le risulta nulla di tutto questo, se il comportamento di suo figlio perdura a seguire questi binari, e se suo figlio continua a dare risposte evasive quando lei gli chiede il motivo del suo atteggiamento, forse potrebbe essere davvero il caso di portarlo da uno psicologo dell’età evolutiva, che sappia trovare le risposte ai silenzi del suo piccolo, magari interpretando i suoi giochi e i suoi disegni (a proposito, se suo figlio disegna, ci sono stati cambiamenti magari proprio nei soggetti delle sue raffigurazioni? E il suo modo di giocare, quando è in casa, è diverso rispetto a qualche mese fa?). Cordiali saluti,
Forse è disperato perchè non riesce a controllare le sue reazioni emotive, mi pare che sia il caso di seguire il consiglio che le hanno dato. Io sono disponibile nel caso sia seriamente intenzionata a capire cosa sta succedendo.
Cara signora Monica cosa fare per suo figlio già lo sa, pertanto la domanda diventa: come mai esita? Distinti saluti
Gentile mamma, posso immaginare l'ansia e il disagio legati a questa situazione che diventa via via insostenibile. Può essere davvero come dice lei che suo figlio non sappia come fare per relazionarsi con gli altri e che utilizzi questi comportamenti "alternativi" per non essere sopraffatto. Se le hanno consigliato uno psicologo forse questa può essere una buona strada, non perchè suo figlio è matto, ma proprio perchè le criticità vanno risolte e i bambini e le loro famiglie vanno aiutati. Per capire insieme cosa è meglio "fare", costruire. Non cambiare del tutto, ma raffinare. Vada a cuor leggero. Si troverà sicuramente bene. Poi ci faccia sapere!
Gentile Signora, portare suo figlio dallo psicologo può essere una possibilità, un'altra possibilità è quella di svolgere lei stessa, insieme al padre se possibile, una consulenza psicologica per indagare se c'è qualcosa che potete fare per vostro figlio. Esplorare, per esempio, i limiti e le risorse del vostro approccio educativo e vedere se c'è qualcosa di diverso che potete fare per aiutarlo rispetto al suo sviluppo affettivo e sociale. Inoltre i bambini, e gli adolescenti, sono molto sensibili ai malesseri dei genitori, sono come spugne che assorbono tutto. Se esistono problemi di coppia, se uno o entrambe i genitori vivono delle fragilità, se l'attegiamento verso il bambino è rigido o criticante ... il bambino sente e coglie tutto e lo traduce in pianto o in comportamenti di chiusura o di aggressività.
Cara Monica, in base a quanto letto, credo che la cosa più opportuna sia portare suo figlio da uno psicologo esperto in età evolutiva così da porre alla sua attenzione il comportamento del bambino: quando, dove, in quali circostanze e soprattutto perchè suo figlio si comporta in un certo modo; uno psicologo può aiutare anche lei a comportarsi in modo più efficace nei confronti di suo figlio e può prendere in considerazione l'eventualità di un intervento terapeutico. Spero di esserle stata d'aiuto; un saluto
Buon giorno Monica, da quello che dice è evidente che è successo qualcosa che ha indotto un cambiamento, il quale ha fatto si chè il bambino scatti di rabbia. Non è facile individuare le motivazioni di questo cambiamento, se non attraverso un'osservazione più accurata della situazione di classe, perchè mi sembra di capire che il bambino abbia questi comportamenti soltanto a scuola. Quindi sarebbe opportuno confrontarsi con uno specialista che la segua e le faccia leggere il comportamento di suo figlio in un modo più chiaro.
Cara Monica, ritengo che il consiglio che insegnante e pediatra le hanno dato sia valido. Una/o psicoterapeuta potrà comprendere cosa turba suo figlio attraverso tecniche specifiche come il disegno, il gioco, la costruzione di storie ecc...per poi intervenire a livello psicoterapico. Le consiglio di chiedere una consulenza quanto prima poichè quanto prima affrontrà il problema tanto prima lo risolverà dando così sollievo e giovamento al bambino.
Cara Monica, capisco la sua preoccupazione di madre ma,a volte, è necessario ricorrere all'aiuto di una persona estranea ed con una professionalità specifica per aiutare, in questo caso suo figlio, ad aprirsi senza bloccarsi o auto-censurarsi. Concordo quindi con la necessità di confrontarsi con uno psicoterapeuta che possa consigliarle su quale tipo di trattamento sia il più adatto alla sua situazione, se una consulenza solo con il bmbino o se una terapia familiare. Un caro saluto
Gentile può essere semplicemente una questione caratteriale ma per sicurezza gli faccia fare i test per la valutazione della sondrome di Asperger. Ci faccia sapere. Auguri Grazie cordialità
Buongiorno signora, temo la mia risposta arrivi in ritardo perchè ora la scuola è finita. Con i bambini non parlerei di carattere difficile ma piuttosto di una sorta di "fatica a crescere". poi Lei sottolinea che il ragazzino si sente preso in giro dai compagni, il che può essere vero. anzi il suo comportamento può essere letto come una reazione difensiva o di paura nei confronti di qualcosa che è successo oppure che lui sente "emotivamente pericoloso" per se. Non gli chieda ora che è in vacanza cosa è successo e cosa non va. Piuttosto faccia in modo che stia con un gruppo di ragazzini della sua età al Grest o alle animazioni estive dove, se ben condotte, i ragazzini imparano l'arte difficile di stare con gli altri divertendosi. Anche la partecipazioni ad attività sportive di squadra possono aiutare il ragazzo senza farlo sentire "colpevole di avere un brutto carattere". Mi faccia sapere come fanno le vacanze
cara Monica, penso che valga la pena seguire con fiducia il consiglio che le e' stato dato di rivolgervi a uno psicologo: il ragazzino va aiutato il prima possibile ad affrontare quello che gli sta succedendo, prima che il disagio comprometta il rendimento scolastico, l'apprendimento e i rapporti sociali, con contraccolpi sull'immagine di se' e l'autostima- Tenga conto che si ratta di evenienze frequenti in eta' evolutiva e spesso superabili abbastanza facilmente. non esiti quindi a cercare nella sua zona una buona figura di riferimento e a chiedere il suo aiuto. Le faccio i piu' affettuosi auguri
Cara signora, immagino che sia un momento molto difficile sia per lei che per suo figlio. Consideri che di fronte a queste situazioni spesso genitori e figli sono nella stessa situazione: è difficile per entrambi comprendere quello che sta succedendo e questo può portare con sè disorientamento, senso di solitudine, paura di sentirsi sbagliati o di sbagliare, e così via. Ciò non fa che amplificare la difficoltà di affrontare una situazione già difficile di partenza. Mi sembra che suo figlio attraverso le sue difficoltà di rapporto con i coetanei stia esprimendo, nell'unico modo che gli è possibile, una richiesta di aiuto rivolta agli adulti che lo circondano, che va accolta con serietà e che necessita di essere decodificata. Credo anche che la sua difficoltà a mettere in atto qualcosa di diverso, nonostante i tentativi di aiuto e di comprensione di compagni e insegnanti, non sia un segnale del fatto che "non abbia voglia di cambiare", piuttosto una dichiarazione di quanto "da solo non ce la faccia a cambiare". Pertanto ritengo che sia opportuno che vi rivolgiate ad uno psicologo esperto dell'età evolutiva per essere aiutati innanzitutto a capire e a decodificare la richiesta d'aiuto del bambino (già solo comprendere cosa sta succedendo alleggerirà il bambino e tutta la famiglia) e, sulla base di questo, valutare di cosa eventualmente abbia bisogno. Tanti auguri!
Buon giorno Monica, da come descrive la situazione sembra che il suo bambino abbia bisogno di aiuto. Anch'io le consiglierei vivamente di farlo vedere. Va bene da uno psicologo, forse ancor meglio presso la neuropsichiatria infantile. Non si spaventi per il nome , almeno nella regione Lombardia, dove io vivo e lavoro, è un reparto dell'azienda ospedaliera che si occupa di minori in difficoltà,dove affrontano vari tipi di patologie- dal ritardo mentale, ai disturbi dell'apprpendimento, ai problemi comportamentali, fino ai casi più gravi...- e vi lavorano medici neuropsichiatri e psicologi. Facendo parte dell'azienda ospedaliera in Lombardia vi si accede tramite richiesta del medico di base (della pediatra di base del bambino) ed è gratuito o si paga solo il ticket.
Non è buona cosa lasciare una situazione di sofferenza cronicizzarsi. Quando i genitori sono impotenti di fronte ad un figlio, è utile consultare un esperto. Secondo me l'ideale è un terapeuta familiare che potrà capire insieme alla famiglia il motivo del malessere.
Buongiorno, le riconfermo che il suo bambino avrebbe bisogno dell'aiuto di uno psicologo. Meglio se lo psicologo è specializzato in psicologia infantile. Un saluto.
Gentile Signora segua pure il consiglio datole dalle Insegnanti e dalla Pediatra. Il bambino sta esprimendo un disagio e la Psicologa dell'età evolutiva sarà in grado di darvi una mano. Cordialmente
Buongiorno Signora, segua il consiglio delle sue insegnanti e della pediatra perché il bambino da segni di serie difficoltà emotive. Se gli permetterà di affrontarle subito sarà possibile aiutarlo a rasserenarsi e crescere meglio. Non perda troppo tempo.
Sì, è molto probabile che il bambino stia attraversando un momento difficile e sarebbe opportuno comprendere quali sono le emozioni, le paure che lo attraversano. Un percorso di psicoterapia è opportuno sia per integrarlo nel gruppo-classe, ma sopratutto per dare un senso, un significato a quelle paure. Ci sono ottimi psicoterapeuti infantili che, servendosi del gioco, hanno modo di osservare il bambino e aiutarlo a tirare fuori le proprie angosce. Credo che possa trovare anche nella sua zona.
Gentile Signora, dalla breve descrizione sia del carattere di suo figlio, sia delle relazioni coi compagni in classe, deduco che ci troviamo di fronte a un caso di bullismo, che va preso sul serio. Occorre agire su tre fronti: 1) ricorso a un bravo psicologo/a perché aiuti suo figlio a superare la spiccata introversione e ad acquisire maggiore sicurezza di sé; 2) avvicinare il ragazzo a qualche gruppo extrascolastico (gruppi sportivi, o scout o altri) al fine di saggiare/saggiarsi in altri ambienti, ma con molta attenzione alle caratteristiche dell'ambiente e alle modalità di inserimento; 3)interessare la dirigenza scolastica, che già dovrebbe essere sensibilizzata alla gravità (per lo sviluppo successivo dei ragazzi) del fenomeno bullismo: il Ministero ha chiesto alle Regioni di istituire Osservatori anti-bullismo per prevenzione e il contrasto del fenomeno. (Purtroppo a volte i singoli istituti scolastici ufficialmente sottovalutano i fenomeni, per mostrare che nella loro scuola tutto è OK.).
Gentile Signora, in assenza di Disturbi Specifici dell'Apprendimento o di altre patologie conclamate, può essere utile volgere lo sguardo clinico alla struttura di personalità e all'ambiente sociale-relazionale, in cerca di eventuali fattori traumatici e/o conflittuali, quand'anche vissuti come tali dal bambino. Difatti, in età evolutiva, l'attribuzione di significato agli eventi può essere distorta in senso negativo/colpevolizzante, e le domande dirette dell'adulto a volte alimentano un vissuto autocritico. Meglio impostare la comunicazione in maniera più leggera e giocosa, anche se spesso l'ansia del genitore rende difficile tale approccio. Anche per questo la figura dello psicologo può risultare particolarmente proficua. È altresì necessario rilevare se i comportamenti problematici siano circoscritti alla scuola, oppure estesi ad altri ambienti relazionali del bambino. Gli adulti, comprese le insegnanti, vanno sostenuti e orientati in un lavoro di comprensione e comunicazione da ritagliare su misura, dopo un'analisi approfondita del caso. Cordialmente
Cara Monica, ho letto con attenzione la descrizione che mi hai fatto delle difficoltà di tuo figlio. quello che mi sento di dirti è che è sicuramente giusto rivolegrsi ad uno specialista, anche solo per un confronto ed una chiarificazione della situazione. la mia formazione mi porta a dirti che le difficoltà del tuo bambino difficilmente derivano da qualcosa nato dentro di lui, come succede negli adulti, ma molto probabilmente è la reazione a qualche situazione esterna, un modo che lui ha trovato per rispondere a questa nuova sollecitazione, se pur non adattivo. inoltre è difficle che lui riesca a rispondere a domande di tipo introspettivo che necessitano di riflessione e ragionamento astratto, capcità che non ha ancora acquisito. potrebbe essere più utile riflettere sul contesto in cui il bambino vive e su cosa di questo è cambiato negli ultimi tempi. buona riflessione!
Buon giorno Signora, quello che lei mi dice è un po' pochino, ma penso che il consiglio di insegnante e pediatra, sia giusto. Io però le consiglio uno psicologo familiare, le prime relazioni nascono all'interno della famiglia e penso sia più giusto iniziare da lì.

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