Psicoterapia

E' un atteggiamento giusto? Un atteggiamento sano?

liliana

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Salve. Penso che il mio terapeuta provi attrazione sessuale/interesse nei miei confronti.
E' sposato, sia chiaro e questo discorso tra me e lui c'è già stato ma non c'è stata risposta.
Mi ha detto che un rifiuto o 'dire di si' ad un paziente, sono dannosi allo stesso modo.
Da quella seduta ha cambiato il suo atteggiamento.
Lui mi messaggiava sempre quasi tutti i giorni, su whatsapp, instagram, mi diede il suo numero privato e spesso le conversazioni cadevano in cose che potevano far pensare altro.
E' la mia prima terapia e non ho parenti né amici che si sono rivolti ad un terapeuta, quindi non saprei fare un paragone (per quanto si possa.)
Sono atteggiamenti normali?
Aspetto sue

7 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Liliana,


se la dia a gambe levate. Può anche non dare alcuna spiegazione.


Questo tipo di "terapeuta" ha sempre diverse storie parallele con le pazienti, quindi sicuramente questo giochetto non lo fa solo con lei.


E' una forma gravissima di abuso, perché l'approccio sessuale, oltre a essere al di là di ogni limite etico e deontologico, mina alla base la terapia, spostandola dal piano simbolico al piano concreto. Il patto di non toccare il corpo dell'altro deve essere chiarissimo e granitico. Inoltre, si toglie al paziente la fiducia nei terapeuti successivi. Stia alla larga!


E benedica il suo intuito femminile, che forse meriterebbe di essere coltivato ....


Un caro saluto.

Gentile Liliana,


la ringrazio per averci contattati e mi dispiace si sia trovata in questa situazione.


Rimango ai fatti da lei riportati. Lei si è rivolta al terapeuta perché aveva bisogno di una terapia, e questa va affrontata in modo limpido e sereno. Una relazione privata e personale, con frequenti messaggi anche su canali social, può portare comprensibilmente confusione.


La invito pertanto a rivolgersi ad un altro terapeuta con cui riprendere il percorso.


La saluto cordialmente.

Da psicoterapeuta debbo dire che il messaggiare giornaliero con i pazienti, mi lascia alquanto perplesso; già di mio Whatsup mi infastidisce alquanto, ma ormai lo usano tutti. Questo canale dovrebbe essere lasciato per comunicazioni urgenti e non abitudinarie. Poi lavorare con il terapeuta su tematiche sessuali ci sta tranquillamente e che un paziente provi in certe fasi, attrazione per il terapeuta è nell'ordine delle cose; sta al terapeuta ricondurre il tutto sui giusti binari. Lei non ha poi specificato in che modo abbia lui cambiato atteggiamento dopo la sua domanda. Innanzi tutto, lei cosa prova e come vive la situazione? Se la imbarazza troppo, sospenda la terapia, almeno per un po', per chiarirsi le idee. I terapeuti non sono di legno, e comunque un'eventuale fantasia sessuale verso una paziente, dovrebbe essere da convenientemente elaborata in supervisione. Non esiste un coinvolgimento sentimentale o sessuale tra paziente e terapeuta, che non porti ad una immediata sospensione dell'analisi, perchè questi aspetti sono tutti a scapito del paziente, che ne esce massacrato e quei terapeuti (che purtroppo esistono), che attivano artatamente questa dimensione, dovrebbero cambiare lavoro.


Cordialmente

Gentile signora Liliana, 


La psicoterapia non ha una linea standard. Ci sono tante scuole di psicoterapia, molto diverse.


Comunque il discorso può valere per tutte. Perché la psicoterapia avviene nella unicità della relazione Professionale ed umana di due persone umane uniche. Spesso le regole dei setting esterno ed interno, sempre unici della coppia a lavoro, non seguono le regole del mondo della nostra realtà fisica, per es., come per le amicizie. La terapia Si muove anche su quelle per certi aspetti ma Ogni coppia TERAPEUTA-PAZIENTE È UNICA NEL SUO LAVORO INSIEME.


QUEL TERAPEUTA CON QUEL PAZIENTE HANNO UN SETTING, UNA RELAZIONE PROFESSIONALE E TRA PERSONE UMANE UNICHE.


Non si possono trovare due relazioni tra due coppie TERAPEUTA/PAZIENTE Che sono uguali umanamente,


e nel loro spazio ,inteso come luogo fisico e psichico, di incontro di lavoro. Anche se per es., Lo stesso terapeuta avesse più persone con una sofferenza "dell'Anima", definita "uguale"dal ,per es., DSM 5.


IL MIO CONSIGLIO È di affrontare questo discorso con il suo terapeuta e ascoltare la sua risposta in merito. Affrontare il problema/conflitto nello spazio del setting.


Poi, se dovesse sentirsi incompresa o preoccupata per se stessa,  può sempre cambiare terapeuta, anche chiedendo a lui/lei ,un suo collega. Oppure rivolgendosi all.Albo Professionale regione Lombardia dato che scrive da Milano.


Spero di esserle stata utile.


Un saluto cordiale.

E' un atteggiamento deontologicamente scorretto. Esiste un setting terapeutico che stabilisce regole e modalità di comportamento. Lo psicoterapeuta deve mantenere un profilo professionale e di comportamento rigoroso: innanzi tutto rispettare una giusta distanza dal paziente, senza la quale lo stesso lavoro terapeutico viene messo in crisi. Buona relazione terapeutica non significa diventare amici dei pazienti ed invadere il loro privato. Se questo si verifica il paziente entra in confusione come sta accadendo a lei e perde la fiducia in chi lo sta (o dovrebbe) curare

Gentile utente,


quello che si sta verificando nel suo caso è abbastanza normale. Non voglio mettere in dubbio la veridicità di quanto racconta, ma si ricordi che tutto ciò rappresenta una "sua interpretazione" di alcuni comportamenti del terapeuta. Questi, sono calati all'interno della sua esperienza terapeutica e influenzano il modo in cui legge la relazione con il collega. E' un fenomeno molto comune che potremmo identificare come "transfert".
Non sappiamo cosa passa per la mente del suo terapeuta, e quindi non possiamo giudicare il suo operato, poiché non abbiamo idea di come sia l'intervento, all'atto pratico. Tuttavia, le questioni transferali possono essere discusse in terapia. Il consiglio è quello di lasciar perdere l'interpretazione, spesso dannosa per una relazione, ma di esprimere liberamente (come in terapia si dovrebbe fare, nella migliore delle ipotesi) i propri pensieri ed emozioni.

Buongiorno Liliana,


se le cose sono come descrive ciò rappresenta un fatto molto grave.


Tra terapeuta e paziente non vi può essere nessuna relazione al di fuori di quella terapeutica.


Esistono organi preposti, tra cui l"Ordine degli psicologi, a cui rivolgersi per segnalare fatti del genere.


Dovrebbe ovviamente fornire però delle testimonianze perché una denuncia è una cosa seria, per cui è necessario essere certi di quanto da lei affermato.

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