Galleggiare...

Anna

Non ho capito cosa sta succedendo ultimamente: corro sempre e ho come la sensazione che il tempo mi scappi tra le dita e che io sia come rallentata. Mi sento inconcludente, soprattutto sul posto di lavoro, senza contare che negli ultimi mesi ho vacillato e ho avuto una situazione pesante con colleghe e superiori. Volevano togliermi il ruolo, mi sono chiesta chi fossi e cosa volessi. E poi ho tirato un respiro e sono andata: lo stipendio mi serve. Ma ho fatto due sedute di terapia con una psicologa affiliata alla mia azienda. Ho parlato poco, ho pianto ma ho eviscersto solo sul lavoro, non sulla ricerca di un figlio, sull'avere i miei molti lontani o sul sentirmi galleggiare. Giornate infinite, e avere sempre il cervello che macina, anche a casa. Sono stanca, sono spenta. E non so, però, da dove iniziare.

16 risposte degli esperti per questa domanda

Ciao Anna,
da quello che racconti il lavoro sembra essere stato il punto in cui tutta la fatica è emersa, ma sicuramente non ne è l'unica causa. Ci sono anche la ricerca di un figlio, la distanza dai tuoi genitori e questa sensazione di dover andare sempre avanti senza riuscire a fermarti.

È comprensibile che due sedute non siano state sufficienti. Più che concentrarsi solo sul lavoro, potrebbe essere importante dare spazio, e forse anche priorità, agli aspetti della tua vita che per te sono davvero significativi e che oggi sembrano rimanere sullo sfondo.

Se vuoi, possiamo approfondire insieme questi aspetti e capire da dove iniziare.

A presto

Emanuele

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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Buongiorno  Signora 

Grazie per avermi contattata 

Io avrei disponibilità già settimana prossima 

Mi chiami pure telefonicamente, qualora sia in colloquio lasci pure un messaggio sarà mia cura contattarla prima possibile 

Cordiali saluti 

Dott.ssa Laura Iannazzo 

Buongiorno Anna, 

Quel “galleggiare” di cui parla mi sembra che descriva molto bene la situazione che sta vivendo.
Quando attraversiamo un periodo di forte stress, soprattutto legato al lavoro, è frequente che gran parte delle nostre risorse vengano assorbite da ciò che richiede di essere affrontato nell’immediato. Nel frattempo, aspetti profondamente importanti per noi (come il desiderio di un figlio o la lontananza dalle persone care) rimangono in sospeso, pur continuando ad avere un peso significativo.

Il fatto stesso che abbia deciso di scrivere qui rappresenta già un primo passo.

Le auguro di trovare uno spazio in cui potersi fermare, ascoltare e dare voce a ciò che sta vivendo.

Resto a disposizione qualora desiderasse fissare un primo colloquio.

Un cordiale saluto,

Dott.ssa Enrica Falco

Dott.ssa Enrica Falco

Dott.ssa Enrica Falco

Modena

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Buon pomeriggio Anna, in attesa di un paziente in studio, mi prendo il tempo di rispondere al suo quesito. Mi colpisce molto il titolo che ha dato alla sua riflessione e che mi fa pensare ad una persona profonda e con un vocabolario emotivo sensibile: galleggiare. Si galleggia per non andare a fondo, per istinto, per rimanere sospesi e continuare a respirare, come bisogno fisiologico fondamentale a quell'apnea di senso che a volte ci attanaglia nella ricerca di una direzione, di un approdo. Vede Anna, oltre ai bisogni fisiologici ci sono almeno tre bisogni psicoemotivi fondamentali per la nostra sopravvivenza, a cui spesso non facciamo caso. Il bisogno di sicurezza, il bisogno di riconoscimento, il sentirsi amati e il bisogno di appartenenza, il sentirsi parte. Con i miei pazienti comincio sempre da qui, chiedendogli dove si trovano rispetto a queste importantissime dimensioni, per cercare di ritrovare la bussola e darsi una direzione, un obiettivo da cui ripartire, facendo ordine alle personali prioritá e ponendo le fondamenta per realizzare i desideri piú autentici. Io ricevo a Modena in presenza, se mi cerca qui o in rete troverá facilmente i miei recapiti e diverse recensioni lasciatemi da alcuni pazienti. Se pensa che ci si possa incontrare e cominciare un percorso di supporto psicologico rimotivante, io sarei disponibile anche da settimana prossima. Spero di risentirla. Un caro saluto.

Dott.ssa Anna Rita Rapaná

Dott.ssa Anna Rita Rapanà

Dott.ssa Anna Rita Rapanà

Modena

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Ciao Anna

Sembra che tu abbia la sensazione di galleggiare così come il tuo continuo pensare ti sposta continuamente sulla testa..hai mai provato un approccio psico-corporeo? Potrebbe essere utile ri-entrare in te profondamente e nel tuo corpo

Gloria 

Dott.ssa Gloria Quattrini

Dott.ssa Gloria Quattrini

Modena

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Buongiorno Anna, riferisce che sono diverse le cose che le danno peso e le tolgono energie. Sicuramente queste parti hanno bisogno di emergere e di essere rielaborate, così come quando ha trattato il tema del lavoro anche il resto va compreso. Provi a dedicare del tempo a questi pensieri che le generano stati di disagio con il suo terapeuta. Cordialmente Trazzi. 

Dott.ssa Marilena Trazzi

Dott.ssa Marilena Trazzi

Modena

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Cara Giada,

quello che descrivi, questa sensazione di correre restando ferma, di essere "spenta" pur avendo il cervello che non smette di macinare, è una forma di dissociazione reattiva. È il modo in cui la tua mente sta cercando di proteggerti da un dolore troppo grande per essere gestito tutto in una volta. Galleggi perché, dopo aver subito il trauma della perdita di Roberto e l'abbandono di chi credevi amico, il mondo "normale", quello fatto di scadenze lavorative, di dinamiche d'ufficio e di giudizi altrui, ti appare improvvisamente assurdo, quasi alieno. Non sei inconcludente: sei sovraccarica. La tua energia mentale è quasi interamente assorbita dal tentativo di non affondare. Non cercare di risolvere tutto subito. Non si esce da questo stato con una "tabella di marcia", ma con piccoli ancoraggi. Smetti di rimproverarti per non essere produttiva o per sentirti rallentata. Dire "oggi non sono lucida perché sto attraversando un lutto" non è una giustificazione, è un atto di onestà verso te stessa. Riconoscere che sei "in pausa" per motivi di forza maggiore toglie pressione. Hai detto di essere spenta. Spesso, quando la mente non riesce a connettersi, il corpo è la via d'uscita. Una camminata di 10 minuti con il tuo cane, senza lo smartphone, concentrandoti solo sul respiro e sul contatto dei piedi a terra, è una forma di meditazione che aiuta a smettere di "macinare" pensieri. Giada, il fatto che tu sia arrivata qui a scrivere, a dare un nome a questa sensazione di "galleggiamento", è già il primo passo per smettere di andare alla deriva. Non sei una macchina rotta, sei una persona che ha subito un terremoto e sta imparando a camminare tra le macerie.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

 

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Ti ringrazio per aver condiviso la tua storia. Quello che provi è un profondo sovraccarico: quando la mente corre sempre, è normale sentirsi spente e con la sensazione di galleggiare. Stai reggendo pesi enormi, tra lavoro e vita privata, ed è comprensibile essere esauste.

Se lo desideri, sono qui per darti supporto e aiutarti a fare ordine, un passo alla volta.

Nel frattempo, per evitare che le preoccupazioni ti rincorrano anche a casa, ti lascio un piccolo strumento pratico: il 'Timer dei Pensieri'.

Ogni giorno, stabilisci un momento fisso di 5 minuti e punta un timer. In quel tempo, concediti il permesso di pensare a tutte le preoccupazioni, le ansie e le cose lavorative. Appena il timer suona, fermati, fai un respiro profondo e dedicati tassativamente a qualcosa che ti piace o ti rilassa, anche di molto piccolo. Questo aiuterà il tuo cervello a capire che c'è un tempo per i problemi e un tempo per te.

Se vorrai iniziare questo percorso insieme, io ci sono. Un caro saluto.

Salve Anna, 

la sensazione che descrive è una sensazione piuttosto spiacevole: essere sempre in attività e sentirsi inconcludenti, correre sempre ma percepirsi rallentati è piuttosto duro.

Certamente lo stress potrebbe essere la causa di questo stato, ma forse il suo malessere ci segnala altro che meriterebbe di essere ascoltato ed eviscerato.

Parlare con un professionista questi casi è molto importante per evitare che il malessere diventi più forte ed invalidante. 

Se avvertisse il desiderio e la necessità di un confronto, sono a disposizione.

 

Cordiali saluti

 

Dott.ssa Valeria Manni

Dott.ssa Valeria Manni

Roma

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Cara Anna,

quello che descrivi è la sensazione che arriva quando si va avanti per mesi tenendo tutto insieme senza mai fermarsi davvero. Non è solo stanchezza. È come se la tua mente fosse sempre accesa, sempre in allerta, sempre pronta a rispondere a qualcosa. E quando il corpo corre, ma dentro ci si sente rallentati, è il segnale che stai vivendo oltre le tue risorse emotive.

La situazione che hai avuto al lavoro ti ha scosso più di quanto forse hai potuto dire in quelle due sedute. Quando qualcuno mette in discussione il tuo ruolo, la tua competenza, il tuo posto, non ti toglie solo sicurezza professionale: ti toglie un pezzo di identità. È normale che tu abbia vacillato, che tu ti sia chiesta chi sei e cosa vuoi. È normale che oggi tu ti senta inconcludente, come se ogni cosa richiedesse uno sforzo doppio. Non è un difetto. È una ferita ancora aperta.

E poi c’è tutto il resto, quello che non hai detto in terapia. Il desiderio di un figlio che forse ti accompagna da tempo. La distanza dai tuoi, che pesa nelle giornate in cui avresti bisogno di un abbraccio semplice. La sensazione di galleggiare, come se la tua vita scorresse senza che tu riuscissi davvero a sentirla. È difficile parlare di queste cose quando si è già in affanno. È difficile dire “sto male” quando si ha paura di crollare.

La verità è che non sei spenta. Sei esausta.
E l’esaurimento emotivo non si cura con la forza di volontà, né con il “devo farcela”. Si cura quando si smette di correre per un momento e si riconosce che il peso che porti è troppo grande per essere sostenuto da sola.

Non devi sapere da dove iniziare.
Devi solo concederti un punto da cui partire.

Può essere una nuova seduta in cui parli davvero di te, non solo del lavoro. Può essere un momento della giornata in cui ti permetti di non essere produttiva. Può essere un gesto piccolo, ma tuo, che ti ricorda che non sei solo una persona che deve tenere tutto insieme.

Anna, non stai galleggiando perché sei persa.
Stai galleggiando perché sei stanca di nuotare senza mai toccare terra.
E il fatto che tu abbia scritto, che tu abbia chiesto aiuto, che tu abbia messo in parole questo stato, è già un primo passo verso un luogo più stabile.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Salve Anna, è chiaro che la sua vita interiore allo stato attuale non ha nutrimento, sa di cosa si nutre la sua psiche? 

Dott.ssa Margherita ippolito

Dott.ssa Margherita ippolito

Trapani

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Quello che descrivi dà l’idea di una persona che sta sostenendo un carico molto più grande di quello che appare dall’esterno. Non leggo solo stanchezza: leggo anche un periodo in cui hai dovuto rimettere in discussione parti importanti Quando il lavoro occupa tanto spazio nella nostra vita, sentirsi messi in discussione professionalmente può far vacillare anche il senso del proprio valore. E tu, nel frattempo, hai continuato ad andare avanti perché “lo stipendio mi serve”. È una scelta comprensibile, ma richiede moltissima energia.

Poi però ci sono le altre frasi che hai scritto, e mi colpiscono ancora di più:

  • Il tempo mi scappa tra le dita
  • mi sento rallentata
  • Ho sempre il cervello che macina
  • mi sento galleggiare
  • sono stanca, sono spenta

Queste sensazioni spesso compaiono quando il sistema nervoso è rimasto in uno stato di allerta per troppo tempo. Non significa necessariamente che ci sia una diagnosi precisa, ma che il tuo organismo potrebbe essere arrivato a un punto in cui continua a funzionare, però consumando più energie di quante riesca a recuperare.

Mi ha colpito anche una cosa sulla terapia. Dici di aver parlato quasi solo del lavoro, mentre sono rimasti fuori la ricerca di un figlio, la lontananza dei tuoi cari e quel senso di galleggiare.

Forse il lavoro è stato semplicemente la porta da cui il dolore è riuscito a uscire. A volte iniziamo da ciò che fa più rumore, mentre ciò che fa più male rimane sullo sfondo. Non è insolito. Piangere e riuscire a parlare solo di una parte non significa che la terapia non stia funzionando: può voler dire che quella era la parte che in quel momento riuscivi a mostrare.

Mi sembra anche che tu stia vivendo più perdite contemporaneamente:

  • la sicurezza sul lavoro è stata incrinata
  • il progetto di diventare madre occupa uno spazio emotivo importante
  • la distanza dai tuoi affetti pesa
  • e forse hai perso anche la sensazione di riconoscerti nella persona che eri qualche tempo fa

Tutto questo insieme può dare proprio quella percezione che descrivi: correre continuamente senza riuscire ad arrivare davvero da nessuna parte.

Hai scritto una frase molto significativa: “Non so da dove iniziare.”

Forse non devi iniziare risolvendo tutto. Potresti iniziare semplicemente dando un nome a ciò che stai vivendo.

Se dovessi riassumere quello che emerge dalle tue parole, direi che ci sono almeno quattro aree che chiedono attenzione:

  1. il lavoro e quello che è successo con colleghe e superiori
  2. il desiderio di un figlio e tutto ciò che comporta emotivamente
  3. la nostalgia e la distanza dai tuoi cari
  4. il fatto che la tua mente non riesca mai a “spegnersi”

Sono quattro temi enormi. Nessuno riuscirebbe ad affrontarli tutti insieme. Ma meritano ad essere aprofonditi

Ti faccio una domanda, non per trovare subito una risposta, ma per capire meglio come stai.

Quando dici “mi sento galleggiare”, cosa intendi esattamente? È come sentirti distante da te stessa, come vivere con il pilota automatico, oppure è più la sensazione di non avere un punto fermo a cui aggrapparti?

a cura di Dott:ssa Lucie Gjoka

Ciao Anna, quello che descrivi è tipico di uno stato di forte sovraccarico: la mente corre continuamente e il corpo si sente rallentato, creando quella sensazione di “galleggiare” e inconcludenza. In ottica cognitivo-comportamentale, questo è spesso mantenuto da pensieri automatici e da un’eccessiva attivazione mentale che non si ferma mai.

Un primo passo può essere rallentare in modo intenzionale: dedicare ogni giorno piccoli momenti a un’unica attività, riportando l’attenzione al presente (anche solo respirare o fare una cosa alla volta). Inoltre, in terapia potrebbe essere utile ampliare lo spazio anche agli altri temi importanti per te, non solo il lavoro: ciò che evitiamo spesso continua a pesare.

Non serve risolvere tutto subito: si inizia da piccoli punti concreti per ritrovare direzione e energia. Se voi puoi contattarmi per lavorare insieme su questi aspetti che in questo momento non ti permettono di stare bene. Io lavoro anche online sono una terapeuta specializzanda in terapia cognitiva comportamentale. 

chiedere aiuto è un punto di forza e non di debolezza

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Padova

La Dott.ssa Claudia Mosneagu offre supporto psicologico anche online

Gentile Anna,

dalle sue parole emerge la sensazione di portare sulle spalle un carico emotivo importante. Le difficoltà lavorative sembrano essersi intrecciate con altri aspetti significativi della sua vita, come la distanza dalla famiglia, la ricerca di un figlio e quella sensazione di “galleggiare” che descrive.

Quando ci si trova ad affrontare contemporaneamente molte fonti di stress, può accadere di sentirsi costantemente affaticati, con la mente sempre attiva e la sensazione di non riuscire più a ritrovare un equilibrio. È un’esperienza che merita di essere ascoltata e approfondita.

Ha già compiuto un passo importante iniziando un percorso di supporto psicologico. Se sente di non essere riuscita a parlare di tutto ciò che la preoccupa, provi a condividerlo con la sua psicologa: la terapia è uno spazio sicuro in cui poter affrontare, con i propri tempi, tutti gli aspetti del proprio vissuto.

Resto a disposizione, qualora lo desiderasse, per un primo colloquio conoscitivo.

Un cordiale saluto,

Dott.ssa Noemi Marcoccia

Dott.ssa Noemi Marcoccia

Dott.ssa Noemi Marcoccia

Frosinone

La Dott.ssa Noemi Marcoccia offre supporto psicologico anche online

Gentile Anna,

dalle sue parole emerge un senso di profonda stanchezza, non solo fisica ma anche emotiva. Quando si attraversano contemporaneamente difficoltà lavorative, preoccupazioni personali e cambiamenti importanti, può accadere di sentirsi sopraffatti, con la sensazione di essere sempre in affanno e di non riuscire più a ritrovare un equilibrio.

Mi colpisce un aspetto del suo racconto: durante le sedute ha parlato soprattutto del lavoro, ma lei stessa riconosce che ci sono altri temi molto significativi – la ricerca di un figlio, la distanza dai suoi cari, il sentirsi "galleggiare" – che probabilmente stanno contribuendo al suo malessere. È possibile che il lavoro sia stato il punto in cui la sofferenza è diventata più evidente, ma non necessariamente la sua unica origine.

Il fatto che la mente continui a "macinare" anche quando è a casa, insieme alla sensazione di sentirsi spenta e senza energie, sono segnali che meritano attenzione. Non è necessario affrontare tutto da sola né trovare subito tutte le risposte.

Potrebbe essere utile proseguire il percorso psicologico, concedendosi uno spazio in cui esplorare, con i propri tempi, anche gli aspetti della sua vita che finora sono rimasti sullo sfondo. Spesso il benessere non passa dal "resistere" a tutti i costi, ma dal comprendere i propri bisogni e dare un significato a ciò che si sta vivendo.

Il fatto che oggi si stia chiedendo da dove iniziare è, in realtà, già un inizio. Le auguro di trovare uno spazio sicuro in cui sentirsi ascoltata e accompagnata nel ritrovare, passo dopo passo, il suo equilibrio.

Salve Anna,

Il senso di "tempo che ti sfugge", il sentirsi rallentata ma con il cervello sempre in moto, la stanchezza profonda e il distacco sono reazioni del suo sistema nervoso in sovraccarico. Questo stato di Burnout è aggravato dal sovraccarico emotivo, ma può essere nettamente migliorato. Ha usato la razionalità per salvaguardare il suo stipendio, il che è comprensibile e ragionevole. Tuttavia, la priorità solo al lavoro ha lasciato fuori tutto il resto, rendendo la terapia aziendale insufficiente per il tuo benessere globale.

Per uscire da questo stallo, il primo passo è iniziare a separare la sua identità dal suo ruolo lavorativo e ripartire dall'ascolto dei tuoi bisogni reali.

Se vuole, potremmo valutare un supporto psicologico in cui poter parlare non solo delle tensioni lavorative, ma anche dei nodi irrisolti come la lontananza dei suoi affetti e il desiderio di maternità, che incidono pesantemente sul suo benessere. Una volta alleggerito il carico emotivo, potremo intraprendere un percorso di coaching per ridefinire i suoi obiettivi professionali e personali. Questo la aiuterà a capire chi vuole essere e dove vuole arrivare, allontanando la sensazione di galleggiare.

Resto a disposizione

Farinelli Fabiana Maria

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