Famiglia e bambini

Paura di essere lasciato dalla mamma

Caterina

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Da circa tre mesi il mio bimbo di 7 anni ha iniziato ama infestare una paura incontrollabile di essere lasciato dalla mamma. Quest' ansia da separazione non gli consente di vivere appieno le sue esperienze ne' di programmarne di nuove .la sua preoccupazione principale e' che io non abbia impegni che non lo coinvolgano e che pertanto no lo debba lasciare col padre o con altre figure familiari. Il nostro rapporto essendo lui primogenito e' stato da sempre molto esclusivo e referenziale evitando peraltro da parte mia eccessive intromissioni o condizionamenti. Di contro il padre, col quale il rapporto coniugale e' sempre stato complicato e basato su forte conflittualità ,non ha mai rappresentato una figura di riferimento bensì quasi un antagonista nell ' amore della mamma. La situazione nelle ultime settimane sembra precipitare di giorno in giorno; il bambino e' fortemente condizionato nelle sue azion dalla paura che la madre possa allontanarsi o perdersi ( o morire annegata , o avere un incidente e chi piu ' ne ha piu' ne metta; a tal proposito il bambino ricorda anche l' evento occorso alle due gemelline svizzere per cui la madre ancora le cerca); in piu' vive una sorta di regressione ritornando a modi infantili nel parlare e nel mangiare oltre a manifestare attacchi di rabbia. Da una prima valutazione emerge una problematica di tipo ansioso: non saprei come affrontare la cosa anche perché , ripeto, il bambino mi considera l' unica figura di riferimento con oneri e onori. Sarebbe opportuno cominciare un percorso di psicoterapia familiare e se si con o senza la presenza del bambino. Vorrei qualche consiglio in proposito anche sugli accorgimenti da seguire col bambin se acconsentire alle sue pressanti richieste o usare invece una linea piu ' dura . Vi ringrazio anticipatamente.

9 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Prima di tutto caterina dalla descrizione del problema manca, a parer mio, uno dei dati fondamentali e cioè quanti fratelli/sorelle abbia e quanle età queste abbiano. Ovviamente quindi manca la reazione del suo primogenito a dover dividere per forza la mamma con qualcun altro. rispetto a questo mi pare ovvio che il padre dei suoi figli debba accollarsi anche lui parte del menage familiare, almeno quello riguardante i figli. In questo modo smetterebbe di essere l'ennesimo antagonista. dice anche che il rapporto con suo marito è sempre stato conflittuale: ne deduco che anche prima della nascita dei figli suo marito come si poneva nei suoi riguardi e perchè lei non ha fatto nulla per cambiare la situazione? Altro elemento è il permettere che non vengano filtrate notizie come quelle delle gemelline svizzere. Certo che suo figlio oltre che essere ansioso è anche arrabbiato. Ha due genitori che non stanno gestendo la situazione, sono sicura che state facendo del vostro meglio, d'altronde lo testimonia questa ricerca di risposte grazie a questo sito, non è quindi certo mia intenzione colpevolizzare nessuno, mettersi in gioco però sì. Consiglierei come indispensabile una terapia familiare, ma non con il bambino:siete voi due gli adulti che devono cercare di modificare la situazione, non mettetelo in mezzo, come sospetto che a volte vi venga naturale essendo il primogenito (oneri ed onori anche per lui oltre che per lei?)ma ha solo 7 anni, ma anche se ne avesse 17 vi condiglierei una terapia familiare per voi due e, se il bambino continua a mostrare dei sintomi che chiaramente dimostrano un profondo disagio anche una psicoterapia per lui.
Gentile signora il problema è abbastanza complesso e riguardando un bambino così piccolo, il consiglio che mi sento di darle è quello di rivolgersi ad psicoterapeuta dell'età evolutiva. suggerimenti o altro possono allontanarla dal vero problema che può essere compreso solo incontrando il bambino e la coppia genitoriale.
Cara Caterina, ma da chi e' stata fatta la diagnosi di disturbo d'ansia? Siete già seguiti da qualche collega? La risposta e' già nelle sue parole, un percorso di supporto psicologico sicuramente può esservi di aiuto per gestire al meglio il malessere che vostro figlio vi sta manifestando. Sara il terapeuta stesso a decidere come muoversi e quali membri della famiglia coinvolgere. Io personalmente faccio un primo colloquio con i genitori, una successiva valutazione del bimbo( con test, giochi, disegni ecc) e solo poi decido con i genitori come muoverci... Un grande in bocca al lupo.
Gentile signora La psicologia evolutiva ci insegna che il primo nucleo per un bambino e la famiglia o meglio le figure genitoriali per lui sono i referenti e il faro per i suoi bisogni. Da quello che scrive nel vostro vissuto lui ritrova questa forza unicamente da lei mentre dal padre avverte un aumento delle proprie paure,paure che nessuno tranne lei può rassicurare. Mi sento di consigliarvi di fare degli incontri di coppia per risolvere meglio le vostre problematiche che state inglobando sul bimbo. Cordialmente
Si credo che sia il caso di iniziare un percorso di terapia famigliare. Per quanto riguarda la presenza del bambino sono sicuro che sia necessaria ed importante per fare il punto della vostra situazione. Faccio presente che non state portando il bambino in terapia, ma tutta la famiglia per cercare di capire che momento è questo e cosa si può fare per superarlo insieme. Per quanto riguarda l'approccio da adottare con suo figlio, sarebbe meglio attendere l'inizio del percorso terapeutico.
Gentile Sig.ra Caterina, da quanto leggo, mi viene da supporre che più che suo figlio, sia lei ad avere un'ansia di separazione dal bambino. Non è da escludere che la conflittualità nel rapporto con suo marito possa essere la causa di un attaccamento morboso nei confronti di suo figlio. E'come se attraverso un accudimento ossessivo dal bambino, lei distogliesse l'attenzione dal pensare ai suoi reali problemi: si sente sola e non amata. Il bambino a sua volta, da tutte queste eccessive cure che lei gli ha fornito, non ha imparato ad essere autonomo e di conseguenza non si fida di se stesso. Entrambi avete bisogno dell'altro per sentire di essere al sicuro. Le suggerisco un percorso terapeutico che l'aiuti a far chiarezza dentro se stessa, promuovendo e favorendo una costruzione, di un rapporto di fiducia tra il bambino ed il padre. Cordialità
Caterina al bambino si é sviluppata un tipo di ansia generalizzata il cui focus sembrerebbe concentrarsi su di Lei/mamma ma sicuramente coinvolge più in generale il nucleo familiare ma dagli elementi forniti non posso ipotizzare quale è stato il possibile elemento scatenante.Sicuramente c'è bisogno di una consulenza psicologica (ormai a settembre) ma prima di portare il bambino dovete contattare Voi genitori lo psicologo e sarà quest'ultimo ad indicarvi la procedura da seguire ed eventualmente se e quando portare il bambino. Trattandosi di età evolutiva il problema si dovrebbe risolvere benissimo ma gradualmente perchè con i bambini occorre tempo, capacità/preparazione dello psicoterapeuta e soprattutto pazienza!! Un saluto ed augurio
Gentile Interlocutrice, sono d'accordo sul fatto che il bambino stia vivendo un momento di ansia acuta, ma non è possibile - sulla base degli elementi forniti - pronunciarsi sui motivi scatenanti recenti né su quelli più datati e legati al suo carattere. Innanzitutto sarebbe necessario che il bambino fosse visto da uno psicoterapeuta (psicologo o psichiatra) e venisse anche fatta una valutazione sull'assetto familiare. Solo dopo questa fase potrà essere data una indicazione per una psicoterapia centrata sul bambino o per una terapia familiare. Per quanto riguarda l'atteggiamento da tenere col bambino, sarei del parere di evitare assolutamente la linea "dura" (se per questo si intende reprimere le richieste di rassicurazione del bambino) e invece di cercare il più possibile di accogliere le sue richieste e di parlare delle sue paure senza però farsene totalmente condizionare. Naturalmente questo sarà anche un tema da affrontare con lo psicoteraputa. Con i migliori saluti.
d'accordo sulla terapia familiare o anche su un percorso di terapia individuale del bambino; per il resto, io proverei ad accontentarlo, nei limiti del possibile, senza drammi, cioè senza fargli pesare particolarmente la situazione ma impostando il rapporto su un livello più tranquillo possibile e non problematico.

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