Autostima

Insicurezza cronica

Alessandro

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Riscrivo il quesito perchè temo ci sia stato un problema al momento dell'invio del primo.

Ho 25 anni, e sono profondamente insicuro, mi sembra di non valere nulla. Questo malessere premetto che non si manifesta a livello cognitivo, ma è tutto a livello emotivo. Sento questo grosso senso di vuoto dentro, un malessere, come se un macigno di 100 kg mi colpisse sul petto e sullo stomaco.
Soffro di questo malessere sin da piccolo. Non ho ricordi di essere mai stato sereno; i miei ricordi dell'infanzia sono veramente pochi. Ultimamente la situazione si è aggravata peggiorandomi la vita (non esco più, non lavoro più, ecc).
Quando parlo con le persone vado in ansia completa, sono nel pallone: percepisco sempre come se mi disprezzassero. Mi sembra proprio di non essere degno di niente. Nonostante dall'esterno abbia riscontri di una mia positività come persona, e razionalmente sono consapevole di non essere l'ultimo arrivato, emotivamente invece mi sento tutto il contrario.
Oltretutto non riesco a voler bene emotivamente a nessuno (nemmeno ai miei genitori), non sento quel calore affettivo, ma è tutto razionale. A volte, quando realizzo che qualcuno può volermi bene, mi viene da piangere. Quando cerco di pensare a me stesso come una persona positiva sento questo nodo interno di negatività.
In questi anni mi sono sempre nascosto dietro una maschera di aggressività, narcisismo, superiorità, disprezzo verso gli altri; erano sempre gli altri sbagliati, che non capivano.
Sento dentro di me questo forte dolore, ma non ho il coraggio di affrontarlo.
Ho provato con la psicoterapia ma senza successo (anche perchè non era stato centrato il problema)
.
Che fare? Come uscirne?

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Le consiglio vivamente una nuova terapia. Consideri che esistono diversi modi di fare terapia e diversi modi di essere psicoterapeuti. Trovi la terapia e il terapeuta più adatti a lei. Detto questo, lei scrive che ha provato una psicoterapia ma senza successo perché "non era stato centrato il problema". Da chi non era stato centrato? Normalmente é lei che decide quale problema vuole affrontare, se nella terapia ha affrontato questioni diverse chiaramente il problema di cui parla rimane non risolto.

Buonasera Alessandro,  ho letto il suo quesito e notato come si sta facendo molte domande rispetto a questo profondo malessere che sta vivendo e mi sono chiesta se ha interrotto il percorso di psicoterapia che aveva intrapreso. Riferisce non era stato centrato il problema a suo parere e quindi immagino abbia interrotto questo rapporto terapeutico.


Un cambiamento rispetto agli  aspetti emotivi che lei riporta è possibile mediante un percorso di psicoterapia, in alcuni casi anche affiancata da un intervento farmacologico con un collega psichiatra se il malessere è molto pesante da sopportare per la persona. Mi sembra lei abbia già individuato almeno parzialmente quelle che sono alcune delle cause del suo star male e questo è già un primo passo. Al fine però di affrontare un percorso che la possa aiutare la invito a trovare un/una terapeuta con cui si senta a suo agio e in sintonia, cosa necessaria essendo la relazione che si instaura la base per il lavoro stesso che si può fare insieme. Non esiti quindi a cambiare se non si sente libero di riportare tutti i suoi pensieri e a suo agio, continui invece con la persona che l'ha seguita se questo avviene. Vedrà che affrontare questo dolore assieme ad un professionista l'aiuterà poi ad affrontare esperienze relazionali fuori dalla stanza della terapia stessa.


Un saluto con l'augurio di uno sguardo altro al futuro


 


 

Carissimo, capisco molto bene ciò che vivi e ti sono vicina nella sofferenza difficile da portare perchè ti schiaccia come lo può fare il macigno che descrivi e che senti... Ma mi sento di incoraggiarti e di non perdere la speranza: nonostante la psicoterapia che hai già provato non abbia avuto esiti positivi, ciò non significa che non ci possa essere soluzione. La tua sofferenza ha sicuramente un senso e il tuo compito è trovare questo senso, l'origine, per poterne uscire e, quasi sicuramente, il senso c'è nella tua storia, nelle relazioni e nelle situazioni vissute. Non fermarti di fronte al fatto che la psicoterapia non ha centrato il problema: noi siamo dei professionisti con diverse formazioni e diverse scuole di pensiero, l'importante è che tu riesca a trovare quella giusta per te, quella che può dare risposte e senso a questa tua sofferenza....


Affidati e chiedi aiuto... è la forza più grande che abbiamo nelle difficoltà! In bocca al lupo

Gentile utente,


parto dalla fine della sua richiesta: non tutti gli psicologi o psicoterapeuti vanno bene per tutti. Il "fallimento" di un percorso può essere doloroso, ma la invito a due riflessioni: non butti via tutto quello che è stato, e non prenda il "mancato successo" come un fallimento personale, o una colpa, o un'esperienza totalizzante.
Quello che prova è molto profondo, e merita tempo e riflessione. Sta vivendo la sua vita seguendo le coordinate del "superiore vs inferiore", "positivo vs negativo", e attraverso di queste si muove nel mondo, con tutto ciò che ne deriva. Ci sono moltissime cose su cui riflettere, nelle sue parole, che denotano una grande capacità di guardarsi dentro e ascoltarsi, e che sarebbe poco utile liquidare in questa sede. Affrontare un nuovo percorso da un professionista, trovando la persona di cui sentirà di potersi fidare, da cui percepirà di essere compreso, potrà aiutarla a sperimentare nuovi modi, nuove coordinate, nuovi occhiali attraverso cui vedere se stesso, gli altri e le relazioni.


 

Buongiorno Alessandro,


è nella relazione terapeutica che possono essere affrontate le dinamiche di cui parla.


Lei afferma che il problema non è stato in precedenza centrato. E Lei come fa ad affermare ciò? Può darsi (faccio un'ipotesi) che successivamente alla interruzione del suo percorso Lei abbia potuto accorgersi di aspetti di sè che "non ha introdotto nella terapia" (magari Lei ha evitato consapevolmente di trattarli, oppure al contrario Lei non si è reso conto dell'importanza che avrebbe potuto avere manifestarli al suo psicoterapeuta durante gli incontri, oppure certi aspetti di sè non erano emersi ancora alla sua stessa coscienza). Le ragioni dell'insuccesso, come vede, potrebbe essere varie.


Fossi in Lei rivaluterei la possibilità di riprendere la psicoterapia (anche con lo stesso professionista che l'ha seguita se sente di aver instaurato con lo stesso - all'epoca in cui La prese in carico- una buona relazione e di aver ottenuto comunque dei benefici se pur parziali), facendo attenzione a riportare le sue consapevolezze di oggi e la messa a fuoco delle sue difficoltà e dei i suoi obiettivi di oggi. Diversamente ne contatti uno nuovo.


Lei mi sembra desideroso di "svoltare". Perciò valuti Lei quale opzione può fare al meglio per Lei. OK?


 


Auguri per un buon cammino!


 

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