Sbagliare e confondere le parole

Flavia

È da circa un mesetto ormai che mi capita di confondermi, scambiare o sbagliare le parole. Premetto che ho passato un periodo davvero ansiogeno per diversi mesi, che da qualche mese si è ristretto ad una quasi costante e subdola ipocondria, e paura di avere qualcosa di molto brutto alla testa come un tumore. Al di là dei sintomi fisici che possono far pensare a diverse malattie, ho notato che da circa un mesetto, forse due, ho dei problemi a parlare e a scrivere che non ho mai avuto prima: spesso mi capita di leggere libri ad alta voce, e nel farlo succede che confondo le parole (intero invece di interno, ragionare invece di ragioniere) più spesso di quanto fosse mai successo. Non ho mai fatto fatica a parlare e a dire anche frasi veloci senza incespicare, ma ora mi succede di confondermi anche parlando (libetto invece di libretto, forva di zolontà invece che forza di volontà, vacallo invece di cavallo). Stessa cosa quando scrivo sia al computer che su carta, inverto lettere della stessa parola (bello diventa lebbo, piatto diventa tiappo). L'unico momento in cui non mi succede nulla e leggo normalmente senza confusione, è quando lo faccio nella mente, in silenzio. Ho cercato di convincermi che fosse appunto l'ansia a farmi questo scherzo e ho provato a calmarmi e distrarre la mente, ma a distanza di un mese non sembra migliorare ancora e mi vergogno quando leggendo ad alta voce o parlando mi escono parole assurde. Vorrei sapere se può essere un problema serio o se sia davvero l'ansia che mi fa questo scherzo. Grazie della risposta.

2 risposte degli esperti per questa domanda

Salve Flavia, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

Buongiorno Flavia, 

Ciò che descrive potrebbe sì essere frutto dell’ansia ma per poter ricondurlo effettivamente a questo, sarebbe opportuno approfondire alcuni aspetti: 

Quali sono i sintomi fisici di cui parla e che potrebbero far pensare a diverse malattie? 

Quale lavoro fa? Parla di vergogna a leggere ad “alta voce”.  

Fa un lavoro per cui le viene richiesto di leggere ad alta voce? E se sì, c’è stato qualche episodio, legato a questo tipo di attività, che è stato spiacevole per lei? 

Un primo passo per esplorare il fenomeno che descrive potrebbe essere questo. 

Nel caso in cui lavorare sull’ansia non dovesse portare ad un miglioramento, potrebbe valutare la possibilità di eseguire un controllo neuropsicologico. 

Resto disponibile per un eventuale consulenza o in caso di necessità. 

Un cordiale saluto  

Dott.ssa Sara Lauria   

Psicologa e psicoterapeuta