Come andarmene da casa da dei genitori severi e emotivamente assenti senza sentirmi in colpa?

Mariam

Ciao scrivo Grace, ho quasi 18 anni, e vivo in una famiglia con dei genitori di origine straniere e molto religiosi, sono da sempre stata cresciuta con frasi del tipo "fai questo" "no non puoi fare quello" "devi vestirti così" ecc.., il punto è che all'inzio per me era normale anzi non mi faceva stare male, era tutto ok, ma poi col tempo con i social e stando con gente della mia età mi sentivo molto diversa, piano piano ho cercato di capire chi fossi, i social mi hanno aiutato un po' direi. Facendo così ho capito che ero triste, non mi sentivo amata dai miei genitori, avevo capito che quello che facevano era sbagliato però provavo sempre un forte senso di colpa, perché a causa loro mi sono sempre sentita una stupida, che non sapessi fare niente. A causa loro ho perso forse gli anni migliori quelli dell'adolescenza, al posto di stare fuori con i miei amici a divertirmi ero sempre a casa, non perché lo volessi ma perché da ragazza religiosa non era visto bene per mia mamma che io stessi fuori così. Mi hanno cresciuto con l'idea che fossi sbagliata, nell'ultimo periodo piangevo anche se non facevano niente, perché io vorrei un sacco dire che almeno un pochino mi sento bene con loro ma purtroppo non è così non poso mentire, per quanto ci possano essere dei momenti belli, io non mi sentirò mai accettata da loro, mi sentirò sempre giudicata, per questo dico sempre che certe volte mi sento un estranea a casa mia, certe volte mi dimentico anche che loro siano i miei genitori, i miei cari mamma e papà. Per questo da poco ho avuto questo istinto fortissimo di volermene andare, non posso adeso perché vorrei prima diplomarmi, ma poi andarmene per l'università, la sceglierei lontano apposta così che devo per forza prendere un abitazione lì per me. Ho paura che i miei genitori non accettino questa cosa e se fosse così, io me ne andrei comunque perché non so cosa potrei fare rimanendo qua, ma so che starei male, molto male. Però ciò che mi fa stare male, è che anche se loro mi trattano così di schifo e che non mi fanno sentire amata, io mi sento comunque in colpa, mi sento in colpa di averli delusi, di farli fare brutta figura ecc... Io so che ho ragione per come mi fanno sentire ma perché devo sentirmi in colpa? Certe volte mi metto a piangere perché avrei voluto avere una famiglia più amorevole. Mio padre è quello che preferisco di meno, dice sempre i miei affari ai suoi fratelli, mi fa sentire una cacca quando non so fare una minima cosa, non c'è mai perché lavora sempre, e le poche volte che c'è rompe le palle perché non parlo con lui, mi sembra ovvio, cosa dovrei dirti, li vorrei ricordare che è lui che ci dovrebbe provare non io, anzi io ci provo pure ma quando decido di parlargli subito dopo mi ritrovo a piangere, quindi con lui provo "meno" amore, meno senso di colpa perché non c'è mai. Ma mia mamma io a lei voglio molto bene, passiamo dei momenti stupendi a volte anche che durano secondi però belli, certe volte è così carina, non passiamo tantissimo tempo insieme e neanche parliamo tanto, perché quando sono con lei ho meno ansia di quando sto con mio padre, mia mamma mi fa stare più tranquilla. Però se fosse così bello non sarei qui a palarne, ci sono momenti in cui mi fa strano male anche lei, magari quando mi sento bella e mi preparo mi sento giudicata, come se mi sentissi una poco di buono, oppure non posso vestirmi come mi pare per motivi religiosi, in generale per sintetizzare, mia mamma la amo per questo quando mi fa stare male ci rimango male di cuore e mi fa soffrire invece quando lo fa mio padre è più rabbia. Spero di aver spiegato bene, grazie e ciaoo.

13 risposte degli esperti per questa domanda

Cara Grace, la situazione che descrivi è complessa e tocca vissuti emotivi molto profondi, che meritano di essere accolti con grande cura, attenzione e in uno spazio sicuro. Un messaggio online non può sostituire un percorso di supporto professionale, ma posso indicarti le risorse pubbliche e gratuite a cui puoi rivolgerti direttamente per trovare l'aiuto di cui hai bisogno.

Poiché ti mancano pochi mesi alla maggiore età, esistono servizi specifici sul territorio pensati proprio per supportare i ragazzi nella tua fascia d'età e garantirti il massimo della tutela e della riservatezza:

  • Consultorio Familiare o Spazio Giovani della tua ASL: Sono servizi pubblici e gratuiti presenti in tutta Italia. All'interno dello "Spazio Giovani" puoi richiedere un colloquio con uno psicologo o un assistente sociale. Questi professionisti possono offrirti ascolto e orientamento clinico e legale, anche per comprendere come muoverti per il tuo futuro universitario.
  • Sportello d'Ascolto Psicologico della tua scuola: Se il tuo istituto superiore offre questo servizio, puoi richiedere un appuntamento con il professionista della scuola. È un ottimo punto di partenza per iniziare a dare un nome a ciò che provi e trovare supporto immediato in attesa del diploma.
  • Servizi di ascolto e orientamento universitari: Quando ti iscriverai all'università, quasi tutti gli atenei offrono un Servizio di Counseling Psicologico gratuito per gli studenti, oltre a uffici dedicati al Diritto allo Studio che gestiscono i bandi per le borse di studio e gli alloggi gratuiti per gli studenti fuori sede.

Il senso di colpa e il desiderio di indipendenza sono dinamiche delicate. Parlarne di persona con un professionista in un contesto protetto ti aiuterà a fare chiarezza e a pianificare il tuo futuro con maggiore serenità.

Dott.ssa Alessandra Munelli

Dott.ssa Alessandra Munelli

Viterbo

La Dott.ssa Alessandra Munelli offre supporto psicologico anche online

Cara Grace,

La prima cosa che si nota leggendo le tue parole è una straordinaria chiarezza. Ha quasi diciotto anni, vive in un ambiente che le va stretto, eppure descrive la sua mappa emotiva con una precisione che molti adulti si sognano. Sull'anatomia della sua famiglia lei non si sta confondendo affatto: sa benissimo come stanno le cose.

Il vero nodo che la fa soffrire non è non aver capito la situazione, ma un paradosso molto antico che la psicologia conosce bene: lei si sente in colpa proprio perché sta iniziando a guarire.

Mi spiego meglio. Finché era bambina, per lei era "normale" fare quello che le veniva detto. Per un bambino è una questione di sopravvivenza: ci si adatta all'ambiente in cui si nasce, anche quando è rigido, per non perdere l'amore dei genitori. Ma crescendo, grazie al confronto con il mondo esterno, lei ha fatto una scoperta fondamentale: ha scoperto di essere un individuo a sé stante, con propri desideri, propri gusti e una propria identità.

E qui scatta la trappola. Nella cultura e nella struttura mentale dei suoi genitori, l'autonomia di un figlio non viene vista come una conquista, ma come un tradimento. Le hanno insegnato, in modo implicito o esplicito, che se lei è diversa da come la vogliono loro, allora è una "cattiva figlia" che li fa sfigurare.

Ecco da dove nasce quel senso di colpa paralizzante. Non è il segnale che lei sta sbagliando qualcosa; è il prezzo emotivo che sta pagando per staccarsi da un modello che la soffoca. Sta vivendo la fatica di dover deludere le aspettative altrui per non deludere se stessa.

Ha descritto in modo impeccabile anche la differenza tra i suoi genitori:

  • Con suo padre c'è la rabbia. Un padre assente e svalutante provoca rabbia, ed è una reazione sana. La rabbia mette una distanza protettiva, ci difende da chi ci fa sentire inadeguati.

  • Con sua madre c'è il dolore. Sua madre le regala momenti di calore, ed è proprio questo che rende i suoi giudizi così devastanti. Quando la persona che ci ama ci fa sentire "sbagliate" o giudica la nostra femminilità, ci ferisce al cuore perché spezza un'alleanza in cui speravamo.

Lei dice di piangere perché avrebbe voluto una famiglia più amorevole. È un pianto doloroso, ma è un pianto maturo: è il pianto con cui sta dicendo addio all'illusione che i suoi genitori cambieranno. Sta prendendo atto di chi sono davvero.

Vedere l'università fuori sede come una via d'uscita non è un atto di egoismo, è un sano istinto di sopravvivenza mentale. Cercare uno spazio proprio per capire chi si è senza dover chiedere il permesso per come ci si veste o per cosa si pensa non è una colpa: è l'unico modo per diventare adulti.

Il percorso che ha davanti non sarà privo di ostacoli e il senso di colpa busserà ancora alla sua porta, soprattutto quando si tratterà di fare le valigie. Ma ricordi una cosa: la responsabilità di come i suoi genitori reagiranno alla sua libertà è loro, non sua. Il suo solo dovere, in questo momento, è prendersi cura della persona che sta diventando.

Dott.ssa Elena De Franceschi

Dott.ssa Elena De Franceschi

Aosta

La Dott.ssa Elena De Franceschi offre supporto psicologico anche online

Buongiorno cara Grace capisco il tuo disagio e il contesto difficile dove vivi. Grace, quello che senti è comprensibile: il senso di colpa non significa che stai sbagliando, ma che hai imparato a mettere i bisogni degli altri prima dei tuoi.
Desiderare di andare via per stare meglio non è egoismo, è crescita. Puoi voler bene ai tuoi genitori e allo stesso tempo scegliere per te.
Quando ti senti in colpa, prova a dirti: “Non li sto tradendo, mi sto prendendo cura della mia vita.”
Vai per gradi, costruisci il tuo percorso e ricordati che i tuoi bisogni contano. 💛 Dovresti aspettare che compi 18 anni. Se vuoi fare un percorso on-line per imparare a comunicare i tuoi bisogni ed aumentare la tua autostima resto a disposizione. Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Padova

La Dott.ssa Claudia Mosneagu offre supporto psicologico anche online

Gentile Mariam,

ha spiegato benissimo!

Quello che porta racconta la complessità della situazione che ha vissuto e vive. Racconta dei momenti stupendi anche se brevi con sua madre, della distanza e rabbia con suo padre, e in mezzo una religiosità familiare che pare farla sentire fuori posto rispetto alla vita che vede intorno. Affetto e ferita convivono, e tenerli insieme come fa lei richiede lucidità. 

Si ferma su una domanda importante: "so che ho ragione per come mi fanno sentire, ma perché devo sentirmi in colpa?". Potremmo immaginare il senso di colpa come un linguaggio che ha imparato da molto tempo, prima ancora di scegliere se potesse andarle bene o meno. Quel linguaggio potrebbe oggi fare parte di lei, anche quando non ce n'è motivo, o quando accadono delle cose che per lei sono importanti e la interrogano in profondità. 

Il progetto di andare all'università lontano, per come colgo nel suo racconto, non credo sia fuga: è un piano d'azione per poter respirare e forse imparare anche nuovi linguaggi. Va bene averlo e poter osservare dentro di sè la presenza del senso di colpa. è il primo passo per provare ad averci a che fare.

Nel tempo che la separa dal diploma, adesso che si avvicina ai 18 anni, le suggerirei di cercare uno spazio di ascolto con un* psicolog* del suo territorio. Molti consultori pubblici offrono percorsi gratuiti e in molte città esistono sportelli d'ascolto per adolescenti. Avere un posto in cui condividere quello che ha iniziato a raccontare qui, senza doverne parlare con chi le vive con lei, può fare una differenza vera.

Un caro saluto

Dott.ssa Adriana Dell'Arte

Dott.ssa Adriana Dell'Arte

Dott.ssa Adriana Dell'Arte

Milano

La Dott.ssa Adriana Dell'Arte offre supporto psicologico anche online

Ciao Grace. 

Quello che stai vivendo è un conflitto interno doloroso, ma assolutamente naturale per la situazione in cui ti trovi. Sei arrivata a un'età in cui stai costruendo la tua identità di donna adulta e indipendente, ed è normale che questa crescita entri in rotta di collisione con un ambiente familiare rigido, iper-protettivo o guidato da aspettative religiose e culturali diverse da quelle del mondo in cui stai crescendo. Il senso di colpa è una delle emozioni più difficili da sradicare quando si cresce in contesti di questo tipo.  Fin da piccola ti è stato insegnato che "essere una brava figlia" significa obbedire, conformarsi e non deludere le aspettative dei genitori. Quando inizi a pensare con la tua testa e a desiderare una vita diversa, il tuo cervello percepisce la tua ricerca di autonomia come una "colpa" o un "tradimento", anche se si tratta semplicemente del tuo legittimo diritto di vivere. Vorresti che ti amassero per quella che sei davvero, non per l'immagine perfetta che hanno in mente loro. Il senso di colpa nasce dal contrasto tra il bene che vuoi loro (specialmente a tua madre) e il bisogno vitale di proteggere te stessa e la tua felicità. La distanza, la mancanza di ascolto e il fatto che condivida i tuoi affari con i parenti creano sfiducia e rabbia. Sentirti giudicata o inadeguata da lui ti porta a chiuderti, ed è una reazione di autodifesa del tutto sana. Non spetta a te, figlia di 18 anni, fare i salti mortali per costruire un ponte con un genitore che non si sforza di capirti.

Se tuo padre o tua madre ti fanno sentire "inadeguata" o "sbagliata", ricorda a te stessa che quello è il loro filtro culturale e religioso, non la verità su chi sei tu. Tu non sei sbagliata perché desideri vestirti come ti piace o uscire con i tuoi coetanei. Una delle cose che fa più male è piangere per la famiglia che avresti voluto e che purtroppo non hai. Accettare che i tuoi genitori abbiano dei limiti forti (dovuti alla loro storia, cultura e religione) ti aiuterà a smettere di aspettarti da loro una comprensione che, al momento, non sono in grado di darti. Con tuo padre o nei momenti critici con tua madre, prova ad adottare una distanza emotiva di sicurezza. Non aprirti del tutto su cose personali se sai che verranno usate per giudicarti o sminuirti. Concentrati sul diplomarti bene. L'università o un percorso di studi/lavoro lontano da casa ti darà l'aria, lo spazio e la libertà di cui hai disperatamente bisogno per capire chi sei senza la pressione costante del giudizio familiare.

Non sei sola in questo percorso e hai dimostrato una grande maturità nel saper analizzare le tue emozioni senza mentire a te stessa. Sii paziente con te stessa: ci vorrà del tempo per liberarti del senso di colpa, ma fare il primo passo mentale verso la tua libertà è già una grandissima vittoria.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

Il Dott. Riccardo Focaccia offre supporto psicologico anche online

Gentile Mariam,

Comprendo profondamente il dolore, la confusione e il senso di soffocamento che sta vivendo. Crescere in un ambiente familiare caratterizzato da regole rigide e da forti aspettative culturali o religiose rende il normale percorso di ricerca della propria identità un’esperienza estremamente faticosa e carica di solitudine. Il suo desiderio di andare a studiare lontano non è affatto un capriccio o un atto di ribellione, ma una spinta psicologica verso l’autonomia e la costruzione di se stessa.

Rispondo subito al suo quesito principale sul perché, nonostante la sofferenza subita, lei continui a provare un così forte senso di colpa. In psicologia clinica, questo sintomo è la conseguenza diretta di un profondo condizionamento educativo: quando un bambino viene cresciuto con l’idea che l’accettazione e l’amore genitoriale dipendano esclusivamente dall’obbedienza alle regole, ogni tentativo di differenziarsi e di diventare indipendente viene vissuto inconsciamente come un tradimento. La paura di deluderli o di far fare loro "brutta figura" deriva proprio dal peso di una lealtà familiare invisibile, che tenta di farle percepire la sua legittima libertà individuale come un atto di egoismo o una colpa.

Anche l’ambivalenza e il dolore che prova nei confronti di sua madre sono del tutto fisiologici. La presenza di momenti di dolcezza e calore alternati a giudizi severi crea un legame emotivo molto complesso: quell’affetto intermittente rende il distacco ancora più straziante, facendole sentire l’uscita di casa come un abbandono nei confronti di una persona a cui vuole bene.

Il suo progetto di trasferirsi per frequentare l’università dopo il diploma rappresenta la scelta più sana e costruttiva che possa fare. Stabilire una distanza fisica e dei confini spaziali chiari è lo strumento fondamentale per interrompere questa dinamica di controllo, allentare la pressione psicologica e permetterle di sviluppare la sua identità di giovane adulta senza il timore costante del giudizio.

Si conceda il permesso di scegliere il suo futuro senza sentirsi sbagliata: tutelare la propria salute mentale e cercare la propria felicità è un atto di maturità e responsabilità verso se stessa, non una colpa contro la sua famiglia. Resto a disposizione, anche online. 

Un caro saluto.

Dott.ssa Laura Corbelli

Dott.ssa Laura Corbelli

Reggio nell'Emilia

La Dott.ssa Laura Corbelli offre supporto psicologico anche online

Ciao Grace,

è molto apprezzabile che tu sia riuscita a condividere la tua situazione e comprendo che non sia semplice parlarne.
Ne hai mai parlato con un adulto di riferimento, magari a scuola o con qualcuno di cui ti fidi?
Senza il consenso dei genitori non è possibile attivare colloqui di supporto.

Potresti rivolgerti ad un consultorio o ad uno spazio giovani del tuo territorio, dove i minorenni possono accedere liberamente e trovare ascolto.

 

 

Dott.ssa Angela Frattaruolo

Dott.ssa Angela Frattaruolo

Monza e della Brianza

La Dott.ssa Angela Frattaruolo offre supporto psicologico anche online

Ciao Grace, innanzitutto da quello che racconti, mi arriva molto il fatto che sei cresciuta sentendoti spesso dire cosa fare, come comportarti e come dovresti essere, senza avere molto spazio per capire chi fossi davvero. È comprensibile che, crescendo tu abbia iniziato a farti delle domande e a sentire un forte desiderio di costruire la tua identità.

Mi colpisce una cosa in particolare: da una parte senti di avere bisogno di prendere le distanze e dall'altra provi un forte senso di colpa. Queste due emozioni possono convivere. Voler bene ai propri genitori non significa non soffrire per alcuni loro comportamenti. 

 

Il progetto di andare all'università lontano da casa mi sembra qualcosa su cui vale la pena riflettere insieme, non tanto come una fuga, ma come un possibile passo verso una maggiore autonomia e la costruzione della tua vita. È una scelta importante su cui devi riflettere molto bene, non deve solo dipendere dalla necessità di allontanarti dalla sofferenza.

Mi piacerebbe continuare ad ascoltarti e capire meglio la tua storia. 

Per qualsiasi cosa non esitare a chiedere un supporto ad un professionista. 

 

Ti ringrazio, 

Dott.ssa Sofia Barbero 

Cara Grace,

Tu non stai “esagerando”.
Stai semplicemente crescendo in una casa dove la tua identità non è mai stata davvero permessa. Sei stata educata a obbedire, a non scegliere, a non sentire. All’inizio sembrava normale, ma poi,  grazie al confronto con gli altri, ai social, alla tua età, hai capito che quella normalità ti faceva male.

La tristezza che senti è lucidità: hai capito che non ti sei sentita amata nel modo in cui avevi bisogno, che ti hanno fatto sentire sbagliata, che ti hanno tolto libertà e momenti importanti della tua adolescenza. E questo lascia un segno.

Il senso di colpa che provi non è perché stai facendo qualcosa di sbagliato.
È perché sei stata cresciuta con l’idea che la tua libertà sia una mancanza di rispetto. Quando una figlia viene educata a “non deludere”, ogni passo verso sé stessa sembra un tradimento. Ma non lo è. È salute.

Con tuo padre c’è distanza, e questo ti ferisce meno perché non c’è mai stato davvero un legame sicuro. Con tua madre c’è amore, e proprio per questo fa più male quando ti giudica o ti limita. La ferita brucia di più dove c’è affetto.

La verità è questa:
non sei un’estranea perché sei sbagliata.
Sei un’estranea perché stai diventando te stessa, e loro non sanno ancora come accogliere questa versione di te.

Il desiderio di andare via non è fuga.
È sopravvivenza emotiva.
È il bisogno di respirare, scegliere, crescere senza sentirti giudicata.

Forse non accetteranno la tua decisione.
Ma questo non significa che tu non debba farla.

Grace, tu non sei cattiva.
Sei una ragazza che ha capito che merita una vita dove può essere libera, sentirsi bella senza vergogna, uscire, scegliere, vivere.
E il fatto che tu abbia scritto tutto questo dimostra che hai già iniziato a uscire dalla gabbia.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

La Dott.ssa Arianna Bagnini offre supporto psicologico anche online

Ciao Grace,

ti ringrazio per aver trovato il coraggio di raccontare una parte così importante della tua vita. Ho letto con molta attenzione le tue parole e ciò che emerge è il peso che hai portato per tanti anni, cercando di conciliare ciò che sentivi dentro con le aspettative della tua famiglia.

La prima cosa che vorrei dirti è che le emozioni che descrivi hanno un senso. Crescere in un contesto molto rigido, in cui ci si sente spesso giudicati, controllati o poco ascoltati, può portare a sviluppare un forte senso di colpa, anche quando si desidera semplicemente vivere la propria vita e costruire la propria identità. Il senso di colpa, in questi casi, non significa che tu stia facendo qualcosa di sbagliato: spesso nasce dal fatto che per molti anni ti è stato insegnato che i tuoi bisogni, i tuoi desideri o le tue scelte dovessero venire dopo quelli della famiglia.

Mi ha colpito quando scrivi che ti senti un'estranea a casa tua. È una frase molto intensa e racconta quanto tu abbia bisogno di sentirti accolta per quella che sei. Allo stesso tempo, si percepisce chiaramente quanto tu voglia bene a tua madre e quanto questa relazione sia complessa: puoi amare una persona e, contemporaneamente, soffrire per alcuni suoi comportamenti. Le due cose possono convivere e non si escludono a vicenda.

Anche il rapporto con tuo padre sembra averti fatto sentire poco valorizzata e poco compresa. Quando una figura genitoriale critica spesso o non offre uno spazio sicuro in cui sentirsi ascoltati, è naturale che avvicinarsi diventi difficile e che prevalgano rabbia o distanza emotiva.

Il desiderio di andare all'università lontano da casa non mi sembra un gesto di egoismo o di ribellione fine a sé stessa. Da quello che racconti, sembra piuttosto il desiderio di costruire uno spazio in cui poter crescere, conoscerti meglio e vivere con maggiore serenità. Questo non significa necessariamente smettere di voler bene ai tuoi genitori, ma riconoscere che hai anche bisogno di prenderti cura di te.

Vorrei invitarti a riflettere su un aspetto: quando ti senti in colpa, prova a chiederti se quella colpa nasce davvero da qualcosa che hai fatto oppure dalla paura di deludere le aspettative degli altri. Sono due cose molto diverse. Riconoscerle è un primo passo importante per costruire una maggiore libertà interiore.

Infine, mi colpisce anche il fatto che tu riesca a raccontare tutto questo con molta lucidità. Significa che hai già iniziato un percorso di consapevolezza, e questo è un punto di forza. Non cancella il dolore che provi, ma può aiutarti a fare scelte sempre più vicine a ciò che desideri per il tuo futuro.

Ti auguro di riuscire a diplomarti con serenità e di continuare a costruire la vita che senti più tua. Se senti che questo senso di colpa, la tristezza o il peso delle relazioni familiari diventano troppo difficili da gestire da sola, parlarne con uno psicologo può offrirti uno spazio sicuro in cui comprendere meglio quello che stai vivendo e trovare nuove risorse.

Un caro saluto,

Dott.ssa Alessia Mariosa
[email protected]

Cara Grace, grazie per aver raccontato qualcosa di così personale. Da quello che scrivi emerge quanto tu abbia passato molto tempo cercando di adattarti alle aspettative della tua famiglia, mettendo forse da parte parti importanti di te per non deludere chi ami.
Una cosa che mi colpisce è il senso di colpa che descrivi. Ti chiedi: "Se loro mi fanno stare male, perché mi sento comunque in colpa?". In realtà è molto comune. Quando cresciamo con l'idea che l'amore dei genitori sia legato al fare la cosa giusta, al rispettare certe regole o al non creare problemi, può diventare difficile distinguere tra "sto facendo qualcosa di sbagliato" e "sto semplicemente cercando di essere me stessa". Il senso di colpa non significa necessariamente che tu stia sbagliando: a volte significa solo che stai facendo qualcosa di diverso da quello a cui sei stata abituata.
Allo stesso tempo, mi sembra importante non ridurre i tuoi genitori solo agli aspetti che ti hanno fatto soffrire. Tu stessa racconti che con tua mamma ci sono momenti belli e che le vuoi bene. Questo è un elemento importante: si può amare una persona e allo stesso tempo riconoscere che alcuni suoi comportamenti ci feriscono. Le due cose possono convivere.

Arrivata quasi ai 18 anni è anche normale iniziare a chiederti chi sei al di fuori delle aspettative familiari. Crescere significa anche costruire la propria identità, scegliere i propri valori e capire quali parti della famiglia vogliamo portare con noi e quali invece vogliamo trasformare. Questo però non significa dover fare tutto in modo impulsivo o trasformare la distanza fisica nell'unica soluzione possibile: andare via per l'università può essere una scelta importante di autonomia, ma può essere utile prepararla con calma, anche dal punto di vista pratico ed emotivo.
Nel frattempo, forse potrebbe aiutarti chiederti non solo "quanto mi hanno limitata?", ma anche "chi sono io quando non sto cercando di accontentare qualcuno?". Quali sono le cose che ti piacciono? Che tipo di persona vuoi diventare? Quali relazioni ti fanno sentire accettata?

Se senti che il peso di questa situazione è molto grande, puoi contattarmi quando vuoi, ricevo anche online e ti accoglierei volentieri per lavorare proprio su questo: il senso di colpa, il rapporto con i tuoi genitori, il bisogno di sentirti vista e la costruzione della tua autonomia. Non perché ci sia qualcosa di sbagliato in te, ma perché stai affrontando un passaggio molto delicato della tua vita e meriti uno spazio in cui poter essere semplicemente Grace.
Con affetto
Dott.ssa Bacchi

Dott.ssa Flora Bacchi

Dott.ssa Flora Bacchi

Bergamo

La Dott.ssa Flora Bacchi offre supporto psicologico anche online

Ciao Grace, ti sei spiegata molto bene. Leggendoti, si sente quanto tu abbia cercato per anni di adattarti alle aspettative della tua famiglia e quanto, crescendo, sia diventato doloroso accorgerti che per essere accettata ti viene chiesto di mettere da parte parti importanti di te. Il senso di colpa non significa che stai sbagliando. Probabilmente lo provi perché sei cresciuta imparando che essere una “brava figlia” volesse dire obbedire, non deludere e non far fare brutta figura alla famiglia. Quando questi messaggi vengono ripetuti per tanto tempo, restano dentro anche quando con la testa cominciamo a pensarla diversamente. Una parte di te sa che hai diritto a scegliere la tua vita; un’altra teme che farlo significhi tradire i tuoi genitori. Le due cose possono convivere, e questo crea una sofferenza enorme. Voler andare a studiare lontano non vuol dire non amare tua madre o essere ingrata. Puoi volerle molto bene e, nello stesso tempo, riconoscere che alcune sue parole e alcuni suoi comportamenti ti feriscono. I momenti belli non cancellano quelli dolorosi, così come quelli dolorosi non rendono falsi i momenti belli. Forse è proprio per questo che con lei soffri di più: il legame è importante e continui a desiderare di sentirti guardata con affetto, non con giudizio. Anche la rabbia che senti verso tuo padre sembra avere un senso. Non sei tu a dover portare da sola la responsabilità di costruire un rapporto con lui. Se ogni volta che provi ad avvicinarti finisci per sentirti umiliata o per piangere, è comprensibile che tu abbia iniziato a proteggerti prendendo le distanze. Mi ha colpito quando hai scritto di aver perso gli anni migliori. Capisco il dolore per ciò che non hai potuto vivere, ma la tua vita non è già stata decisa e non sei in ritardo. Stai iniziando adesso a capire che cosa desideri, quali sono i tuoi limiti e che persona vuoi diventare. È un passaggio difficile, ma molto importante.
Il progetto dell’università può essere una strada concreta verso una maggiore autonomia. Ti consiglierei di prepararlo con calma: informarti su borse di studio, alloggi, documenti, spese e persone affidabili a cui poterti rivolgere. Non perché tu debba rinunciare, ma perché più il progetto sarà solido, meno dipenderà dall’approvazione dei tuoi genitori. Se temi una reazione molto dura, evita decisioni impulsive o scontri senza avere prima un appoggio concreto. Potresti parlarne con una psicologa o uno psicologo, anche attraverso la scuola, oppure con un adulto di cui ti fidi e che sappia rispettare la tua riservatezza.
Non devi scegliere oggi tra amare la tua famiglia e salvaguardare te stessa. Puoi voler bene ai tuoi genitori senza permettere che decidano ogni aspetto della tua vita. Crescere, differenziarsi da loro e desiderare un’esistenza propria non è un tradimento. Il senso di colpa forse non sparirà subito, ma puoi imparare a non lasciargli il comando.
Meriti di sentirti a casa anche dentro la tua vita, Grace. E il fatto che tu stia cominciando a cercare la tua strada non fa di te una cattiva figlia.
Un saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

Il Dott. Fabiano Foschini offre supporto psicologico anche online

Ciao, per poterti dare una risposta sarebbe importante conoscere meglio la tua storia personale.

Da quello che racconti, sembra emergere un conflitto di identità. I tuoi genitori cercano di trasmetterti i loro valori culturali, ma tu non ti riconosci pienamente in quei valori e senti il bisogno di scegliere  in modo autonomo.

Quando i propri valori iniziano a differenziarsi da quelli della famiglia, è normale vivere un conflitto interiore. I sensi di colpa spesso nascono dall’idea di stare rifiutando i propri genitori, ma è importante distinguere le due cose: non stai rifiutando loro come persone, stai mettendo in discussione alcuni valori che non senti coerenti con la tua identità e con ciò che desideri diventare.

Costruire la propria identità significa trovare un equilibrio tra ciò che si è ricevuto dalla famiglia e ciò che si sceglie liberamente di fare proprio. Questo percorso può essere difficile e, a volte, comporta anche un prezzo emotivo, perché ogni scelta implica una rinuncia.

La domanda, quindi, non è tanto quale scelta sia giusta in assoluto, ma quale ti permetta di vivere in modo più autentico: continuare a seguire ciò che gli altri desiderano per te oppure assumerti la responsabilità di diventare la persona che senti di essere.

cerca psicologo