Ansia

Ossessioni e Ansia

elisabetta

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Buonasera gentili dottori,
mi rivolgo al vostro cortese ascolto in quanto sto vivendo un periodo davvero molto difficile da un paio d'anni a questa parte a causa dei miei ormai diventati ingestibili disagi psicologici. Sono donna e ho 25 anni. Mi sento anche in colpa a condurre una vita qualitativamente così scadente non avendo per fortuna nessun problema di salute fisica serio sia verso gli altri che verso me stessa perchè sento che sto sprecando del tempo davvero prezioso. Vi spiego la mia situazione: importante è sottolineare che già da bambina c'erano dei segnali che qualcosa non andava perchè ricordo di essere stata per parecchio tempo convinta di aver fatto cose che in realtà non avevo fatto, ed ero di conseguenza terrorizzata dalla reazione che poteva avere mia madre e dalle eventuali punizioni che potevano derivarne (per intenderci pensavo "oddio e se lo avessi fatto davvero? Chissà come reagirà..") In poche parole ero talmente terrorizzata e abituata al fatto di sbagliare che non riuscivo nemmeno ad essere obiettiva sulla realtà. Ho una mamma a cui voglio molto bene ma è stata molto severa e un padre assente ( i miei divorziarono quando non avevo ancora un anno) che nei pochi momenti di presenza aveva sempre qualcosa da rimproverarmi. Durante l'adolescenza sembrerà strano ma sono stata meglio. Poi ho cominciato ad oscillare tra fasi di maggior serenità e fasi di depressione ma ho intrapreso comunque l'università e precisamente infermieristica. Ecco da quando ho iniziato il tirocinio nei reparti ho cominciato a soffrire di pesanti ossessioni di contrarre qualcosa anche per le situazioni più banali (soprattutto per i virus pericolosi che si trasmettono col sangue). Non dormo la notte a volte e penso continuamente fino a sentirmi male se ho fatto davvero di tutto per impedire un contagio in una circostanza o che rischi ci possono essere, insomma ricanalizzo la situazione vissuta fino allo sfinimento per cercare una risposta che plachi la mia angoscia. Faccio le analisi del sangue una volta al mese addirittura e appena vivo un evento che considero a rischio aspetto il tempo minimo e vado subito a rifarle. Il problema è che quando vivo questi momenti mi metto a letto e trascuro tutti miei doveri in quanto ho bisogno di stare ferma per gestire questo stato di grave panico. Come se ci fosse un ostacolo che mi impedisca di procedere. Un altro tipo di ossessione che mi assilla è di fare o dire qualcosa che generi astio nei miei confronti da parte di qualcuno al punto tale da scatenare una vendetta o una punizione o cose simili e se ho anche il più piccolo dubbio di aver innescato una reazione spiacevole ecco che parte il circolo di pensieri ossessivi e vado nel panico. Non mi diverto mai. Non riesco mai a godermi un momento di possibile gioia, c'è sempre qualche pensiero intrusivo nel mezzo. Non guido mai perchè quando lo faccio poi mi assilla il dubbio di aver investito qualcuno senza accorgermene (l'ultima volta ho rifatto la stessa strada 8 volte). Ho cercato di fare un pò di autoanalisi e sono giunta alla mia personale e profana conclusione che potrebbe dipendere dalla severità con cui sono stata cresciuta e dal conseguente senso di inadeguatezza che mi porta a sentirmi dannosa sia per me stessa che per gli altri. Per esempio la paura del contagio potrebbe dipendere dal fatto che mi hanno sempre detto (e in effetti un fondo di verità c'è) che sono una persona molto distratta e ora vivo con la convinzione che questa mia distrazione la pagherò cara; il resto anche per il generico senso di colpa a prescindere e per bassa autostima. Mi sento davvero ridicola e quando cerco aiuto la mia sensazione viene confermata in quanto mi viene detto espressamente. Potete esprimere cortesemente un vostro parere riguardo alla mia situazione? Non vivo più. Non rendo perchè non so concentrarmi su quel che faccio. Ormai fatico a fare qualsiasi cosa persino a prendermi cura di me stessa, non faccio più nulla con entusiasmo ma vado avanti per inerzia. Gli altri mi sembrano tutti così efficienti e li invidio molto. Grazie mille in anticipo.ti

11 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Carissima, mi chiedo se ha mai fatto un percorso di psicoterapia, perché in effetti mi rendo conto che conduce una vita molto faticosa, senza un minimo di leggerezza. La sua ansia eccessiva è sicuramente dovuta alla separazione dei suoi genitori e al senso di colpa vissuto di conseguenza. So che al momento aveva solo un anno ma probabilmente questo è ciò che ha sentito quando è  cresciuta. La psicoterapia EMDR, da me utilizzata, potrebbe essere molto utile per vincere questa sensazione di sentirsi sbagliata e il terrore della morte, che è alla base di tutte le sue ossessioni. Dovrei conoscere meglio la sua storia per fare ulteriori ipotesi. Ma le consiglio vivamente di intraprendere un percorso psicoterapeutico per migliorare la sua qualità della vita. Tanti auguri. 


 

Cara Elisabetta,


Le consiglio di iniziare quanto prima un percorso psicologico per trovare il nocciolo del problema. Comprendo quanto sia fastidioso non sentirsi capiti ma se Lei sta male vuol dire che qualcosa su cui intervenire esiste.


Non si faccia scrupoli ulteriori e contatti uno specialista. Spesso la soluzione è a portate di mano e basta davvero poco per ricominciare a percorrere la propria strada.


un grande in bocca al lupo.


 

Cara Elisabetta,


non ho abbastanza dati per poter fare una diagnosi corretta ma, da quello che scrive sembrerebbe che lei soffra di un “ disturbo ossessivo compulsivo “.


Aldilà delle molteplici e personali cause che lo possono scatenare e di cui lei ha fatto un’attenta auto-analisi, colgo l’occasione per sottolineare che oggi questo disturbo e’uno dei problemi psicologici più diffusi e che come lei, ci sono certamente migliaia di persone che per vergogna ne soffrono in silenzio, per questo non si deve sentire ridicola ma deve combatterlo .


E’difficile perché spesso ci si rassegna a convivere con le ossessioni e le enormi limitazioni nella vita privata che questo comporta.


innanzitutto quindi, una corretta informazione scientifica e’un primo passo per affrontare il suo problema.


La psicoterapia cognitiva- comportamentale fino ad oggi ha dato degli ottimi risultati perché, utilizza specifiche tecniche mirate a ridurre la frequenza e l’intrusivita’dei pensieri ossessivi e aiuta il paziente ad evitare quindi la messa in atto di cerimoniali di rassicurazione.


Per ulteriori approfondimenti o per fissare un appuntamento può mandarmi una mail, sarò lieta di aiutarla.


 

Salve Elisabetta, le sue parole mi hanno colpita, penso che sia difficile vivere come fa lei, con l'ansia costante di sbagliare e di non aver fatto abbastanza per evitare errori....sta diventando schiava delle sue ossessioni, che probabilmente hanno una funzione e con il suo comportamento non fa che potenziarle. Parla della paura di farsi del male e fare del male, ed occupa la sua esistenza a evitare che queste cose accadono. Ha mai pensato che più si ha paura, più si rimane imprigionati nella paura? Sa, quando sia ha a che fare con questo tipo di paure, se non le si affronta sino in fondo, si rimane bloccati, e il suo blocco principale sembra che stia nel vivere. So poco della sua storia e dalle poche informazioni date, sembra che il suo malessere sia presente sin dalla sua infanzia, però il tutto va esplorato meglio. Ha delle buone capacità di autoanalisi, ma queste non bastano per cambiare. Ciò che mi sento di suggerirle è di cercare uno psicoterapeuta, donna o uomo, dipende da chi preferisce, per riflettere  sull'opportunità di iniziare un percorso di psicoterapia, che la possa aiutare pian piano a uscire dal suo malessere e a trovare quella gioia di vivere a cui tanto ambisce.


Spero nel mio piccolo di esserle sta d'aiuto, buon tutto.

Gentile Elisabetta,


capisco il suo sentire che è ben lontano dall’essere ridicolo. Il senso di colpa trova le sue radici nell’inconscio. Lei lo descrive molto bene, si sente in colpa per qualcosa che non ha fatto ma pensa di aver fatto, cioè si sente in colpa per un pensiero che è legato ad una fantasia inconscia.


L’idea di contagio potrebbe esprimere la rivendicazione e la punizione (parla anche di vendetta) per un temuto fare o dire, e potrebbe anche essere legata alla paura di contaminazione da parte dell’altro, inavvicinabile.


Lei sa molto dei suoi sintomi nella loro manifestazione e anche della loro relazione con la storia familiare. Come lei dice può darsi che sua madre sia stata troppo severa e che suo padre non sia intervenuto a creare quella distanza vitale tra lei e sua madre, ma queste cose non si possono cambiare, ormai sono state. Quello che adesso può fare è farsi aiutare, non basta l’autoanalisi, per trovare il senso inconscio dei suoi timori e delle sue idee ossessive; senso che non è ridicolo, dice la verità; è ciò che la contraddistingue come persona unica al mondo e merita tutto il rispetto. I sintomi sono semplicemente la manifestazione dei nostri desideri inconsci quando, ostacolati da un conflitto, non riescono a trovare altra via all’espressione. Insomma, chiedono ascolto. Lei è disposta ad ascoltarli? Dalla sua attenta analisi, frutto di una grande pratica riflessiva su se stessa, penso di sì.


Volevo dirle un’altra cosa. Mi ha colpito molto il modo in cui si è presentata: “Sono donna”. Potrebbe cominciare a svolgere le sue interrogazioni a partire da questa frase.

Buongiorno. Lei è già arrivata alla motivazione dei suoi disturbi. Dalla sua descrizione sembra avere dei pensieri ossessivi associati a comportamenti compulsivi che alimentano le sue ansie. Le consiglio vivamente di intraprendere un percorso psicoterapico che la aiuti ad usare delle tecniche di rilassamento, che rinforzi la sua autostima e che le permetta di rielaborare la sua vita passata. Mi contatti al bisogno. 


 

Carissima Elisabetta, ho letto attentamente la tua richiesta di aiuto ed  ho avvertito tutto il tuo malessere esistenziale che non riesci a 'comprendere' e che non ti permette di vivere questo tuo momento giovanile con gioia e spensieratezza. Come tu stessa scrivi forse è iniziato tanto tempo fa (quando eri piccola) ma allora non potevi avere le risorse nè la capacità per spiegarti quel fenomeno confusionale! Sono della tua stessa opinione che qualcosa nella formazione della tua autostima non è andato bene. La tua attuale ideazione ossessiva di contagiarti/ammalarti potrebbe essere un meccanismo di protezione e/o di copertura di un malessere più profondo e più antico. Stai attraversando un periodo di depressione che devi arginare senza perdere altro tempo. Proprio perchè sei ancora giovane questi tipi di disturbi possono essere curati meglio se affrontati subito senza rimandare ad altri periodi. Ritengo quindi che tu abbia necessità di un perscorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale. Rivolgiti al tuo medico di famiglia e chiedi a lui/lei cosa meglio ti può indicare come professionista in psicologia (presso ASL o privato). Con i miei migliori auguri ti saluto con cordialità.    

Gentile Elisabetta, da quanto riferisce, emerge abbastanza chiaramente la natura del Suo disturbo:


DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO.


É opportuno rivolgersi ad uno Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale con esperienza nel trattamento di tali disturbi.


Se mi farà sapere dove vive, sarà mia cura individuare e indicarLe un bravo collega che operi nella Sua zona.


La saluto cordialmente.


 

Buonasera Elisabetta. Mi colpisce che lei dica di "sentirsi in colpa pur non avendo nessun problema di salute serio": credo che le ossessioni che vive in maniera così intrusiva e l'ansia che la bocca siano cose serissime, che meritano tutta la sua attenzione. Mi sembra di capire che la sua storia, a partire da quando era bambina, sia stata difficile, pesante, caratterizzata da eventi traumatici come l'assenza di suo padre, e da una presenza molto severa di sua madre e di suo padre nelle poche occasioni in cui era presente. Probabilmente è da queste relazioni così severe che ha imparato, in parte, a sentirsi in colpa, temere di contrarre malattie pericolose, a temere di compiere errori, di essere giudicata e addirittura ridicolizzata. Il parere che le esprimo è di prendersi cura di lei attraverso un sostegno psicologico, in cui troverà una persona che sospenderà su di lei qualsiasi giudizio e con cui potrà imparare ad andare, prima col suo aiuto e infine da sola, nella direzione dei suoi bisogni.


Cordialmente.


 

Salve, Elisabetta da quello che deduco dalla tua lunga e minuziosa lettera è il tuo bisogno di controllo assoluto che ti porta a ripetere la strada 8 volte o a ripensare in continuazione a tutte le procedure per evitare un conteggio. Noi non possiamo controllare tutto è questo ti fa sentire non capace. Io penso che un lavoro su te stessa possa aiutarti a comprendere e poi a modificare determinati schemi che sono alla base del tuo disagio. 

Salve Elisabetta,


le tue parole sono così cariche di emozioni, pensieri, autoriflessioni....Tanto. Pensieri che diventano ossessioni e che si trasformano poi in azioni limitanti e/o "autosabotanti" in molti aspetti e situazioni della tua vita quotidiana. Ti invito a considerare la possibilità di rivolgerti ad uno psicoterapeuta per lo meno per una consulenza approfondita ed eventualmente iniziare un percorso.


Non mi focalizzerei adesso così tanto sui "perchè" ma più che altro su una modalità più funzionale per te, quindi più immediata e breve, per affrontare la tua giornata lavorativa e sociale: ti stai formando in una professione sanitaria che implica il contatto in condizioni di malattia e, a meno che non cambi idea, è importante lavorare su questi aspetti ansiosi ed ossessivi-compulsivi, oltre che è fondamentale riuscire ad avere relazioni benefiche per te e soddisfacenti, per fare in modo che tu riprenda in mano la tua vita. E' possibile tutto ciò e se lo vuoi ma non hai disponibilità economiche, ovviamente puoi rivolgerti alla tua Asl di appartenenza.


Rimango disponibile per info o domande ulteriori.


Cari saluti

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