Transfert verso psicologa

Francesca

Da qualche mese sto seguendo una terapia psicologica. Mi sono trovata subito bene con la mia psicologa fino a che, dopo circa 7-8 sedute, non inizio ad accorgermi che sto mettendo in atto gli stessi comportamenti che avevo verso mia madre, scomparsa da anni. Avevo bisogno della sua costante approvazione, in tutto, e cercavo sempre di piacerle, di essere “brava” per lei. Ovviamente, non era un idillio ma un rapporto molto ambivalente in cui sperimentavo anche molta rabbia e frustrazione. Da qualche tempo, ho questo bisogno di approvazione da parte della mia psicologa: ho bisogno di “piacerle” come dovevo piacere a mia madre ma con molta più frustrazione in quanto non ho modi “effettivi”, trattandosi di un rapporto umano particolare. Continuo, quindi, a interrompere e riprendere la terapia, sentendomi molto umiliata e non riuscendo a verbalizzare con lei il forte disagio che questa situazione mi crea. Non capisco perché tutto questo succeda, all’inizio non avevo assolutamente questo tipo di sensazione, non me lo spiego. Ho letto che dovrebbe trattarsi di un “transfert”: mi passerà?
Che cosa dovrei fare? Questa situazione potrebbe far sì che non riesca a risolvere alcun problema concreto?

3 risposte degli esperti per questa domanda

Salve Francesca, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare.Tuttavia cercherei di vederci del positivo in questa situazione poichè giungere alla consapevolezza degli schemi maladattivi messi in atto costituisce già di per sè un passo importante della terapia: non si spaventi nè si vergogni di questa dinamica, ne parla con la terapeuta la quale sarà ben felice di accogliere questo suo vissuto per poterci lavorare insieme.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

Buongiorno Francesca. Comprendo la difficoltà ad aprirsi su questo argomento con la sua terapeuta, ma tenga presente che portare alla luce pensieri e dubbi è tra gli obiettivi della terapia, poichè solo in quel modo si potranno poi affrontare e superare quegli aspetti del nostro funzionamento che ci impediscono in qualche modo di sentirci al meglio. Questa situazione, nello specifico, potrebbe aiutare la sua terapeuta ad aprire nuove strade di dialogo se portata alla luce, in quanto è indice di come lei tenda a funzionare in ambito relazionale. Riuscire dunque a parlare di questi pensieri e di queste sensazioni con la sua terapeuta la aiuterebbe indubbiamente a fare passi avanti nella terapia. Si senta libera di esprimere quello che pensa, in quanto cercare l’accettazione di chi ci ascolta è una spinta molto frequente nell’uomo.
Parlarne potrebbe evitarle anche il perpetuarsi di comportamenti poco convenienti nello stile relazionale che la caratterizza, garantendole anche un rapporto più proficuo con la terapeuta.
Le auguro un buon proseguimento di terapia.
Cordialmente,
dott. Alfonso Panella.

Buonasera Francesca,

è opportuno che parli con la sua psicologa di queste dinamiche, che sì potrebbero prestarsi a una lettura di transfert. Anche se al momento attuale le sta considerando come un problema che deve essere affrontato perchè ostacola l'attuale relazione terapeutica, parlarne all'interno delle sedute le permetterà di vederle come una risorsa preziosa per il suo percorso.