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Mia figlia di 17 anni è andata a vivere da un paio di anni con il padre

barbara

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Mia figlia di 17 anni è andata a vivere da un paio di anni con il padre che io non vedo di buon occhio perchè le permette la qualsiasi cosa, cerco cmq di esserle vicino anche se nn abita con me chiamandola e mandandole messaggi quasi tutti i giorni, mi dimostro interessata al suo stato d animo ma capisco che non vuole parlarne mai, apparentemente tranquilla e buona scopro poi che nasconde un altra se aggressiva ribelle sopratutto a scuola dove ha uno scarso rendimento ( colpa un po della dislessia ) ma sopratutto risponde male agli insegnanti e mantiene un atteggiamento da bulletta ma solo verso gli adulti. E stata bocciata gia due volte ed io nn so piu cosa fare ne come parlarle ne che metodo usare con lei, lei è la vittima di tutti così dice ed ha sempre ragione, sono stanca mi sento di aver fallito come genitore cerco un consiglio sono demoralizzata.grazie

6 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno Barbara, credo siano diversi gli elementi importanti da tenere in debita considerazione. Come sente e percepisce il suo ruolo di genitore, il rapporto che ha con il padre di sua figlia, quello che ha lei stessa con sua figlia e le fasi dello sviluppo di quest'ultima. Da quanto ho letto mi pare di aver capito che le difficoltà a scuola possano essere frutto tanto di elementi propri dello sviluppo, quanto di altri legati alla sfera famigliare ed ambientale in cui ha vissuto. Nel caso ritenesse utile confrontarsi con un/una terapeuta, con il/la quale poter sperimentare un clima di ascolto, empatia e fiducia, credo potrebbe giovare tanto a lei, quanto alla relazione con sua figlia. Restando a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento, le auguro un'ottima giornata

Salve Barbara

mi chiedo se ha già parlato delle difficoltà di sua figlia col padre. Per forza di cose dovete affrontarle insieme. Sua figla è nell'età adolescenziale che di per sè è una fase difficile di cambiamenti, richieste ed aspettative, un cui l'essere giovane deve trovare la sua identità, interessi e differenziarsi dai genitori.

Probabilmente vi occorre un percorso psicologico di sostegno alla genitorialità, in cui per qualche mese, lei ed il suo ex mettete da parte voi come coniugi separati e vi unite nell'essere genitori.

Mi faccia sapere cosa ne pensa. Buonasera

Buonasera Barbara

le sue domande sono tante, ma una è molto urgente "ho fallito come genitore?". non si nasce genitori, lo si diventa con il tempo accompagnando passo dopo passo i figli nella crescita, e non lo si fa da soli, ma insieme al padre dei nostri figli, il quale può non essere più il nostro compagno di viaggio nella coppia,ma resta comunque il padre con il quale ci dobbbiamo confrontare per condividere uno stile educativo concordato.  Dalla sua lettere mi pare di capire che manchi questo confronto tra voi genitori, ed ecco che i figli diventano bravissimi ad introffularsi nelle fessure , a fare le vittime, mentre per i genitori , che faticano ancora a trovare un nuovo equilibrio dopo la separazione diventa sempre più difficile. La prima cosa da fare è che la "vostra coppia di genitori" si allei, cioè incominci a parlare su come rimettere i confini entro i quali la vostra ragazza adolescente deve camminare. E' necessario che ri-condividiate regole, comportamenti , atteggiamenti che possano aiutare la ragazza a continuare la sua crescita, ma che l'aiuteranno a contenere la sua rabbia, disperazione e dolore dirompente, ha bisogno di sentirsi accolta ed amata, anche in apparenza sembra non avere più bisogno di voi, ha bisogno di sentirsi accolta e considerata nelle sue idee e decisioni, ma anche contrastata nel senso di aiutata a capire i vostri motivi di non accordo con ciò che fa, ha bisogno anche di essere accompagnata a capire le conseguenze e le responsabilità delle azioni che compie. Per fare tutto ciò occorre la collaborazione di entrambi, l'impengo di ciascuno e il ricordarsi vicendevolmente che anche se la coppia iniziale non c'è più, anche se mamma e papà non vivono sotto lo stesso tetto, sono comunque i suoi genitori che continuano a starle accanto mandola per come è. Se vuole mi può contattare per un incontro, buonaserata.

Gentile sig.ra,

la situazione in cui si trova è davvero molto delicata. Senza entrare nel merito del perchè sua figlia abiti col padre da ben due anni, è ovvio immaginare, che non sia stata la scelta più felice visti i problemi che sono sorti. Credo che per il bene della ragazza , sarebbe opportuno vi rivolgeste prima voi genitori ad uno/a psicoterapeuta per valutare come sia meglio muovervi con lei , lasciando per un attimo da parte i motivi del vostro difficile rapporto e concentrandovi per un momento solo sul bene della ragazza. In seguito potrebbe essere essere utile una specifica psicoterapia per vostra figlia che l'aiuti a comprendere i motivi del suo malessere e ad avere più stima di se stessa, condizione imprescindibile per potere perseguire obbiettivi e costruire il proprio futuro.E' vero che l'adolescenza è di per sè un periodo delicatissimo, di grande conflittualità e impulsi contrastanti che alternativamente, si muovono tra il desiderio regressivo di rimanere piccoli  e dipendenti e l'altro più progressivo che spinge l'individuo verso l'indipendenza. Ciò già di per sè crea un grande tumulto interiore e sentimenti di forte ambivalenza verso i genitori. Quando però vi siano, come nel caso che descrive, ulteriori motivi di sofferenza e inquietudine,  sentimenti  rivendicativi e comportamenti di rabbiosa ribellione, possono essere amplificati e intralciare la maturazione emotiva , intellettiva e più in generale incidere negativamente sull''intera personalità..

Nella speranza di esserle stata di aiuto

la saluto cordialmente.

un grosso "in bocca al lupo"

Gentile Barbara, mi sembra di sentire la sua preoccupazione come mamma e il suo impegno per avvicinarsi a sua figlia che sembra mostrare atteggiamenti, a volte, di chiusura nei suoi confronti e, a volte, di ribellione con alcuni adulti. Mi sembra dispiaciuta e contrariata dal fatto che abiti con il padre e lei, con impegno, fa di tutto per star vicina a sua figlia. Mi sembra di cogliere che si sente disarmata perché “le ha provate tutte” per avvicinarsi a lei e aprire un dialogo.

A volte può essere necessario cercare semplicemente di rispecchiare l’emozione che sta vivendo la figlia dicendole: “Mi sembra di vederti arrabbiata…o turbata.." o qualsiasi stato d’animo che cerca di trasmettere sua figlia. Sarà sua figlia a risponderle, se desidera, e a modulare il proprio stato d’animo…”No non sono arrabbiata..lasciami in pace…”. A questo punto se accade questo si può rispondere “Capisco che tu senta il bisogno di stare da sola”. Semplici frasi, non indagatrici, possono aiutare un po’ alla volta ad aprire un dialogo.

Cara Barbara, il mio consiglio è quello di rivolgersi ad un professionista esperto nelle tematiche adolescienziali, io, ma anche altri, lo siamo. Non sarebbe male se proponesse al padre di sua figlia di essere presente anche lui fin dal primo incontro, in modo che lo specialista possa farsi un quadro più completo della situazione, ed anche per evitare che uno dei due genitori si senta escluso, il che renderebbe più difficile chiedere la sua collaborazione. In effetti, dopo un eventuale primo colloquio con lei, il professionista richiederebbe comunque un colloquio anche con il padre. In certi casi può essere più opportuno vedere i genitori separatamente, in altri vederli insieme. Dopo uno o più colloqui con i genitori, sarà compito dello psicologo indicare l'opportunità di incontrare la ragazza, suggerendo ai genitori la maniera di invogliarla a presentarsi. Dopo una o più consultazioni con la ragazza, verrà individuato e proposto un percorso terapeutico, che starà poi alla famiglia e alla giovane accettare.

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